Abbazia della Novalesa

19 Ottobre 2015 gianfranco Arte

 

Abbazia titolo

Abbazia novalesa

L’abbazia dei SS. Pietro ed Andrea si trova nel comune di Novalesa in zona borgata S.Pietro, ai piedi del valico del Moncenisio nel passato via di comunicazione principale tra Francia ed Italia.

Fu nel passato faro di cultura e, a causa della sua posizione strategica, avamposto privilegiato per l’avanzata dei Franchi in Italia.

I monaci ebbero il grande merito di lavorare alla trascrizione dei codici, alla creazione di opere d’arte, all’assistenza dei pellegrini, alle bonifiche agrarie.

Ma la Novalesa fu anzi è innanzitutto un monastero cioè un luogo dove alcuni uomini vivono insieme per un ideale religioso secondo la regola di san Benedetto. Nel corso dei secoli questi uomini si sono qui avvicendati perché spinti unicamente dall’amore per Dio, desiderosi di seguire la dottrina e l’esempio di Cristo attraverso la povertà, la castità e l’obbedienza, in un quotidiano fatto di preghiera, di lavoro e di contatto con la Sacra Scrittura contribuendo alla evangelizzazione del popolo.

Anche oggi, i monaci vedono questo come uno dei loro principali compiti: di fronte ad un mondo materialista, edonista, inquieto, qualche volta disperato, vogliono offrire nel monastero quasi una piccola oasi dove uomini, che cercano Dio, possano comunicare ad altri la loro esperienza spirituale in un clima di silenzio, di preghiera e di pace: allora l’ospite, anche quello disilluso e sfiduciato, riscoprirà il significato della propria esistenza, la speranza e la gioia di vivere; in una parola, incontrerà quel Dio, forse mai conosciuto, forse dimenticato.

In questa ottica alla Novalesa oggi si accolgono coloro che vogliono trascorrere un periodo di ricarica spirituale.

abbazia cappella interna

L’abbazia è divisa in edificio monastico e chiesa abbaziale.

L’abbazia vera e propria si sviluppa alla destra della chiesa e vi si accede tramite un portale che immette in un primo cortile, con portico a tre campate con volta a crociera sormontato da un loggiato.

Tutto l’edificio monastico si sviluppa attorno ad un cortile centrale che ospita, al suo interno, le due ali superstiti del chiostro cinquecentesco, una con cinque ed una con sette archi a tutto sesto sorretti da tozze colonne cilindriche in mattoni prive di capitello.

abbazia chiostro 3   abbazia chiostro1

abbazia chiostro 2

All’incrocio fra le due ali del chiostro, si eleva il campanile, costruito tra il 1725 e il 1735, la cui sommità raggiunge l’altezza di 22,50 metri.

abbazia campanile

 

La chiesa abbaziale fu edificata nelle sue forme attuali nel 1715 dal Bertola mentre si data l’impianto della chiesa primitiva attorno al secolo VIII della quale sono visibili frammenti medioevali. Si segnalano affreschi dell’XI secolo sulla parete sinistra della navata mentre altri affreschi che si trovano nel coro sono del XV secolo.

Abbazia_Novalesa_chiesa  chiesa abbazia interno

Presenta una facciata alta 15,30 metri e larga 16,30. L’interno è lungo circa 40.

Dedicata ai santi apostoli Pietro e Andrea è in stile barocco a navata unica con volta a botte e due cappelle per lato.
Sulla cantoria si trova un organo a canne costruito nel 1725 e più volte revisionato a trasmissione integralmente meccanica dotato di tastiera unica a 50 note e pedaliera a leggio di 18 note.
L’antico coro dei monaci del secolo XV si trova oggi nella chiesa si S. Ippolito a Bardonecchia.

Annesse all’abbazia vi sono quattro cappelle, la principale delle quali, autentico gioiello dedicato a S. Eldrado, presenta affreschi della fine del secolo XI raffiguranti scene della vita di S. Eldrado abate e di S. Nicola.

 

cappella s maria
cappella di S. Maria

cappella s michele
cappella di S. Michele

cappella ss salvatore
cappella del SS Salvatore

cappella eldrado1     cappella eldrado 2
cappella di S. Eldrado

altare cappella
L’altare della cappella

Alcuni affreschi delle cappelle sono visibili a fondo documento.

 

Nell’area del portico del chiostro dei novizi e dell’antico refettorio abbaziale si trova un Museo archelogico con i reperti (a partire dal I secolo d.C.) emersi nel corso di scavi dedicati.

reperti

Nel percorso del museo una sezione dedicata illustra le tecniche di di restauro del libro e della pergamena attività che viene praticata in un laboratorio apposito allestito nell’abbazia.

restauro

Molto importante è la biblioteca dell’abbazia che, erede delle grandi biblioteche monastiche, anche se rifondata da pochi decenni, comprende numerosi volumi di altissimo valore storico e filologico. I settori che hanno avuto un maggior incremento in questi anni sono di carattere religioso:

  • Patristica: tra le varie opere e collane è presente il Migne greco e latino, la collana dell’editrice Brepols, Corpus Christianorum con la Continuatio Medievalis, entrambe ancora in corso di aggiornamento, parte della collana Sources Chretiennes. Di carattere più divulgativo, la collana testi patristici dell’editrice Città Nuova, e altre collane dell’editrice Città Nuova dei padri: Agostino, Ambrogio, Gregorio Magno, Pier Damiani, Scrittori di Aquileia, Bernardo, ecc.
  • Sacra scrittura: varie collane esegetiche tra le altre il Grande lessico del NT e dell’AT (in via di aggiornamento) e varie opere per un totale complessivo di circa 1200 volumi
  • Monastica: opere varie per un totale complessivo di circa 700 volumi
  • Teologia: opere varie per un totale complessivo di circa 450 volumi
  • Spiritualità: opere varie per un totale complessivo di circa 500 volumi

 

biblioteca

Nel borgo di Novalesa nella parrocchiale di S. Stefano si possono ammirare tele di scuola Rubens, Caravaggio, Daniele da Volterra e Francois Le Moine che dall’ospizio del Moncenisio, importante punto di appoggio alle truppe napoleoniche e perciò ad esso donate dallo stesso Napoleone, furono traslate a Novalesa quando i monaci dell’ospizio lì si trasferirono.

 

Storia della basilica di Novalesa

atto fondazione
Atto di fondazione dell’abbazia (726)

Occorre partire dalla caduta dell’impero romano (475 d.c.). Il vuoto di potere che ne consegue favorisce in Occidente quel processo di trasmigrazioni demografiche e rivolgimenti politici che ne incrinano l’assetto.

Fra il V e il VI secolo c’è chi sfrutta la situazione per impossessarsi di beni e territori: è il periodo delle invasioni barbariche.

Sul finire del VI secolo la calata dei Longobardi porta altre rovine ad una situazione già disastrata. Invadono la Valsusa sconfinando in Gallia dove però incontrano la forte reazione dei Franchi che sconfiggono i Longobardi impadronendosi della Valsusa fino alle Chiuse dove si assesta il loro nuovo confine.

I Franchi per governare il nuovo territorio si affidano anche alla chiesa che a quei tempi con le sue istituzioni è l’unica forza capace di garantire quel minimo di coesione sociale per rendere possibile la convivenza umana.

Per questo, il 30 Gennaio del 726, il nobile franco Abbone, governatore della regione di Susa e Moriana , fonda su terre di sua proprietà un monastero maschile che intitola ai santi Pietro e Andrea. Ha il consenso del vescovo di st. Jean de Maurienne e del clero di Susa.

Ai monaci che vi si stabiliscono in comunità cenobitica secondo la regola di san Benedetto chiede di pregare per lui e per la stabilità del Regno dei Franchi.

Ben presto il monastero si contraddistingue non solo per l’intensa vita religiosa ma anche per l’elevata cultura e il forte impegno sociale.

Diventa in pochi decenni uno dei centri vitali dell’impero e i suoi abati partecipano ai concilii (assemblee) assieme ai vesovi dove si prendono decisioni importanti con vigore di legge per lo stato.

Importante fu anche l’appoggio che il monastero seppe dare a Carlomagno quando nel 773, su richiesta del Papa, scese in Italia per battere i Longobardi nella famosa battaglia delle Chiuse la cui conseguenza fu la nascita del Sacro romano impero con la incoronazione di Carlo Magno da parte del Papa (anno 800).

Fu in questo periodo (secolo IX con la figura dominante di S. Eldrado abate) che l’abbazia conobbe il suo massimo splendore in termini religiosi, culturali ed economici.

L’abbazia, anche in virtù della sua posizione geografica su una importante via di traffico (il colle del Moncenisio) dove esercitò per secoli una importante attività di accoglienza per pellegrini e viandanti, godette di alta considerazione da parte dei re carolingi che la ricompensarono con doni e privilegi.

La fine dell’era carolingia con il periodo di anarchia conseguente trascinò Novalesa nella crisi. Nel 906 l’imperversare di bande saracene costrinse i monaci alla fuga emigrando a Torino presso l’attuale Consolata.

Purtroppo nella fuga andarono persi migliaia di preziosi codici miniati da loro artisticamente creati.

I saraceni saccheggiano la Novalesa dando fuoco agli edifici e facendo alcune vittime fra cui S. Giusto.

Ai monaci fu poi donato dal marchese di Ivrea Adalberto un podere a Breme dove fu fondato un nuovo monastero in cui si trasferirono.

breme

Sul finire del secolo (X) alcuni monaci vollero tornare alla Novalesa ma poterono farlo solo in dipendenza da Breme con Novalesa che diviene un priorato sotto l’abbazia di Breme.

Dovettero impegnarsi alla ricostruzione della abbazia devastata dalle incursioni saracene, dalle spogliazioni e dall’ingiuria del tempo.

Poco a poco riprendono le attività culturali con la preziosa attività dello scriptorium con la compilazione di numerosi codici e soprattutto del Chronicon Novaliciense e la stupenda Biblia magna.

I rapporti fra il priorato di Novalesa e l’abbazia di Breme poco a poco diventano tesi stante la pretesa di Novalesa a rendersi indipendente giustificandola con l’antichità delle sue origini e il passato glorioso.

I monaci della Novalesa ottenero dopo un lungo processo l’autonomia amministrativa ma restarono gerarchicamente assogettati a Breme.

Breme però in quel periodo (XIII sec.) viene devastata dai milanesi entrando pertanto in crisi finendo per andare in completa decadenza nel secolo successivo.

Anche la Novalesa è in crisi con pochi monaci poco osservanti della regola e con situazione economica debitoria.

Nel XV secolo la Santa sede impone di unire il priorato di Novalesa all’abbazia di S. Michele della Chiusa. I monaci riescono con un ricorso ad impedire che il decreto venga attuato (Luglio del 1451).

Ma 3 anni dopo il monastero viene affidato dai Savoia in amministrazione esterna facendo cadere in commenda di fatto l’abbazia con i commendatari che non sono monaci ma esterni che curano gli affari in contrasto con la comunità religiosa.

Alterne vicende legate alle guerre tra Francia e Spagna, col Piemonte interessato, coinvolgono il monastero che alla fine del secolo XVI ed esattamente nel 1599 ottiene dal Papa Clemente VIII il ripristino del titolo di abbazia.

Il titolo va ai commendatari mentre al monaco responsabile va il titolo di priore.

Nel secolo successivo la comunità monastica è agli estremi con solo 3 monaci per cui il commendatario cerca nuova linfa trovandola nei Foglianti che giungono a Novalesa quando ormai è rimasto solo un monaco anziano.

Novalesa continua così con i Foglianti dediti alla preghiera e al lavoro sotto ad un priore e i commendatari amministratori quasi sempre amici interessati e beneficiari dei Savoia.

Nel 1798 dopo l’invasione napoleonica vengono soppresse sia la commenda che la comunità monastica con lo stato che confisca gli edifici.

Nel 1818, dopo la morte di Napoleone, dei monaci francesi benedettini che avevano tenuto, su mandato del governo francese, l’ospizio del Moncenisio per provvedere alle truppe, scendono alla Novalesa loro donata dallo stesso Napoleone.

La Novalesa si ripopola di monaci ma la cosa dura poco; a metà secolo infatti il governo sabaudo promulga la legge di soppressione per tutti i monasteri del Regno per cui la Novalesa chiude, i monaci sono espulsi e gli edifici venduti all’asta.

Passa più di un secolo quando, su iniziativa della società Segusium società di ricerche e studi valsusini, nel 1972 l’abbazia nel suo complesso viene acquistata dalla Provincia di Torino e affidata ai monaci della comunità benedettina di S. Giorgio di Venezia.

Il 14 Luglio del 1973 quattro monaci provenienti da questa comunità entrano in abbazia prendendone possesso.

Restauri passo dopo passo recuperano tutti gli spazi antichi dell’abbazia riportandola agli antichi splendori.

La vita di un tempo torna a rifiorire, quello che fu considerato un faro di civiltà torna a brillare.

 

Sulle pareti della cappella di Santa Maria due affreschi del secolo XV 

 s maria mafddalena    s maria egiziaca
SMaria maddalena                               S. Maria egiziaca

 Affreschi presenti nella cappella di S. Eldrado e S. Nicola

nell’abside
 cristo   particolare
Il Cristo con i due santi                                                              particolare

su parete interna della facciata
giudizio universale
Il giudizio universale

 

ciclo intero                                      
Sulla volta il ciclo vitae di S. Eldrado e S. Nicola

ciclo s eldrado
ciclo vitae S. Eldrado

s eldrado vende tutto  s eldrado vola
S. Eldrado vende tutto e si fa pellegrino                     S. Eldrado giunge all’abbazia

s eldrado saio  s eldrado agricoltore
S. Eldrado veste il saio                                                      S. Eldrado lavora la terra

su parete destra                                                               su parete sinistra
s eldrado serpenti     s eldrado morente
S. Eldrado scaccia i serpenti                                      S. Eldrado morente

 

ciclo s nicola
ciclo vitae di S. Nicola

s nicola vescovo     s nicola vescovo mira
S. Nicola consacrato vescovo                      S. Nicola eletto vescovo di Mira

s nicola ragazze
S. Nicola salva due ragazze dalla mala vita

su parete destra                                                         su parete sinistra
S nicola pellegrini     S.nicola ragazzi
S. Nicola salva dei pellegrini                             S. Nicola salva dei ragazzi da un barbaro

 

 


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