La leggenda del Rocciamelone il ”Roc-Maol”

25 Settembre 2015 gianfranco STORIA

Roc Maol: 2 i possibili significati che si danno al suo toponimo originario: “montagna del sacrificio” o “il monte più alto”

Il Rocciamelona visto dal Monte Palon Luglio 1936
Rocciamelone visto dal monte Palon

Rocciamelone da Susa
Rocciamelone visto da Susa

A poche decine di chilometri da Torino e dalla pianura padana si eleva il Rocciamelone, vetta dalla caratteristica forma slanciata quasi piramidale che domina l’intera valle di Susa diventandone anche simbolo. Sulla stretta cima trovano posto la famosa statua bronzea della Madonna e il Rifugio Santa Maria, bivacco sempre aperto con 13 posti letto di proprietà dell’Associazione “Giovane Montagna” di Torino.

Montagna da sempre ricca di storia e leggende, il Rocciamelone, nei secoli passati era considerata dalla popolazione locale, impressionata dalla sua mole, la più alta cima degli Stati sabaudi ed attorno ad essa furono intessute storie e leggende che alimentavano un timore riverenziale nei suoi confronti influenzando inoltre i pochi tentativi di raggiungerne la vetta.

Alcune di queste leggende narravano di un demone pronto a scatenare fortunali contro chiunque avesse tentato di violarne l’accessibilità, altre parlavano di un misterioso Re Romulo e di un suo altrettanto misterioso tesoro nascosto in qualche anfratto del monte, tesoro spesso cercato ma naturalmente mai trovato.

Notevole doveva quindi essere il coraggio di Bonifacio Rotario d’Asti che nel lontano 1358, superando il diffuso timore reverenziale verso la montagna, raggiunse per la prima volta la vetta, portando con sè un famoso trittico metallico.

Bonifacio Rotario d’Asti trovò il coraggio di tentare questa ascensione per sciogliere un voto fatto alla Madonna e cioè di portare sulla cima più alta delle Alpi una effige dedicata alla Vergine.

Scelse quindi il Rocciamelone a quel tempo considerata la montagna più alta delle Alpi convinzione a quei tempi supportata da diversi fattori: il monte incombe su Susa con un balzo di oltre 3000 metri, ben visibile, con la sua caratteristica forma conico-piramidale, dalla frequentatissima via francigena che passava nel fondovalle portando oltralpe attraverso il Moncenisio, palesandosi anche al viaggiatore più distratto; autentico gigante di pietra nei confronti dei piccoli viandanti chiusi nei loro affari che sbirciavano con timore e riverenza quella montagna considerata difficile e misteriosa, mai violata prima e quindi idonea per una grande offerta.

La leggenda dice che il suo voto alla Madonna fu fatto per ottenere la liberazione dallo stato di prigionia in cui si trovava ad opera dei musulmani in Terrasanta durante le crociate che temporalmente però non coincidono con il suo periodo di vita decisamente posteriore ad esse.

Fece quindi realizzare un’opera d’arte sotto forma di trittico bronzeo a tricuspide, inciso con il bulino, raffigurante nella parte centrale la vergine Maria seduta in trono con in braccio il bambin Gesù che regge su di una mano una sfera che simboleggia il mondo, nella parte destra è raffigurato Giovanni Battista nell’atto di presentare alla Madonna Bonifacio Rotario in ginocchio, nella parte sinistra si vede S. Giorgio a cavallo che con una lunga lancia trafigge un drago infernale.

trittico
il trittico di Rotario

Il primo Settembre del 1358, assistito da portatori, portò a compimento l’ascensione raggiungendo per primo la cima del Rocciamelone a quota 3.538 metri, portando con sé il trittico bronzeo oggetto del voto, custodito attualmente nella cattedrale di San Giusto di Susa.

L’impresa di Rotario permise di superare tutti i timori legati alla conquista della vetta; alcuni storici della montagna fanno coincidere questa prima ascensione del Rocciamelone con la nascita dell’alpinismo.

La sua salita fu così ripetuta da altri coraggiosi : pur se ritenuta molto difficile molti la affrontarono spinti dalla devozione perchè quel trittico lasciato sulla cima era diventato un richiamo sacro.

La salita a quei tempi si svolgeva in condizioni ben più difficili di quelle attuali; era una salita molto lunga ed impegnativa che partiva da poco sopra l’abitato di Susa con circa 3000 metri di dislivello e in ambiente di alta montagna con equipaggiamenti approssimativi; c’era l’esigenza di trovare riparo dalle intemperie perchè dopo il Trucco (1700 metri circa con alcune baite di margari) non c’era più nulla per ripararsi se non i resti del piccolo ricovero di fortuna edificato da Rotario nella sua salita per ripare se stesso ed il suo seguito dal freddo e dal vento poco sotto quota 3000.

Tale ricovero venne ricostruito a quota 2.854m nel 1419 su volontà del duca Amedeo VIII di Savoia per dare riparo ai numerosi pellegrini che si recavano al monte e che spesso qui si riparavano prima della salita finale o in attesa della messa che anche qui veniva celebrata per chi non era in grado di proseguire verso la vetta per la fatica e le difficoltà.

Tale nuovo ricovero venne denominato “Cà d’Asti” proprio in memoria del primo salitore.

Cà d'Asti
rifugio Cà d’Asti

Anche sulla vetta si cercò quindi di provvedere con la costruzione di un ricovero. Le cronache riportano che già nel 1578 sulla cima esisteva una cappella lignea a cui ci si recava il giorno dell’Assunta (15 Agosto) per assistere alla Messa in onore della Beata Vergine.

Questi ricoveri erano costruiti in legno quindi erano facilmente deteriorabili e pochissimo confortevoli.

L’ultima di queste cappellette-ricovero in legno venne distrutta da un incendio nel 1912.

All’inizio del 1600 la data del pellegrinaggio venne spostata al 5 agosto, festa della Madonna della Neve, e ancora oggi, ogni anno in tale data, il Rocciamelone richiama centinaia di pellegrini che dalla valle di Susa, dalla valle di Viù e dalla val Cenischia salgono, come nel passato, a pregare la Vergine.

Nel 1673 il trittico di Bonifacio Rotario venne portato a valle a causa dell’estendersi del ghiacciaio del Rocciamelone che ne ricoprì la cima rendendo impossibili ulteriori ascese ai pellegrini fino all’estate del 1822 quando, un gruppetto di alpinisti valsusini, riuscì a riconquistare la vetta ancora parzialmente invasa dal ghiacciaio in ritiro.

Poco prima, nel 1798, nei pressi del ricovero Cà d’Asti, venne edificata una cappella che fungeva anche da ricovero.

cappella cà d'asti
cappella di Cà d’Asti

Ma fu nel 1895 che nacque l’idea più grandiosa per il Rocciamelone ovvero il progetto di posizionare sulla sommità del monte una statua dedicata alla Vergine Maria.

madonna rocciamelone
statua della vergine sulla sommità

Questa fu opera dello scultore torinese A.G. Stuardi e delle Officine Strada di Milano grazie al contributo di oltre 130.000 bambini italiani che risposero all’appello lanciato da un giornale di donare una moneta da due soldi (10 centesimi) per la sua costruzione; i loro nomi furono poi depositati nel piedistallo della statua ove su una targa c’è scritto “I bimbi d’Italia a Maria”.

Statua che fu portata in vetta nel Luglio del 1899 ed inaugurata il mese dopo giusto il tempo di comporne gli otto pezzi in cui era stata suddivisa per permetterne il trasporto e posizionarla nel punto più alto.

Furono naturalmente gli Alpini del battaglione Susa, circa 60, al comando del tenente Parravicini, che a forza di braccia portarono da Cà d’Asti, dove si era potuti arrivare con i muli, fino in cima gli otto spezzoni della statua per un peso complesivo di 650 Kg.

L’inaugurazione della statua, avvenuta il 28 agosto dello stesso anno davanti a circa 2000 pellegrini sotto il pontificato di S.S. Leone XIII, determinò la più grande adunata di persone mai vista sul Rocciamelone.

Dopo che i bimbi d’Italia resero possibile la costruzione della statua di Maria Vergine, c’era l’esigenza di un luogo adeguato sulla vetta che potesse ospitare un sacerdote e i pellegrini che vi si recavano.

Per questo, considerato che la cappella-ricovero in legno si era da poco incendiata, nel 1920 il vescovo di Susa mons. Castelli benedisse la posa della prima pietra della cappella-rifugio che sarà da lì a poco realizzata con l’aiuto della nascente Associazione “Giovane Montagna” di Torino.

L’opera fu inaugurata il 12 agosto 1923 da mons. Umberto Rossi.

Cappella e rifugio
cappella e rifugio in cima

Nel 1960, presso la frazione di Pietrastretta di Mompantero, fu edificato il “Santuario della Madonna del Rocciamelone” che costituiva una tappa delle processioni che, un tempo, in occasione del pellegrinaggio del 5 agosto, portavano fino in vetta il trittico di Bonifacio Rotario, a ricordo dell’impresa compiuta nel 1358.

Santuario
santuario di Mompantero

Dal 1974, a cura della Curia vescovile di Susa, tutte le costruzioni su tale monte furono restaurate e, oggi, i Rifugi “Ca’ d’Asti” e “Santa Maria” offrono un sicuro riparo alle centinaia di persone che non solo il 5 agosto, per devozione, curiosità o semplice piacere, affollano i pendii di questo favoloso monte.

 

Considerazioni

L’ascensione al Rocciamelone: l’ascensione al Rocciamelone è ancor oggi intesa sia come gita alpinistica di lunga gittata sia come pellegrinaggio alla statua della Madonna.

Valore religioso: il valore religioso di questa cima ha comunque superato i secoli tanto che, come già detto, ancora oggi e non solo nel giorno della processione, molte persone, spesso con attrezzatura precaria e allenamento scarso, raggiunge il punto culminante.

Rimozione del trittico dalla cima: il trittico fu portato a valle nel 1673 per l’estendersi del ghiacciaio dovuto ad un periodo di piccola glaciazione avvenuto nei secoli XVI e XVII nei quali le temperature medie erano diminuite con inverni sempre più freddi cosa che aveva favorito l’estendersi delle zone innevate in modo perenne.

Piccola glaciazione che coinvolse anche le montagne della valle di Susa con estensione di nevai e ghiacciai ed addirittura creazione di nuovi con il Rocciamelone che anche nel periodo estivo presentava la cima ricoperta di neve e ghiaccio mentre prima il ghiacciaio si fermava sul lato nord della cima.

Nel XVIII e IXX secolo le temperature cambiarono nuovamente aumentando gradualmente favorendo il ritiro graduale dei ghiacciai con quello del Rocciamelone che si ritirò tornando a liberare gradualmente la cima, così da permettere nel 1822 a degli alpinisti valsusini di tornare sulla vetta orfana del trittico che per sicurezza restò custodito a valle nella cattedrale S: Giusto di Susa a cui circa 150 anni prima era stato affidato.

Al proposito occorre infatti precisare che proprio nel 1673 al termine di un pellegrinaggio un personaggio eccentrico del luogo un tale Giacomo Gagnor non a caso soprannominato “il matto di Novaretto” aveva portato via il trittico portandolo al castello Di Rivoli per farlo ammirare al Duca di Savoia Carlo Emanuele II e alla sua corte cosa che allarmò molto la diocesi di Susa che decise, complice il problema della glaciazione, di tenerlo custodito a valle.

Fu forse proprio per rimpiazzarlo degnamente che negli anni seguenti constata la possibilità di tornare stabilmente nel breve spazio estivo in cima al Rocciamelone si decise di posizionare sulla vetta la statua dedicata alla vergine.

Ma forse il modo migliore di contemplare il creato sarebbe quello di non posizionare simboli religiosi o non sulle cime lasciandole libere di suggestionare i salitori per quello che sono esse stesse intrinsecamente cosa che permetterebbe ad ognuno di dedicarle a ciò in cui credono e in cui si identificano.

 


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