Otzi la mummia del Similaun

27 Dicembre 2016 gianfranco CULTURAGeneriche

 

  

   

   

Le foto sono riprese dal sito del museo archeologico dell’Alto Adige di Bolzano

Il 19-9-1991 venne ritrovato casualmente sul confine italo austriaco a quota 3210 da due escursionisti il corpo mummificato di un uomo. Subito si pensò al corpo di un alpinista deceduto o di un soldato della prima guerra mondiale poi in base ai reperti accanto al corpo si capì (fu Messner a suggerirlo trovandosi nei pressi per caso) che ci si trovava di fronte al ritrovamento di un corpo dell’antichità.

Il corpo fu portato in Austria ad Insbruck per gli accertamenti e quando si capì che si trattava della mummia umida di un corpo dell’età del rame, precisamente di 5300 anni fa, fu finalmente posto in condizioni di conservazione idonee.

Una mummia naturale e non ottenuta con metodi artificiali come le mummie egizie e infine la mummia più ben conservata ed antica di sempre.

Essa dopo 7 anni fu poi consegnata all’Italia che ne reclamava la proprietà poichè il luogo del ritrovamento fu accertato come territorio italiano per cui fu portata a Bolzano dove si trova nel museo archeologico locale in atmosfera controllata.

Qui sotto è riportato quanto il sito del museo dedica a Otzi partendo dal ritrovamento:

Ritrovamento
Il 19 settembre 1991 i turisti tedeschi Erika e Helmut Simon, durante un’escursione in montagna nella zona del Giogo di Tisa in Val Senales, a 3210 m di altitudine, scoprirono un corpo di sesso maschile. Dal ghiaccio emergeva solo il torso. I coniugi Simon segnalarono la sua presenza al gestore del rifugio Similaun, il quale a sua volta informò la polizia austriaca e i carabinieri italiani, dal momento che il luogo del ritrovamento si trovava in prossimità del confine. Si pensò a un alpinista disperso e il giorno seguente se ne tentò il recupero ma, a causa del cattivo tempo, non fu possibile liberare la vittima dal ghiaccio e l’intervento dovette essere sospeso. Solo l’ascia venne portata a valle.

I tentativi di recupero
Anche il 21 settembre il recupero non poté essere portato a termine, perché non c’era un elicottero a disposizione. Quel giorno il gestore del rifugio Similaun, Markus Pirpamer, si recò sul luogo del ritrovamento per proteggere il cadavere con un telo di plastica. Lo stesso giorno passarono casualmente i due famosi alpinisti sudtirolesi Hans Kammerlander e Reinhold Messner, che diedero un’occhiata agli indumenti in pelle e ai contenitori in corteccia di betulla. Pirpamer mostrò loro uno schizzo dell’ascia, in base al quale Messner per primo ipotizzò per il morto un’età molto antica.

Un caso per il medico legale?
Soltanto il 23 settembre il recupero poté essere finalmente effettuato. Una troupe televisiva filmò le operazioni: la mummia fu liberata dal ghiaccio con delle piccozze. Sul luogo non era presente alcun archeologo e il trasporto a valle in un sacco mortuario fu seguito soltanto da un medico legale di Innsbruck. Durante il recupero vennero alla luce numerosi resti di pelle e pelliccia, cordini e ciuffi d’erba. Proprio accanto al corpo si trovò un pugnale e, nelle vicinanze, anche un lungo bastone appoggiato alla roccia, più tardi identificato come arco. La salma fu trasportata a Vent, nell’Ötztal (Austria), in elicottero, quindi deposta in una cassa di legno e trasferita con un carro funebre all’Istituto di Medicina legale di Innsbruck.

Un ritrovamento archeologico sensazionale
Il 24 settembre venne poi finalmente consultato Konrad Spindler, esperto di preistoria e protostoria all’Università di Innsbruck, che senza indugio attribuì alla mummia un’età di “almeno 4000 anni”. Per arrestare il processo di decomposizione, già iniziato, il corpo fu collocato in una cella frigorifera, nella quale vennero ricreate artificialmente condizioni simili a quelle del ghiacciaio che l’aveva mantenuto per tanto tempo inalterato.

Ötzi, l’Uomo venuto dal ghiaccio
Ötzi è una mummia dell’Età del rame che si è conservata fino a oggi grazie a circostanze straordinarie e che rivela via via autentici tesori di conoscenza. È stata scoperta casualmente da due alpinisti nel 1991 sul ghiacciaio della Val Senales, con tutti i suoi indumenti e l’equipaggiamento, e da allora viene studiata a 360°.

Oltre 5300 anni fa l’Uomo stava attraversando il Giogo di Tisa, in Val Senales (Alto Adige), quando venne ucciso.
Il suo corpo si è conservato naturalmente nel ghiacciaio. Più antico delle piramidi egizie e di Stonehenge, è il risultato di una serie di incredibili coincidenze. Ötzi visse nell’Età del rame, un’epoca inquadrabile nella fase finale del Neolitico. Utilizzava ancora oggetti in pietra, ma possedeva già anche un’innovativa e preziosa ascia di rame. Le conoscenze tecniche relative all’estrazione e alla lavorazione dei metalli erano da poco arrivate in Europa dall’Asia Minore. Con il rame ha avuto inizio la prima Età dei metalli.

Ötzi al museo
Dal 1998 il complesso del ritrovamento dell’“Uomo venuto dal ghiaccio” è esposto nel Museo Archeologico dell’Alto Adige a Bolzano.
La mummia viene conservata in una cella frigorifera appositamente progettata ed è visibile attraverso una piccola apertura. I numerosi oggetti dell’equipaggiamento e i capi di vestiario, accuratamente restaurati, suscitano la meraviglia del pubblico per l’abilità con cui sono stati realizzati. L’appellativo “Ötzi” si deve al giornalista austriaco Karl Wendl che, cercando un nome d’effetto, lo derivò dal luogo di ritrovamento nelle Alpi della Ötztal.

Il Museo Archeologico dell’Alto Adige è di proprietà della Provincia autonoma di Bolzano e fa parte dei Musei provinciali.

Il luogo del ritrovamento
Il punto in cui Ötzi fu rinvenuto si trova sul Giogo di Tisa, a 3210 m s.l.m., sotto la Punta di Finale. Il cadavere giaceva in una conca rocciosa di circa 3×7 m che lo aveva protetto dalle forze devastatrici del ghiacciaio in movimento. Al momento della morte, questa depressione naturale era probabilmente sgombra da neve e ghiaccio. Nel 1991, quando la mummia venne ritrovata, l’estate particolarmente calda aveva determinato un consistente scioglimento dei ghiacci e il conseguente affioramento del torso dall’acqua di fusione.Oggi, in prossimità di questo punto, una grande piramide di pietre ricorda il fortunato ritrovamento archeologico.

Il corpo
Sottoposto a un processo di mummificazione naturale all’interno del ghiacciaio, Ötzi è una cosiddetta mummia umida. La lunga permanenza nella neve e nel ghiaccio ha fatto sì che il corpo si disidratasse, perdendo gran parte del suo contenuto di acqua. La stragrande maggioranza delle mummie giunte fino a noi è stata trattata, nell’ambito di rituali di sepoltura, con sostanze atte a garantirne la conservazione, al cui scopo si è provveduto anche all’asportazione degli organi interni. In questo panorama l’Uomo venuto dal ghiaccio rappresenta una particolarità assoluta perché si è conservato praticamente intatto.

Ötzi”è a tutt’oggi il nome più frequentemente utilizzato, ispirandosi al luogo di ritrovamento nelle Alpi della Ötztal.

La mummia al museo
Dal 1998 la mummia viene conservata nel Museo Archeologico dell’Alto Adige a Bolzano all’interno di una cella frigorifera appositamente progettata, nella quale sono state riprodotte le condizioni del ghiacciaio. Il corpo – che pesa circa 13 kg ed è lungo 1,54 m – è adagiato su una bilancia di precisione, in un ambiente a una temperatura costante di -6°C e con un’umidità del 99%, ed è visibile al pubblico attraverso una piccola apertura. Per contrastare un’eventuale perdita di umidità, la mummia viene regolarmente nebulizzata con acqua sterilizzata.

Essendo l’Uomo venuto dal ghiaccio una mummia umida, i tessuti, le ossa e gli organi sono molto ben conservati e hanno consentito di effettuare numerose indagini per saperne di più sul suo stato di salute.

Alcuni dati significativi:

Età: l’analisi degli osteoni su un campione osseo prelevato dal femore ha rivelato che Ötzi doveva avere circa 45 anni. Un’età ragguardevole, se si pensa alla bassa aspettativa di vita di 5300 anni fa.

Altezza: oggi la mummia presenta una lunghezza di 1,54 m. Quand’era in vita l’uomo era alto circa 1,60 m e il suo numero di scarpe oggi corrisponderebbe a un 38. La sua corporatura rientra nella media della popolazione del tardo Neolitico.

Peso: oggi la mummia pesa circa 13 kg. Secondo i calcoli, da vivo il suo peso doveva aggirarsi sui 50 kg. Dal momento che il tessuto adiposo secondario è quasi assente, ci si può immaginare una figura sportiva e aitante.

Capelli: durante il processo di decomposizione, l’epidermide umana si stacca molto rapidamente, causando la perdita di peli e capelli. Intorno alla mummia sono state rinvenute alcune ciocche che fanno pensare a capelli scuri di media lunghezza, portati sciolti. In esse sono state trovate tracce di arsenico, segno che l’Uomo partecipò occasionalmente a processi di lavorazione di minerali metallici.

Unghie: nel corso dello scavo è stato possibile recuperare due unghie dei piedi e un’unghia della mano, sulla quale sono state individuate rigature orizzontali, le cosiddette “linee di Beau”, indicatori di un forte strato di stress fisico.

Parassiti e agenti patogeni: sugli indumenti sono state trovate due pulci dell’uomo. E nel DNA di Ötzi sono state riscontrate tracce di borrelia: si tratta della testimonianza più antica finora attestata di questa famiglia di batteri, trasmessi dalle zecche, che scatenano una malattia infettiva. Nell’apparato digerente erano presenti anche uova di tricocefalo, un fastidioso parassita intestinale.

Denti: la dentatura di Ötzi è fortemente usurata e gli incisivi superiori presentano una fessura marcata, di natura ereditaria. I minerali depositati nello smalto consentono di trarre delle conclusioni sulla composizione dell’acqua potabile e di conseguenza sul luogo in cui potrebbe aver trascorso l’infanzia. All’Uomo venuto dal ghiaccio mancavano tutti i denti del giudizio.

Ossa e articolazioni: le radiografie hanno rivelato il significativo stato di usura di diverse articolazioni come anche, spalle, ginocchia e colonna vertebrale. Una rara anomalia genetica ha determinato l’assenza della dodicesima coppia di costole. In vita l’Uomo si procurò diverse lesioni, tra cui una serie di fratture alle costole e una all’osso nasale.

Organi interni: esami endoscopici hanno consentito di stabilire che i polmoni dell’Uomo venuto dal ghiaccio sono anneriti dalla fuliggine a causa della prolungata permanenza intorno a focolari aperti. È stato analizzato anche il contenuto dello stomaco, nel quale sono stati trovati diversi tipi di carne di selvaggina, cereali e vegetali.

DNA: il genoma di Ötzi è stato quasi completamente sequenziato. Il suo aplogruppo oggi è molto raro in Europa e si riscontra quasi esclusivamente negli abitanti di regioni rimaste a lungo isolate, come ad esempio la Sardegna e la Corsica. Ötzi aveva inoltre una predisposizione genetica per le malattie del sistema cardiocircolatorio, che in lui si sono manifestate sotto forma di arteriosclerosi. Molto probabilmente era intollerante al lattosio e il suo gruppo sanguigno era 0 positivo.

Tatuaggi: Sul corpo della mummia sono stati finora individuati 61 tatuaggi, tutti raffiguranti gruppi di linee o croci. A differenza di quelli moderni non sono stati eseguiti con un ago, bensì effettuando sulla pelle sottili incisioni e strofinandovi sopra della polvere di carbone di legna. Si trovano tutti in corrispondenza della zona costale e delle vertebre lombari, sul polso sinistro, sul ginocchio destro, sui polpacci e sulle caviglie.

Estetica o terapia? Sul significato dei tatuaggi ci si arrovella ancora oggi. Realizzati in punti coperti da indumenti per la maggior parte del tempo, è poco probabile che avessero una funzione decorativa. Oggi si presume che servissero a scopi terapeutici. Si trovano infatti in corrispondenza di parti del corpo con marcati segni di usura che devono sicuramente aver causato dolori, per lenire i quali l’uomo è ricorso ai tatuaggi. E il fatto che la loro posizione coincida con le linee dell’agopuntura, tuttora valide, supporta questa teoria.

Le circostanze della morte
All’inizio si pensò a un incidente in alta montagna. Solo nel 2001, esaminando una radiografia, nella spalla sinistra fu scoperta una punta di freccia in selce. In seguito a ciò, sulla schiena fu individuato anche il foro d’entrata di circa 2 cm. La freccia ha lesionato l’arteria succlavia, provocando la morte per dissanguamento nel giro di pochi minuti. Probabilmente, quasi nello stesso momento in cui fu colpito dalla freccia, l’Uomo venuto dal ghiaccio subì anche brutta ferita alla testa, dovuta alla caduta o a un colpo inferto con violenza. Forse è stato lui stesso, o forse anche il suo assassino, a estrarre l’asticciola della freccia, che si è spezzata lasciando la punta in selce conficcata nel corpo. Quest’ultima corrisponde nella forma a quelle comuni in questa zona, che anche Ötzi portava con sé.

Omicidio sul ghiacciaio
Ötzi fu dunque senza dubbio assassinato. Pochi giorni prima della morte era già stato coinvolto in un corpo a corpo, procurandosi una profonda ferita da taglio alla mano destra. Ci sono pertanto alcuni elementi che fanno pensare che l’uomo fosse in fuga e che sia stato bloccato da uno o più avversari. Molte domande rimangono ancora – e forse per sempre – aperte. Perché fu ucciso e da chi? Si trattò di vendetta, di gelosia, di avidità, di una questione gerarchica? Perché l’aggressore non si è portato via l’equipaggiamento, sebbene già solo l’ascia di rame dovesse avere un enorme valore? Oppure gli ha rubato qualcosa di cui oggi non sappiamo più nulla? E, a parte questo, perché Ötzi è fuggito sul ghiacciaio?

Il momento della morte
In base alle analisi dei pollini e delle foglie d’acero rinvenute nei recipienti in corteccia di betulla, i botanici circoscrivono il momento della morte all’inizio dell’estate

L’abbigliamento di Ötzi
L’abbigliamento dell’Uomo venuto dal ghiaccio era pratico e funzionale. Realizzati con pelliccia, pelle ed erbe intrecciate, gli indumenti offrivano a Ötzi protezione dal freddo e dall’umidità.

Quando morì, Ötzi era completamente vestito. I suoi indumenti furono danneggiati soltanto dal vento e dagli agenti atmosferici nel momento del disgelo e, in seguito, fortemente compromessi dalle operazioni di recupero effettuate in modo improprio.

L’abbigliamento è fatto per intero di pelle, pelliccia ed erbe intrecciate. Per le cuciture sono stati utilizzati tendini animali, fili d’erba e rafia. Non sono invece presenti lana o tessuti. Purtroppo sono pochissimi i resti di indumenti del tempo di Ötzi comparabili a questi, perciò non sappiamo se si tratti di un normale abbigliamento quotidiano o di un equipaggiamento particolare. In ogni caso l’Uomo venuto dal ghiaccio, grazie ad abiti adeguati e funzionali che gli offrivano protezione dal freddo e dall’umidità, era attrezzato per affrontare la vita nella natura selvaggia.

Il restauro
Il Römisch-Germanisches Zentralmuseum di Magonza (D) fu incaricato del restauro. Dopo il recupero, si trattava innanzitutto di riordinare gli innumerevoli frammenti di pelle e pelliccia, successivamente sottoposti alle necessarie misure di conservazione e quindi ricomposti.

La sopravveste
La sopravveste gli arrivava quasi al ginocchio, coprendo il busto e le cosce. Per confezionarla sono state utilizzate strisce chiare e scure di pelliccia di capra e di pecora, cucite insieme con tendini animali. Il capo, di cui purtroppo non si sono conservate le maniche, veniva portato con il pelo rivolto all’esterno. È probabile che Ötzi si servisse di una cintura per fermarlo in vita, dato che manca qualsiasi altra traccia di chiusura. L’indumento è stato sicuramente indossato a lungo: la parte interna era molto sporca e alcune cuciture rotte erano state rammendate con fili d’erba, probabilmente da Ötzi stesso.

Parapioggia o stuoia
Nel corso delle indagini archeologiche effettuate sul luogo del ritrovamento sono stati scoperti i resti di un graticcio d’erbe, realizzato con una graminacea alpina e inizialmente interpretato come una sorta di mantella. Quest’ipotesi è però molto controversa e oggi si ritiene piuttosto che si tratti di una stuoia, forse utilizzata come protezione dalla pioggia, o di una parte della gerla.

I gambali
I “calzoni” di Ötzi erano costituiti da due gambali lunghi circa 65 cm, confezionati cucendo insieme strisce di pelliccia di capra domestica e di pecora. I bordi superiori erano rinforzati con una stringa di pelle e annodati alla cintura mediante un altro laccio. Sui bordi inferiori di entrambi era cucita una linguetta, che consentiva di fissarli alla scarpa. I gambali rivelano un utilizzo prolungato nel tempo e presentano tracce di riparazione.

La “biancheria” di Ötzi
L’uomo portava un perizoma, realizzato con sottili strisce di pelle di pecora. L’indumento, che in origine doveva avere una dimensione di 100×33 cm, veniva fatto passare tra le gambe e stretto in vita con la cintura.

La cintura con tasca applicata
Una striscia di pelle di vitello alta circa 4-5 cm fungeva da cintura. Doveva essere lunga circa due metri, il che consentiva di avvolgerla a doppio giro intorno ai fianchi, ma potrebbe trattarsi anche di due cinture differenti, una delle quali serviva per reggere il perizoma, mentre l’altra era utilizzata per chiudere la sopravveste. Sopra una parte della cintura è cucita un’altra striscia di pelle a formare una piccola tasca. Questo marsupio conteneva pezzi di fungo d’esca (utile “miccia” per accendere il fuoco), un raschiatoio, un perforatore, una lesina in osso e una lamella in selce.

Le scarpe
Dopo il recupero la mummia aveva ancora al piede la scarpa destra, in seguito rimossa per essere restaurata. Della scarpa sinistra rimane invece soltanto la parte in rete. Le calzature di Ötzi sono composte da diversi strati: la scarpa interna è costituita da una rete in libro di tiglio, che teneva ferma l’imbottitura di erba secca con funzione di isolante termico. La scarpa esterna (tomaia) è in pelle di cervo e, come la rete, è cucita alla suola, anch’essa in pelle ma con il pelame rivolto all’interno. La scarpa veniva stretta al piede e chiusa mediante stringhe in rafia. Esperimenti effettuati con copie di queste scarpe, fedelmente riprodotte, hanno dimostrato che possono essere comodamente utilizzate anche per percorrere tragitti piuttosto lunghi. Inoltre mantengono il piede caldo, ma offrono scarsa protezione contro l’umidità. Probabilmente, di tanto in tanto, era necessario sostituire l’erba bagnata dell’imbottitura.

Il berretto di pelliccia
Nel corso di una successiva indagine archeologica, non lontano dal punto in cui era stata rinvenuta la mummia, fu recuperato un copricapo a forma di calotta, costituito da varie strisce di pelliccia d’orso cucite insieme. Dei lacci in pelle applicati al bordo inferiore dovevano servire come sottogola.

L’equipaggiamento
L’Uomo venuto da ghiaccio era perfettamente attrezzato per affrontare le sfide dell’ambiente alpino in cui viveva. Cacciare con arco e frecce e squartare gli animali con il pugnale, costruire e riparare parti dell’equipaggiamento, così come accendere il fuoco, erano per lui attività all’ordine del giorno.

Conosceva benissimo le caratteristiche delle materie prime a sua disposizione. Sapeva qual era il legno più adatto alla produzione di frecce e come costruire un arco, con il suo ritoccatore riaffilava gli strumenti in selce e servendosi di fili d’erba rammendava i propri indumenti. L’ascia di rame poteva essere utilizzata sia come arma sia per tagliare la legna.

Solo una cosa Ötzi non portava con sé: oggetti in ceramica, fondamentali per poterlo ascrivere a un determinato gruppo culturale. I frammenti ceramici sono spesso molto caratterizzati e si rinvengono in grande quantità nelle tombe e negli insediamenti. Ma è comprensibile che l’Uomo abbia preferito trasportare le proprie provviste in una gerla leggera o in recipienti in corteccia di betulla piuttosto che in contenitori pesanti e fragili. L’equipaggiamento di Ötzi, unico al mondo per la sua varietà e l’eccellente stato di conservazione, ci ha fornito una prospettiva completamente nuova sulla vita nell’Età del rame.

L’ascia di rame
L’ascia di Ötzi, perfettamente conservata, è unica al mondo. Il manico con testata a gomito è in legno di tasso e ha una lunghezza di circa 60 cm. La lama trapezoidale, costituita quasi al 99,7% da rame puro, è incuneata nella forcella della testata, alla quale è stata dapprima incollata con catrame di betulla e poi ulteriormente assicurata con sottili strisce di pelle. La lama è stata ottenuta colando il metallo fuso in una matrice e affilata a martello dopo il raffreddamento. Le tracce di usura documentano un utilizzo frequente dello strumento che, per questo motivo, ha dovuto essere riaffilato. Il rame della lama non viene dalle Alpi ma dal centro Italia. Un gruppo di ricercatori ha scoperto che il rame proviene da giacimenti di minerale nel sud della Toscana.

Status symbol, arma o utensile
Il rame fu il primo metallo con cui gli uomini produssero armi e utensili. Le conoscenze legate alla sua estrazione e lavorazione si diffusero dall’Asia anteriore e raggiunsero l’Europa centrale intorno al 4000 a.C. A partire dal 3000 a.C. circa personaggi di rango elevato possedevano un’ascia di rame, che spesso li accompagnava anche dopo la morte come corredo funebre. Non serviva soltanto per lavorare il legno e per abbattere gli alberi ma era anche una potente arma per i combattimenti corpo a corpo. Ötzi era dunque un capo? Ancor oggi ci si chiede perché l’aggressore non abbia preso la preziosa ascia di rame, ma l’abbia lasciata vicino al morto. Forse perché lo avrebbe tradito come assassino?

L’arco
Ötzi portava con sé un bastone in legno di tasso lungo 1,82 con evidenti tracce di lavorazione. Con l’ausilio dell’ascia, l’Uomo venuto dal ghiaccio si stava fabbricando un nuovo arco. Il manufatto era quasi finito, doveva soltanto essere levigato e munito di corda. Non si sa con certezza per quale motivo ne avesse bisogno: forse perché quello vecchio si era spezzato o gli era stato rubato. Prove effettuate con una ricostruzione dell’arco hanno dimostrato che permetteva di colpire a morte senza difficoltà animali e uomini fino a una distanza di 30-50 m.

La faretra e il suo contenuto
Per trasportare le frecce l’Uomo venuto dal ghiaccio si serviva di una faretra in pelliccia di capriolo. Un’asticciola in legno di nocciolo rinforzava la sacca lunga e stretta, che poteva così essere portata comodamente a spalla. Manca lo spallaccio, mentre si è conservata la patta di chiusura, decorata con cordoncini in pelle applicati. La faretra conteneva 12 frecce non finite e due pronte per l’uso. Le asticciole sono state ricavate da rami di viburno e di corniolo, scortecciati e levigati, e su una delle due estremità presentano una tacca per l’alloggiamento della punta in selce. Nelle due frecce complete quest’ultima risulta poi incollata con catrame di betulla e fissata con vari giri di filo vegetale, analogamente ai resti dell’impennaggio, funzionale alla stabilizzazione in fase di volo, sulle estremità opposte. All’interno della faretra si trovavano anche altri oggetti, come ad esempio quattro punte di corno di cervo – forse impiegate per scuoiare le prede – e un cordino di libro di tiglio lungo due metri.

Il pugnale in selce
Ötzi possedeva un pratico pugnale in pietra. La lama è di selce, il manico in legno di frassino. Quello dell’Uomo venuto dal ghiaccio è l’unico pugnale dell’Età del rame giunto integro fino a noi.
Ötzi portava con sé un pugnale lungo circa 13 cm, composto da una lama in selce innestata su un manico in legno di frassino e bloccata con tendini animali. Intorno all’estremità opposta dell’impugnatura è invece avvolto un cordino. L’arma era riposta in un fodero lungo 12 cm, realizzato intrecciando cordini di libro di tiglio, su un lato del quale è applicata una piccola asola in pelle, probabilmente per agganciarlo alla cintura. La custodia è nettamente più grande della lama, di dimensioni poco superiori a una punta di freccia probabilmente perché era stata già riaffilata molte volte. Per rifare il filo agli utensili in selce, Ötzi staccava delle minuscole schegge con l’ausilio del ritoccatore. Le analisi hanno rivelato che la pietra proviene dai Monti Lessini, a est del Lago di Garda.

Il ritoccatore
Il ritoccatore di Ötzi, un utensile unico nel suo genere L’Uomo venuto dal ghiaccio portava con sé uno strumento particolare, con cui poteva affilare le lame in selce.
Nell’equipaggiamento di Ötzi c’è un oggetto sulla funzione del quale i ricercatori hanno inizialmente formulato varie ipotesi. Si tratta di un utensile lungo circa 12 cm, simile a una matita, costituito da un ramo di tiglio scortecciato con un’estremità appuntita da cui sporge una “mina” nera. Quest’ultima è una sottile scheggia di corno di cervo, temprata a fuoco e inserita nel canale midollare del ramo. L’archeologia sperimentale ha dimostrato che serviva per lavorare (“ritoccare”) strumenti in selce. Dopo una prima sgrossatura, allo scopo di ottenere una lama affilata, la pietra veniva rifinita mediante il ritoccatore, utilizzato anche per riaffilare utensili e armi. Quando la scheggia di corno risultava smussata, veniva “temperata” come una matita. Questo strumento, sconosciuto prima del ritrovamento Ötzi, ha fornito all’archeologia nuove e preziose informazioni sugli utensili e i metodi di lavorazione nell’Età del rame.

I recipienti in corteccia di betulla
Nella zona circostante la mummia sono stati trovati anche due contenitori in corteccia di betulla, di forma cilindrica, con un diametro di 15-18 cm e un’altezza di circa 20 cm. Per realizzarli è stato utilizzato un unico pezzo rettangolare di corteccia, cucito e assemblato al fondo circolare, dello stesso materiale, con cordini di libro di tiglio. Uno dei recipienti, annerito all’interno, conteneva foglie di acero riccio appena raccolte e frammenti di carbone di legna. Se ne deduce che Ötzi portasse con sé le braci avvolgendole nelle foglie. In questo modo riusciva a mantenerle accese per più ore e ad attizzare un nuovo fuoco in pochi secondi.I contenitori in corteccia di betulla sono estremamente leggeri e robusti. In alcune regioni del mondo, come anche nel vicino Trentino, vengono prodotti ancor oggi e fanno parte della tradizione artigianale locale.

La gerla
La gerla in legno di Ötzi. La gerla in legno dell’Uomo venuto dal ghiaccio era forse dotata anche di una sacca di pelliccia o di una rete per il trasporto di oggetti.
Un bastone di nocciolo piegato a U, lungo circa 2 m, e due strette assicelle in legno di larice, lunghe 38-40 cm, sono purtroppo tutto ciò che rimane della gerla di Ötzi. Questi elementi, che dovevano essere tenuti insieme da cordini, formavano l’intelaiatura alla quale era probabilmente fissata una sacca di pelliccia o una rete. Le gerle di legno hanno una lunga tradizione nell’arco alpino e venivano utilizzate, ad esempio, per trasportare legna da ardere.

La perla discoidale
Sull’estremità superiore di una sorta di nappa formata da sottili strisce di pelle attorcigliate è infilata una perla discoidale di marmo dolomitico. Quello che inizialmente era stato interpretato come talismano, è oggi messo in relazione con la caccia agli uccelli. Ancor oggi una simile attrezzatura viene infatti utilizzata per il trasporto delle prede: i volatili abbattuti vengono appesi per il collo, mediante lacci annodati a cappio, e agganciati alla cintura. Facendo passare la perla sotto la sua, Ötzi poteva fissare in vita questo accessorio.

Il poliporo di betulla
Dell’equipaggiamento dell’Uomo venuto dal ghiaccio fanno parte anche due pezzi di un fungo degli alberi, il poliporo di betulla, infilati su altrettante strisce di pelle. Si pensa che avessero una funzione terapeutica, dal momento che fino al XX secolo furono utilizzati a scopo curativo. Al poliporo viene attribuito un effetto antibiotico ed emostatico.

Lo status sociale
Lo status sociale dell’Uomo venuto dal ghiaccio continua a essere un oggetto di discussione controverso. L’ascia di rame gli assegna senza dubbio una posizione particolare. Era un leader, il capo di un clan? Dal momento che è stato ritrovato in prossimità di un valico sulla cresta alpina principale, alcuni ipotizzano che si trattasse di un mercante, ma con sé non aveva niente che si potrebbe considerare merce di scambio. Secondo altri era un pastore. Di sicuro era un cacciatore, ma la caccia a quell’epoca faceva parte del quotidiano della maggior parte degli uomini che abitavano l’area alpina. Era uno sciamano? A suffragio di quest’ipotesi non ci sono indizi. Era un reietto? Il fatto che abbia riparato da sé, alla meno peggio, alcune parti del suo equipaggiamento e del vestiario, fa pensare che per un certo periodo di tempo abbia vissuto lontano da un insediamento.

Il suo aspetto
Da vivo Ötzi era alto circa 1,60 m e pesava 50 kg. Aveva occhi marroni e capelli scuri, di media lunghezza, probabilmente portava la barba e, con i suoi 45 anni, aveva già raggiunto un’età avanzata.

La ricostruzione
Incaricati dal Museo Archeologico dell’Alto Adige, i paleoartisti olandesi Adrie e Alfons Kennis hanno realizzato una ricostruzione dell’Uomo venuto dal ghiaccio. Con l’ausilio di metodologie medico-legali e con un lavoro manuale di precisione sono riusciti a catturare la fisionomia del volto di Ötzi e a ricostruirne il corpo in modo quanto più realistico possibile.
Una stereolitografia del cranio, immagini tomografiche computerizzate e i dati acquisiti sulle caratteristiche fisiche dell’Uomo venuto dal ghiaccio sono stati la base scientifica per la ricostruzione. Utilizzando gomma siliconica, resina sintetica, pigmenti colorati, peli e capelli veri è stata creata un’immagine di Ötzi con l’aspetto che questi avrebbe potuto avere quand’era in vita.

L’Età del rame, epoca di Ötzi
Data la scarsità di reperti dell’Età del rame finora rinvenuti nel territorio dell’odierno Alto Adige, in cui Ötzi ha probabilmente vissuto, sappiamo poco sulla vita dell’epoca. E poiché l’Uomo venuto dal ghiaccio non portava con sé alcun oggetto ceramico, risulta molto difficile ascriverlo a un gruppo culturale. Si presume che appartenesse al gruppo “Tamins-Carasso-Isera 5”, attestato in quest’area nel IV millennio a.C. Una forte influenza sugli abitanti dell’arco alpino è stata esercitata dalla contemporanea cultura di Remedello, ampiamente diffusa nella pianura padana, nelle cui tombe si trovano lame d’ascia, pugnali e punte di freccia ben comparabili con quelli dell’equipaggiamento di Ötzi.

Società in trasformazione
L’Età del rame fu caratterizzata da grandi cambiamenti sociali. L’estrazione e la lavorazione del metallo determinarono la nascita di un artigianato specializzato, le relazioni commerciali vennero intensificate, lo scambio culturale accelerato e la società si differenziò sempre di più. È presumibile che durante l’Età del rame vi sia stato un aumento degli insediamenti nel territorio alpino, dal momento che vi si trovavano ricchi giacimenti.

Alimentazione al tempo di Ötzi
Le analisi effettuate sul contenuto dello stomaco hanno rivelato che, prima di morire, l’Uomo venuto dal ghiaccio aveva mangiato carne di cervo e di stambecco, cereali e altri vegetali. Tra i suoi indumenti sono stati rinvenuti due chicchi di piccolo farro. A quell’epoca gli uomini vivevano dunque in ugual misura di agricoltura e di caccia, e sicuramente raccoglievano anche tutto ciò che boschi e prati avevano da offrire. Ötzi aveva con sé una prugnola, un frutto selvatico considerato un autentico concentrato vitaminico. Purtroppo, finora, in Alto Adige non è stato scoperto alcun insediamento dell’Età del rame che potrebbe fornirci ulteriori dettagli sulla vita quotidiana dei nostri predecessori.

Credenze religiose
Poco si sa sulle credenze religiose degli uomini dell’Età del rame e sulla loro concezione della vita dopo la morte. Non esistono testimonianze scritte, che avrebbero potuto darcene notizia, e non si sono conservati luoghi di culto. Ci sono rimaste imponenti statue-stele, i cosiddetti menhir, legate al culto degli antenati. Il più delle volte rappresentano figure maschili o femminili molto stilizzate, che recano ornamenti o armi, più raramente sono decorate anche con scene figurative.

 

 


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