Fauna fraisarea

24 Settembre 2015 gianfranco Fauna

Fauna Fraisarea

Nella zona fraisarea e più in generale nella Val di Susa esiste una fauna ricca di varietà:

-mammiferi o meglio soprattutto micromammiferi come il toporagno, il topo selvatico, il moscardino, il quercino e le arvicole oltre alla talpa europea e al riccio europeo.

 –lagomorfi come la lepre europea e la lepre alpina o bianca

-roditori come lo scoiattolo rosso, la marmotta e il ghiro

-ungulati come il cervo nobile o europeo, il capriolo, il camoscio alpino, lo stambecco delle Alpi, il muflone e il cinghiale

-carnivori:
mustelidi come la martora, la faina, la donnola, il tasso e l’ermellino.
canidi come la volpe, il lupo e di recente la lince

-uccelli come l’aquila, il falco, il gipeto, ecc… e altri di piccola e media taglia

e poi

-rettili come la vipera e come la lucertola

-anfibi come la rana e il rospo

-insetti come api, vespe, farfalle

 

Le fatte:

Le fatte di cervo maschio sono quasi a forma di proiettile cioè cilindriche irregolari a punta da una parte e leggermente schiacciate dall’altra mentre quelle della femmina sono più cilindriche ed allungate leggermente a punta sui lati. Quando c’è umidità in ciò che mangiano, le fatte si possono attaccare fra loro formando una grossa pigna.

Le fatte dei caprioli sono più piccole un po’ schiacciate a forma di pastigliette nere.

Le fatte dei carnivori sono di solito allungate e contengono peli se si nutrono di selvatici come nel caso del lupo.

 

 

 Arvicola delle nevi – Microtus nivalis

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Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Mammiferi
Ordine:  Roditori
Famiglia:  Microtidi
Genere: Microtus
Specie: nivalis

L’Arvicola delle nevi è una specie a distribuzione euroasiatica, con areale che si estende nelle zone montuose europee dai Pirenei alle Alpi, ai Carpazi, ai Balcani e ai Monti Tatra, in Medio Oriente fino all’Iran. L’areale italiano accertato coincide con l’arco alpino e l’Appennino settentrionale. Si trova spesso nei pressi di baite e rifugi da 1.000 metri a oltre 3.000 m. s.l.m.

 Caratteri distintivi
Lunghezza testa-corpo: 9,5-14 cm
Lunghezza coda: 4-7,5 cm
Lunghezza orecchi: 13-18 mm
Peso: 40-68 grammi

Mantello con pelo morbido e fitto, superiormente da grigio chiaro a grigio-giallastro con striature nerastre (giovani più scuri); inferiormente grigio-bianco. Testa relativamente grande e muso con lunghe fibrisse; orecchie relativamente grandi, occhi piccoli. Coda grigio-bianca.

Numero mammelle: 8. Dimorfismo sessuale non evidente.

Biologia
Maturità sessuale: nell’anno di nascita per i soggetti nati in primavera. Gestazione 21 giorni, Parti da 2 a 4 all’anno, con 1-4 (6) piccoli inetti, in nido tondeggiante di vegetali, nascosto tra fenditure rocciose, pietre o nel terreno.

Versi: squittii, sibili, stridi, borbottii.

Orme:

 arvicola

 

 

Camoscio alpino – Rupicapra

camoscioalpino

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Mammiferi
Ordine: Artiodattili
Famiglia: Bovidi
Genere: Rupicapra
Specie: rupicapra

Due le specie di camoscio presenti in Europa: Rupicapra rupicapra e Rupicapra pyrenaica.

Il Camoscio alpino è diffuso praticamente su tutti i più elevati gruppi montuosi dell’Europa meridionale e dell’Asia Minore. Della specie Rupicapra rupicapra esistono diverse sottospecie:

Caratteri distintivi
Dal punto di vista anatomico il Camoscio assomiglia molto alla nostra capra domestica. Lunghezza testa-corpo 110-135 cm, altezza al garrese 70-80 cm, coda 9-15 cm, altezza media delle corna 22-30 cm; peso 25-45 kg. Gli zoccoli costituiscono appendici assai differenziate. La loro struttura consente all’animale di muoversi con sicurezza anche su pendenze molto accentuate. Vivendo ad altitudini molto elevate, ove l’aria è carente di ossigeno, il Camoscio presenta un apparato respiratorio caratterizzato da polmoni sensibilmente sviluppati. Il mantello durante il corso dell’anno subisce notevoli variazioni cromatiche coincidenti con le mute primaverili e autunnali. Il manto estivo è fulvo sbiadito ad eccezione delle zampe ed una striscia di peli lungo la colonna vertebrale che conservano una tonalità grigio scura. D’inverno il Camoscio indossa un mantello quasi del tutto nero.

Il Camoscio predilige le zone al di sopra del limite superiore della vegetazione arborea, per buona parte rocciose, oppure foreste di latifoglie e Conifere, soprattutto in inverno, spingendosi anche a quote di soli 500 m s.l.m. E’ un animale gregario, con branchi molto aperti formati da femmine con i loro cuccioli e da sub-adulti di entrambi i sessi. Il Camoscio è un animale tipicamente diurno e la sua dieta è composta essenzialmente vegetale comportandosi come brucatore ed essendo in grado di consumare anche foraggi molto grossolani (super-ruminante). Il periodo riproduttivo ricorre una sola volta l’anno, fra i mesi di novembre e dicembre; alla lotta fra i maschi che raramente porta alla morte di uno dei contendenti, fa seguito l’accoppiamento. La femmina ha un periodo di gestazione che dura 160-180gg e che si conclude nei mesi di maggio-giugno. Circa un mese prima del parto, si allontana dal branco e, in un ambiente molto riparato dà alla luce un solo cucciolo che allatta fino all’autunno anche se in agosto ha già imparato a scegliere le erbe migliori. La maturità sessuale nel maschio viene aggiunta a 18 mesi mentre quella sociale 2-3 anni.

Orme:

Camoscio  

 

Capriolo – Capreolus capreolus

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Classificazione sistematica
– Classe: Mammiferi (4 mammelle)
– Superordine: Ungulati (appoggia su unghielli)
– Ordine: Artiodattili (ung. con un numero pari di dita)
– Sottordine: Ruminanti (apparato digerente poligastrico)
– Famiglia: Cervidi (palchi caduchi e solo nei maschi)
– Sottofamamiglia: Odocoileini
– Genere: Capreolus
– Specie: capreolus (Linneo, 1758)

Caratteri distintivi
Riproduzione – luglio*/agosto*, eccez. Nov**/Dic**.
Gestazione – *280 giorni oppure **160 /170 giorni
Numero cuccioli – 2
Primi passi – entro un’ora
Svezzamento – 3-4 mesi
Maturità sessuale – 12-16 mesi, sociale 3 anni
Longevità – 14-17 anni

Di corporatura medio piccola il capriolo é un cervide molto “elegante”, il M. può pesare dai 20 ai 35 Kg per un altezza al garrese dai 70 ai 77 cm ed una lunghezza di oltre 115 cm; la F. é di dimensioni più ridotte, il peso infatti varia dai 18 ai 28 Kg, l’altezza dai 60 ai 70 cm e la lunghezza ad oltre 105 cm.

Il capriolo assume nel corso dell’anno due mantelli che si alternano con due “mute”, una autunno/invernale Ottobre/Novembre di colore tipicamente grigio-bruna, che mette in forte risalto la zona perianale caratterizzata dalla presenza di un area di pelo bianco cangiante detta “specchio” a forma di rene nel M., e a forma di cuore o tondeggiante nella F.; una primaverile Aprile/Maggio, con sostituzione del pelo invernale con mantello a colorazione giallo-arancione vivo.
E’ caratteristico il mantello giovanile marrone scuro pomellato lungo i fianchi (Bambi) che si mantiene per circa due mesi.
Solo il maschio porta il palco costituito da due stanghe dalle quali si diramano due o tre punte in relazione allo sviluppo e all’età dell’animale. Le tre punte dall’anteriore alla posteriore si dicono rispettivamente Oculare, Vertice e Stocco.
Il trofeo cade e ricresce annualmente.

Caratteristica saliente nel capriolo é la gestazione che possiamo suddividere nel caso del “regolare” accoppiamento estivo in due fasi:1°fusione delle cellule,formazione embrione e quiescenza dello stesso fino a gennaio; 2° ripresa a gennaio dello sviluppo del feto fino al parto.

In Italia viveva un tempo praticamente su tutta la penisola, dalle pianure fino alla media montagna, attualmente lo troviamo su tutto l’arco alpino e in maggior consistenza sulle Alpi centro/orientali, su tutto l’Appennino dal Ligure-Tosco-Emiliano fino al massiccio montuoso della Calabria e questo in forza alle reintroduzioni fatte negli ultimi trent’anni. Vive nei nei boschi d’alto fusto, caducifoglie ricchi di sottobosco, nei cedui misti a coltivi. Le esigenze alimentari configurano il capriolo come un ruminante brucatore selettivo di alimenti facilmente digeribili e concentrati ad alto contenuto energetico e basso contenuto di fibra grezza: germogli, gemme, fiori, bacche,frutta, tenere cortecce ed erbe. E’ un animale molto territoriale.

NOTA: Sono state individuate tre sottospecie in relazione alla distribuzione geografica.

Orme:

Capriolo

 

Cervo – Cervus elaphus

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Classificazione sistematica
– Classe: Mammiferi (4 mammelle)
– Superordine: Ungulati (appoggia su unghielli)
– Ordine: Artiodattili (ung. con un numero pari di dita)
– Sottordine: Ruminanti (apparato digerente poligastrico)
– Famiglia: Cervidi (palchi caduchi e solo nei maschi)
– Sottofamamiglia: Cervini
– Genere: Cervus
– Specie: elaphus (Linneo, 1758)

Caratteri distintivi
Riproduzione – da metà settembre a metà ottobre
Gestazione – 231-234 giorni
Numero cuccioli – 1
Primi passi – entro due ore
Svezzamento – 8 mesi
Maturità sessuale – 12-16 mesi, sociale 3-4 anni
Longevità – oltre 20 anni

Di corporatura potente il Maschio può pesare dai 100 ai 300 Kg per un altezza al garrese dai 105 ai 140 cm ed una lunghezza dai 185 ad oltre i 220 cm; la Femmina é di dimensioni più ridotte, il peso infatti varia dai 70 ai 130 Kg, l’altezza dai 95 ai 110 cm e la lunghezza da 150 ad oltre 180 cm.

Il cervo assume nel corso dell’anno due mantelli o “mute”, una autunnale/invernale da Ottobre di colore tipicamente fulvo tendente al grigiastro, presenza di lunga e folta criniera alla giogaia nei M., e di peli bianchi dello specchio anale sia nei M. che F.; una primaverile da Aprile, con sostituzione del pelo invernale con mantello rosso-fulvo.
E’ caratteristico il mantello giovanile marrone scuro pomellato lungo i fianchi (Bambi) che si mantiene per circa due mesi.

Solo il maschio porta il palco ed é costituito da due stanghe dalle quali si diramano due, tre o più punte in relazione allo sviluppo e all’età dell’animale. Il trofeo ramificato cade e ricresce annualmente.

Il cervo vive nelle foreste decidue, nei boschi di conifere, nei boschi radi, in ambienti comunque ricchi di radure e di zone aperte; in Italia é diffuso soprattutto lungo la catena alpina, anche se presenze costanti si possono riferire a molte zone degli Appennini. Le esigenze alimentari configurano il cervo come un tipico pascolatore opportunista di tipo intermedio ovvero un animale tendenzialmente poco selettore nella scelta del cibo ma capace di modificare atteggiamento sia in funzione della disponibilità alimentare sia in funzione delle esigenze metaboliche relative ai diversi periodi annuali.
Orme:

Cervo

 

Cinghiale – Sus scrofa

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Classificazione Sistematica
– Classe: Mammiferi
– Superordine: Ungulati (appoggia su unghielli)
– Ordine: Artiodattili (ung. con un numero pari di dita)
– Sottordine: Suiformi
– Famiglia: Suidi
– Genere: Sus
– Specie: scrofa (Linnaeus, 1758)

Caratteri distintivi
Riproduzione – ottobre/gennaio
Gestazione – 112-115 giorni
Numero cuccioli – 2-4
Svezzamento – circa 2 mesi
Maturità sessuale:
– Maschi 10 mesi, sociale 3-4 mesi
– Femmine 11-14 mesi in relazione al peso
Longevità – oltre 10 anni

I soggetti che non hanno subito meticciamento con il maiale hanno un peso che non supera i 60 Kg per i maschi ed i 40 Kg per le femmine.
Durante l’anno il cinghiale alterna due mantelli, uno estivo ed uno invernale. Entrambi hanno una colorazione nera o bruciata, ma il primo e’ costituito da setole meno fitte.
Abitudine particolare del cinghiale, comune al cervo, e’ l’insoglio. Esso non e’ altro che un bagno di acqua e fango che gli animali hanno necessita’ di fare per liberarsi dai parassiti e dallo sporco o per rinfrescarsi durante i periodi caldi.
Dal punto di vista alimentare il cinghiale e’ un onnivoro, quindi la sua dieta puo’ essere molto varia (radici, tuberi, frutti, invertebrati, piccoli mammiferi, carcasse di animali e anche mammiferi di maggiori dimensioni feriti e quindi facili da predare in gruppo).
Tipico e’ il grufolare, cioe’ l’abitudine di cercare cibo nel suolo usando il grugno per rivoltare il terreno.

Anche la dentatura denota abitudini alimentari varie. Infatti le sue tavole dentarie permettono il trituramento di alimenti vegetali ma anche lo sfibramento delle carni. E’ dotato inoltre di particolari canini: gli inferiori si chiamano zanne e soprattutto nel maschio sporgono vistosamente dalla rima labiale e sono ricurvi verso l’alto. Quelli superiori si chiamano coti e sono di dimensioni piu’ ridotte. Coti e zanne costituiscono il trofeo del cinghiale e vengono tanto piu’ valutati quanto piu’ lunghi e di maggiore diametro sono.

Riguardo a questa specie va fatta una importante precisazione. Sul nostro territorio e’ ormai molto raro trovare animali che non abbiano subito meticciamento con il maiale. Questo per errori gestionali ed il rilascio (volontario e non) di suini domestici sul territorio. Le caratteristiche che ci devono far sospettare il meticciamento sono:

– maggiore prolificita’ (anche 12-14 cuccioli/parto);
– maggiori dimensioni e peso (anche superiore ai 150 Kg);
– i quarti anteriori tendono a perdere imponenza a favore di quelli posteriori (la sagoma di un cinghiale puro e’ “tendenzialmente” sbilanciata verso le spalle e la testa);
– la coda, ritta nel puro, puo’ presentarsi attorcigliata;
– le orecchie, di ridotte dimensioni e ritte nel puro, possono essere di maggiori dimensioni e addirittura ripiegate;
– le zanne possono risultare piu’ lunghe ma piu’ sottili;
– il colore del mantello puo’ essere alterato e le setole rade;
– anche le carni perdono il tipico colore rosso per schiarirsi e tendere al rosa;
– nei cuccioli meticci puo’ mancare la tipica striatura.

NOTA: in Europa sono presenti tre sottospecie e piu’ precisamente in cinghiale Maremmano (Sus scrofa majori), quello sardo (Sus scrofa meridionalis) e quello Centroeuropeo (Sus scrofa scrofa) che rappresenta la sottospecie nominale.

Orme:

Cinghiale

 

Coniglio selvatico

Coniglio selvatico

Coniglio selvatico

Classificazione sistematica del Coniglio
– Classe: Mammiferi
– Ordine: Lagomorfi
– Famiglia: Leporidi
– Genere: Oryctolagus
– Specie: cuniculus

Caratteri e comportamento del Coniglio selvatico
A prima vista sembra affine alla lepre mentre ne differisce assai. Il Coniglio selvatico è molto più piccolo del coniglio domestico comune (raramente supera il chilogrammo).
Ha le cosce più salienti, la testa più breve con la cavità del cranio più ampia e le orecchie piuttosto corte; il pelo presenta un colore per lo più grigio-fulvo, eccettuata la gola, il ventre, il disotto della coda, che sono bianchi e con delle mezze tinte: la punta della coda è scura. Se ne possono trovare anche dei bianchi e più di rado dei neri.
La carne bianca e delicata, sebbene in poca quantità, è molto apprezzata dai buongustai.

Difficilmente si adatta alla domesticità; cerca sempre di fuggire, diviene sterile o si rifiuta all’accoppiamento. I luoghi montuosi e le pianure boscose sono da esso preferite. Abita in tane (a volte molto profonde, intricate e a zig-zag, con varie uscite), scegliendo sempre una località bene esposta, con terreno in pendio, per essere al sicuro dalle inondazioni e dalla umidità.

La riproduzione avviene in febbraio o marzo secondo le località. Il maschio, di natura ardentissima, si trova sempre pronto all’accoppiamento; non così la femmina che va in calore in epoche variabili e non si lascia ricoprire che parecchio tempo dopo il parto. La gestazione dura circa un mese: la femmina, pochi giorni prima del parto, abbandona la tana comune recandosi in un luogo più appartato ove scava una galleria, sempre diretta obliquamente in basso, poco profonda, con una sola entrata, e vi trasporta paglie, foglie secche e altro che colloca a guisa di scodella in fondo alla tana; si strappa poi il pelo dal ventre ed attorno alle mammelle, per rendere morbido e caldo il nido.
Il parto avviene nel nido ed è sempre facilissimo, come avviene in tutti gli animali multipari. I piccoli nascono nudi e con gli occhi chiusi. La madre li lecca per liberarli dal leggerissimo involucro fetale che essa mangia. Terminato il parto ed accomodati i coniglietti ben puliti nel nido, esce dalla tana e vi rientra per allattarli mattina e sera, dissimulando l’apertura con terra, foglie ed erbe.
L’allattamento dura da ventotto a trenta giorni. A venti giorni i piccoli cominciano ad uscire ed a giocare tra loro. Terminato il periodo di allattamento, la madre porta fuori la famigliola insegnando ai coniglietti a mangiare l’erba ed il segnale di allarme per quando occorre rientrare; dopo qualche giorno la conduce nella galleria comune dove il padre si mostra tenerissimo coi piccoli, li lecca, li accarezza e veglia su di loro con non minor sollecitudine della madre. Essa finora si è sottratta al maschio, perché questi, dominato da uno stimolo ardente, ucciderebbe i piccoli per godere di lei, o per lo meno, ne pregiudicherebbe lo sviluppo. Qualche tempo dopo la coniglia, di nuovo piena, prepara ancora il nido usufruendo spesso di quello precedente. Partorisce così da sei a sette volte all’anno (se la stagione è favorevole e se vi è disponibilità di alimenti), con una media di sei o sette piccoli, per nidiata, che a cinque mesi sono già atti alla riproduzione, anche se lo sviluppo completo viene raggiunto non prima degli otto mesi.

Il coniglio esce dalla tana all’alba e al tramonto, dopo essersi assicurato, con l’udito finissimo, che non vi siano pericoli. Si reca per lo più in posti elevati dove può scorgere un vasto orizzonte, e quindi fa accurata pulizia passandosi ripetutamente le zampe anteriori sul dorso e sulle orecchie, come fanno i gatti.
Va quindi alla ricerca del cibo, prima cautamente e poi rassicurato, facendo lunghe corse attraverso i luoghi sconfinati e passando per lo più per gli stessi sentieri. Nelle notti di plenilunio i conigli amano riunirsi nelle radure e negli spazi dei boschi e nelle vigne e quindi si divertono a rincorrersi e a fare pulizia; basta però che un rumore o uno di essi dia l’allarme, battendo con le due zampe posteriori vivamente il terreno, perché tutti lestamente si disperdano e raggiungano le loro tane.

La durata della vita del coniglio selvatico si ritiene superiore a quella dei conigli domestici che possono arrivare ad otto anni. La fecondità è di quattro o cinque anni, però l’epoca più prolifica è il secondo e il terzo anno.

Orme:

coniglio

 

Donnola – Mustela nivalis L.

donnola

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Mammiferi
Ordine: Carnivori
Famiglia: Mustelidi
Genere: Mustela
Specie: nivalis

La Donnola è una specie comunissima in tutta Europa ad esclusione dell’Irlanda e Islanda. In Italia è praticamente presente su tutta la penisola, ad eccezione delle isole minori.

Caratteri distintivi
Lunghezza: testa-corpo 11-31,5 cm; coda: 3-12,5 cm
Peso: maschi sensibilmente più grandi e pesanti; maschi 40-200 grammi; femmine 28-110 grammi.

La dentatura tipica del genere Mustela, con premolari non capaci di azione trinciante. E’ il più piccolo mustelide, presenta dorso, testa e coda color bruno mentre la parte ventrale è bianco gialliccia. Nelle zone montane o molto fredde assume un mantello invernale completamente bianco; si distingue bene dall’Ermellino per la presenza di una macchia nera in punta alla coda di quest’ultimo.

Biologia
L’habitat della Donnola è molto vario: pianure, montagne, boschi, coltivi, cespuglietti, rovine fino attorno ai 2800 metri.
È molto importante però la presenza di acqua. Di abitudini solitarie e notturna, specialmente quando caccia, risulta però attiva anche di giorno. È capace di nuotare e di arrampicarsi. Il nido è costruito in cataste di legna, oppure in tronchi cavi, viene di solito imbottito di paglia, pelo, sostanze vegetali ecc. La maturità sessuale viene raggiunta intorno ai 9 mesi e il periodo degli accoppiamenti è in marzo-aprile. La gestazione dura 34-37 giorni; i piccoli per nidiata variano da 2 a 7; i cuccioli aprono gli occhi a 25 giorni e risultano svezzati dopo circa 4 settimane. In condizioni favorevoli la Donnola può avere due parti annui e la vita media si aggira intorno ai 3 anni in natura e 10 anni in cattività.

Il territorio di caccia è ampio 6-7 ha e viene difeso assiduamente nei confronti dei loro simili con lotte talvolta mortali. Durante il periodo degli amori maschio e femmina difendono il loro territorio attaccando senza esitazione chiunque metta a rischio la vita dei cuccioli, uomo compreso. Anche se la Donnola è il più piccolo dei mustelidi viene considerata come una tra le specie più sanguinarie; attacca alla nuca, oppure alla gola le sue vittime facendosi trascinare fino a quando non sopraggiunge la morte. Come l’Ermellino, la Donnola uccide spesso animali più grandi di lei (Lepri, Conigli, Uccelli ecc.) non disdegna però Topi, Ratti, Anfibi e Rettili.

Orme:

 donnola

 

Ermellino – Mustela erminea

ermellino ermellino bianco

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Mammiferi
Ordine: Carnivori
Famiglia: Mustelidi
Genere: Mustela
Specie: erminea

La specie è comunissima in tutta Europa ad esclusione dell’Irlanda e Islanda. In Italia è praticamente presente su tutta la penisola, ad eccezione delle isole minori.

Caratteri distintivi
Lunghezza testa corpo 20-29 cm, coda 8-12 cm, peso 0,125-0,300 kg. Piccole dimensioni, corpo allungato e cilindrico, arti brevi, il maschio è più grosso della femmina. Dorso marrone rossastro con ventre bianco e punta della coda nera, dopo la muta il colore del pelo diventa completamente bianco; tale colorazione mimetica risulta molto efficace negli ambienti innevati.

Biologia
L’habitat naturale dell’ermellino è l’alta montagna fino ad una altitudine di 3500 metri; in Italia è presente solo sulle alpi. Specie molto vivace ed estremamente aggressivo. Caccia sia di notte che di giorno; di solito si sposta a terra ma è anche un abile arrampicatore e nuotatore. La dimora preferita di questo piccolo mustelide sono le sassaie, cataste di legna, tane di roditori. L’epoca degli amori ricade in giugno e luglio; la gravidanza dura circa 8-9 mesi, dopo tale periodo nascono 4-7 piccoli che vengono partoriti in un covo predisposto dalla madre; sono ciechi per circa 6 settimane e vengono allattati per 7 settimane. Lo specchio trofico dell’ermellino comprende Uccelli, Roditori e Talpe. In genere uccide con un morso alla nuca.
L’ermellino è molto simile alla donnola; quest’ultima si distingue per le dimensioni leggermente superiori, il profilo della demarcazione dorso-ventrale generalmente sfrangiato anziché lineare e la punta della coda mai nera ma marrone come le parti superiori del corpo. La zona ventrale è invece bianca

Orme:

ermellino

 

Faina – Martes foina

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Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Mammiferi
Ordine: Carnivori
Famiglia: Mustelidi
Genere: Martes
Specie: foina

Diffusa in tutta Europa ad eccezione della Gran Bretagna e le regioni più settentrionali, diffusa anche in Asia centrale. Presente anche in Italia con la sola eccezione delle isole maggiori (Sardegna e Sicilia) e delle isole minori.

Caratteri distintivi
Lunghezza testa-corpo 42-47cm; coda 23-26cm; altezza alla spalla 12 cm; peso 1,3-2,3 kg. La Faina risulta molto simile alla Martora; presenta però la pelliccia più grigiastra con macchia golare bianca divisa in due parti.

Biologia
L’habitat naturale della Faina è rappresentato dai margini dei boschi in vicinanza dei coltivi e delle abitazioni. Non supera quasi mai la fascia altitudinale dei 2000m. Ha abitudine prevalentemente notturne, è un ottima arrampicatrice, procede a balzi e salti, si rifugia vicino alle abitazioni in cunicoli, cavità di alberi,fienili ecc. Il periodo riproduttivo va da luglio  ad agosto e la gestazione dura 248-280 giorni; al parto vengono alla luce 3-5 piccoli che rimangono ciechi per 30-40 giorni; l’allattamento dura 8 settimane e l’indipendenza viene raggiunta a 3 mesi. Conduce vita solitaria o in piccole famiglie che si disgregano dopo aver addestrato i cuccioli. Parlando dello specchio trofico collochiamo la Faina tra i carnivori più sanguinari, dato che in casi di abbondanza si accontenta di succhiare il sangue alle sue prede attaccandole o alla nuca o alla gola. E’ capace quindi, soprattutto durante la fase gregaria di sviluppare tecniche venatorie di gruppo ai danni di piccoli allevamenti avicoli. Non disdegna però le bacche e la frutta.

Si differenzia dalla martora comune per la macchia golare bianca ed allungata verso il ventre (anziché giallognola e meno estesa), per le dimensioni un poco minori, le zampe e il muso più corti, le orecchie e gli occhi di dimensioni minori ed in generale l’aspetto più slanciato.

La faina ha un particolare interesse per le parti in gomma o in materiale sintetico delle automobili (come ad esempio cavi e guarnizioni).
Orme:

Faina

 

Martora – Martes martes

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Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Mammiferi
Ordine: Carnivori
Famiglia: Mustelidi
Genere: Martes
Specie: Martes

Specie diffusa in tutta l’Europa occidentale con esclusione della penisola Iberica. In Italia è presente nelle zone montane, isole comprese, dove è ormai abbastanza rara e localizzata in piccole zone.

Caratteri distintivi
Lunghezza testa-corpo 43-50 cm; coda 22-25cm; altezza alla spalla 15 cm; peso 1-1,8 kg. Il colore dominante è il bruno acceso, mentre la gola e la parte anteriore del petto appaiono giallastri. La macchia golare, a differenza della faina, non si estende mai verso il basso. La forma del corpo slanciata, arti relativamente corti e muso appuntito sono caratteristiche tipiche dei mustelidi.

Biologia
L’habitat naturale della Martora è rappresentato da foreste di alto fusto sia di conifere sia di specie miste; evita in genere qualsiasi insediamento umano. Ha abitudine notturne e di norma inizia la caccia al tramonto muovendosi sia a terra che sugli alberi. Il covo diurno è rappresentato da tronchi cavi, nidi o tane di altri animali. Il periodo riproduttivo cade in giugno-agosto. La gravidanza dura circa 9 mesi e dopo tale periodo vengono alla luce da 3 a 5 cuccioli che risultano ciechi fino all’età di circa un mese. L’allattamento dura circa 6-8 settimane e l’indipendenza viene raggiunta a 3 mesi; la vita media è intorno 10-12 anni. Il territorio di caccia della Martora, dove al suo interno non vengono ammessi altri maschi ad eccezione del periodo degli amori quando i maschi per attirare le femmine si rincorrono sugli alberi mordendosi e graffiandosi. Caccia in modo fulmineo accostando la preda e senza lasciargli la ben minima possibilità di fuga. Le prede preferite sono roditori della foresta come gli scoiattoli, può arrivare a predare anche cuccioli di capriolo ma è considerata come uno dei mustelidi meno sanguinari dato che integra la sua dieta con molte sostanze vegetali.

Lungo i bordi di sentieri o sulle pietre si possono osservare gli escrementi, lunghi 8–10 cm, di colore scuro e dal forte odore penetrante. Sono avvolti a spirale e, solo ad una estremità, terminano con una lunga punta.

La martora ama masticare i tubi di gomma,

Orme

martora

 

Differenze fra donnola, ermellino, faina e martora

La donnola e l`ermellino sono due specie che si assomigliano molto, quantomeno in estate. In quella stagione entrambi hanno infatti il dorso marrone rossastro e il ventre bianco. L`unico carattere distintivo permane la punta della coda, che nell`ermellino è nera. In inverno la situazione cambia radicalmente in quanto nelle nostre regioni la donnola conserva la colorazione estiva mentre l`ermellino assume un mantello bianco, mantenendo la punta della coda nera. Le dimensioni corporee delle due specie sono molto simili anche se la donnola è leggermente più piccola.

Le abitudini alimentari, strettamente carnivore, si assomigliano anche se le prede consumate, prevalentemente topi campagnoli, sono diverse in quanto donnola e ermellino occupano in generale ambienti diversi. le due specie controllano principalmente le popolazioni di micromammiferi.

Per quanto riguarda la faina il pelo è corto e folto: sul dorso esso si presenta di colore marroncino, con tendenza a schiarirsi su muso, fronte e guance: le orecchie sono tondeggianti ed orlate di bianco, mentre le zampe presentano delle “calze” di colore marrone scuro. Sulla gola e sul collo è presente una caratteristica macchia bianca o, più raramente, giallognola che si spinge fino al ventre e prosegue fino a metà della parte interna delle zampe anteriori.

Si differenzia dalla martora comune per la macchia golare bianca ed allungata verso il ventre (anziché giallognola e meno estesa), per le dimensioni un poco minori, le zampe e il muso più corti, le orecchie e gli occhi di dimensioni minori ed in generale l’aspetto più slanciato.

Entrambe amano masticare parti in gomma o similari.

 

 

Minilepre o Silvilago orientale – Sylvilagus floridanus

minilepre

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Mammiferi
Ordine:  Roditori
Famiglia:  Leporidi
Genere: Sylvilagus
Specie: S. floridanus

Il Silvilago orientale è una specie originaria del Nord America (dove vive nei prati e nelle aree arbustive), è stata introdotto in tempi assai recenti, a scopo venatorio, in Francia e Italia, dove è conosciuto col nome di Minilepre.

Caratteri distintivi
– Lunghezza testa-corpo: 35-45 cm
– Peso: 1-1,2 kg

Ha un aspetto simile al coniglio selvatico ma presenta orecchie e coda più brevi, zampe anteriori più sottili e zampe posteriori più allungate. Il colore del mantello in entrambi i sessi è grigio con tonalità ocra e rossa e peli neri.

Biologia
Ha abitudini prevalentemente crepuscolari e notturne. In estate si ciba di una grande varietà di erbe, soprattutto giovani graminacee e leguminose, mentre nella stagione invernale si nutre di corteccia, germogli e ramoscelli. Molto veloce sulle brevi distanze. A differenza del Coniglio selvatico, non vive in colonie e quando nei territori occupati è numeroso tende ad allontanarsi occupando nuove aree.

L’accoppiamento avviene tra febbraio e settembre. I maschi si accoppiano con più di una femmina. Le femmine partoriscono da 2 a 4 nidiate all’anno (la gestazione dura 27 giorni), in genere composte da 3-5 piccoli. Il nido viene costruito in una buca profonda 10-15 cm e foderato con erba e pelo. I coniglietti rimangono nel nido 12-14 giorni e sono allattati per tre settimane. La maturità sessuale viene raggiunta all’età di 4-5 mesi.

Orme:

simili a quelle del coniglio selvatico. Pur avendo 5 dita nei piedi anteriori se ne vedono solo 4 avendi il pollice poco sviluppato

 

 Gatto selvatico – Felis silvestris

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Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Mammiferi
Ordine: Carnivori
Famiglia:  Felidi
Genere: Felis
Specie: silvestris

Il Gatto selvatico è caratterizzato da una distribuzione particolarmente ampia sia in Eurasia che in Africa. L’areale della specie si estende infatti dall’Europa occidentale all’India, alla Cina occidentale ed alla Mongolia, e copre quasi l’intero continente africano.
In Italia è presente in tutta l’area centro-meridionale, in Sicilia ed in Sardegna. Il limite settentrionale della distribuzione peninsulare della specie è rappresentato da parte della Toscana, dall’Umbria e dalle Marche. Nell’Italia settentrionale la specie è segnalata al confine tra Liguria e Piemonte ed in Friuli, mentre è assente dall’Appennino settentrionale e dalla maggior parte delle Alpi.

Caratteri distintivi
Lunghezza testa-corpo: 45-80 cm
Lunghezza coda: 29-40 cm
Peso: 3,5-8 kg

Più massiccio del gatto domestico. Il pelo è relativamente lungo, soffice e sottile; superiormente grigio-giallastro con stretta striscia nera sulla schiena; fianchi e altre porzioni corporee striati di nero; inferiormente bianco-giallastro.
Testa tonda, naso carnicino, occhi relativamente grandi, giallo-verdi.
Zampe di media lunghezza, anteriori con 5 unghie, posteriori con 4. La coda è lunga, uniformemente folta, con anelli e apice neri.
Dimorfismo sessuale: poco evidente (maschio più grosso della femmina e con testa più massiccia).

Biologia
Abitudini soprattutto crepuscolari-notturne; solitario, in coppia o in gruppi familiari. Vive in aree boscate o cespugliate.
Alimentazione: soprattutto micromammiferi, fino alla mole di un coniglio selvatico, uccelli, rettili, anfibi.
Raggiunge la maturità sessuale nell’anno seguente alla nascita. Si accoppia da marzo a maggio. Partorisce 2-6 piccoli inetti, allevati dalla madre.
Il gatto domestico discende soprattutto dalla sottospecie lybica, che abita l’Asia Minore e l’Africa settentrionale. Può incrociarsi con il gatto domestico, generando prole feconda.

Orme:

gatto

 

Ghiro – Glis glis

ghiro

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Mammiferi
Ordine: Roditori
Famiglia:  Gliridi
Genere: Glis
Specie: glis

Il Ghiro è una specie euroasiatica presente in un vasto areale che va dal nord della Spagna fino all’Ucraina e all’Iran settentrionale; è presente anche in molte isole del Mediterraneo. In Italia si trova in quasi tutta la penisola e nelle isole maggiori (compresa l’Elba), eccetto la Pianura Padana, nelle aree boscate. Si trova dal livello del mare fino a circa 1.500 metri, pur prediligendo i boschi di latifoglie o misti, dove trova cibo in abbondanza (soprattutto germogli, frutti e semi).

Tre sono le sottospecie presenti in Italia: Glis glis glis – Linnaeus, 1766 (in una piccola area dell’Italia nord-orientale); Glis glis italicus – Barrett-Hamilton, 1898 e Glis glis melonii – Thomas, 1907 (Sardegna).

Caratteri distintivi
Il Ghiro ha una morbida pelliccia grigia sul dorso e biancastra sul ventre. La coda è grande e pelosa, come lo scoiattolo, ma tenuta sempre lunga e distesa. Ha un musetto appuntito e grandi orecchie tondeggianti. Gli occhi sono marcati da pelo più scuro, quasi nerastro.

E’ lungo cica 30 cm, di cui 11-15 di coda; il peso medio è di 70-80 grammi.

Biologia
Il letargo dura circa 6 mesi. Dorme durante in giorno, mentre è attivo nella ricerca del cibo durante le ore crepuscolari e di notte. Si nutre di castagne, nocciole, ghiande, bacche, semi, germogli, insetti e uova di uccelli. I nidi vengono costruiti utilizzando muschio, foglie secche e frammenti di corteccia. Il nido estivo, dove vengono allevati i piccoli (in genere 4-6, dopo un mese circa di gestazione), viene costruito in cavità o in biforcazioni poste molto in alto, generalmente nella chioma degli alberi. Per il letargo viene costruito un nido invernale che costruito più in basso in un tronco vuoto, tra le rocce e qualche volta sottoterra.

Orme:

ghiro

 

Lepre alpina – Lepus timidus

leprealpina

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Mammiferi
Ordine:  Roditori
Famiglia:  Leporidi
Genere: Lepus
Specie: timidus

La lepre alpina (o lepre variabile, lepre bianca) è una specie perfettamente adattata alla vita in alta montagna ed alle estreme latitudini. E’ una specie politipica ed anche in relazione alla vastità del suo areale distributivo ne sono state descritte ben 16 sottospecie; sulle Alpi è presente Lepus timidus varronis. Del gruppo delle cosiddette “lepri delle nevi” fanno parte oltre alla lepre variabile anche la lepre artica o lepre polare (Lepus articus), presente oltre il Circolo Polare Artico dalle isole Aleutine, all’America settentrionale, fino alla Groenlandia, e la lepre variabile del Nordamerica o lepre scarpa da neve o lepre americana (Lepus americanus) che colonizza le zone boscose delle regioni nord orientali dell’America settentrionale.

La parentela tra le lepre variabile e la lepre comune (Lepus europaeus) è piuttosto stretta e le due specie possono riprodursi dando origine ad ibridi fertili.

La lepre variabile è presente nell’Europa settentrionale, in Scozia ed in Irlanda ma la sua distribuzione si estende anche all’Asia settentrionale, fino alla Siberia ed alle isole più nordiche dell’arcipelago giapponese. In Italia è presente solo lungo l’arco alpino, dove vive ad una quota compresa tra 1000 e 3500 m, frequentando praticamente tutte le tipologie. Gli animali tendono di regola a frequentare durante i mesi invernali le quote inferiori, alle quali è maggiore la disponibilità trofica e minore l’inclemenza della stagione, comportandosi invece al contrario nei mesi estivi.ambientali presenti in questo intervallo di quote.

Caratteri distintivi
– Lunghezza testa-corpo: 43-64 cm
– Lunghezza dell’orecchio: 6,3 – 10,6 cm
– Peso: 1,4 -4,7 (le femmine pesano 300-400 gr in più dei maschi)

Corpo di dimensioni medio-piccole, coda molto corta, zampe posteriori potenti e più sviluppate rispetto agli arti anteriori, orecchie allungate, dentatura caratterizzata dalla presenza di 6 incisivi di cui 4 ben sviluppati.

Tipica di questa specie é la dicromia che ne caratterizza la livrea. Durante i mesi estivi la pelliccia della lepre variabile appare di colore grigio-marrone, tranne la coda completamente bianca, mentre nei mesi invernali assume un colore candido, ad eccezione della punta delle orecchie che si mantiene di colore scuro per tutto l’arco dell’anno.

 Biologia
Le lepri variabili conducono vita attiva in prevalenza al tramonto, all’alba e nelle ore notturne, durante il dì esse riposano nascoste in anfratti del terreno, sotto rocce o massi o ancora nel fitto della boscaglia alpina. Prevalentemente solitaria può formare gruppi nel periodo invernale se sono presenti risorse alimentari concentrate.
In natura raggiungono l’età di 5-8 anni (max 12). I principali fattori di mortalità sono rappresentati dalla disponibilità di cibo nei mesi invernali, che è fortemente influenzata dalla copertura nevosa, da parassitosi e dalla predazione (volpe, ermellino, faina, martora, lince, aquila reale, astore, poiana, gufo reale e corvo imperiale).

Il periodo degli amori ha luogo in primavera-estate, tra aprile ed agosto.
Nel corso di questo periodo le femmine lasciano delle particolari tracce odorose che vengono seguite dai maschi; l’accoppiamento ha però luogo solamente con il maschio più gradito alla femmina.
La gestazione, che ha luogo di regola due volte all’anno, dura circa 50 giorni ed alla sua conclusione vengono partoriti in genere  cuccioli (min 2 – max 5) del peso di 70-130 gr ciascuno. Essi nascono con gli occhi aperti, ricoperti di pelo e già capaci di effettuare dei piccoli spostamenti. Le cure parentali sono limitate all’allattamento; dopo una decina di giorni dalla nascita inizia lo svezzamento che si conclude attorno al trentesimo giorno con l’acquisizione da parte delle giovani lepri della completa indipendenza.

Il regime alimentare delle lepri variabili è strettamente erbivoro e comprende erbe, bacche e funghi. Durante i mesi invernali, nel corso dei quali il prolungato innevamento riduce drasticamente le disponibilità trofiche dell’ambiente, le lepri variabili si adattano a nutrirsi anche di cortecce, radici, foglie, secche, muschi, licheni e semi.

Orme:

Lepre

 

 Lince – Linx linx

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Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Mammiferi
Ordine: Carnivori
Famiglia: Felidi
Genere: Linx
Specie: linx

La presenza della lince in Italia, non solo nelle Alpi occidentali ed orientali, ma anche nell’Appennino (soprattutto centrale) è ormai ampiamente comprovata e non può essere posta seriamente in discussione. Mentre però alcuni studiosi tendono a considerarla frutto delle reintroduzioni operate con successo al di la delle Alpi (Francia, Svizzera, ex Jugoslavia) – ciò che non spiegherebbe comunque le presenze appenniniche – è assai probabile che in realtà nuclei relitti assai ridotti di tale felino, a comportamento spiccatamente criptico, abbiano potuto conservarsi in alcune zone montane particolarmente remote e segregate, tanto delle Alpi occidentali ed orientali, che dell’Appennino. Una importante monografia del Consiglio Nazionale delle Ricerche pubblicata nel 1981 ha ignorato completamente questa specie, escludendola dalla fauna italiana: è assai verosimile invece che, all’epoca, la lince fosse presente, sia pure in numero piuttosto ridotto, nel nostro Paese. Attualmente esistono prove molteplici, sicure e concordanti dell’esistenza della lince nel parco nazionale d’Abruzzo, dove la sua consistenza viene stimata a 2-3 coppie (dal sito del Parco Nazionale d’Abruzzo).

Caratteri distintivi
E’ più grande di un gatto selvatico, ha le zampe molto più lunghe. Il pelo è lungo e morbido, le orecchie sono dritte con dei ciuffi di peli sulla sommità. Il peso va da 20 a 30 chili ed è lunga circa 100/130 cm.; è alta circa mezzo metro all’altezza delle spalle. Il mantello è prevalentemente marrone; la maculatura è più o meno estesa secondo la razza geografica; la corta coda, piuttosto tozza, termina con una barra nera.

Biologia
Animale solitario e schivo, ha vista e udito eccezionali; molto agile, si arrampica facilmente sugli alberi. Le zampe sono lunghe e potenti e permettono all’animale di compiere scatti fulminei per poi balzare sulla preda. La sua alimentazione è varia: cerbiatti, lepri, volpi, daini, caprioli, topi, uccelli invertebrati, ecc.

Il periodo degli accoppiamenti va da dicembre a marzo. Intorno ad aprile/maggio (dopo due mesi e mezzo dall’accoppiamento) nascono da 1 a 4 cuccioli già coperti di pelliccia ma completamente ciechi. I piccoli rimangono da soli nella tana mentre la mamma va a caccia. Quando sono più cresciuti cominciano a cacciare con la mamma, imparando così la tecnica di caccia.

La vita della lince dura va dai 10 ai 15 anni.

Orme:

lince

 

Lupo – Canis lupus

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Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Mammiferi
Ordine: Carnivori
Famiglia: Canidi
Genere: Canis
Specie: lupus

Negli ultimi anni si è verificato un notevole calo demografico e attualmente possiamo riscontrare la specie solamente in penisola Iberica, in zone ristrette dei Pirenei, Francia centro-meridionale, Balcani, Scandinavia settentrionale e Lapponia, Europa centro-occidentale, Russia, Caucaso e Siberia. In Italia esistono oggi (2007) circa 500 esemplari di lupo (con la sottospecie Canis lupus italicus), ma secondo gli esperti gli esemplari di questa specie garante della qualità dell’ambiente e degli ecosistemi in cui vive, non hanno ancora raggiunto un numero sufficiente da assicurare la loro sopravvivenza nel lungo periodo. Rispetto al passato, però, sono stati fatti passi in avanti: dal 1974, quando si contavano soltanto 100 esemplari, sono stati fatti molti passi avanti, creando le codizioni per un ripopolamento. Il lupo è tornato a popolare le Alpi italiane, mentre la sua costante presenza è stata accertata anche sulla dorsale appenninica, sino alla media e bassa collina. Prima causa di mortalità del lupo risulta il braconaggio, che incide per il 20% annuo.

Caratteri distintivi
A causa della notevole somiglianza con il cane lupo e della grande variabilità di caratteri presentata dalla specie risulta difficile fornire sicuri parametri distintivi. Le caratteristiche morfologiche principali sono: Lunghezza 100-150 cm, coda 30-40 cm, altezza alla spalla 70-80 cm, peso 25-50 kg; Presenta forme slanciate e dimensioni medio-grandi, testa con muso allungato, occhi di media grandezza con pupilla rotonda, orecchie relativamente grandi ed erette.

Biologia
L’habitat naturale del Lupo è rappresentato dalle zone boscose in generale ma è capace di adattarsi anche ad ambienti diversi, purché ampi e selvaggi. In Italia vive in una fascia compresa tra gli 800 e i 2000m di altitudine. Si configura come predatore notturno con un territorio di caccia che va da 200 a 800 kmq; ha buon udito e buon olfatto. Vive solitario o in coppie, in inverno in piccoli gruppi (6-14 individui) articolati in ranghi molto stretti dovuti a classi di età e robustezza; la suddivisione dei ruoli gerarchici appare nella sua massima espressione durante la caccia, che viene condotta mediante l’inseguimento oppure abbinando quest’ultima tattica all’agguato. La stagione degli amori va da febbraio ad aprile; la maturità sessuale viene raggiunta a 22 mesi e la gestazione è di 60 giorni, dopo tale periodo vengono alla luce 4-5 cuccioli; specie monogama. La dieta varia a seconda degli ambienti frequentati e dalla stagione. Il Lupo si nutre di animali selvatici e in mancanza di questi di Anfibi, Rettili, topi, Molluschi ed altri invertebrati. Molto spesso si rivolge verso gli animali domestici a causa della maggiore facilità con cui questi possono venire catturati.

Orme:

Lupo

 

Marmotta – Marmota marmota

marmotta

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Mammiferi
Ordine:  Roditori
Famiglia:  Sciuridi
Genere: Marmota
Specie: marmota

La Marmotta è diffusa con la sottospecie “marmota” nell’arco alpino e con la sottospecie “latirostris” nei Carpazi, Monti Tatra e alcuni gruppi montuosi della Germania. Nella seconda metà del XX secolo la Marmota marmota marmota è stata introdotta nei Pirenei e in alcune zone dell’Appennino settentrionale (ligure e tosco-emiliano), dove ha dato origine a piccole popolazioni naturalizzate.

Sulle Alpi la Marmotta preferisce i versanti esposti a sud e ad elevata pendenza, caratterizzati da prateria con pietraie o massi sparsi e radi arbusti di mugo, rododendro e ginepro.

Caratteri distintivi
Roditore erbivoro di medie dimensioni (peso di 5-6 Kg, lunghezza circa 70 cm di lunghezza, compresa la coda di 20 cm circa). La pelliccia è folta e ruvida, grigio bruna sul dorso e ruggine nella parte inferiore. La coda, scura e pelosa, termina con un ciuffo nero. La testa è grossa e rotonda e la posizione degli occhi gli permette di avere un largo campo visivo. Gli incisivi sono molto sviluppati.

Biologia
Di abitudini diurne, dedica la giornata alla ricerca di cibo (erbe, germogli, radici, fiori, frutta e bulbi; solo occasionalmente si nutre di insetti), a farsi pulizia, a crogiolarsi al sole e a giocare con i propri simili. Scava tane anche molto complesse (estive ed invernali), dove passa la notte e le ore più calde del giorno.

Il letargo va da ottobre ad aprile circa. Il risveglio coincide con il periodo degli accoppiamenti. Al termine della gestazione di 30–35 giorni, la femmina partorisce da 2 a 7 piccoli, che escono dalla tana dopo 40 giorni; a circa due mesi sono indipendenti.

Orme:

marmotta 

 

Muflone – Ovis musimon

muflone

Classificazione Sistematica
– Classe: Mammiferi (2 mammelle)
– Superordine: Ungulati (appoggia su unghielli)
– Ordine: Artiodattili (ung. con un numero pari di dita)
– Sottordine: Ruminanti (apparato digerente poligastrico)
– Famiglia: Bovidi (corna cave permanenti)
– Genere: Ovis
– Specie: musimon (Schreber, 1782)

Caratteri distintivi
Riproduzione – ottobre/novembre
Gestazione – 150/160 giorni
Numero cuccioli – 1
Primi passi – entro due ore
Svezzamento – 6 mesi
Maturità sessuale – 12-14 mesi, sociale 3 anni
Longevità – oltre 10 anni

Ungulato di medie/piccole dimensioni, robusto e rustico il M. può pesare dai 30 ai 50 Kg per un altezza al garrese da 70 ai 100 cm ed una lunghezza dai 95 ad oltre i 130 cm; la F. é di dimensioni più ridotte, il peso infatti varia dai 20 ai 28 Kg.
Il muflone assume nel corso dell’anno due mantelli “mute” una autunno/invernale colore tipicamente bruno-scuro-nerastro, con una folta criniera bruno-nera su collo e giogaia; una primaverile da Aprile, con sostituzione del pelo invernale con mantello bruno-castano-rossastro; sia nel mantello invernale che estivo il ventre, lo specchio anale e le zampe “calzate” rimangono bianche, la maschera bianca sul muso é un indice dell’età del soggetto ed aumenta con l’invecchiamento sia nel Maschio che nella Femmina. Nel maschio può apparire nel secondo anno di vita, un’ampia macchia bianca sulla fossa dei fianchi che si dice “SELLA”, la presenza di tale caratteristica é un indice di purezza della specie di origine Sarda, ed in questa solo il maschio porta le corna. Nel muflone Corso anche le femmine possono presentare abbozzi cornei. Le corna nascono da una cavicchia ossea dell’osso frontale, avvolte da corno con caratteristici anelli di accrescimento che si accrescono annualmente, sono robuste ed hanno una caratteristica forma a spirale: non sono caduche.

E’ specie autoctona della Sardegna e della Corsica, progenitore della pecora domestica é infatti l’unica pecora selvatica italiana. E’ stata introdotta con successo in tutta Europa per la peculiare capacità di adattarsi in qualunque ambiente sebbene preferenziale sia quello roccioso, dalla montagna al mare. Gradisce boschi di latifoglie collinari e di media alta montagna anche con fitto sottobosco, la macchia mediterranea e le aree incolte.

In Italia é diffuso su tutto il territorio dalla catena alpina, agli Appennini. Le esigenze alimentari configurano il muflone come un pascolatore puro ovvero un animale poco selettore nella scelta del cibo, e che si adatta moltissimo alle disponibilità alimentare presenti sul territorio.

NOTA: il muflone e la pecora possono facilmente accoppiarsi.

Ci sono caratteristiche morfologiche che possono far sospettare il meticciamento:
– maggiori dimensioni
– untuosita’ del vello
– mantello talvolta ricciuto
– garretti marroni (sono bianchi nei soggetti puri)

Orme:

muflone

 

Quercino

quercino

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Mammiferi
Ordine: Roditori
Famiglia:  Gliridi
Genere: Eliomys
Specie: quercinus

Il Quercino è diffuso in tutta Europa, dalla Penisola Iberica fino ad Estonia e Ucraina. Inoltre esso è presente nelle maggiori isole del Mediterraneo, quali Corsica, Sardegna, Sicilia e Baleari.

Caratteri distintivi
Lunghezza testa-corpo: 11-17 cm
Lunghezza coda: 9-13 cm
Peso: 50-150 (180) grammi

Corpo allungato con mantello superiormente grigio-bruno con tonalità cannella, parti inferiori e guance bianche: Testa con mascherina nera sul muso (un po’ concavo) attorno agli occhi (grandi, neri e sporgenti) e agli orecchi (ampi, allungati e tondeggianti). Zampe brevi, quelle posteriormente più lunghe con 5 dita e 5 cuscinetti plantari. La coda è lunga e con peli più sviluppati, nerastri superiormente e bianchi sotto, all’apice.

Il maschio è normalmente più grosso della femmina.

Biologia
Abitudini prevalentemente notturne. Letargo invernale da ottobre-novembre ad aprile-maggio.
Alimentazione: insetti, ragni, molluschi, lucertole, piccoli uccelli e loro uova, micromammiferi, parti di vegetali.
La maturità sessuale viene raggiunta nell’anno successivo a quello della nascita. Accoppiamento da aprile ad agosto. La gestazione dura circa 23 giorni. Uno o due parti all’anno, con 2-9 piccoli inetti, in nido abbandonati di uccelli e scoiattoli.

Versi: squittii, brontolii, soffi, sibili, strilla.

Orme:

 

Riccio

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Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Mammiferi
Ordine: Insettivori
Famiglia:  Erinaceidi.
Genere: Erinaceus
Specie: europaeus

Il Riccio occidentale (Erinaceus europaeus) è diffuso in tutta l’Europa e in gran parte dell’Asia settentrionale. Vive nelle macchie e nei boschi dalla pianura alla montagna fino a circa 1500 m di altitudine. Si trova facilmente nei campi e nei giardini. In Italia è presente in tutto il territorio, comprese le isole. La caccia al Riccio è stata praticata in passato, ma oggi la specie è tutelata ai sensi della L. 11/02/1992, n.157, in quanto considerata specie non cacciabile.

In alcune parti dell’Europa orientale si sovrappone o viene sostituito dal riccio orientale (Erinaceus concolor).

Caratteri distintivi
Lunghezza testa-corpo: 26-35 cm
Lunghezza coda: 2-4 cm
Lunghezza orecchi: 20-35 mm
Peso: 450-1.200 grammi

Tutto il riccio, tranne il muso, le zampe e le parti inferiori, è ricoperto da aculei lunghi circa 2 cm, di colore grigio con l’apice biancastro. Il tronco è grosso e tozzo con capo non ben distinto dal corpo; le zampe sono forti con dita provviste di unghie robuste; il muso è appuntito; la coda corta e spessa. La femmina è più grande del maschio.

Biologia
Si nutre di insetti e di alcuni invertebrati (lombrichi e molluschi), ma anche di ghiande, bacche, uccelli, rettili e anche giovani topi. Attivo soprattutto al crepuscolo, ma anche di notte, durante il giorno rimane nel nido. Va in letargo da ottobre ad aprile; la temperatura corporea cade da 34° a 4°C. In natura può vivere dai 7 a 10 anni.

Sono essenzialmente animali solitari, eccettuato il periodo dell’accoppiamento il cui rituale può durare anche diverse ore. Per chiamarsi tra loro, i ricci, emettono dei fischi. La femmina partorisce tra aprile e settembre da 1 a 9 piccoli che nascono con la pelle chiara e delle macchioline, in corrispondenza delle quali crescono poi gli aculei che all’inizio sono interamente bianchi, radi e morbidi; dopo circa sei settimane i piccoli essi sono completamente indipendenti.

Orme:

Riccio

 

Scoiattolo rosso o comune- Sciurus vulgaris

Scoiattolo rosso

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Mammiferi
Ordine:  Roditori
Famiglia:  Sciuridi
Genere: Sciurus
Specie: vulgaris

Diffuso in Europa ed Asia settentrionale, dal Caucaso al Giappone ed alla Cina. In Italia è presente sia sulle Alpi che sugli Appennini con diverse sottospecie; assente sulle isole.
In Italia ci sono tre sottospecie di scoiattolo rosso: nel nord troviamo Sciurus vulgaris fuscoater, la sottospecie diffusa anche in gran parte dell’Europa centrale e orientale, mentre nel centro e nel sud vi sono due sottospecie endemiche, presenti quindi solo in Italia, rispettivamente Sciurus vulgaris italicus e Sciurus vulgaris meridionalis.
Le sottospecie del centro e del nord Italia sono caratterizzate da una colorazione molto variabile del mantello dorsale, così come indicato in precedenza, mentre la sottospecie del sud, presente esclusivamente in Calabria, è completamente nera con ventre bianco.

Caratteri distintivi
Lunghezza testa-corpo 19-29 cm; coda 14-34 cm; piede posteriore 5,2 -6 cm; peso 240-490 grammi. Corpo slanciato, testa rotonda con muso breve, occhio e orecchie grandi provviste all’apice di un ciuffo di peli. Arti posteriori più lunghi di quelli anteriori. Le zampe anteriori presentano cinque dita provviste di unghie forti e ricurve, quelle posteriori sono più strette e lunghe. La coda è interamente ricoperta da pelo e viene portata ricurva sul dorso. La colorazione del mantello, molto variabile, è essenzialmente bruno rossastra con parti inferiori bianche (estate); in inverno invece il colore dominante è il grigio.

Biologia
L’habitat naturale dello scoiattolo è rappresentato da boschi e foreste sia di conifere sia di latifoglie. Frequenta anche, se pur in minor modo, i margini di zone coltivate e quando non è disturbato anche i giardini all’interno dei centri abitati. Si può spingere anche fino a quote di 2.000 m s.l.m.

Ha abitudini diurne e passa la notte all’interno di cavità di alberi. Durante la stagione buona accumula una grande quantità di alimenti per trascorrere l’inverno e il letargo. E’ un grande arrampicatore e saltatore. Non è molto gregario. La maturità sessuale viene raggiunta ad un anno di vita e durante il periodo degli accoppiamenti (gennaio – luglio) i maschi combattono per le femmine. La femmina partorisce, dopo circa 4-5 settimane di gestazione, 4-6 piccoli ciechi e nudi per 5-6 settimane, la maturità sessuale viene raggiunta a circa 7-8 settimane. Lo scoiattolo si ciba essenzialmente di vegetali: gemme, germogli, erbe, funghi, etc. ma può completare la sua dieta con piccoli animali, uova, insetti.

Orme:

Scoiattolo

 

Talpa

talpa

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Mammiferi
Ordine:  Insettivori
Famiglia:  Talpidi
Genere: Talpa
Specie: europaea – cieca – romana

Tre sono le specie del Genere Talpa presenti in Italia: T. cieca, T. europaea e T. romana. complessa a causa della notevole variabilità intraspecifica dei caratteri morfologici. Talpa europaea si caratterizza per l’assenza di pelo in corrispondenza degli occhi, per le dimensioni e il peso maggiori rispetto a Talpa caeca, e in genere leggermente inferiori rispetto a Talpa romana.

Talpa cieca
È la più piccola delle talpe presenti in Europa. La specie è distribuita su parte delle Alpi (Francia e Svizzera), sugli Appennini, sui rilievi dei Balcani dalla Serbia meridionale fino al monte Olimpo in Grecia. In Italia la presenza della Talpa cieca è documentata sull’arco alpino dalle Alpi Marittime fino al monte Baldo e ai monti Lessini verso ovest, sull’Appennino dal passo dell’Abetone e dalle Alpi Apuane sino al massiccio del Pollino a meridione.

 Orme:

Talpa

 

Tasso – Meles meles

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Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Mammiferi
Ordine: Carnivori
Famiglia: Mustelidi
Genere: Meles
Specie: meles

Specie diffusa nella regione paleartica ad eccezione dei territori più settentrionali, di varie isole mediterranee e del nord Africa. In Italia è presente ovunque ad eccezione che in Sardegna, Sicilia e isole minori.

Caratteri distintivi
Lunghezza testa corpo 61-73 cm; coda 1,5 – 1,9cm; altezza alla spalla 30cm; peso 10-16 kg. Morfologicamente si presenta come un animale tozzo e pesante, adatto alla vita sotterranea, arti brevi, piedi provvisti di robuste unghie, pelliccia folta e ispida, testa e dorso di colore grigio brizzolato,arti neri.

Biologia
L’habitat naturale di questa specie è rappresentato da boschi, anche ad estensione limitata, con buona presenza di latifoglie. Il limite altitudinale non supera di solito i 1.600 – 1.700m. Rifugge le zone antropizzate. Il Tasso presenta abitudini notturne, durante il giorno riposa all’interno di una tana provvista di più uscite e sfiatatoi che tiene pulita con estrema cura. Nella tana si rifugia anche tutto l’inverno, senza mai cadere in un vero e proprio letargo. La maturità sessuale viene raggiunta intorno ai 18-24 mesi di età, il periodo degli accoppiamenti si ha in aprile-agosto. Dopo una gestazione di circa 7-8 mesi vengono partoriti in tana 4-5 piccoli che rimangono ciechi per 28-35 giorni e insieme alla madre per altri 3-4 mesi. La vita media si aggira intorno ai 15 anni. Il tasso presente una dieta alquanto varia: uova, Uccelli, Rettili e Molluschi; questo regime alimentare può essere completato con vegetali: Mais, frutta, germogli, radici ecc.

Orme:

Tasso

 

Toporagno alpino – Sorex alpinus

toporagno

Classificazione sistematica
Classe: Mammiferi
Ordine: Insettivori
Famiglia:  Soricini
Lunghezza testa-corpo: 6,2-7,7 cm
Lunghezza coda: 6,2-7,5 cm
Peso: 6-12 grammi

Specie europea, è presente sui sistemi montuosi delle Alpi, dei Balcani e dei Carpazi. Inoltre sono note alcune popolazioni su montagne isolate della Germania.
La specie risulta probabilmente estinta sui Monti Harz e sui Pirenei. In Italia è distribuita sulle catene montuose alpine e prealpine.

Il Toporagno alpino ha forme simili a quelle del Toporagno comune, con muso assai allungato, appuntito e molto mobile, occhi piccoli, orecchie brevi e arrotondate poco emergenti dalla pelliccia, coda di poco più lunga del corpo, zampe piuttosto corte e sottili con cinque dita. In entrambi i sessi la pelliccia è folta e morbida, di colore grigio ardesia scuro nelle parti superiori, grigio-bruno nelle parti ventrali, cosicché appare di colore quasi uniforme; i piedi sono ricoperti di peli argentei.

HABITAT – Frequenta diversi tipi di ambienti, comunque sempre umidi, compresi tra i 300 e gli oltre 2.000 m di altitudine. Alle basse quote è legato principalmente a piccole gole e precipizi in prossimità di corsi d’acqua. Salendo di quota si rinviene anche in aree boscate ricche di formazioni rocciose e pietraie. Alle altitudini più elevate tende ad occupare ambienti più aperti, dove cerca rifugio tra le fessure delle rocce o sotto le pietre.

La durata massima della vita in natura è stimata inferiore ai 2 anni; in cattività l’età massima registrata è di 3 anni.

Orme:

Toporagno

 

Topo selvatico

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Classe: Mammiferi
Ordine: Roditori
Famiglia:  Muridi
Genere: Apodemus
Specie: sylvaticus

Il Topo selvatico è diffuso in un’area che dalla Penisola Iberica si estende a nord sino alla Scandinavia e ad est alla Bielorussia e all’Ucraina. È inoltre presente in alcuni settori dell’Africa settentrionale, limitatamente alle montagne del Marocco, dell’Algeria e della Tunisia, nonché in Inghilterra, Irlanda, Islanda e in numerose isole del Mediterraneo.

In Italia la specie è distribuita capillarmente in tutta la penisola, nelle isole maggiori e in numerose isole minori.

Caratteri distintivi
Lunghezza testa-corpo: 7,7-11 cm
Lunghezza coda: 7-11,5 cm
Peso: 14-28 grammi

Corpo più grosso del topo domestico; mantello superiormente grigio-bruno con sfumature rossastre, inferiormente grigio-biancastro con possibile collare rosso-giallastro stretto e allungato.

Muso appuntito, occhi scuri, grandi e sporgenti, orecchi grandi e tondeggianti.
Zampe posteriori lunghe; oda molto lunga con peli corti, inferiormente biancastri.
Maschio più grande della femmina.

Biologia
Attitudini crepuscolari-notturne. Attività molto rallentata in inverno.
Alimentazione: parti vegetali, funghi, insetti, molluschi, uova e nidiacei di uccelli.
Raggiunge la maturità sessuale a circa 3 mesi. La gestazione dura 26-27 giorni. 3-4 (5) parti all’anno, ciascuno con 3-9 piccoli inetti.

Versi: squittii, stridii.

Topo selvatico alpino – Apodemus alpicola
Lunghezza testa-corpo: 8,5-11,5 cm
Lunghezza coda: 10-13,5 cm
Peso: 25-35 grammi

Più grosso del topo domestico e selvatico.
È difficile stabilire con esattezza l’origine delle popolazioni italiane del Topo selvatico alpino poiché, essendo questa specie affine ad Apodemus flavicollis, risulta problematica la distinzione tra le due specie in base a reperti ossei.
Preferisce aree umide, erbose e con roccia all’interno di boschi montani, situati a quote comprese tra 550 e 2000 m s.l.m. In Italia si trova sicuramente in Valle d’aosta, Piemonte e Trentino-Alto Adige.

Orme:

Topo selvatico

 

 

Volpe – Vulpes vulpes

volpe

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Mammiferi
Ordine: Carnivori
Famiglia: Canidi
Genere: Vulpes
Specie: vulpes

La specie è diffusa in tutta Europa e Asia paleartica, Asia sud-orientale e il nord-America. In Italia è presente un po’ ovunque.

Caratteri distintivi
Lunghezza testa-corpo 58-70 cm, coda 32-48cm, altezza 35-45 cm, peso 6-10kg. La volpe è un canide di medie dimensioni con forme slanciate e snelle. Il colore predominante è il fulvo tendente al rosso che copre quasi interamente il corpo dell’animale, il carattere distintivo per eccellenza invece è la coda, lunga e con pelame folto.

Biologia
L’habitat naturale della Volpe è rappresentato da superfici boscose dove può trovare rifugio, ma non disdegna zone vicino ai coltivi o alle abitazioni. Di abitudini notturne dove c’è insediamento umano può essere avvistata anche di giorno dove non ci sia forte disturbo. Buona nuotatrice. Nelle ore diurne riposa nei fitti cespugli, tronchi ecc. è un animale che costruisce la sua tana o all’interno di vecchie tane di Coniglio selvatico e Tasso, oppure la scava lei stessa. Il periodo degli accoppiamenti va da gennaio a marzo e la gestazione dura circa 60 gg. I piccoli vengono alla luce in aprile-maggio in numero di 3-9 e l’emancipazione si ha intorno a 3-4 mesi di vita. La durata della vita non supera in media i 10-12 anni. La Volpe caccia solitaria e il suo territorio di caccia varia tra i 300 e i 500 ha, a seconda della densità delle prede. Durante il suddetto periodo degli amori, maschio e femmina si ricercano attraverso segnali olfattivi e sonori (abbaio). Lo specchio trofico comprende: Uova, frutta selvatica, piccoli vertebrati, invertebrati,selvaggina,roditori e rifiuti urbani.

Orme:

volpe

 

Stambecco – Capra ibex

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Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Mammiferi
Ordine: Artiodattili
Famiglia: Bovidi
Genere: Capra
Specie: ibex

Diffuso sulle Alpi, Caucaso, Siberia centrale, Mongolia, Afganistan, Palestina, Arabia, Egitto e Sudan.

Caratteri distintivi
Morfologicamente simile ad una capra domestica. Lunghezza testa-corpo 105-150 cm, altezza al garrese 65-90 cm, coda 12-15 cm, peso dei maschi 75-120 kg, peso delle femmine 40-55kg. Corna ben sviluppate nei maschi, meno nelle femmine. Il sesso è distinguibile solamente dai rilievi presenti sulla faccia anteriore delle corna. Il mantello in estate appare grigio-rossastro con zone più scure sparse sul corpo: Guance, petto, spalle, dorso, gola e apice della coda. In inverno la colorazione generale tende più al bruno-marrone.

Biologia
Specie che vive oltre il limite della vegetazione arborea,fra pareti rocciose scoscese e nelle praterie alpine. Per affrontare l’inverno, dato che lo Stambecco non scende mai in foresta, ha bisogno di esposizioni a sud in quota. Specie gregaria che vive in branchi formati da femmine, cuccioli e sub-adulti di ambo i sessi. I maschi adulti vivono separati. Il periodo degli amori cade in gennaio ed è preceduto da lotte fra i maschi che si sono imbrancati con le femmine. La gravidanza dura 5mesi e mezzo dopo di che vengono partoriti 1-2 piccoli che vengono allattati per 6 mesi, dopo tale periodo essi risultano autosufficienti. L’alimentazione è costituita essenzialmente da erbe dei pascoli, germogli di arbusti ed in inverno anche di Muschi e Licheni.

Orme:

stambecco

 

 

Rana Temporaria – Rana temporaria L.

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Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Anfibi
Ordine:  Anuri
Famiglia:  Ranidi
Genere: Rana
Specie: R. temporaria

La Rana Temporaria (o Rana alpina o montana) è comunemente chiamata anche rana rossa, termine che spesso comprende anche specie di minore diffusione. Molto comune in Europa e nell’arco alpino. Frequenta ambienti forestali, torbiere di quota ed alpeggi fino ai 2.000 metri.

Caratteri distintivi
Taglia grande, con i maschi che raggiungono i 7-8 cm e le femmine i 12 cm. Il colore è marrone, con tonalità variabili dal verde oliva al rossiccio; presenta spesso una V rovesciata di colore scuro tra le spalle; dietro l’occhio è presente una banda più scura che comprende anche il timpano. I fianchi sono spesso macchiettati. Le parti inferiori sono chiare, con aspetto marmorizzato e picchiettato. Sotto la gola può essere presente una striscia centrale più chiara. La pupilla è orizzontale. Rispetto alle altre rane rosse presenta le bande dorso laterali più ravvicinate e le zampe più corte. Rispetto alla Rana arvalis presenta il tubercolo metatarsale più piccolo.

Biologia
Si produce una volta all’anno tra febbraio e giugno a seconda della quota. I maschi si spostano nei siti riproduttivi (percorrendo anche grandi distanze) e richiamano le femmine con un cupo brontolio. L’amplesso è di tipo ascellare e le femmine depongono fino a 4.500 uova. I girini completano la metamorfosi in 2-3 mesi. Si nutre prevalentemente di insetti.

Orme:

rana

 

Rospo Comune – Bufo bufo Boulenger

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Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Anfibi
Ordine:  Anuri
Famiglia:  Bufonidi
Genere: Bufo
Specie: B. bufo

Il Rospo comune è diffuso nella maggior parte dell’Europa, Africa nord-occidentale, Asia paleartica; è sicuramente l’anuro più grande d’Europa (alcune femmine della sottospecie spinosus raggiungono eccezionalmente i 20 cm).

Caratteri distintivi
Dall’aspetto robusto, è ricoperto da una pela spessa e rugosa. La colorazione del dorso è castano-bruna, mentre il ventre la pelle è di colore più chiaro. Si differenzia dagli altri rospi per la presenza di due grosse ghiandole a semiluna sul cranio. Gli occhi sono laterali con la pupilla orizzontale e l’iride di color rame. La bocca è priva di denti, utilizza la lingua per procurarsi il cibo.

Biologia
E’ un anfibio molto utile, che si nutre soprattutto di lumache, insetti, vermi, piccoli invertebrati e larve che sono particolarmente dannosi all’agricoltura. Il ciclo di vita annuale del rospo si divide in tre periodi, legati al cambio di stagione. In estate il rospo vaga tra boschi e prati in cerca di cibo; all’arrivo del primo freddo il rospo cerca rifugio nel suolo e cade in letargo. In primavera, il rospo si risveglia e cerca l’acqua per la riproduzione. Nella fase riproduttiva gli spostamenti assumono caratteristiche di una vera e propria migrazione di massa.

Orme:

rospo

 

Lucertola Muraiola – Podarcis muralis Laurenti 1768

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Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Rettili
Ordine:  Squamati
Sottordini: Sauri
Famiglia:  Lacertidi
Genere: Podarcis
Specie: P. muralis

La lucertola muraiola (Podarcis muralis) è diffusa in tutta Italia. Predilige i muretti a secco esposti al sole. Vive anche in zone molto abitate dall’uomo e non ne ha paura. Viene predata da mammiferi (anche domestici, come i gatti), rapaci, serpenti. Quando viene catturata, mette in atto la strategia dell’autotomia: contrae i muscoli fino a provocare il distacco della coda per sfuggire al predatore, col tempo la coda ricrescerà.

Caratteri distintivi
E’ lunga da 15 a 25 cm compresa la coda. Il dorso è grigio scuro o bruno, a volte presenta striature verde scuro. Il ventre è più chiaro, fino ad apparire biancastro. Le femmine ed i giovani esemplari possono avere una linea scura che delimita la regione laterale.

Biologia
Si nutre di insetti, larve, bruchi. Nel periodo degli amori, i maschi entrano in competizione per la femmina. Durante l’accoppiamento il maschio afferra la femmina con la bocca, sul dorso o sul fianco, talvolta lasciando il segno del morso. La femmina depone una decina di uova in un anfratto o in un buco scavato nel terreno e non presta cure parentali ai neonati, che sono già autonomi.

 

Vipera comune – Vipera aspis Linnaeus 1758

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Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Rettili
Ordine:  Squamati
Sottordini: Serpenti
Famiglia:  Viperidi
Genere: Vipera
Specie: V. aspis

La Vipera comune (Vipera aspis) vive in tutta l’Europa. È la specie di viperidi che si può incontrare più frequentemente in Italia; non è presente in Sardegna.
Predilige gli ambienti aridi e sassosi e le pietraie.
È un serpente velenoso: il suo morso può essere pericoloso per l’uomo, se non vengono prestate molto velocemente le cure necessarie. In realtà è un animale schivo e quando si sente in pericolo cerca una via di fuga. Raramente si trova nella condizione di mordere per doversi difendere.

Caratteri distintivi
È lunga dai 60 agli 80 cm, il corpo è tozzo e la coda corta (caratteristica che la distingue dai colubridi). La testa ha forma triangolare col muso appuntito. La pupilla è verticale.
Il colore di questo rettile è variabile dal grigio al marrone-rossiccio, con disegni a zig-zag o a macchie lungo tutto il dorso. Mentre il ventre è più chiaro e più uniforme.

Biologia
Si nutre di piccoli rettili, roditori, nidiacei e piccoli mammiferi.

È una specie ovovivipara: la femmina tiene le uova nel ventre finché si schiudono. I piccoli nascono già formati.

 

 

 

UCCELLI

 Riguardo agli uccelli di montagna, osserviamo che molte di queste specie si riscontrano anche nelle zone di pianura, sia nel periodo di cova, sia come migratrici o come ospiti invernali.

 

Allocco – Strix aluco

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Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine:  Strigiformi
Famiglia:  Titonidi
Genere: Strix
Specie: aluco

L’allocco è una specie diffusa in Eurasia e Africa nord-occidentale. In Italia è presente in tutte le regioni, tranne la Sardegna. E’ presente in tutta la catena alpina fino a circa 1500 metri di quota.

Caratteri distintivi
Lunghezza totale: 38-45 cm
Apertura alare: 88-100 cm
Peso:
– Maschio: 300-550 grammi
– Femmina: 350-700 grammi

Presenta corpo massiccio, grande come quello di una cornacchia ma più obusto. Il piumaggio è bruno-grigio o marrone-rossiccio, in entrambe i sessi, con striature longitudinali scure; nei giovani è simil a quello degli adulti.
Il becco è breve, adunco, giallastro.La testa è grande, tondeggiante, con dischi facciali, priva di ciuffi, con occhi scuri posti anteriormente.
Le ali sono lunghe e larghe. La coda è breve, barrata e squadrata.
Le zampe sono di media lunghezza, con tarsi e dita piumate, chiare, con unghie uncinate.
La femmina è più grossa del maschio.

Biologia
Il periodo d riproduzione va da circa marzo a giugno. Depone da 2 a 9 uova bianche e rotonde in cavità di grossi alberi, nicchie di muri, vecchi nidi di corvidi. Il periodo di incubazione dura 28-29 giorni (normalmente una covata all’anno). La prole è nidicola e abbandona il nido a 4-5 settimane, quando non è ancora in grado di volare e si intrattiene nelle immediate vicinanze per alcuni giorni.
Ha abitudini prevalentemente notturne e crepuscolari. Vive solitario in zone boscose, alberate, rocciose e anche urbane. Fenologia: sedentario, nidificante, migratore parziale.

Alimentazione: carnivora-insettivora (micromammiferi, uccelli, anfibi, grossi insetti).

Il canto principale è costituito da una serie di cupi “huùu…u – huùu…uuuuu” (maschio), tremolanti nella seconda parte.

Il volo è silenzioso e leggermente ondeggiante, battuto, intervallato da planate.

In libertà vive oltre 19 anni, in cattività oltre 27.

 

 

Allodola – Alauda arvensis

Allodola

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Passeriformi
Famiglia: Alaudidi
Genere: Alauda
Specie: arvensis

La specie è presente come nidificante in tutta Europa, Africa nord-occidentale e Asia. In Italia è stazionaria, svernante al sud e di doppio passo (ottobre-novembre e marzo-aprile). Le zone tipiche dello svernamento sono il bacino del mediterraneo e l’Africa settentrionale. Predilige gli spazi aperti sia in pianura che in alta quota.

Caratteri distintivi
Dimensioni piccole (35-44 gr.). Il piumaggio in entrambi i sessi è bruno scuro con striature nere nella parte superiore, ventre e sottocoda bianchi con sfumature gialle, timoniere esterne bianche e inoltre presenta il caratteristico ciuffo nucale che spesso è sollevato. Altra caratteristica tipica di uccelli terragnoli è l’unghia dell’alluce molto allungata che viene usata anche nei combattimenti per la difesa del territorio di nidificazione.

Biologia
E’ una specie molto gregaria, tranne nel periodo riproduttivo che inizia in aprile; Predilige le grandi estensioni cerealicole alternate a prati falciabili e a pascoli.. Il maschio compone una vera e propria parata nuziale volando sopra il territorio della cova dove è già pervenuta la femmina; Questo vola fino ai 150 m di altitudine con voli a spirale per poi discendere in ampi cerchi. Il nido è costruito a terra e vi vengono deposte 5-6 uova, bianco grigiastre che vengono covate per 15-16 giorni dalla femmina. I piccoli abbandonano il nido già dopo 10 giorni dalla schiusa. Annualmente avvengono 2-3 covate. L’alimentazione è granivora e insettivora.

Orme:

allodola

 

Aquila reale

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Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine:  Falcoformi
Famiglia:  Accipitridi
Genere: Aquila
Specie: A. chrysaetos L., 1758

Un tempo l’aquila reale viveva nelle zone temperate dell’Europa, nella parte nord dell’Asia, nel nord America, Nordafrica e Giappone. In molte di queste regioni l’aquila è oggi presente solamente sui rilievi montuosi, ma nei secoli precedenti nidificava anche nelle pianure e nelle foreste. È assente in Islanda e Irlanda dove è in corso un tentativo di ripopolamento con 35 uccelli rilasciati dal 2001. In Italia è presente sulla dorsale appenninica e sull’arco alpino, in rilievi della Sardegna e della Sicilia. Il limite nord dell’areale dell’aquila sono le Isole Svalbard.

Frequenta una vasta gamma di ambienti aperti o semi-alberati e la sua plasticità dal punto di vista delle esigenze ecologiche le ha consentito di colonizzare un ampio areale sia in Eurasia, sia in Nordamerica; in Italia è presente su tutte le più importanti catene montuose (Alpi, Appennino, monti sardi e siciliani). La Valle d’Aosta nello specifico offre all’Aquila reale vastissimi territori idonei; soltanto le aree più antropizzate ed i deserti nivali possono essere considerati inutilizzabili dalla specie, mentre le foreste, anche se troppo fitte per consentirle azioni di caccia, rappresentano fondamentali serbatoi di specie preda. Ogni vallata della regione ospita almeno una coppia nidificante ed in totale i territori stabilmente occupati sono almeno 35, con un massimo ipotizzabile di 40. La densità delle coppie (territori ampi in media meno di 80 km²) e la distanza media che separa i settori di nidificazione (inferiore a 7 km) sono definibili come ottimali a livello alpino ed attualmente non è ipotizzabile un ulteriore significativo incremento della specie.

Caratteri distintivi
Lunghezza: 74-87 cm
Apertura alare: 200-230 cm
Peso: 6-7 kg (la femmina è più grande)

Ha ali lunghe, relativamente strette, con silhouette lineare e vistoso restringimento all’attaccatura. Coda di media lunghezza, testa sporgente. Colorazione bruno scuro con nuca e parte superiore della testa più o meno giallo-oro. I giovani con numerose macchie bianche sulle penne. Remiganti primarie durante la planata molto allargate.

L’aquila presenta una coda a ventaglio caratteristica che favorisce il riconoscimento rispetto al gipeto che ha invece una coda cuneiforme.
Utile per distinguerli è anche la colorazione del piumaggio: il gipeto adulto presenta parti ventrali color ocra in contrasto con la superficie alare inferiore scura, mentre l’aquila appare uniformemente scura (tranne i giovani che sulle ali e sulla coda hanno chiazze bianche)

Biologia
L’aquila reale si nutre, a seconda del territorio nel quale stanzia, di mammiferi di taglia piccola e media (conigli, piccoli daini, scoiattoli, marmotte) oppure di uccelli (galli cedroni, pernici, fagiani) o rettili.

L’accoppiamento avviene in marzo e viene preceduto da uno spettacolare rituale noto come danza del cielo, che per vari giorni vede impegnati entrambi gli individui in spettacolari evoluzioni aeree che spesso la femmina compie in volo rovesciato mentre il maschio sembra piombarle sopra, con scambi di preda in volo o giri della morte. Fedeli per tutta la vita, l’accoppiamento avviene sempre a terra.

La deposizione delle uova (solitamente due) avviene a distanza di 2 – 5 giorni l’una dall’altra. Le uova si schiudono dopo circa 45 giorni di cova.
Dopo due mesi i pulcini diventano aquilotti ed iniziano ad esercitarsi nel volo sul bordo del nido. Spiccano il primo volo dopo 2 mesi circa e a 6 mesi diventano indipendenti.
In questo periodo vengono portati dai genitori fuori dai confini del territorio natale e verso i 3 – 6 anni costituiranno un nuovo nucleo familiare.

Orme:

aquila

 

Astore Accipiter gentilis

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Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine:  Falcoformi
Famiglia:  Accipitridi

L’Astore è un rapace di medie dimensioni, il cui corpo può raggiungere i 46-53 cm, con un’apertura alare ampia (fino a 122 cm) che consente un potente battito durante il volo. La lunga coda lo agevola nel volo all’interno di intricate foreste. Si muove infatti agilmente tra gli alberi e sui campi, ed è dotato di una buona mobilità negli spazi ristretti.
L’Astore è distribuito su Alpi e Prealpi ed Appennino: in Valsusa ogni coppia sembra occupare circa 30 Kmq.
Nel nostro Paese l’Astore è prevalentemente sedentario e nidificante, migratore regolare e svernante.

Abbastanza evidenti risultano le differenze di dimensione tra i due sessi. La femmina è di solito più grande, e può raggiungere, e superare, i 2 kg di peso. Il colore del piumaggio varia in base all’età. Gli esemplari adulti hanno parti superiori color marrone-grigiastro (o bruno-lavagna), si distinguono inoltre per le guance scure e il sopracciglio bianco, mentre le parti inferiori sono bianche con una bordatura laterale di colore marrone scuro.
I due sessi hanno un piumaggio abbastanza simile, anche se i maschi adulti sono leggermente bluastri nella parte superiore e mostrano una coloritura del capo più ricca. I giovani della specie sono invece marroncini fino alla muta, e giallo chiaro, beige, arancio o salmone nella parte inferiore e caratterizzati da un piumaggio a righe o a gocce.

La distribuzione delle coppie territoriali è legata alla presenza di aree idonee alla nidificazione poco soggette al disturbo antropico, alla ricchezza di boschi maturi e all’abbondanza di prede come Corvidi forestali (Ghiandaia e Nocciolaia), Columbidi, Picidi e Mammiferi (Lepri, Scoiattolo e Ghiro). Per collocare i nidi, gli astori preferiscono chiari e radure

 

Averla piccola – Lanius collurio L.

Averla

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Passeriformi
Famiglia: Laniidi
Genere: Lanius
Specie: L. collurio

L’averla piccola nidifica in tutta Europa tranne che nelle aree più settentrionali, nella Spagna meridionale e in molte isole del Mediterraneo. Europa, Asia, Africa, Medio Oriente. Migra verso l’Africa tropicale e meridionale e l’India nord – occidentale durante l’inverno.

Caratteri distintivi
Lunghezza: 17-18 cm
Apertura alare: 24-27 cm
Peso medio: 22-45 grammi

Il maschio ha il capo di colore grigio-azzurro, la maschera nera, il dorso di colore nocciola, la coda nera incorniciata da delle bande chiare. La parte inferiore del corpo è di colore rosa-salmone e il becco è scuro. La femmina e gli individui che non hanno ancora raggiunto la maturità non possiedono la maschera e sono di colore marrone; gli individui più giovani hanno delle striscie sul dorso.

Biologia
L’averla piccola è il “falchetto” degli ambienti coltivati e dei prati: questa fama gli deriva oltre che dall’aspetto banditesco conferitole dalla mascherina nera presente sul capo, anche dalle abitudini schiettamente predatorie. Dai grossi insetti fino ai giovani uccellini da poco usciti dal nido, poche prede sfuggono alle attenzioni dell’averla piccola che, appollaiata su di un rbasso ramo, un paletto o i fili del telefono, scruta con interessata attenzione il terreno tutt’intorno. Curiosamente le prede più grosse e che non possono essere divorate rapidamente, vengono letteralmente infilzate su spine o rami acuminati allo scopo di rendere più agevole il pasto oppure, se non vengono consumate subito, di accumulare riserve di cibo da utilizzare in futuro, durante giornate di brutto tempo poco adatte alla caccia. I fitti cespugli spinosi sono utilizzati anche per localizzarvi il nido, una coppa di steli ed erbe nella quale vengono deposte 5 o 6 uova. La voce di questa specie è rappresentata da un richiamo aspro che pare attagliarsi particolarmente alle sue abitudini predatorie.

 

 

Ballerina bianca – Motacilla alba L.

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Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Passeriformi
Famiglia: Motacillidi
Genere: Motacilla
Specie: M. alba

La Ballerina bianca è presente praticamente dovunque in Europa e anche in Italia la sua diffusione è ampia. Dal punto di vista delle preferenze ambientali essa mostra un certo legame con le zone umide come fiumi, torrenti e rivi ma frequenta anche prati, arativi, campivoli di malghe e campagne in generale, talvolta anche nei pressi di insediamenti umani.

Caratteri distintivi
Peso: 18-27 grammi
Lunghezza: 20 cm
Apertura alare: 30-32 cm

Ha una forma slanciata ed elegante; il dorso ed il groppone sono di colore grigio chiaro, la nuca ed il petto neri, le ali nerastre con una doppia barra chiara, il ventre bianco come la fronte ed i lati del capo. La coda è lunga con penne bianche e nere.

Biologia
Il nido, una voluminosa coppa di erbe, viene costruito di regola in cavità quali fori dei muri, di costruzioni o di manufatti, come ponti o argini artificiali, ma anche anfratti rocciosi o fori negli alberi; le uova, da 5 a 6, sono covate per 12-14 giorni dalla sola femmina. I piccoli vengono poi accuditi nel nido da entrambi i genitori per circa due settimane.

Il cibo della ballerina bianca è rappresentato esclusivamente da insetti che vengono catturati, con notevole abilità, in volo oppure raccolti sulle erbe e sul terreno.

 

Beccaccia – Scolopax rusticola

beccaccia

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Caradriformi
Famiglia: Scolopacidi
Genere: Scolopax
Specie: rusticola

E’ presente come nidificante in tutta Europa, Asia e isole dell’Atlantico; Le popolazioni più settentrionali migrano a sud in autunno fino al nord Africa. La specie si riscontra in Italia durante il passo in Ottobre-Novembre e durante il ripasso in Febbraio-Aprile; sporadicamente nidificante e frequente come svernante nelle regioni centro meridionali e nelle isole.

Caratteri distintivi
Il piumaggio appare altamente mimetico e simile per colore alla lettiera di foglie morte nei boschi di latifoglie; Sia nel maschio che nella femmina il piumaggio è bruno rossastro con barre trasversali nere sul vertice e sul collo. Caratteristico è il becco lungo, carnicino con apice bruno scuro e zampe grigie. Forme pesanti (320-450 grammi), ali relativamente grandi e falcate; coda e tarsi brevi e tarsi brevi e occhi laterali molto grandi.

Biologia
Specie che vive in boschi umidi con alberi di alto fusto provvisti di sottobosco e di radure. Solitaria, terragnola con volo vario veloce o lento, di abitudine crepuscolare ricerca il cibo di norma nelle ore notturne; nel corso della giornata preferisce riposare all’interno del bosco. La stagione degli amori inizia a febbraio-marzo durante il volo prenuziale con parate nuziali tenute dal maschio. Dopo l’accoppiamento la femmina allestisce il nido nel fitto sottobosco e qui depone in media 4 uova che vengono covate per 20-22 giorni. La specie è poligama, i pulcini sono accuditi dalla sola femmina per circa 1 mese, in caso che la covata fallisca ne avviene una seconda. Il regime alimentare è basato di anellidi,larve,insetti,molluschi,crostacei,germogli e invertebrati propri della lettiera dei boschi frequentati. Indice della sua presenza sono le fatte e i fori caratteristici fatti dal becco per terra.

Orme:

beccaccia

 

Biancone – Circaetus gallicus

biancone

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine:  Falconiformi o Accipitriformi
Famiglia:  Accipitridi
Genere:  Circaetus
Specie:  gallicus

Alcuni autori riconoscono due sottospecie.

Il Biancone (o aquila dei serpenti) è un grande rapace con apertura alare di quasi due metri. L’areale di distribuzione del biancone va dalla Spagna all’Europa Centrale e si estende fino all’Iran, all’India, alla Mongolia settentrionale e all’Africa. in europa è stimata la presenza di 8.400 – 13.000 coppie, mentre in Italia dono presenti circa 700 coppie. In Trentino e nel Parco Naturale Adamello-Brenta le coppie presenti sono una decina. La vita di questo rapace è legata alla presenza di ambienti parzialmente o totalmente aperti come praterie, pascoli, prati, coltivi e radure di vario genere. Fenologia in Italia: estiva nidificante, migratrice regolare, svernante rara e localizzata.

Caratteri distintivi
– Lunghezza totale: 59 – 72 cm
– Apertura alare: 160 – 195 cm
– Peso: 1.380 – 2.500 grammi

Il mantello è chiaro chiaro nelle parti inferiori, con barre brune. In volo le ali appaiono quasi completamente bianche, con alcune barre scure. Le parti superiori sono bruno-grige. Guance, gola e petto sono bruni. Generalmente i maschi sono più chiari delle femmine. La testa è grande e spesso molto sporgente. Gli occhi sono di colore giallo-arancio ambrato. Le zampe, con i tarsi parzialmente nudi, sono grigie e munite di spesse placche cornee.

Biologia
Caccia planando lentamente a quote anche piuttosto alte, esplorando attentamente il terreno con la testa rivolta verso il basso e con frequenti soste in “spirito santo” (volo battuto senza spostamenti), come il Gheppio. La base della dieta è costituita da serpenti (anche vipere). In minor misura vengono cacciati anche uccelletti, lucertole, piccoli mammiferi, anfibi ed insetti. Una volta ucciso, il serpente viene divorato subito al suolo o in volo. Durante il periodo riproduttivo, invece, molte prede vengono riportate al nido per sfamare il vorace piccolo. La preda viene trasportata nel becco o parzialmente ingoiata. In tal caso, una volta giunto al nido, il giovane estrae il serpente dallo stomaco del genitore tirandolo per la coda prima di poterlo mangiare. Nel corso di una stagione riproduttiva, una coppia di bianconi cattura dai 700 agli 800 esemplari.

Depone una volta all’anno un unico uovo (bianco e lungo circa 7 cm); la durata della cova è di 45 giorni; i piccoli rimangono nel nido circa 75 giorni. La vita massima è di 18 anni circa. Generalmente silenzioso, può emettere un fischio modulato e musical

 

Cardellino – Carduelis carduelis L.

cardellino

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Passeriformi
Famiglia: Fringillidi
Genere: CarduelisSpecie: C. carduelis

Il cardellinonidifica nell’Europa occidentale, nell’Asia centrale e nel Nordafrica; in Italia una parte della popolazione è migratrice. In Italia e in Europa esistono diverse sottospecie: Carduelis carduelis tschusii; Carduelis carduelis balcanica; Carduelis carduelis brevirostris; Carduelis carduelis britannina; Carduelis carduelis loudoni; Carduelis carduelis major; Carduelis carduelis niediecki; Carduelis carduelis parva; mentre in cattività, nel corso degli anni, sono state selezionate dagli allevatori diverse mutazioni come la Lutino, l’Agata, l’Isabella e la Satinè.

Caratteri distintivi
Vi sono numerose varietà del Cardellino (Carduelis carduelis), che si differenziano tra loro per una leggera variazione di lunghezza e per lievissime sfumature di colore. Nella varietà più comune il maschio è lungo circa 13-14 cm; la femmina, che si distingue per le tinte di poco più pallide e per il nero dell’inizio della spalla velato di grigio, è un po’ più piccola. Ha maschera facciale rosso cremisi orlata di nero intorno al becco come pure nere sono le parti mediana e posteriore del capo; tempie e guance bianche; bianco-grigio il ventre ed il centro del petto, sfumato ai lati di nocciola; bruno nocciola il dorso, leggermente più chiaro il groppone; ali nere barrate di giallo, coda nera con macchie bianche. Il becco è biancastro rosato con l’apice nerastro od azzurrognolo e diviene completamente chiaro all’epoca degli amori. Le zampe sono brune.

Biologia
Si tratta di una specie tipica dei territori di bassa quota, di regola sotto i 1000 metri, fortemente legata agli ambienti aperti o semi-aperti. Nidifica infatti lungo i margini dei boschi di latifoglie, nelle siepi e nei filari delle campagne, nei frutteti, non di rado anche nei parchi cittadini e nei giardini. Fuori dal periodo riproduttivo i cardellini si riuniscono in gruppetti che vagano per tutto l’autunno e l’inverno alla ricerca di cibo nelle campagne. L’alimentazione, che durante l’allevamento dei piccoli è integrata con insetti e ragni, è costituita in massima parte da semi di piante erbacee. Il cardellino è infatti particolarmente abile nel cibarsi rimanendo in equilibrio aggrappato agli steli delle alte erbe, spesso a testa in giù. Molto ricercate sono le infiorescenze ormai mature. Il cardellino porta a termine 2 o anche 3 covate all’anno. Il nido, posto all’estremità del ramo di un albero, è una coppa molto elaborata, composta da muschio, sottili radici, fili d’erba, crini e lana. Vi vengono deposte 4-6 uova, covate solo dalla femmina per due settimane

Orme:

cardellino 

 

Cesena – Turdus pilaris

cesena

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Passeriformi
Famiglia: Turdidi
Genere: Turdus
Specie: pilaris

La specie è presente come nidificante in tutta l’Europa nord-orientale, dalla tundra artica fino agli Urali. E’ una specie migratrice che sverna in Europa meridionale, Italia e Africa mediterranea. In Italia è presente sia come nidificante in zona Alpi sia di doppio passo come il Tordo Sassello.

Caratteri distintivi
Dimensioni medio piccole ma più grandi rispetto al Tordo e al Merlo, peso che si aggira intorno ai 80-105 gr. Testa e groppone grigio ardesia, dorso e ali marroni; gola, collo e petto fulvi macchiati di nero; ventre e sottocoda bianchi, coda nera. I due sessi sono simili e presenta due mute annue.

Biologia
I luoghi frequentati sono gli stessi di tutti i Turdidi. Specie gregaria anche nel periodo riproduttivo e monogama. La stagione degli amori che inizia ad aprile vede il realizzarsi in genere di due covate ciascuna composta da 5-6 uova deposte e covate essenzialmente dalla femmina in un nido realizzato intrecciando i rametti degli alberi e ricoperti di fango. Il nido talvolta può essere realizzato anche per terra (tundra artica), la cova dura 13-14 giorni e i pulcini lasciano il nido a 14-15 giorni di età. L’alimentazione della Cesena è frugivora e insettivora come quella degli altri Turdidi e principalmente appetiti sono i frutti del sorbo, del pero e del melo.

 

Cincia dal ciuffo (Lophophanes cristatus)

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Passeriformi
Famiglia: Paridi
Genere: Parus

 cincia dal ciuffo

 Descrizione
È lunga circa 12 centimetri, ha un’apertura alare di 17-20 cm e pesa 10-13 gr.
Il piumaggio è castano sul dorso, sulle ali e la coda mentre si presenta bianco-grigio sull’addome. Il becco è sottile, corto e appuntito; la gola è contornata da un collarino bianco, delimitato da una linea nera (molto più marcata sotto il becco), che attraversa anche gli occhi, quasi a formare un’ellisse.
Il capo è grigio con piccoli puntini bianchi; il caratteristico ciuffo (o cresta) di piume, dal quale deriva appunto il nome, è grigio scuro e ben sollevato.
Maschi e femmine sono di colorazione simile, ma i giovani sono molto più castani e la cresta è meno alzata.

Biologia
Come le altre cince è piuttosto confidente e si lascia osservare a breve distanza. In inverno può formare gruppi misti con altri piccoli uccelli insettivori delle coniferete (regoli, cince e rampichini).

Voce
Il canto consiste in un leggero trillo, ripetuto e uno squillante tee, tee, tee.

Alimentazione
Si nutre prevalentemente di insetti e ragni che scova nei licheni degli alberi completando la dieta con pinoli che vengono estratti dalle pigne, larve e lombrichi a seconda delle stagioni; in autunno e in inverno la dieta è integrata da semi e piccoli frutti.
Come tutte le cince si dimostra un’ottima acrobata tra i rami per la ricerca del cibo.

La Cincia dal ciuffo conserva il cibo per l’inverno, nascondendolo nei buchi degli alberi o tra i licheni.

Riproduzione
La stagione degli amori inizia a marzo inoltrato. Il nido viene costruito nelle cavità degli alberi secchi utilizzando muschio, licheni, peli e ragnatele.
A fine aprile / inizi di maggio, la femmina depone 4-8 piccole uova bianche con piccoli puntini rosso-marroni, che coverà poi per circa 15 giorni. I pulcini sono allevati da entrambi i genitori per 17-22 giorni e lasciano il nido dopo altri 23.

La cincia dal ciuffo può vivere fino a 7 anni, anche se a causa di alcuni fattori, quali per esempio la predazione o la fame, raggiunge una media di appena due anni.

La cincia dal ciuffo è una specie stanziale, diffusa nei boschi di conifere su quasi tutto il continente europeo e sugli Urali.

Specie simili
La cincia bigia alpestre (Poecile montanus) frequenta anch’essa esclusivamente i boschi di conifere, preferendo le laricete.

È riconoscibile per avere un’ampia zona bianca sui lati del capo, contornata da una calotta e da una macchia golare nero opache; il richiamo è un inconfondibile nasale “ssi-gnee- gnee“.

La cincia mora (Periparus ater) predilige le foreste di abete rosso e di altre conifere sempreverdi, ma può essere regolarmente osservata anche in boschi misti con latifoglie e nei parchi cittadini; inconfondibile il colorito del capo, nero lucido con guance e nuca bianche.

Orme:

cincia

 

Cinciarella – Parus caeruleus L.

cinciarella1

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Passeriformi
Famiglia: Paridi
Genere: Parus
Specie: P. caeruleus
Sinonimo:
Cyanistes caeruleus L.

La cinciarella è presente in Europa, in Africa settentrionale e nell’Asia sud occidentale; in Italia è nidificante e sedentaria, piuttosto comune.

Caratteri distintivi
Lunghezza: 11-12 cm
Peso: 12 grammi circa
Apertura alare: 18-20 cm

Presenta un piumaggio molto vivace, blu cobalto sulla nuca, sulle ali e sulla coda, verdastra sul dorso, una mascherina bianca, attraversata da una linea nera all’altezza degli occhi, e petto giallo zolfo (in entrambe i sessi). Il becco è nero a punta e le zampe sono corte e robuste, di colore grigio-blu. I giovani sono molto più gialli degli esemplari adulti.

Biologia
L’ambiente prediletto dalla cinciarella è rappresentato dai boschi di latifoglie a quote inferiori a 1500 m s.l.m., mentre si trova raramente in quelli di conifere. Questa specie frequenta con una certa regolarità anche le coltivazioni arboree. Il cibio della cinciarella è rappresentato da insetti e altri piccoli invertebrati come i ragni; talvolta questa specie può cibarsi anche di semi.

Il nido viene costruito sempre in cavità di alberi, comprese quelle scavate dai picchi, o anche di muraglie, spesso caratterizzate da fori d’ingresso di pochi centimetri di diametro. Le covate sono sempre numerose, il numero di uova deposte varia infatti tra 7 a 11. La cova viene portata avanti dlla sola femmina per circa due settimane. Altri 15-20 giorni servono ai piccoli per potersi sviluppare fino al punto da poter abbandonare il nido.

 

 

Civetta – Athene noctua

civetta1

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine:  Strigiformi
Famiglia:  Strigidi
Genere: Athene
Specie: noctua

Specie presente in Eurasia e Africa settentrionale. Molto diffusa in Italia, è presente lungo tutta la catena alpina, nelle aree con clima mite (fino a 600-700 metri di quota).

Altre specie sono: Civetta nana Glaucidium passerinum e Civetta capogrosso Aegolius funereus che frequentano altezze superiori.

Caratteri distintivi
Lunghezza totale: 22-23 cm
Apertura alare: 50-58 cm
Peso: 120-265 grammi

Ha corpo massiccio, più piccola del merlo ma più pesante; il piumaggio è marrone-grigio con macchie bianche nella parte superiore, inferiormente è più chiaro, macchiato e striato di scuro; nei giovani è più grigiastro e sbiadito, macchiettao di biancastro-giallastro.

Il becco è corto e uncinato, giallastro con base grigiastra.
La testa è piatta, priva di ciuffi, con sopraccigli bianchi; gli occhi sono posti anteriormente e hanno iride gialla.
Le ali sono relativamente lunghe e larghe, macchiate di bianco.
La coda è breve, barrata e squadrata.
Le zampe sono di media lunghezza, con tarsi e dita piumate e con unghie uncinate.
La femmina è più grossa del maschio.

Biologia
Ha abitudini notturne-crepuscolari, talvolta anche diurne, solitaria, notturna in migrazione.
Vive in zone ruderali, urbane e alberate.
E’ sedentaria, nidificante, migratrice regolare (sverna in Europa meridionale).
Alimentazione carnivora-insettivora (micromammiferi, uccelli, grossi insetti, lombrichi, rettili, anfibi).

Il periodo di riproduzione va da aprile a luglio. Depone le uova (3-8 bianche) in cavità e nicchie di alberi, muri ed edifici; l’incubazione dura 27-28 giorni (con una covata all’anno). La prole è nidicola e abbandona il nido a circa quattro settimane, ma rimane per alcuni giorni nei paraggi.

Canto: nasali, bassi, crescenti e ripetuti “gugh”; altri versi: guaenti e miagolanti “cuiu”, “chiu”, “jau”, “chia”, ecc.

Il volo èbasso, rapido, battuto e planato, molto ondulato e silenzioso.

In libertà vive almeno 16 anni.

Orme:

civetta 

 

Codirosso Phoenicurus phoenicurus

codirosso

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Passeriformi
Famiglia: Muscicapidi
Genere: Phoenicurus
Specie: P. phoenicurus L.

Questo piccolo uccello canoro nidifica in gran parte d’Europa e sverna nelle savane africane; in Italia è quindi presente solo durante la primavera e l’estate. Si tratta di una specie piuttosto comune, soprattutto dal fondovalle fino a 1000-1500 metri di altitudine.

Caratteri distintivi
Lunghezza: 14 cm
Apertura alare: 20-24 cm

Il piumaggio del maschio è sul dorso grigio, sulla gola e sui lati del capo nero, sulla fronte bianco. Petto, fianchi, coda e groppone sono di colore rosso ruggine. A differenza del maschio, la femmina presenta tonalità molto più tenui e meno evidenti.

Biologia
Nidifica di preferenza in ambienti aperti o semi-aperti, come i margini dei boschi di latifglie e misti, prati con siepi, seminativi e frutteti; mostra uno spiccato legame con l’uomo, riproducendosi spesso anche nei parhi e nei giardini dei paesi e delle città.

Il codirosso ha l’abitudine di rimanere a lungo durante il giorno in posizione rilevata, su pali, cavi sospesi, tetti; qui il maschio emette in continuazione il suo caratteristico canto, che ha lo scopo di “marcare” il territorio occupato dalla coppia.

L’alimentazione è composta soprattutto da piccoli insetti volatori.

Il nido è una coppa intrecciata con steli vegetali e internamente imbottita di piume.
Viene posto in piccole cavità degli alberi oppure, nel caso degli abitati, in buchi dei muri; quando disponibili vengono regolarmente occupate anche le cassette-nido.

Le uova, in media deposte in numero di 6, hanno un guscio dalla caratteristica colorazione verde-bluastra.
La cova, effettuata soprattutto dalla femmina, dura 2 settimane.

E’ piuttosto frequente che le coppie di codirosso nel corso dell’estate riescano a portare a termine 2 nidificazioni.

 

 

CODIROSSONE

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Passeriformi
Famiglia: Muscicapidi
Genere: Monticola
Specie: Monticola saxatilis

codirossone

Il Codirossone predilige l’ambiente montano e lo si può incontrare a un’altitudine compresa tra i 300 e i 2.000 metri sopra il livello del mare. Talvolta però si incontrano individui anche ad altitudini superiori, fino a 3000 metri. L’ambiente ideale di questa specie presenta nude pareti rocciose, caratterizzate da una vegetazione prevalentemente erbacea piuttosto rada. Si nutre principalmente di insetti che cattura a terra o in volo, di invertebrati, bacche, lucertole e anfibi.

La specie è ben distribuita su tutta l’Europa mediterranea e il suo areale di presenza si estende dalle montagne dell’Europa centrale e meridionale alla Mongolia e alla catena africana dell’Atlante. Durante il periodo di svernamento raggiunge le savane a sud del Sahara. Staziona in Italia nella stagione estiva: arriva nei mesi di aprile e maggio, periodo in cui ha inizio la fase della riproduzione, e abbandona la Penisola tra agosto e fine settembre.

Il Codirossone raggiunge una lunghezza che varia dai 19 ai 21 cm, mentre il peso oscilla tra i 55 e i 65 grammi. Il maschio cambia d’abito a seconda della stagione: d’estate presenta un piumaggio grigio-blu sul capo e sul groppone, dove è intervallato da alcune macchie bianche. Le parti inferiori presentano la caratteristica tonalità arancione che si mantiene anche durante i mesi invernali, mentre le parti superiori, in questo periodo dell’anno, acquisiscono una sfumatura bruna simile al piumaggio della femmina, che si distingue per la presenza di alcune screziature biancastre. Petto e coda presentano una tonalità castano-arancio più sbiadita rispetto a quella del maschio. In entrambi i sessi becco e zampe sono di colore nero.

Il periodo della nidificazione coincide con i mesi di maggio e giugno, quando la femmina depone l’unica covata annuale, costituita solitamente da quattro o cinque uova di color azzurro tenue. Il nido, a forma di coppa, viene costruito da entrambi i genitori utilizzando erba e muschio e viene incastrato tra le spaccature e le cavità delle rocce o nei buchi di vecchie case di campagna in rovina. La schiusa delle uova avviene dopo due settimane e, successivamente, sia il maschio sia la femmina portano avanti lo svezzamento dei pulcini.

Il Codirossone sceglie, come habitat, i versanti rocciosi ad alta quota, che presentano terreni sassosi e praterie. Di temperamento piuttosto scaltro, quando è posato risulta difficilmente individuabile per la sua tendenza a restare immobile per mimetizzarsi. Durante il periodo riproduttivo il maschio, per impressionare la compagna, compie voli verticali ascensionali, per poi scendere al suolo a paracadute.

 

Cornacchia nera – Corvus corone corone

cornacchianera1

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Passeriformi
Famiglia: Corvidi
Genere: Corvus
Specie: corone
Sottospecie: corone

E’ presente anche come nidificante in tutta l’Europa occidentale e Gran Bretagna con esclusione delle regioni più a nord.

Caratteri distintivi
Lunghezza 46 cm; peso 450-580 grammi.
Dimensioni medio-grandi, becco nero dalla forma massiccia e ricurvo all’apice, ali lunghe, larghe e sfrangiate,zampe nere.
Sessi simili.

E’ semplice distinguerla dalle specie simili quali il Corvo e il Corvo imperiale date le minori dimensioni, l’assenza di particolari calzoni e per le ali più ampie che vengono battute più lentamente.

Biologia
L’habitat naturale della cornacchia nera sono tutte le zone alberate con radure o coltivate, anche in prossimità di zone abitate, sia in collina che in pianura.

Conduce vita gregaria tranne che nel periodo riproduttivo.

Volo lento, si posa per terra alla ricerca del cibo, raramente si posa sugli alberi.

La dieta è essenzialmente onnivora: frutti, germogli, tuberi, uova, insetti, molluschi, nidiacei e carogne.

Specie monogama, la femmina depone una volta sola l’anno 4/6 uova che vengono incubate per 18-20 giorni; alla schiusa i piccoli vengono accuditi da entrambi i genitori e lasciano il nido dopo circa 4 settimane.

In Italia stazionaria e nidificante sull’arco alpino.

Orme:

cornacchia

 

Corvo – Corvus frugilegus

Corbeau freux. Famille des Corvidés. Ordre : Passériformes

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine:  Passeriformi
Famiglia:  Corvidi
Genere:  Corvus
Specie:  frugilegus

La specie è presente come nidificante nell’Europa centrale dalla scandinavia ai Pirenei. Le popolazioni settentrionali migrano a sud fino al bacino del Mediterraneo.

Caratteri distintivi
Lunghezza 45-47 cm; peso 220-250 gr. Dimensioni medio-grandi. Piumaggio completamente nero, ali lunghe, larghe e sfrangiate, coda rotonda, zampe nere con penne della tibia che costituiscono i tipici “calzoni”. Sessi simili.

Biologia
L’habitat naturale della specie è rappresentato da boschi e boscaglie in prossimità di vaste zone aperte o zone coltivate, prati o pascoli con macchie di alberi.

In Italia è di passo in ottobre-novembre ed in marzo, trascorre il periodo invernale in Italia.

Ha abitudini gregarie e durante le soste in pastura si aggrega alla Taccola, Cornacchia e allo Storno.

Alimentazione molto varia come in tutti i corvidi; si nutre sia di sostanze vegetali che di sostanze animali come citato per la Cornacchia grigia.

La femmina depone, una sola volta l’anno, 3-5 uova che vengono incubate per 16-20 giorni dalla sola femmina; i pulcini lasciano il nido dopo un mese che sono stati accuditi da entrambi i genitori.

La specie nidifica in colonie ed è monogama.

Orme:

corvo

 

Corvo imperiale – Corvus corax

corvoimperiale

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine:  Passeriformi
Famiglia:  Corvidi
Genere: Corvus
Specie: corax

E’ il più grande passeriforme e corvo europeo. Habitat: pareti rocciose di montagna o a livello del mare con zone aperte, pascoli e prati nei dintorni. Si può trovare in tutta Europa salvo le zone centrali.

Caratteri distintivi
Lunghezza totale: 52 – 64 cm
Apertura alare: 117 – 135 cm
Peso: 900 – 1.380 grammi
Periodo riproduttivo: febbraio – maggio
Numero uova: 4 – 6 (3 – 7)
Covate all’anno: 1
Durata della cova: 20 – 21 giorni
Permanenza nel nido: 35 – 42 giorni (56)
Età massima in natura: 15 – 16 anni

È un uccello molto robusto, completamente nero lucente con iridescenze violette; è dotato di un becco molto massiccio e inoltre presenta delle penne ispide sul collo.

I due sessi sono simili, mentre il corvo giovane si può distinguere per la mancanza delle iridescenze viola e per il suo colore più opaco e tendente al marrone. Si può distinguere dagli altri corvidi per il suo collo sporgente per la sua coda lunga a cuneo.

Il suo volo è caratteristico: potente, dritto, con battiti ampi e lenti, inoltre ha l’abitudine di planare lungo come i rapaci.

Biologia
Si ciba di rifiuti, carogne, piccoli uccelli o mammiferi debilitati, placente de erbivori, uova, pesci morti, roditori, insetti, lumache, grani e semi.

La femmina depone le uova da 4-6 di colore azzurrino-verdino con macchiette marroni, da febbraio a maggio, in cavità o ripiani rocciosi, più raramente su alberi. Cova per 20-21 giorni circa.

Orme: come corvo

 

 

Coturnice – Alectoris graeca

coturnice

Classificazione Sistematica
– Classe: Uccelli
– Ordine: Galliformi
– Famiglia: Fasianidi
– Sottofamamiglia: Perdicini
– Genere: Alectoris
– Specie: graeca (Linneo, 1758)

Caratteri distintivi
Lunghezza di 33 cm per un peso di 500/850 g, corpo tozzo, coda corta, ali corte e arrotondate; petto, parte inferiore del collo e parti superiori del corpo grigi con sfumature brunastre; ventre giallastro; lati biancastri con fasce trasversali nere; gola guance e parte anteriore del collo bianche, contornate da una evidente fascia nera che arriva fino alla fronte; anello oculare rosso; becco e zampe rosse.

Comportamento: molto elusiva e mimetica, cammina molto bene e velocemente sul terreno, generalmente in salita; se spaventata si invola in discesa lungo i pendii; in autunno si raduna in gruppi numerosi.

E’ stanziale, vive in pendii soleggiati, pietrosi, con scarsa vegetazione e cespugli isolati di zone collinari e montane fino ad altitudini di 2500 m. Si ciba di varie erbe e loro parti, di gemme, germogli, aghi di conifere, bacche e semi oltre che di insetti e loro larve. Attualmente é scomparsa da varie zone del suo antico areale.

Riproduzione – giugno/agosto
Cova – 24/26 giorni
Numero uova – 9/14
In grado di volare – 25 giorni

Distribuzione – Europa, Asia Meridionale.

NOTA: molto utilizzata per il ripopolamento a scopo venatorio e’ l’affine Alectoris chukar. Essa e’ molto piu’ prolifica e resistente in cattivita’. Questo pone notevoli dubbi sul pericolo di eventuali ibridazioni con la forma originale Alectoris graeca.

Orme:

 

Crociere comune

crociere

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Passeriformi
Famiglia: Fringillidi
Genere: Loxia
Specie: Loxia curvirostra

Ha le forme simili a quelle di un passero, con ali più appuntite e coda nettamente forcuta. Il colorito del maschio adulto, rosso mattone con ali e coda nere, è raggiunto gradualmente a partire dall’abito giovanile bruno striato di scuro: gli stadi intermedi sono caratterizzati dalla presenza di irregolari chiazze arancioni o rosate. La femmina è bruno-grigia con ali e coda bruno-nere e groppone giallo verdastro. Il becco ad apice incrociato rende inconfondibile la specie a breve distanza e giustifica i nomi volgari italiano, francese e inglese (Crociere, Beccroisé, Crossbill); nei giovani è normalmente conico durante le prime 3-4 settimane di vita. Il crociere cresce fino ai 15 e ai 17 centrimetri di lunghezza e pesa fino ai 40 grammi.[s

 Alimentazione

Si basa quasi esclusivamente sui semi delle conifere. I pinoli vengono raggiunti mediante il sistematico distacco delle squame protettive che rivestono le pigne; tale operazione è resa agevole dalla particolare forma del becco, utilizzato come una pinza divaricatrice. Il Crociere è abilissimo nell’appendersi anche a testa in giù ai frutti e ricorda nei movimenti i pappagalli; le pigne più piccole e coriacee, come quelle del pino silvestre, possono essere trasportate in volo e successivamente incastrate alla biforcatura di un ramo, per poter essere aperte più agevolmente. La dieta viene integrata con la cattura di alcuni insetti; non è infine insolito osservare individui aggrappati ai muri delle baite, attirati dai sali che essudano dagli interstizi.

Riproduzione
Può covare per tutto l’anno. I mesi invernali e primaverili tuttavia vengono preferiti. Il nido viene costruito dalla femmina con penne, erica, paglia e ginestra nonché peli di animali nel campo superiore degli abeti rossi. La femmina depone dalle tre alle cinque uova bianche e con macchie marroni che vengono tenute in caldo dai 14 ai 16 giorni. Il maschio in questo periodo procura alla femmina il cibo. Dopo circa due settimane i giovani uccellini diventano volcuri e vengono da questo momento in poi nutriti col cibo dai genitori. Solo ora nei maschi si formano le punte del becco a forma di croce.

Orme:

crociere

 

Cuculo – Cuculus canorus Linnaeus,

cuculo

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Cuculiformi
Famiglia: Cuculidi
Genere: Cuculus
Specie: C. canorus Linnaeus, 1758

Il cuculo e diffuso su tutto il globo: Europa, Africa meridionale, Asia, Nord America e Australia; l’unica eccezione è rappresentata dalle zone artiche. Sono generalmente uccelli di passo sulle isole dell’Oceano Indiano e dell’Atlantico.

Cuculus canorus ha quattro sottospecie:
Cuculus canorus canorus
Cuculus canorus bangsi
Cuculus canorus subtelephonus
Cuculus canorus bakeri

Caratteri distintivi
Lunghezza: 33 cm
Apertura alare: 55-60 cm
Peso: 80-140 gr

Il suo piumaggio è caratterizzato sulla parte superiore da una gradazione grigio-blu, mentre testa, petto e le parti inferiori sono bianche a verghe scure; con un lungo becco a punta nera e potenti zampe zigodattili (due dita avanti e due dietro).

Biologia
Vive nei boschi ma non nidifica. Ogni femmina sorveglia un vasto territorio alla ricerca di nidi in costruzione, poi individua il momento della posa delle uova da parte dell’uccello proprietario. Sceglie il momento in cui il nido non è abitato, toglie un solo uovo e vi depone il suo. In un paio di giorni depone una quindicina di uova in altrettanti nidi.
Dopo 12 giorni l’uovo del cuculo si schiude, generalmente prima degli altri. Il pulcino, ceco e nudo, durante i primi 4 giorni si libera delle uova ed eventualmente degli altri pulcini gettandoli fuori dal nido.

Si nutre di insetti, bruchi, ragni, vermi e larve.

Orme:

cuculo

 

 

CULBIANCO

culbianco

NOME SCIENTIFICO: Oenanthe oenanthe

Ordine: Passeriformes
Famiglia: Turdidae

Prati o terreni incolti, lande rocciose o zone sabbiose: l’Oenanthe oenanthe non teme i luoghi inospitali, purché il territorio sia ben asciutto e sia presente qualche arbusto o posatoio naturale, dove il Culbianco si sistema dopo un volo radente e una repentina virata. Raggiunta la sua postazione, si mette a osservare il territorio circostante per scovare possibili prede o avvistare in tempo i pericoli. Particolarmente romantico e originale è il corteggiamento: dopo qualche saltello, il maschio si lascia letteralmente cadere ai piedi della femmina, aprendo le ali e la coda…

Il Culbianco è un migratore a lungo raggio, ampiamente distribuito da oriente e occidente – tra Nord America, Europa, Medio Oriente e Asia centrale – e da nord a sud, dallo Stretto di Bering all’Africa; ma lo si può ritrovare anche in Alaska, Canada e Groenlandia. Dopo la stagione degli amori, inizia la migrazione verso l’Africa sub-sahariana, dove occupa vaste porzioni di territorio che vanno dal Mali e dalla Mauritania, dalla Nigeria al Sudan, dall’Etiopia alla Somalia. Durante le migrazioni è osservabile in compagnia di pochi individui, spesso posati a terra o su bassi edifici. Effettua voli brevi quasi radenti al suolo.

In Italia la specie è nidificante e migratrice. Il Culbianco risulta diffuso con continuità lungo tutta la catena alpina e gli Appennini, ben distribuito in Sicilia ma localizzato in Sardegna (Parodi 1993).

Lungo dai 14 ai 16 cm, non raggiunge i 30 grammi di peso. Piuttosto marcate le differenze tra i due sessi: il maschio ha capo e dorso grigio cenere, sopracciglio bianco, guance nere, petto fulvo-arancio – che sfuma nel color crema del ventre – groppone e base della coda bianchi. La femmina è di colore bruno chiaro, con sopracciglio giallo paglierino. Il sottocoda e parte della coda, invece, come indica il nome, sono completamente bianchi in entrambi i sessi. Prevalentemente insettivoro, il Culbianco si ciba anche di ragni e qualche bacca. Gli individui più giovani preferiscono invece le larve.

Il Culbianco frequenta ambienti aperti e secchi. È molto resistente e possiede una buona capacità di adattamento, caratteristica che gli consente di nidificare in ambienti anche molto differenti, dalle zone sabbiose e spoglie alle aree pietrose con copertura vegetale scarsa o assente, ma anche in aree più verdi, coperte da un regolare manto erboso, e sia pianura sia sui rilievi. Predilige comunque tundra, brughiere, alture di scogliera, terreni con abbondanza di sassi e rocce per nidificare. Per lo svernamento sceglie aree con suolo nudo, versanti di colline e aree rocciose, steppe o prati con erba bassa, ricchi di insetti.

Con l’arrivo della stagione degli amori, il Culbianco difende una piccola porzione di territorio dalla presenza di altri individui della specie, rimarcandone chiaramente l’appartenenza. Dopo un rituale di accoppiamento particolarmente “pomposo” – e la conseguente formazione della coppia – è la femmina a scegliere il luogo per la nidificazione. Il nido è una coppa composta da foglie, gambi, muschio, licheni e piume. Viene posto al suolo, ben nascosto tra sassi e cumuli di pietre, oppure in una tana abbandonata da altri animali. La riproduzione avviene una volta sola tra aprile e luglio. La femmina depone dalle quattro alle sette uova. Una volta schiuse, il maschio aiuta la femmina nello svezzamento dei pulcini, che saranno maturi e autonomi dopo circa un mese.

 

 

CUTRETTOLA

Cutrettola

NOME SCIENTIFICO: Motacilla flava

Ordine: Passeriformes
Famiglia: Motocillidae

Graziosissimo e vivace Passeriforme, la Motacilla flava è altrimenti conosciuta come “pastorella” o, per dirla alla francese, “bergeronnette”. Questo soprannome è dovuto all’abitudine della specie di seguire le greggi al pascolo, posandosi sul dorso delle mucche e liberandole dai parassiti, che divora con avidità. Per attirare la femmina prescelta, il maschio gonfia, vanitoso, le piume, dispiegando poi la coda a ventaglio, tenendola arcuata e facendo vibrare le ali. Impossibile non notare il petto e la pancia della Cutrettola, di un brillante colore giallo limone.

Piccolo Passeriforme lungo appena 17 centimetri, la Cutrettola è diffusa in zone molto vaste: dall’Europa occidentale alla Kamchatka, dallo Stretto di Bering all’Alaska; in pratica quasi tutta l’area del Paleartico vede la presenza, più o meno diffusa, della specie. Anche la maggior parte degli esemplari segnalati in Italia arriva da una pluralità di zone diverse, soprattutto da Paesi dell’Europa centro-orientale, dall’area baltica e scandinava.

L’Africa tropicale è invece luogo prediletto dalla popolazione per svernare: la Motacilla flava  trascorre l’inverno in gran parte dell’Africa sub-sahariana, scarsamente e localmente in zone più settentrionali, in Spagna meridionale e Asia sud-occidentale. Di tutti questi ambienti predilige quelli naturali e spesso inaccessibili come paludi, bacini lacustri, saline.

Motacilla flava cinereocapilla è  la sottospecie più diffusa in Italia come nidificante. Ciononostante, non è distribuita in modo uniforme, con l’eccezione della Pianura Padana: qui, gli ambienti umidi adatti alla nidificazione sono relativamente estesi. Sul resto del territorio, è localmente comune sull’Appennino centrale, scarsa sul versante tirrenico e in Sardegna, rara o irregolare sulle Alpi, nelle estreme regioni meridionali e in Sicilia.

Le parti superiori del piumaggio della Cutrettola spaziano tra un color verde oliva e un verde-marrone chiaro per i maschi della specie; la coda è corta e nera, con ali timoniere nere e bianche, mentre il dorso non presenta mai un marcato contrasto con il groppone. Di un colore giallo vivace su tutte le parti inferiori del corpo, dalla gola al sottocoda la testa appare in varie tonalità di grigio.
Femmine e individui giovani della specie hanno sopracciglio bianco-giallastro, sono verdastri-brunastri sulle parti superiori e presentano vari toni di giallo sul petto e sul ventre, oltre che sul sottocoda. Le femmine adulte hanno tutte le parti inferiori gialle, a parte la gola; mentre gli individui giovani presentano colori più tenui. Tratto comune della specie è il becco, molto fine, che utilizza per afferrare gli insetti e piccoli invertebrati, di cui è ghiotta.

La Cutrettola è una specie solitaria durante la stagione riproduttiva: nidifica in coppie sparse o isolate, su terreni provvisti di bassa vegetazione o zone umide d’acqua sia dolce sia salmastra, interne come costiere. La specie frequenta anche le zone coltivate asciutte, estensive o talvolta intensive, con preferenza per prati, campi di orzo e frumento. Ma anche coltivazioni di mais, aree golenali con presenza di graminacee, prati e pascoli con pochi cespugli e alberi sparsi, talvolta risaie. Il nido, ben riparato nel terreno, è costruito con fibre vegetali e rifinito di peli e lana. La femmina depone circa 5-6 uova, che cova per due settimane.

 

Fagiano – Fhasianus colchicus

fagiano

Classificazione Sistematica
– Classe: Uccelli
– Ordine: Galliformi
– Famiglia: Fasianidi
– Sottofamiglia: Fasianini
– Genere: Phasianus
– Specie: colchicus

Caratteri distintivi
Maschio 66/89 cm, Femmina 53/63 cm per un peso variabile dai 800/1500 g. Uccello ben piumato, dalle dimensioni di un pollo domestico, corpo ovale con coda lunga ed appuntita, ali medie e potenti, il M. é molto variopinto con testa verde-scuro brillante, porzioni di pelle rossa attorno agli occhi e corti ciuffi auricolari, piumaggio per lo più rosso-bruno con grossolana barratura nera, presenta collare bianco nella sottospecie Torquatus e Mongolicus. Piumaggio mimetico bruno giallastro con macchie nere nella Femmina; parti superiori variamente screziate di chiaro e scuro; parti inferiori color crema. Il giovane é somigliante ad una starna, meno tondeggiante.

Comportamento: molto elusiva e mimetica la Femmina.. fugge spesso correndo. Il volo é veloce e dritto, poco agile. E’ stanziale.

Riproduzione- aprile/giugno, Cova – 23/24 giorni, Numero uova – 8/12

In grado di volare – a 12/15 giorni

Distribuzione
– Spc. Colchico privo di collare, originario del Colchide Ponte Eusino (attuale Mar Nero) scoperti sul fiume Phasis, Spc. Mongolico dalla Mongolia, spc. Torquato dalla Cina e Corea, spc. Formosano dall’isola di Formosa, etc. Oltre a queste ed altre sottospecie esiste una mutazione melanica del fagiano detto Tenebroso. Per alcuni autori é da attribuirsi alla sola sottospecie-tipo P. c. colchicus.

NOTA: il fagiano attualmente utilizzato per il ripopolamento a scopo venatorio non appartiene a nessuna delle sottospecie sopra citate, ma e’ frutto di incrocio e successivo meticciamento fra le diverse forme. Solitamente e’ fornito di collare, ha copritrici delle ali di colore chiaro e groppone grigio-verde.

Orme:

Fagiano

 

Falco pellegrino

falco

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine:  Falconiformi o Accipitriformi
Famiglia:  Accipitridi o Falconidi
Genere:  Falco
Specie:  peregrinus

Il Falco pellegrino è presente in Eurasia, Africa e Americhe. E’ stazionario in Italia, dove manca nelle pianure. Migratrici le popolazioni nordiche ed orientali europee, sverna nell’area atlantico – mediterranea ed in centro Europa. La migrazione autunnale avviene in settembre-ottobre; quella primaverile, in marzo aprile.

Altre specie di falco sono: Falco grillaio Falco naumanni, Falco della Regina Falco eleonorae, Falco pescatore Pandion haliaetus, Falco di palude Circus aeruginosus, Falco pecchiaiolo Pernis apivorus, Falco cuculo Falco vespertinus.

Caratteri distintivi
Lunghezza totale: 36-48 cm
Apertura alare: 88-110 cm
Peso: 550-1.300 grammi

Ha corpo compatto, più grande di quello del piccione. Il piumaggio è superiormente grigio-bluastro o grigio ardesia; inferiormente biancastro o rossiccio, con rare macchie scure sul petto e fitte barrature scure altrove; nei giovani superiormente grigio-bruno scuro, inferiormente bruno-giallastro con macchie allungate verticalmente.

Il becco è breve, adunco, bluastro con apice scuro (adulti); cera gialla (adulti) o bianco-azzurrognola (giovani).
La testa è scura, con larghi mustacchi neri su guance bianche.
Gli occhi ono relativamente grandi, scuri, con rea periorbitale giallastra negli adulti.
Le ali sono lunghe e appuntite, barrate inferiormente.
La coda è relativamente breve, scura e barrata.
Le zampe sono brevi, robuste, gialle, con unghie scure uncinate.

La femmina è generalmente più grossa del maschio.

Biologia
Abitudini prevalentemente duirne-crepuscolari, solitarie.
Vive perlopiù in zone rocciose. Sedentario, nidificante, migratore regolare, invernale parziale.

Alimentazione: quasi esclusivamente uccelli fino alla grandezza di cornacchie, pernici, anatre, gabbiani.

Il periodo di riproduzione va da aprile a luglio. Nidifica normalmente in nicchie di rocce, più raramente su alberi ed edifici. L’incubazione dura circa 30 giorni (una covata all’anno). La prole è nidicola e s’invola a 5-6 settimane.

Voce: in caso di pericolo lancia grida di allarme “gre gre gre” o “chi chi chi”.

Il volo è molto veloce, agile, con forti battiti d’ali, intervallati da planate.

In libertà vive più di 15 anni.

Orme:

falco

 

Francolino di monte

francolinodimonte

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine:  Galliformi
Famiglia:  Tetraonidi
Genere: Bonasa
Specie: bonasia
Sottospecie italiana: Bonasa bonasia rupestris
Corologia: eurosibirica boreoalpina.

Il Francolino di monte è una specie sedentaria che vive nell’Eurasia settentrionale e nell’ Europa centrale e orientale; in Italia è presente sulle Alpi. La popolazione italiana è stimata in circa 5.000-6.000 coppie. Specie politipica diffusa con 4 sottospecie nelle zone montuose dell’Eurasia, il francolino di monte sulle Alpi (dai 600 ai 1700 metri di quota) è sedentario e nidifica la sottospecie rupestris.

Caratteri distintivi
Lunghezza totale: 34 – 37 cm
Apertura alare: 48 – 54 cm
Peso medio: 315 – 490 grammi

E’ il più piccolo delle quattro specie di Tetraonidi italiani, caratterizzato dalla colorazione criptica con toni grigi, bianchi, marroni e neri, molto simili al sottobosco.

I maschi sono dotati di un caratteristico collarino di piume bianche che delimitano a partire dalla fronte e attorno al becco, lateralmente sulle guance e alla base del collo un’evidente macchia di piume nere. Entrambi i sessi presentano un ciuffo di penne erettili sul vertice che appaiono però più evidenti  nel maschio. Le caruncole, particolarmente marcate sopra gli occhi del maschio in primavera, sono fortemente ridotte e non si notano nella femmina.

Biologia
In inverno si nutre di aghi e rametti, in primavera di gemme e fiori, in estate di frutti, bacche, insetti, ragni, vermi e molluschi. Il francolino è una specie molto riservata che grazie ad un udito finissimo sa anticipare i pericoli, allontanandosi nel bosco molto prima di essere visto. E’ una specie soprattutto arboricola, che trascorre molto tempo sulle piante.

La coppia si forma già in inverno ma la deposizione delle uova (7-11 uova; una covata all’anno) avviene da aprile a luglio. La cova dura 23-27 giorni; l’indipendenza dei piccoli viene raggiunta dopo 60-70 giorni.

In libertà vive circa 7 anni.

 

 

Fringuello – Fringilla coelebs

fringuello

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Passeriformi
Famiglia: Fringillidi
Genere: Fringilla
Specie: coelebs

Specie che nidifica in tutta Europa, Asia occidentale e Africa settentrionale. In Italia risulta stazionario, comune e numeroso durante il passo e il ripasso (settembre-novembre e febbraio-aprile). Le caratteristiche zone di svernamento sono il bacino del mediterraneo e Africa settentrionale.

Caratteri distintivi
Dimensioni piccole (19-23 gr.). Sessi simili. Testa e vertice ardesia, fronte nera con apici delle penne fulvi, dorso e groppone verde giallastri, mento, gola, petto e fianchi rosso vinato, addome e sottocoda color crema. La femmina appare nel complesso con meno rosso vinato e grigia nel petto. Muta completa a fine estate e parziale in primavera.

Biologia
Frequenta campagne alberate, radure di boschi di latifoglie. Specie gregaria eccetto nel periodo riproduttivo. Terragnolo e monogamo. Il maschio delimita il territorio di riproduzione emettendo il caratteristico canto “in versi” ripetuto per tutta la giornata. Il nido, costruito con molta cura dalla sola femmina viene posto su alberi ed arbusti e all’interno vengono deposte 4-5 uova che vengono incubate dalla sola femmina, mentre il maschio la alimenta, per 11-13 giorni. I pulcini, accuditi da entrambi i genitori abbandonano il nido a circa 15 giorni. Sono frequenti anche due covate all’anno. Alimentazione essenzialmente vegetale ma in primavera ed estate la dieta comprende anche sostanze animali.

Orme:

fringuello

 

Fringuello alpino

Fringuello-alpino-

Fringuello alpino Montifringilla nivalis,

Prima di tutto facciamo chiarezza sul nome: il Fringuello alpino Montifringilla nivalis non ha nulla a che a vedere con il più comune Fringuello Fringilla coelebs che tutti conosciamo. Quest’ultimo appartiene alla famiglia dei Fringillidae mentre il Fringuello alpino è classificato nella famiglia dei Passeridae (famiglia a cui appartengono i passeri che vivono nei nostri centri abitati). Il Fringuello alpino è un uccello tipicamente di alta quota, osservabile nelle aree montane sopra il limite della vegetazione, caratteristica tale da essere inserita nel suo nome scientifico: Montifringilla=Fringuello dei monti e nivalis=che appartiene alla neve.

Il Fringuello alpino è lungo circa 17 cm con una apertura alare di 34-38 cm. I sessi sono molto simili sebbene la femmina abbia tonalità generali più tenue, caratteri però che spesso non sono distinguibili. Il becco è conico, nero in estate e giallastro in inverno (mentre negli individui più giovani è sempre giallastro). Questa specie è alquanto socievole e spesso la si trova nel periodo non riproduttivo anche in grossi gruppi composti fino ad un centinaio di individui.

In Italia il Fringuello alpino Montifringilla nivalis nivalis è presente con due popolazioni ben separate: quella distribuita su tutta la catena alpina e quella dell’Appennino centrale, fino al Gran Sasso e alla Majella.

il Fringuello alpino ha un carattere tenace, non teme le rigide temperature delle aree montuose dove trascorre anche l’inverno compiendo occasionali erratismi a fondovalle solo per reperire cibo.

Durante la stagione fredda questa specie  è  relativamente socievole ed ha imparato a convivere con l’uomo da cui ne trae beneficio.

 I Fringuello alpino nidifica a quote elevate: sugli Appennini sopra i 2100 m, sulle Alpi da quota 2000 a più di 3.500 m s.l.m., (record altimetrico sulle Alpi è stato registrato in Valle d’Aosta, sul Monte Rosa presso la Capanna Gnifetti a 3.647 m s.l.m.) e in Tibet sopra i 5300 m.

Il nido, a forma di coppa, è costruito in anfratti di rocce o edifici. Qui vengono deposte 4-5 uova bianche che la femmina cova per 13-14 giorni. I giovani restano nel nido per circa 20 giorni.

Questo uccello si alimenta quasi sempre al suolo: in primavera ed estate si ciba soprattutto di invertebrati e di semi; in inverno soprattutto di semi che raccoglie dalla vegetazione posta sulle ripide pareti di roccia dove resta libera dalla neve per via della pendenza. Durante questa stagione, il Fringuello alpino è solito frequentare i rifugi e le stazioni turistiche. In primavera preferiscono le aree soleggiate per procurarsi invertebrati nei pendii dove è presente neve. Molti insetti, infatti sono trasportati dal vento sui nevai dove rimangono immobili sulla superficie.

La sua tenacia è data dalla sua permanenza in altitudine anche nei mesi invernali adattandosi alle rigide temperature a differenza di altre specie. Infatti in estate il Fringuello alpino condivide l’ambiente montano con altre specie di uccelli come ad esempio lo Spioncello Anthus spinoletta, il Codirosso spazzacamino Phoenicurus ochruros e il Sordone Prunella collaris. Questi però, con le prime nevi, scendono a fondovalle o migrano a breve distanza o addirittura migrano in Africa come il caso del Culbianco Oenanthe oenanthe,

In volo sono ben evidenti ali e coda, in gran parte bianche.

Orme:

come fringuello

 

 

Frosone – Coccothraustes coccothraustes L.

frosone

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Passeriformi
Famiglia: Fringillidi
Genere: Coccothraustes
Specie: C. coccothraustes

Diffuso in Europa, Asia, Africa nord occidentale. Si trova in boschi decidui e misti con denso sottobosco ma anche in parchi e frutteti. Sono state classificate 6 sottospecie: Coccothraustes coccothraustes coccothraustes, buvryi, nigricans, humii, japonicus, schulpini.

 Caratteri distintivi
Lunghezza: 17 cm
Peso: 60 grammi circa
Apertura alare: 31 cm

Si riconosce per il grande becco color blu metallico in estate e giallastro l’inverno. Capo molto grosso colorato di castano, castani anche  dorso e ventre. Mascherina, gola e punta delle ali nere. Barra alare bianca. Femmina e giovane con colorazione meno contrastata. I giovani hanno una macchia gialla sulla gola. Tipica la camminata eretta e saltellante.

Biologia
Nidifica prevalentemente nelle zone montuose. Il nido è a forma di coppa e viene costruto quasi esclusivamente dalla femmina sugli alberi con ramoscelli, piccole radici, licheni. Depone in media 5 uova. Il maschio partecipa saltuariamente alla cova chedura 12-14 giorni. I piccoli sono nutriti da entrambi i genitori e volano all’età di 10-14 giorni. Si ha una sola covata l’anno.

Si ciba di  semi di frutti carnosi, anche dei noccioli durissimi di ciliege e pesche che frantuma con il grosso becco.  Spesso si muove in piccoli gruppi. Vive in boschi, parchi e frutteti. Nidifica sulle cime degli alberi.

 

  

Gallo forcello

galloforcello

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine:  Galliformi
Famiglia:  Tetraonidi
Genere: Tetrao o Lyrurus
Specie: tetrix

Il Gallo forcello (o Fagiano di monte) è il tetraonide a più ampia distribuzione sulla catana alpina, dove è presente con la sottospecie tipica Tetrao tetrix L. In Italia è presente solo nelle Alpi, anche se si sono segnalati sporadici e accidentali avvistamenti in alcune zone dell’Appennino settentrionale (non si esclude che qualche individuo, nel tardo autunno, possa spostarsi anche a grandi distanze e, provenendo dalle Alpi o dalle Prealpi che sovrastano la Pianura Padana, possa finire sui rilievi appenninici tosco-emiliani).

Caratteri distintivi
Il gallo forcello è caratterizzato da uno spiccato dimorfismo sessuale: i maschi possono raggiungere il peso di 1,5 kg, hanno un piumaggio nero, con il collo e la parte inferiore del dorso dai riflessi azzurro metallici, il sottocoda e lo specchio alare sono di colore bianco.

Le femmine sono più piccole (al di sotto del chilogrammo), hanno un mantello bruno più o meno chiaro, variegato e mimetico. Il piumaggio nei soggetti giovani è molto simile a quello delle femmine fino all’estate avanzata; in seguito, nei maschi, compaiono le prime penne nere. Il becco è forte e di lunghezza media. Entrambi i sessi hanno una rossa caruncola sopra l’occhio, visibile soprattutto nel periodo dell’accoppiamento.

Maschio: lunghezza 60 cm circa, apertura alare circa 90 cm.

Femmina. lunghezza 45 cm circa, apertura alare 80 cm circa.

Biologia
Il gallo forcello è una specie poligama. Il periodo riproduttivo comincia all’inizio della primavera: i maschi si riuniscono in gruppi più o meno numerosi e si esibiscono in scontri mattutini, anche molto violenti, per stabilire quale gallo si accoppierà. I luoghi fissi dove si svolgono queste parate giornaliere vengono chiamati “arene di canto”. Se non esiste disturbo le arene vengono conservate per molti anni. Dopo l’alcuni giorni dall’accoppiamento, le femmine costruiscono il nido, a terra, spesso nascosto tra i cespugli di rododendro o ginepro, nel bosco o nelle radure, dove vengono deposte da 4 a 10 uova di colore giallo chiaro con piccole macchie brune). La cova dura circa 4 settimane e in questo periodo la femmina abbandona il nido solo per nutrirsi. Fino al tardo autunno i piccoli restano in compagnia della gallina e si allontanano solo dopo aver vestito il piumaggio degli adulti. I piccoli compiono brevi voli già a 15 giorni ma sono ingrado di volare bene solo ad un mese di età. Il Forcello si nutre di foglie, gemme, bacche, semi ed insetti e lumache. Possiede un volo veloce accompagnato da frequenti planate, anche per lunghi tratti; il suo volo è meno rumoroso del Gallo cedrone.

Orme:

gallo forcello

 

Gheppio – Falco tinnunculus

gheppio

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine:  Falconiformi
Famiglia:  Falconidi
Genere:  Falco
Specie:  tinnunculus

Il Gheppio comune è diffuso in Eurasia e Africa. In Italia è abbastnza comune. A volte nidifica nel centro delle città. Diffuso su tutta l’area alpina dal piano fino a 2300 metri di quota.

Caratteri distintivi
Lunghezza totale: 32-35 cm
Apertura alare: 58-74 cm
Peso:
– Maschio: 160-215 grammi
– Femmina: 190-310 grammi

Il corpo è snello, grande circa come un piccione, ma meno pesante, con piumaggio prevalentemente rossiccio (più marcato nel maschio), con macchie scure superiormente e striature longitudinali inferiormente; nei giovani è simile alla femmina, ma più sbiadito.
Il becco è breve e adunco, grigio-brunastro con cera giallastra.
La testa è robusta, grigiia bluastra (maschio), con collo breve, occhi leggermente infossati con cercine perioculare giallo.
Le ali sono relativamente strette, lunghe e appuntite. La coda è lunga, arrotondata, grigia nel maschio, rossiccia nella femmina, con banda terminale nera.
Le zampe sono gialle con unghie scure, uncinate.

Evidente dimorfismo sessuale (colorazione e peso).

Biologia
Il periodo di riproduzione è aprile-giugno.
Costruisce il nido all’interno di grosse cavità di alberi, falesie o costruzioni; usa anche vecchi nidi di corvidi. Depone 3-9 uova giallastre con macchie fulve. L’incubazione dura 30 giorni (una covata all’anno). La prole è nidicola e s’invola a circa 4 settimane.

Volo con frequenti battiti, intervallati da planate; fa lo “spirito santo”.

Si nutre principalmente di piccoli mammiferi e grossi insetti. Generalmente ha abitudini solitarie.

Emette una serie di versi acuti. In libertà può vivere più di 16 anni.

Orme:

 

Ghiandaia – Garrulus glandarius

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Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Passeriformi
Famiglia: Corvidi
Genere: Garrulus
Specie: glandarius

Specie diffusa in tutta Europa, Asia e Africa settentrionale. In Italia presente anche con due sottospecie, risulta stazionaria e nidificante.

Caratteri distintivi
Lunghezza totale: 33-36 cm
Apertura alare: 52-58 m
Peso 150- 200 grammi

Il colore dominante è il marrone violaceo con caratteristiche copritrici alari con barrature azzurre e nere; macchia bianca sulle ali e sul groppone che contrasta con la coda nera.

Biologia
L’habitat preferito dalla Ghiandaia risulta essere il bosco di specie caducifoglie: querceti, castagneti e macchie. Animale molto scontroso e difficile da avvicinare; vive a gruppetti volando da albero ad albero. Il periodo dell’accoppiamento inizia in marzo-aprile. Le coppie si isolano e provvedono alla costruzione di un nido molto rozzo generalmente in cima agli alberi, dove vengono deposte 5-6 uova che vengono incubate per 16-17 giorni da ambedue i genitori; i piccoli lasciano il nido dopo 19-29 giorni. Generalmente si ha una sola covata annua. L’alimentazione è soprattutto vegetale (ghiande, castagne ecc.) ma anche di origine animale (uova e piccoli mammiferi).

Volo all’apparenza un po’ pesante, battuto e planato.

Orme:

ghiandaia

 

Gipeto

gipeto1

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine:  Accipitriformi
Famiglia:  Accipitridi
Genere: Gypaetus
Specie: barbatus
Sottospecie: barbatus

Il Gipeto è il più grande uccello delle Alpi, dove è sedentario e nidificante. Si nutre in preferenza di ossa, riuscendo a inghiottire pezzi lunghi fino a 25 cm. e larghi 3-4 cm.; le ossa più lunghe vengono frantumate lasciandole cadere sulle rocce. Il Trend della popolazione europea è stabile e in leggero incremento sui Pirenei, in diminuzione in Corsica e a Creta, recentemente scomparso in Grecia; in progressivo incremento sulle Alpi. A causa dell’erronea credenza popolare sulla sua ferocia di predatore (veniva anche chiamato “avvoltoio degli agnelli”), è stato oggetto di caccia indiscriminata fino alla suo completa scomparsa dalle Alpi (l’ultimo esemplare venne abbattuto nel 1913 in Val di Rhemes (Valle d’Aosta). Nel 1986, a Rauris nel Parco Nazionale degli Alti Tauri (Austria), sono stati liberati alcuni esemplari giovani nati e cresciuti in cattività. Da allora tutti gli anni alcuni giovani gipeti vengono liberati sulle Alpi (144 dal 1986). Nel 1997 (in Alta Savoia – Francia) è stato registrato il primo involo di un giovane gipeto, nato e cresciuto in natura.

Caratteri distintivi
Avvoltoio di grandi dimensioni superiori a quelle dell’aquila: apertura alare tra i 265 ed i 285 cm, lunghezza tra i 100 ed i 115 cm.
Peso da 5 a 7 kg.
Gli esemplari giovani hanno piumaggio scuro, con capo nerastro e parti inferiori grigio scuro; gli adulti, parti inferiori e testa chiare, parti superiori scure.

Il gipeto presenta una coda cuneiforme caratteristica che favorisce il riconoscimento rispetto all’aquila che ha invece una coda a ventaglio.
Utile per distinguerli è anche la colorazione del piumaggio: il gipeto adulto presenta parti ventrali color ocra in contrasto con la superficie alare inferiore scura, mentre l’aquila appare uniformemente scura (tranne i giovani che sulle ali e sulla coda hanno chiazze bianche).

E’ in grado di sfruttare le correnti volando anche a grandi altezze; normalmente però si mantiene a poche decine di metri di quota per perlustrare il terreno,

Come l’aquila reale, il gipeto è monogamo; non è raro che formi delle “terne” di due maschi ed una femmina. Depone 1-2 uova (una sola covata all’anno); la durata della cova è di 53-53 giorni; i piccoli rimangono nel nido 110-130 giorni; periodo riproduttivo dicembre-luglio.

Può vivere fino a venti anni. Si nutre di ossa di carogne, raramente prede vive (piccoli mammiferi e uccelli); non preda agnelli o pecore: quando talvolta si posa tra le greggi è per nutrirsi della placenta delle pecore che hanno partorito da poco o dei resti di un animale morto.

Nidifica su cenge rocciose; ogni coppia dispone di diversi nidi, che utilizza a rotazione.

 

 

Gracchio alpino –

gracchioalpino

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Passeriformi
Famiglia: Corvidi
Genere: Pyrrhocorax
Specie: graculus

Il Gracchio alpino o Gracchio di montagna si trova nell’Europa del Sud, esclusivamente sui rilievi montani. Molto comune sulle Alpi, specie in prossimità dei rifugi alpini.

Caratteri distintivi
E’ un maestro nel volo planato. Lungo circa 38 cm può raggiungere 79 cm con l’apertura alare. L’adulto è di colore nero con il becco giallastro e le zampe rosse, mentre i giovani si differenziano principalmente per la differente colorazione delle zampe che sono nere.

Biologia
La riproduzione è di tipo coloniale: il nido viene costruito in cavità o anfratti di pareti rocciose. La femmina depone 3-6 uova color crema-biancastre con macchiette marroni a partire da aprile fino a maggio, cova per 21 giorni.

Si è adattato alla presenza umana in montagna e ai relativi rifiuti. Inoltre si nutre di insetti e delle loro larve, frutti, piccoli invertebrati, di inverno scende a valle in cerca di cibo.

Orme:

 

 

Gufo comune

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Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine:  Strigiformi
Famiglia:  Strigidi
Genere: Asio
Specie: otus

Il Gufo comune è diffuso in Eurasia, Africa del Nord e America settentrionale. In Italia la sottospecie Asio otus otus è localmente sedentaria e nidificante nelle zone boscose pianeggianti e montane (fino a 1800/1900 metri di quota) del nord, del centro e più raramente del centro-sud (soprattutto lungo le Alpi e gli Appennini)

Caratteri distintivi
Lunghezza totale: 34-37 cm
Apertura alare: 88-100 cm
Peso:
– Maschio: 220-280 grammi
– Femmina: 250-370 grammi

Corpo slanciato, di media lunghezza, con piumaggio superiormente fulvo, marrone e grigiastro, striato di scuro, inferiormente bruno-giallastro con striature brune; grigio nei giovani esemplari.
Il becco è breve, adunco, grigio o nerastro con cera rosata.
La testa è relativamente grande, con due ciuffi di piume erigibili e dischi facciali (scuri nei giovani).
Gli occhi sono grandi, posti anteriormente, con iride giallo-arancio.
Le ali sono lunghe, larghe e arrotondate.
La coda è relativamente breve, arrotondata, fulvo-brunastra con striature trasversali scure.
Zampe di media lunghezza, totalmente piumate, fulvicce, con artigli nero-grigiastri.

Dimorfismo sessuale poco evidente: la femmina normalmente è più grande del maschio.

Biologia
Di abitudini prevalentemente notuurne-crepuscolari, è normalmente solitario; possibili aggregazioni per pernottamenti in autunno-inverno; notturno anche in migrazione.

Vive in aree boscose ed alberate. E’ una specie migratoria regolare (sverna in Europa meridionale). Presente sulle Alpi da marzo-aprile a ottobre.

Alimentazione: prevalentemente carnivora (micromammiferi, piccoli uccelli, anfibi, rettili, insetti).

Il periodo di riproduzione va da marzo a luglio. Nidifica normalmente in nidi di altri uccelli, dove depone 3-6 uova bianche. Il periodo di incubazione è di circa 27-28 giorni (con una covata all’anno, raramente due). La prole è nidicola e abbandona il nido a circa tre settimane non ancora atta al volo. Attività vocali: suoni bassi e monotoni “huuh”, emessi in volo o da posato; altri versi, forti e lamentosi “uèch” o “chuiee”, tirati e gementi “szièè” (nei giovani).

Il volo è battuto, intervallato da planate, silenzioso.

L’età massima registrata in libertà è 28 anni.

Orme:

gufo 

 

Gufo reale

guforeale

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine:  Strigiformi
Famiglia:  Strigidi
Genere: Bubo
Specie: bubo

E’ presente, anche se non molto frequente, in quasi tutta l’Europa, nell’Africa settentrionale ed in gran parte dell’Asia. Non è presente nelle isole britanniche, nella Francia settentrionale, in Olanda e in Danimarca. In Italia è diffuso ovunque, tranne che in Sardegna, sia stazionario che erratico. Si trova anche sulle Alpi.

Caratteri distintivi
Lunghezza totale: 60-75 cm
Apertura alare: 148-188 cm
Peso:
– Maschio: 1.500-2.800 grammi
– Femmina: 1.750-4.200 grammi

Il corpo è massiccio, con piumaggio superiormente bruno, più o meno scuro, macchiettato e screziato nero, inferiormente bruno-giallastro con striature scure; più grigio nei giovani.
Il becco è breve, adunco, nero con base grigia.
La testa è grande, con due ciuffi di penne erigibili (più brevi nei giovani) e dischi facciali (più scuri nei giovani); gli occhi sono grandi, posti anteriormente, con iride giallo-aranciata o arancio (adulti), giallastra o giallo-grigiastra (giovani).
Le ali sono lunghe, larghe e arrotondate. La coda è relativamente breve, arrotondata, con barrature trasversali.
Le zampe sono di media lunghezza, forti, totalmente piumate, giallo-rossastre con artigli robusti e neri.

La femmina è normalmente più grossa del maschio.

Biologia
Abitudini prevalentemente notturne e crepuscolari, in genere solitarie. Vive in aree boscose, rocciose e accdentate.
Fenologia: sedentario, nidificante, migratore irregolare.
Alimentazione: prevalentemente carnivora (mammiferi: dai topiragno ai piccoli di capriolo alle giovani volpi), uccelli (dalle passere alla femmina di gallo cedrone), anfibi, grossi insetti.
Il periodo di riproduzione fa da febbraio a maggio circa. Nidifica su rocce, terreno, anche in nidi di grossi uccelli rapaci. Depone da 2 a 5 uova bianche; il periodo di incubazione è di 34-35 giorni (una covata all’anno); la prole è nidicola e abbandona il nido a circa 5 settimane, non ancora atta al volo.

Il volo è potente, veloce, silenzioso, battuto, intervallato da planate.

In libertà vive fino a 20 anni, in cattività oltre 37 anni.

Voce: durante la parata emette un basso e ripetuto “uu-uu-uu”.

Orme: come gufo

 

Luì Piccolo – Phylloscopus collybita Vieillot,

lui piccolo

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine:  Passeriformi
Famiglia:  Silvidi (Filloscopidi)
Genere:  Phylloscopus
Specie:  P. collybita Vieillot, 1817

Fa parte degli uccelli estivi e sverna nei territori mediterranei. In Italia sverna regolarmente in Sicilia.

 Caratteri distintivi
Lunghezza totale: 11-12 cm
Apertura alare: 16-18 cm
Peso: 8 grammi

È un passeraceo lungo appena 11 cm. Il suo peso ammonta a circa 8 grammi. Il piumaggio è color olivastro, le sue zampe sono scure. La striscia sugli occhi non è così marcata come nei suoi parenti.

Il luì piccolo è molto simile al luì grosso, da cui è possibile distinguerlo solo esaminandolo da vicino, per la striscia sugli occhi meno marcata e per il colore delle zampe. Nel canto sono invece totalmente diversi.

Canto inconfondibile, ripetuti zip-zap, tsiff-tsiff.

Biologia
Di solito nidifica in parcheggi, giardini, boschi ricchi di sottosuolo e siepi. Si nutre di ragni, piccoli insetti, larve e crisalidi.
Si riproduce in primavera quando si formano le coppie che insieme costruiscono il nido, soprattutto nelle ore mattutine, a poca distanza dal suolo, generalmente nella parte inferiore dei tronchi o ai piedi degli alberi morti. Nel nido la femmina depone da 5 a 8 uova, bianche con puntini rossastri, che entrambi i genitori covano per circa due settimane. I piccoli dopo venti o venticinque giorni sono atti al volo e del tutto indipendenti.

 

Merlo – Turdus merula

merlo

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Passeriformi
Famiglia: Turdidi
Genere: Turdus
Specie: merula

La specie è presente come nidificante in Europa centro-meridionale, in Asia centrale e Africa settentrionale. In Italia è presente sia di passo (doppio) che nidificante. I luoghi dello svernamento sono rappresentati da tutto il bacino del Mediterraneo.

Caratteri distintivi
Peso 70-100gr, dimensioni medio piccole. Maschio di colore nero uniforme con becco giallo; femmina grigio scuro maculata nelle parti inferiori, mento e gola grigiastri. La specie presenta due mute annuali.

Biologia
Specie arboricola, monogama e territoriale. Il periodo riproduttivo va da febbraio a maggio. Il nido viene realizzato dalla femmina all’interno di cespugli o siepi, dove depone dalle 3 alle 5 uova. L’incubazione, effettuata dalla sola femmina dura 13-14 gg; i pulcini lasciano il nido dopo cir ca due settimane. Non sono rare 2-3 covate annue. L’alimentazione del merlo varia da piccoli semi ad insetti; la ricerca del cibo viene effettuata scavando con il becco sotto terra. Il volo migratorio è notturno.

Orme:

merlo

 

 

Nibbio bruno

nibbiobruno

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine:  Falconiformi o Accipitriformi
Famiglia:  Accipitridi
Genere:  Milvus
Specie:  migrans

Il Nibbio bruno si trova in Eurasia, Africa e Australia. Predilige gli ambienti aperti con alberi nelle vicinanze di specchi d’acqua. Specie migratrice regolare, sverna nell’Africa subsahariana. E’ presente sull’intero arco alpino (fino a circa 1200 metri).

 Caratteri distintivi
Lunghezza totale: 55-60 cm
Apertura alare: 150-170 cm
Peso: 600-930 grammi

Il corpo è slanciato, più grande di quello della cornacchia. Il piumaggio è marrone, inferiormente più chiaro, tendente al bruno-rossiccio; nei giovani è simile agli adulti, ma più chiaro, e opaco con molte striature longitudinali scure.

Il becco è breve, adunco, nero superiormente, giallo-nerastro inferiormente, con cera gialla.
La testa è grigio-bruna, più chiara del corpo con striature scure.
Gli occhi hanno iride bruno-rossiccia (adulti) o grigia-bruna (giovani).
Le ali sono lunghe, arcuate e leggermente piegate verso il basso in volo.
La coda è lunga, tondeggiante, intaccata e barrata di scuro.
Le zampe sono relativamente brevi, giallastre, con unghie nere-grigiastre.

Dimorfismo sessuale non evidente: le femmine sono normalmente più grosse del maschio.

Biologia
Il periodo della riproduzione va da aprile a giugno. Depone da 1 a quattro uova (bianche o verdastre con macchie brune) in nidi posti su alberi o più raramente rocce. L’incubazione dura circa 30 giorni (una covata all’anno). La prole è nidicola e s’invola a 6-7 settimane.

Abitudini prevalentemente diurne, solitaria, in coppia o in piccoli gruppi.

La voce, piuttosto melodiosa, è composta da una serie di trilli “quin-chichichi”.

Il volo è lento, battuto profondamente e planato, anche circolarmente sfruttando spesso le correnti termiche ascensionali.

In libertà può vivere più di 20 anni.

Orme:

nibbio

 

Nocciolaia (Nucifraga caryocatactes)

nocciolaia

Uccello Passeriforme
Famiglia dei Corvidi

 Possiede caratteristiche forme compatte, con un grosso becco nero, a pugnale, la coda è corta e tronca, le ali, ampie e arrotondate. Il corpo è bruno scuro, finemente macchiettato di bianco; le ali sono nere. La coda, nera ad apice bianco, contrasta con il sottocoda anch’esso bianco. Simile nelle forme alla ghiandaia, ma becco molto più grande e testa più esile, senza ciuffo.

La nocciolaia in Italia nidifica sulle Alpi prediligendo per la nidificazione gli alberi sempreverdi più folti. È legata alla presenza di pino cembro, in assenza di questo, di noccioli, che le forniscono un’indispensabile fonte alimentare utilizzata dalla tarda estate sino alla primavera.

Su terreno innevato si notano facilmente gli scavi effettuati per recuperare i semi interrati nella stagione estiva. I resti di pigne e nocciole, spaccate su ceppi e fenditure dei tronchi, sono spesso ben visibili. Sono al contrario molto difficili da individuare i nidi, nascosti nel folto delle conifere.

Molto loquace tranne che nel periodo di allevamento dei giovani; il richiamo, un “krèhh- krèhh” nasale, è inconfondibile.

Cibo e alimentazione
Le risorse nutritive più importanti di queste specie sono i semi di pigna degli alberi dei climi principalmente freddi. In alcune regioni, dove non si trovano pini, anche i semi di castagno e abete bianco formano una parte importante della dieta.

Riproduzione e nidificazione
La nidificazione è sempre precoce in questa specie nel corso dell’intera gamma, al fine di fare l’uso più prezioso delle pigne immagazzinate l’autunno precedente. Il nido viene costruito di solito in alto nelle conifere (a volte vengono utilizzati anche alberi a foglia larga) e di solito nella parte soleggiata. Vengono deposte normalmente 2-4 uova e covate per 18 giorni. Entrambi i sessi nutrono i giovani che vengono solitamente curati per 23 giorni e se ne stanno con i loro genitori per diversi mesi, seguendoli per apprendere le tecniche essenziali di immagazzinamento per la sopravvivenza nel loro ambiente aspro.

 

 

ORGANETTO

organetto

NOME SCIENTIFICO: Carduelis flammea

Ordine: Passeriformes
Famiglia: Fringillidae

Può capitare sulle montagne del nord Italia di scorgere tra betulle e abeti la macchia rossa che dal capo scende fin sul petto dell’Organetto, un passeriforme che abita i nostri boschi, vivendo in gruppi composti da circa una decina d’esemplari. È, come tanti altri fringillidi, una specie caratterizzata da una grande adattabilità e per questo gli Organetti da sempre vengono anche allevati in cattività e riprodotti con successo dall’uomo come uccelli ornamentali, ma ultimamente anche per la reintroduzione in natura.

L’organetto presenta un piumaggio bruno variegato di nero, con presenza di lipocromo rosso sulla calottina in entrambi i sessi, mentre soltanto tra i maschi dal secondo anno di vita si presenta anche sull’alto petto. Un segno distintivo dell’organetto è il tipico pizzetto nero. Il becco è di colore giallo fiammato di scuro.

Mediamente misura 13 centimetri di lunghezza. Il cibo preferito è formato da semi di conifere e betulla, ma gradisce anche i capolini delle asteracee. In genere costruisce il nido tra conifere e cespugli, deponendo dalle 3 alle 6 uova, che si schiudono dopo 13 giorni.

L’Organetto è una delle meno frequentemente inanellate tra le specie di Fringillidi. Le catture sono concentrate nella parte centro-orientale della fascia prealpina ed alpina, in particolare in Trentino, Veneto e Lombardia. Nonostante il campione sia numericamente modesto, ampia è la sua area di origine.
Questa va dal Regno Unito alla costa settentrionale del Baltico finlandese, alla Svezia centrale. Le distanze percorse dai soggetti segnalati in Italia sono ampiamente variabili, ma le più rilevanti superano i 2.000 chilometri dai siti di inanellamento.

 

 

Passero domestico

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Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Passeriformi
Famiglia: Passeridi
Genere: Passer
Specie: domesticus

Il passero domestico o passera europea o passera oltremontana (Passer domesticus), chiamato più spesso semplicemente passero, è forse l’uccello più comune in Italia e in Europa, sia nelle aree urbane che nelle campagne. Non migratorio. Vive in stormi anche grandi ed è socievole anche nel periodo di cova.

Nell’area apina sono presenti le sottospecie Passera d’Italia (Passer domesticus italiae) e Passera oltremontana (Passer domesticus domesticus).

Caratteri distintivi
Lunghezza totale: 15-16 cm
Apertura alare: 24-30 cm
Peso: 27-34 grammi

Piumaggio superiormente bruno-castano (maschio) o bruno-grigiastro (femmina) con striature longitudinali brune, inferiormente bianco-grigiastro; nei giovani simile alla femmina.
Il becco è breve, conico, bruno; nero in primavera-estate (maschio). La testa ha guance biancastre, più chiare nel maschio, mento e gola neri (maschio); nella sottospecie oltremontana con vertice grigio nel maschio. Ali con barra biancastra (più evidente nel maschio).
La coda è di media lunghezza, leggermente intaccata.
Le zampe sono di media lunghezza, chiare.

Dimorfismo sessuale evidente.

Biologia
Nidifica sotto le tegole, negli anfratti di edifici e occasionalmente sugli alberi. Depone da 4 a 8 uova per covata (diametro di circa 1,5 cm). L’incubazione dura 13-14 giorni (2-3 covate all’anno). La prole è nidicola e s’invola a 14-18 giorni.

Il volo ha rapidi battiti d’ali, ondeggianti.

Orme:

passero

 

 

Peppola – Fringilla montifringilla

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Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Passeriformi
Famiglia: Fringillidi
Genere: Fringilla
Specie: montifringilla

Specie che nidifica i Europa settentrionale fino ai limiti della vegetazione arborea in Scandinavia, Finlandia, Russia ed in Asia, sverna in Europa centrale e meridionale di rado in Africa settentrionale. In Italia risulta presente durante il periodo del passo e ripasso e talvolta svernante

Caratteri distintivi
Peso 21-28 gr; ha il becco conico e assottigliato all’apice. Colorazione generale fulvo-arancio. Il maschio ha testa e dorso nero bluastri lucenti; gola, groppone e ventre bianco, petto arancio,coda nera. La femmina ha una colorazione meno brillante con tinte grigie su nuca e guance. Doppia muta.

Biologia
L’habitat naturale è rappresentato da boschi e campagne non troppo aperte. Ha volo e portamento simile al Fringuello. E’ specie gregaria al di fuori del periodo riproduttivo in cui appare fortemente territoriale. Specie monogama e la stagione degli amori va da maggio a luglio. Nel nido, costruito su alberi ad altezze che variano da 3 a 5 metri, vengono deposte da 6 a 7 uova che vengono incubate per circa 14 gg. dalla femmina. I pulcini vengono accuditi da entrambi i genitori e lasciano il nidi dopo 11-12 gg. L’alimentazione è prevalentemente vegetale: frutti,semi,bacche.

 

 

Pernice bianca –

pernicerossa  pernicebianca

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine:  Galliformi
Famiglia:  Tetraonidi
Genere: Lagopus
Specie: mutus

È una specie sedentaria che popola la zona artica e subartica dell’Eurasia e del Nord America. Ci sono inoltre popolazioni isolate in Scozia, nei Pirenei e nelle Alpi, dove vive dai 2000 ai 3400 metri di quota.

Caratteri distintivi
Lunghezza totale: 32,5-41 cm
Apertura alare: 54-66 cm
Peso medio: 420-540 grammi

Corpo massiccio, circa come un piccione, con piumaggio superiormente fulvo-giallastro, macchiettato di bruno scuro, con addome biancastro (nella femmina), bruno-grigiastro, macchiettato di bruno scuro, con addome biancastro (maschio); nei giovani è più simile a quello delle femmine.
Il becco è relativamente robusto, breve e nero.
La testa è relativamente piccola, con caruncole rosse sopraoculari, più sviluppate nel maschio. Le ali sono sempre bianche, larghe e arrotondate.
La coda è di media lunghezza, nera con bordo biancastro.
Le zampe sono di media lunghezza, completamente piumate tutto l’anno.

Il maschio è normalmente più grosso, con colorazione estiva più scura, caruncole più sviluppate e rendine nera in inverno.

E’ caratteristico il dimorfismo stagionale. La livrea del maschio in inverno è interamente bianca con coda e stria dalla base del becco all’occhio nere.

Biologia
Vive nelle aree erbose pietrose e rocciose d’alta quota. Prevalentemente diurna-crepuscolare, solitaria, in coppia o in piccoli gruppi.
Sedentaria, nidificante, in parte erratica.

Alimentazione: prevalentemente vegeteriana-insettivora.

Si riproduce in maggio-luglio. Nidifica in piccole buche del terreno, sotto le pietre o fra gli arbusti nani. Depone 5-10 uova giallastre o bruno-giallastre con vistose macchie brune. Il periodo di incubazione e di 20-21 giorni, con una covata all’anno. La prole è nidifuga.

Il canto è costituito da una serie di suoni gutturali. Il volo e veloce, con rapidi battiti d’ali, in parte planato.

L’età massima registrata in libertà è di più di 6 anni.

Orme:

pernice

 

Pettirosso

pettirosso

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Passeriformi
Famiglia: Muscicapidi
Genere: Erithacus
Specie: E. rubecula

I boschi di conifere sono l’habitat naturale di questo piccolo passeriforme cantore, ma è spesso presente anche in giardini, siepi, boschetti. Nidifica nei buchi o nelle spaccature di alberi, ai piedi delle siepi. E’ diffuso in tutta Europa e anche in Italia.

Caratteri distintivi
Lunghezza totale: 13-15 cm
Apertura alare: 7-7,5 cm
Peso: 11-22 grammi

Gli adulti hanno il petto e la fronte colorati di arancio. Il resto del piumaggio è di colore bruno oliva. Ai giovani manca la colorazione arancione e sono fortemente macchiettati. Non ci sono differenze tra maschio e femmina.

Biologia
E’ animale solitario e di indole aggressiva verso i consimili di cui non ama la vicinanza e con i quali ingaggia spesso in primavera lotte sanguinose. Entrambi i sessi difendono il loro territorio e nell’atteggiamento di difesa, la testa è tenuta eretta, per mostrare la macchia color arancio del petto, ed il corpo viene inclinato rapidamente da lato a lato.
Ad aprile-maggio, nel nido costruito dalla sola femmina vengono deposte 5-6 uova bianche macchiate di bruno pallido. La cova dura 13-15 giorni; i piccoli abbandonano il nido dopo un paio di settimane pur continuando ad essere imbeccati dai genitori ancora per un certo tempo. Qualche volta vengono portate a termine tre covate in una stagione riproduttiva.

Il pettirosso si ciba soprattutto di insetti e le loro larve, lombrichi, semi e piccoli molluschi, ma integra questa dieta con una grande quantità piccoli frutti e bacche.

Orme:

pettirosso

 

 

Picchio rosso maggiore

picchio maggiore

Nome scientifico: DENDROCOPOS MAJOR

Classe: UCCELLI
Ordine: PICIFORMI
Famiglia: PICIDI

 Il Picchio rosso maggiore è un insettivoro, ma nella stagione invernale integra la dieta con pinoli e frutta.

Individua gli insetti e le larve che vivono sotto la corteccia dell’albero dal rumore che emettono mentre rodono il legno. A quel punto il Picchio perfora il legno con il suo becco robusto e con la sua lingua retrattile cattura l’insetto. Occasionalmente (es. nutrizione dei piccoli) può depredare uova o pulli da altri nidi che spezzetta e disossa accuratamente, servendosi del tronco di un albero come “tagliere”. In inverno diviene in parte frugivoro: incastrati frutti quali pigne o nocciole in un interstizio di una corteccia, mette a nudo a colpi di becco i semi e li ingoia.

Le forme sono relativamente tozze, con grande testa arrotondata e forte becco a pugnale. Si presenta nero sul dorso, sulle ali e la coda con delle striature biancastre alle estremità. Il petto e il collare sono beige, mentre l’addome è rosso acceso. Il capo è nero con gola e guance bianche, separate da una sottile linea nera che parte dal becco. Il becco è nero, appuntito e ben robusto e le zampe sono conformate alla progressione su tronchi verticali che vengono risaliti a saltelli, aggrappandosi con i forti artigli e aiutandosi con la coda.

I maschi si distinguono molto facilmente dalle femmine perché a differenza di queste ultime hanno una striscia rossa sulla nuca.

È una specie molto adattabile, è presente nei boschi sia di conifere sia di latifoglie, nelle campagne alberate e perfino nei parchi cittadini; può nidificare dal fondovalle sino al limite superiore delle foreste e scava i nidi su un’ampia gamma di essenze: particolarmente frequente è l’utilizzazione di grandi castagni da frutto, larici ai margini dei pascoli, pioppi e ciliegi. In Italia è una specie protetta.

I nidi presentano un ingresso circolare di diametro non superiore a 5 cm (lievemente inferiore a quello dei nidi del Piccgio verde). Gli scavi alimentari sono di norma delle serie di piccoli fori poco profondi.

Emette spesso un sonoro e acuto “pik” (o “kik“); il tambureggiamento, che può essere confuso con quello di altri picchi, dura poco meno di un secondo e presenta un crescendo finale.

Il nido viene costruito dalla coppia scavando una profonda apertura orizzontale a gomito nei tronchi d’albero (preferibilmente morti) a circa una decina di metri d’altezza. La femmina depone 4-6 uova all’anno che vengono covate per circa 15 giorni. I piccoli lasciano il nido dopo circa 20 giorni.

Orme:

picchio

 

 

Picchio muraiolo (non è un vero picchio)

picchio-muraiolo1

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Passeriformi
Famiglia: Tichodromidae
Genere: Tichodroma
Specie: T. muraria

Il Picchio muraiolo è diffuso in tutte le montagne alte dell’Eurasia meridionale, inclusi i Pirenei, le Alpi e l’Altaj.

Caratteri distintivi
Peso medio: 15-20 grammi
Lunghezza: 16-17 cm
Apertura alare: 26-27 cm

Presente il corpo grigio, coda nera bordata di bianco, ali nere con macchie circolari bianche e ampia zona centrale rosso carminio. Le ali ampie e arrotondate, vistosamente colorate di rosso carminio e nero con chiazze circolari bianche, lo rendono facilmente riconoscibile. Il becco è lungo e sottile.

Biologia
Questo uccello è strettamente legato alle pareti rocciose, sulle quali nidifica e ricerca il nutrimento.

Durante la stagione primaverile ed estiva sono preferite le rupi esposte a nord, fresche e umide, a quote comprese fra 1300–1400 m e 3000 m circa; in inverno vengono al contrario selezionate le pareti soleggiate a quote inferiori ai 1500 m; manufatti quali castelli, torri, chiese e dighe vengono regolarmente visitati durante lo svernamento e possono talvolta essere utilizzati come siti riproduttivi. Si nutre di piccoli artropodi che ricerca fra gli interstizi delle rocce svolazzando lungo le pareti.

Costruisce il nido in crepacci di pareti rocciose strapiombanti, spesso a diverse decine di metri di altezza. La femmina depone 3-4 uova e le cova per 18-20 giorni; i giovani restano al nido 3 o 4 settimane.

 

 

Picchio muratore (non è un vero picchio)

picchio-muratore

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Passeriformi
Famiglia: Sittidae
Genere: Sitta
Specie: S. europaea

Il Picchio muratore è diffuso in quasi tutta l’Europa centro-occidentale e meridionale, e in alcune zone del Nordafrica e del Medio-oriente. In Italia è diffuso ovunque, tranne che in Sardegna.

Vive nei boschi di latifoglie (più difficilmente nei boschi di conifere), ma è possibile incontrarlo nei parchi, giardini e frutteti in prossimità dei centri abitati.

Non ha nulla in comune con i più conosciuti picchi della famiglia dei Picidi.

Caratteri distintivi
Peso medio: 22-25 grammi
Lunghezza: 14-15 cm
Apertura alare: 25-27 cm

Il piumaggio è vivace, grigio-blu sul capo, sul dorso, le ali e la coda, mentre l’addome è color arancio. Le guance e la gola sono bianche; una striscia nera attraversa gli occhi fino ad arrivare al becco anch’esso nero, lungo, appuntito e molto robusto. La coda e le zampe sono relativamente corte.

Biologia
Durante la bella stagione si ciba di insetti mentre nel resto dell’anno va alla ricerca di semi, frutti, ghiande e noci, che apre con piccoli ma decisi colpi del becco una volta posizionate tra i buchi della corteccia. Da questa abitudine deriva il nome di “picchio”, anche se la specie non appartiene alla famiglia di Picidi.

Il periodi di riproduzione della specie ha inizio in aprile. Il nido viene posizionato sugli alberi o nei muri, dove sono presenti cavità accoglienti. Il numero delle uova è molto variabile, da cinque a dieci, e la cova dura circa due settimane. Sia il maschio che la femmina si occupano di allevare i piccoli, che dopo circa 24 giorni dalla nascita sono in grado di cavarsela da soli.

 

Picchio nero

picchio nero

Nome scientifico: DRYOCOPUS MARTIUS
Classe: UCCELLI
Ordine: PICIFORMI
Famiglia: PICIDI

Rispetto alla cornacchia nera, con la quale può essere confuso per le dimensioni, ha ali più arrotondate e coda più appuntita. Il volo è spesso simile a quello della Nocciolaia, sempre distinguibile anche a distanza per avere coda corta e in parte bianca. Come gli altri picchi possiede piedi zigodattili (due dita rivolte in avanti e due posteriori) ed una coda rigida, adattamenti che gli consentono di arrampicarsi agevolmente sui tronchi verticali. Il colorito nero, il collo sottile, le forme slanciate con ali arrotondate e lunga coda appuntita lo rendono inconfondibile sia posato, sia in volo.

Il maschio ha la parte superiore della testa rossa, colore presente nella femmina solo sulla nuca. Il becco color grigio avorio può apparire bianco a distanza.

Il picchio nero può essere osservato in Italia soprattutto sulle Alpi.

Il foro d’ingresso dei nidi, scavati su grandi alberi sprovvisti di rami bassi, è ellittico e alto almeno 9 cm (quasi circolare con diametro non superiore a 6 cm negli altri picchi europei). Gli scavi alimentari, di forma irregolare, possono raggiungere e superare i 15-20 cm di lunghezza.

Inconfondibili sia i richiami che emette in volo (un metallico “krukrukrukrukrukru…“) o posato (un lamentoso “klihh..”), sia il tambureggiamento territoriale, sonora raffica di colpi di becco su un tronco udibile a più di un chilometro.

Col forte becco scava il legno sia di alberi vivi, sia di tronchi secchi o marcescenti alla ricerca di insetti. Anche i grandi formicai vengono divelti a colpi di becco, con successiva cattura delle piccole prede agevolata dalla lunga lingua, resa vischiosa dal secreto delle ghiandole salivari.

Nidifica da marzo ad inizio estate. Ogni coppia nidificante necessita di ampie porzioni di foresta (dai 300 ai 600 ettari), all’interno o al margine delle quali costruisce più nidi scavati su varie essenze, in ordine di importanza:pioppo tremulo, faggio, abete bianco, pino silvestre e larice). Le 4-5 uova sono covate da entrambi i sessi per 12-14 giorni e i piccoli abbandonano la cavità all’età di circa un mese. I nidi non utilizzati rappresentano utili ricoveri per una numerosa serie di animali: da altri uccelli quali la Civetta capogrosso e il Picchio muratore, a mammiferi quali lo Scoiattolo, i gliridi e alcuni pipistrelli, a insetti di vari ordini.

Orme: come picchio rosso

 

 

Picchio verde

picchioverde

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Piciformi
Famiglia: Picidi
Genere: Picus
Specie: P. viridis

Il Picchio verde è diffuso in tutta Europa, ad eccezione delle regioni più settentrionali. In Italia occupa le zone di pianura, di collina e anche le aree montuose della penisola fino a circa 1000 metri di altitudine, raramente più in alto.

Caratteri distintivi
Peso medio: 150-250 grammi
Lunghezza: 30 cm circa
Apertura alare: 50 cm circa

Presenta nella parte superiore un piumaggio verde scuro, sul groppone e basso dorso giallo e sulle parti inferiori verde-grigio chiaro. L’apice della testa è di colore rosso, la faccia è nera e dal becco partono 2 strisce nere verso la nuca, rosse all’interno nel maschio.

Biologia
Gli ambienti frequentati sono costituiti da boschetti inrcalati a radure e zone aperte o boschi di latifoglie; in alcune regioni delle Alpi sono spesso utilizzati anche i boschi ripariali. In questi ambienti devono comunque essere sempre presenti alberi di dimensioni tali da consentire lo scavo del nido che avviene nel tronco di una pianta di sufficienti dimensioni.

Il Picchio verde nidifica comunque anche in cavità già disponibili, come vecchi nidi propri o di altri picchi o concavità natrali dei tronchi. Le uova, deposte in numero complessivo tra 5 e 8, sono incubate per almeno 14 giorni e i piccoli si trattengono nel nido fino alla quarta settimana di vita.

Il Picchio verde si nutre prevalentemente di insetti, talvolta anche di bacche, chiocciole e lombrichi, ma soprattutto di formiche e larve che cattura sotto la corteccia degli alberi. Ha un comportamento schivo. Fra tutti i picchi è quello che più difficilmente   “tambureggia” col becco sul tronco degli alberi; invece canta sovente ed è proprio la sua voce, simile ad una risata, che ne rivela la presenza.

Orme: come picchio rosso

 

 

 Poiana

poiana

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine:  Falcoformi
Famiglia:  Accipitridi
Genere: Buteo
Specie: buteo

La Poiana è un uccello rapace presente nella maggior parte d’Europa, parte dell’Asia e l’Africa settentrionale. In Italia, dove è presente in tutte le regioni, incluse le isole, è sedentaria e nidificante. Preferisce i boschi, ma di solito caccia in territori aperti.

Caratteri distintivi
– Lunghezza: 50-55 cm
– Apertura alare: 110 – 130 cm

Aspetto compatto, di dimensioni medio, con ali ampie e arrotondate e una coda ampia, piuttosto corta. Testa corta e grossa.
Il piumaggio negli adulti è bruno scuro macchiettato inferiormente e recante strette barre scure sulla coda; macchia più chiara sul petto. La poiana possiede zampe con unghie ricurve e appuntite.

Tipico delle poiane è il volo lento e con ampi e lunghi volteggi planari. Non presenta dimorfismo sessuale.

 Biologia
Sembra formare coppie unite per la vita. Il nido viene ricostruito ogni anno, raramente viene rioccupato quello dell’anno precedente. Viene costruito principalmente sugli alberi, sulle pareti rocciose e sul terreno scosceso. Alla sua costruzione partecipano entrambi i sessi. La femmina depone di solito 2 o 3 (più raramente 1 o 4) uova tra marzo e maggio. Le uova sono bianche con macchiettature grigie o brune e vengono covate 33-35 giorni; i piccoli restano nel nido per 6-7 settimane e vengono alimentati da entrambi i genitori.

Si nutre di piccoli mammiferi (soprattutto topi), talvolta uccelli e carogne.

 

 

Rampichino alpestre

rampichino alpestre

NOME SCIENTIFICO: Certhia familiaris
Ordine: Passeriforme
Famiglia: Certhidae

Il Rampichino alpestre abita le foreste di conifere e i boschi misti presenti sulle Alpi e sull’Appennino, tenendosi in genere al di sotto dei 2000-2100 metri di altitudine. Nel nostro paese l’areale di svernamento coincide quasi del tutto con quello riproduttivo, ma la specie è presente ampiamente quasi in tutta l’area eurasiatica e in alcune aree del continente africano.

In gran parte simile al Rampichino comune, anche quello alpino è lungo circa 13 centimetri e pesa non più di 12 grammi. Possiede un’ottima capacità mimetica grazie al colore della schiena – screziata di marrone e bianco – molto simile a quello della corteccia degli alberi sui quali cui si arrampica. Molto chiari il petto e il ventre (più bianchi rispetto al Rampichino comune) ma sempre con sfumature tendenti al marrone. Il sopracciglio chiaro, piuttosto accentuato, lo differenzia dal Rampichino comune, dove è presente ma in modo meno evidente.

Cacciatore di insetti, grazie al becco ricurvo scova anche larve e ragni nascosti nella corteccia o nel muschio. La nidificazione avviene tra marzo e giugno. Il Rampichino alpestre costruisce il nido nelle cavità disponibili nei tronchi degli alberi e depone da 6 a 8 uova, che si schiudono dopo circa due settimane.

Sulla catena alpina è distribuito con continuità dalle Alpi liguri alle Alpi Giulie, si tratta infatti di una specie tipica delle formazioni a bosco maturo, vista la sua esigenza di utilizzare la parte corticale degli alberi. Tra i boschi preferiti vi sono anche quelli di larice, quelli misti con altre conifere e le peccete umide.

Nonostante sia diffuso tra i 1200-1400 e i 1900-2100 metri, è stato segnalato anche a quote minime di 800-1000 metri in Valle d’Aosta e a 700-800 metri in Carnia e a picchi di 2200 metri nelle valli occidentali piemontesi. In Italia centrale e meridionale la specie è stanziale, nidificante in diverse faggete e boschi misti dell’Appennino laziale, abruzzese, campano e calabro-lucano, dai 1500 ai 1900 metri.

Usando la coda rigida come punto d’appoggio, il Rampichino alpestre è in grado di arrampicarsi lentamente a spirale sul tronco di un albero, cercando insetti in ogni fessura della corteccia. Una volta raggiunta la cima, vola su un altro albero e ricomincia di nuovo la sua caccia dalla base del tronco.

 

REGOLO  

Regolo

NOME SCIENTIFICO: Regulus regulus
Ordine: Passeriformes
Famiglia: Regulidae

Insieme al Fiorrancino è il più piccolo uccello italiano. Piccolo e iperattivo: fotografarlo può rivelarsi, infatti, una vera e propria impresa visto che ha l’abitudine di non stare mai fermo e, tra i rami degli alberi, si muove a una velocità capace di mettere in crisi anche il più esperto birdwatcher.

Il Regolo raggiunge a fatica i 10 centimetri e i 5 grammi di peso. Si riconosce dai caratteristici disegni della sommità del capo, ornata da una crestina bordata di nero, arancione nei maschi e gialla nelle femmine, di cui i giovani sono privi. Il piumaggio ha le parti superiori grigio-verdi e quelle inferiori biancastre sfumate di bruno-giallo. Il maschio si distingue dalla femmina per la colorazione arancione della striatura del capo.

Il nido di forma sferica viene sospeso sui rami esterni alti degli Abeti, le uova deposte sono da 7 a 11, la cova dura 11-17 giorni, i piccoli restano nel nido per 13-18 giorni. Sverna intorno ai siti riproduttivi oppure più a sud, fino all’Europa meridionale. In Italia nidifica tra i 900 e i 1900 metri di quota, ed è molto comune anche come svernante. Frequenta i boschi di conifere dal livello del mare alla montagna e non disdegna le aghifoglie ornamentali di parchi e giardini urbani. Sull’arco alpino è legato soprattutto all’abete rosso e all’abete bianco. Il regolo si nutre di ragni, insetti e larve, che trova rovistando tra il fogliame.

Le regioni settentrionali vedono la massima proporzione dei regoli inanellati in Italia, soprattutto la fascia prealpina dal Friuli sino al Piemonte occidentale. A sud degli Appennini gli inanellamenti risultano numericamente molto più ridotti. L’importante transito attraverso il Mediterraneo viene indirettamente confermato anche dalle catture effettuate sulle due isole maggiori e su un buon numero di isole minori nelle quali il Regolo non nidifica. Una percentuale rilevante delle ricatture si riferisce alla migrazione autunnale, e tra queste molte sono le riprese dirette, le quali confermano come l’Italia sia raggiunta primariamente da soggetti che giungono da nord est, con il Baltico quale area della massima importanza.

 

 

Rondine montana   

rondine-montana

Nome scientifico:Ptyonoprogne Rupestris
Classe:Aves
Ordine: Passeriformes
Famiglia: Hirundinidae
Genere: Ptyonoprogne

La Rondine Montana (Ptyonoprogne Rupestris), facente parte della famiglia degli Hirundinidae, è una specie che vive esclusivamente in Europa, Africa e Asia. In Italia vive in zone montuose, proprio perché predilige di più queste zone per la costruzione del nido; molto spesso la si può intravedere anche in zone trafficate e di città, ma solo per nutrirsi, successivamente si ritirerà in ambienti più tranquilli.

Questo esemplare può raggiungere i 15 cm di lunghezza, i 22 grammi di peso e un’apertura alare di circa 33 cm. Il suo piumaggio è di colore marrone, si possono intravedere sfumature più chiare nel petto e macchie bianche sulle ali. Può essere confusa con la “cugina” Rondine riparia, ma vista da vicino, le sue caratteristiche la differenziano subito dall’altra specie. A differenza degli altri esemplari di Rondine, questa specie sopravvive anche a climi freddi, motivo per cui non è costretto a migrare di stagione in stagione alla ricerca di luoghi caldi.

La Rondine Montana è famosa soprattutto per il suo particolare canto emesso durante il volo, formato da un leggero cicaleccio e alcuni striduli gridolini.

Riproduzione:
Non nidifica in colonie o in nidi artificiali, una volta scelto il luogo, prevalentemente roccioso, diventerà molto protettivo del nido e attaccherà chiunque cercherà di avvicinarsi troppo. Questo particolare uccello, nidifica da maggio a ottobre, può fare al massimo 2 covate all’anno e ognuna di queste è formata da circa 2-5 uova. Anche le uova sono molto caratteristiche in quanto sono bianche a macchie rosse sparse su tutta la superficie. La femmina le coverà per circa 2 settimane e i piccoli saranno in grado di provvedere a loro stessi in completa autonomia dopo circa 25 giorni dalla nascita.

Alimentazione:
Si ciba di ogni tipo di insetto e cerca di reperirli sempre in volo, predilige la caccia al di sopra dei corsi d’acqua, in quanto in superficie sono molti le fonti di cibo presenti. La maggior parte della specie è stanziale nella zona scelta come dimora, mentre una piccola percentuale può migrare nelle zone più calde in cerca di un nuovo rifugio e di nuovo cibo (questo fenomeno avviene per tutti i membri della specie in caso di scarsità di presenza di insetti, dovuta principalmente ai pesticidi agricoli, costringendoli quindi a migrare).

Orme:

rondine

 

Rondone maggiore (alpino)

rondone alpino

NOME ITALIANO: Rondone alpino
SPECIE: Tachymarptis melba
LUNGHEZZA: 20-25 cm
DISTRIBUZIONE: Europa meridionale, Africa settentrionale
PHYLUM: Cordati
CLASSE: Uccelli
ORDINE: Apodiformi
FAMIGLIA: Apodidi
GENERE: Tachymarptis

Detto anche rondone maggiore, il rondone alpino è presente nell’Europa meridionale e nel Nordafrica, e nella stagione invernale migra verso i Paesi dell’Africa equatoriale. A dispetto del suo nome, non frequenta gli ambienti di alta montagna ma le zone collinari e montane di media e bassa quota, e non è raro incontrarlo nelle pianure e nelle zone costiere. È notevolmente più grande del rondone comune, arrivando a pesare 80-120 grammi. Le sue forme sono simili a quelle degli altri rondoni, caratterizzate dall’estremo sviluppo delle ali e dalla linea aerodinamica. La parte superiore del corpo è di colore grigio scuro, quella inferiore è bianca, attraversata da una fascia marrone sul petto. Il rondone alpino si riunisce in gruppi chiassosi, anche molto numerosi, che trascorrono l’intera giornata in volo dando la caccia agli insetti di cui si nutrono, ma verso il tramonto si ritira nel nido, dove rimane per tutta la notte.

Biologia
Nidifica sotto le grondaie dei tetti, nelle fessure delle rocce. La femmina, insieme al maschio, dopo aver costruito il nido, depone 2-3 uova di colore bianco.

Habitat
Vive nelle regioni rocciose d?alta montagna. Si alimenta d’insetti e di ragni.

 

 

Scricciolo

scricciolo

NOME SCIENTIFICO: Troglodytes troglodytes
Ordine: Passeriformes
Famiglia: Troglodytidae

Grazioso uccello dalla forma rotonda e paffuta, lo Scricciolo, con i suoi 10 centimetri di lunghezza, è il più piccolo della famiglia dei Troglodytidae .
Dorso bruno con bordi neri e ventre più chiaro, ha una piccola coda bruno-rossiccia che tiene spesso sollevata e che gli serve per bilanciare il petto, per contro molto basso.
Agile, dinamico e scattante, si muove con destrezza accorrendo in ogni luogo, o verso ogni oggetto, che catturi la sua attenzione. Ama muoversi sul terreno, ispezionando tutto ciò che lo colpisce.
La curiosità è infatti una prerogativa fondamentale di questo piccolo passeriforme, che vola di cespuglio in cespuglio e saltella sul terreno con grande abilità, tanto da assomigliare a un piccolo mammifero.

Lo Scricciolo è un uccello prevalentemente stanziale e vive prevalentemente in località umide e abbondanti di cespugli e alberi.
In generale, ama le zone fresche e ombrose, in collina o in montagna, vicino a corsi d’acqua con cespugli, alberi e massi sparsi.
Non particolarmente intimorito dalla presenza degli esseri umani, lo si può incontrare in pianura e vicino ai centri abitati in inverno, mentre in estate predilige le zone montane.

Si nutre di insetti, bruchi, vermi e piccoli ragni che trova sulle foglie; in inverno non disdegna qualche bacca.

Il maschio, poligamo, possiede un territorio personale in cui costruisce un certo numero di nidi, che utilizza come “dormitori”.
Sceglie di costruire i nidi ovunque ne trovi la possibilità, comunque in luoghi ben mimetizzati con l’ambiente circostante: tra fitti cespugli, nelle cavità delle rocce o degli alberi, tra vecchie mura diroccate, ben nascosto tra rami di edera.

Quando una femmina entra nel suo territorio, esso inizia a cantare emettendo acuti trilli sonori per attirare la sua attenzione, entrando e uscendo in continuazione dai nidi costruiti in precedenza.

Una volta accettate le attenzioni del maschio e avvenuto l’accoppiamento, la femmina provvede a rivestire internamente il nido con lana, piume, crini, rendendolo confortevole per i pulcini.
La riproduzione avviene solitamente a fine aprile, con la deposizione di 5 a 8 uova di colore bianco-giallognolo punteggiate di rosso, impenetrabili al freddo e alla pioggia grazie al rivestimento folto e impermeabile del nido.
Alla covata “bada” solamente la femmina per circa 15 giorni.

Anche dopo avere imparato a volare ed essere divenuti indipendenti, i pulcini continuano a frequentare il nido, che utilizzano specialmente come riparo per la notte.

 

  

Sordone  

sordone

NOME SCIENTIFICO: Prunella collaris
Ordine: Passeriformes
Famiglia: Prunellidae

Il Sordone predilige ambienti aperti ad alta quota. Lo si incontra, infatti, in aree alpine soprattutto in prossimità di detriti o massi che emergono dai prati e in presenza di vegetazione composta da graminacee basse e piante che producano semi. Non frequenta le aree boscose, preferisce le pareti rocciose soleggiate, i ghiaioni, le pietraie e le morene. La concentrazione più alta di esemplari si registra intorno ai 2000 metri di altitudine.
La Prunetta collaris in Italia è distribuita lungo tutto l’arco alpino e in due aree della dorsale appenninica: la zona settentrionale tra l’Emilia e la Toscana e la zona centrale corrispondente all’Abruzzo.

Ricerca il cibo a terra prediligendo ragni, insetti e altri invertebrati, semi, piccoli frutti e molluschi. A volte si ciba anche di rifiuti umani ritrovati in prossimità di piccoli villaggi.

Esteticamente molto simile al Passero, raggiunge i 18 cm di lunghezza e il suo piumaggio grigio-bruno, particolarmente compatto, si confonde tra le rocce. La tonalità marrone è ravvivata da striature rossastre che corrono lungo i fianchi. Peculiarità del Sordone è il disegno bianco e nero in corrispondenza del petto e le numerose macchiette biancastre presenti sulle ali. Le zampe sono di colorazione rossastra. I due sessi non presentano sostanziali differenze. Gli individui più giovani possiedono un piumaggio dai colori meno accesi e vivaci e non presentano i caratteristici puntini bianchi.

Dopo la fase di corteggiamento in gruppi poligami, il maschio dominante scaccia gli altri pretendenti e, in seguito a numerosi accoppiamenti, prende le femmine sotto la propria tutela. Queste ultime producono due covate l’anno, la prima a primavera inoltrata. Il nido è costruito tra le fessure delle pareti rocciose o tra i sassi utilizzando steli, erba secca e muschio. Vengono deposte 4-5 uova blu chiaro che vengono covate per circa due settimane da entrambi i genitori. I pulcini nascono tra luglio e agosto e lasciano il nido dopo 16 giorni. Una seconda nidiata può avere luogo nei mesi di luglio-agosto.

Il Sordone è il più grosso tra i Passeriformi di montagna. Specie d’alta quota, ama gli spazi aperti, che sorvola in cerca di piccole prede. Ma lo si può ammirare spesso anche appollaiato su qualche roccia sporgente mentre scruta praterie d’alta quota e dirupi. Di indole gregaria, preferisce vivere e spostarsi in gruppo. Il suo volo somiglia a quello dell’Allodola, con movimenti fluttuanti che lo portano a notevoli altitudini. Caratteristica della specie è la modalità di riproduzione, che avviene in gruppi poligami composti da una media di 4-5 esemplari di ciascun sesso.

 

Sparviere – Accipiter nisus

sparviere

Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine:  Falconiformi o Accipitriformi
Famiglia:  Accipitridi
Genere:  Accipiter
Specie:  nisus

Lo Sparviere si trova in Eursia e nell’Africa Settentrionale. In Italia è nidificante sulle Alpi dove vive fino a circa 1900 metri di quota.

Caratteri distintivi
Lunghezza totale: 28-38 cm
Apertura alare: 55-70 cm
Peso: 150-380

Corpo slanciato, più piccolo della cornacchia; il piumaggio superiormente è grigio-brunastro (giovani), grigio-bruno (femmine) o grigio-bluastro (maschi); inferiormente biancastro, con barrature trasversali grigio-brunastre (femmine), biancastro, in parte rosso-ruggine o rosso-bruno con barrature (maschi) o biancastro con macchie e/o striature allungate verticalmente (giovani).

Il becco è breve, adunco, grigio-bluastro con base chiara e cera gialla.
La testa è relativamente piccola, scura, con sopracciglio chiaro (femmina adulta; occhi con iride da gialla intensa a gialla-aranciata (adulti) o gialla chiara (giovani).
Le ali sono relativamente larghe e arrotondate.
La coda è lunga, biancastra, barrata di grigio, arrotondata.
Le zampe sono relativamente lunghe, gialle, con unghienere uncinate.

Dimorfismo sessuale: femmina più grande e pesante, maschio con colorazione rossiccia, più o meno estesa su parti inferiori, guance e collo.

Abitudini prevalentemente diurne-crepuscolari, solitarie. Vive in are boscose e grandi parchi.
Fenologia: sedentario, nidificante, migratore regolare, invernale.
Alimentazione: soprattutto uccelli, secondariamente micromammiferi.

Biologia
Si riproduce da maggio ad agosto. I nidi si trovano generalmente sugli alberi. Depone 2-7 uova biancastre con macchie bruno-rossicce; il periodo di incubazione dura circa 30 giorni (una covata all’anno). La prole è nidicola e s’invola a circa 4 settimane.

Presso il nido emette penetranti “gui gui gui”.

Il volo è agile, con rapidi battiti d’ali o planato, anche circolarmente, utilizzando preferibilmente le correnti termiche ascensionali.

In libertà vive più di 15 anni.

Orme:

sparviero 

 

SPIONCELLO

spioncello

NOME SCIENTIFICO: Anthus spinoletta
Ordine: Passeriformes
Famiglia: Motacillidae

 Caratteristiche: come le altre pispole, lo Spioncello ha un piumaggio poco appariscente con parti superiori grigio brune. D’inverno, il petto è fortemente striato, mentre in estate è leggermente rossastro. È l’unica pispola indigena che ha le zampe scure; l’unghia posteriore è partico- larmente lunga (vedi la figura). Lo Spioncello si distingue dalle altre specie più o meno simili anche per le zone frequentate, per l’habitat e in parte per la voce (vedi sotto).

Voce: durante il volo nuziale, quando sbattendo le ali canta il suo ripetuto “tsip-tsip-tsip” per poi tornare a terra “a paracadute”, è quasi impossibile non notarlo.

Habitat: durante il periodo della cova, lo Spioncello frequenta i prati alpini rocciosi e attraversati da ruscelli d’acqua sorgiva situati sopra il limite del bosco fino ai 3000 metri. Localmente nidifica anche ad altitudini inferiori, perfino al di sotto dei 1000 m. In inverno si sposta nella Francia occidentale o vive lungo i corsi d’acqua in pianura.

Spostamenti: lo Spioncello si distingue per la sua forma parti- colare di migrazione quando, dopo il ritorno nella zona di nidifi- cazione, viene sorpreso da una nevicata e deve riparare in pianura.

Riproduzione: costruisce il suo nido di fili d’erba e di muschio perfettamente mimetizzato in un avval- lamento del terreno. Depone uova chiare a
puntini.

Lo Spioncello ama viaggiare in gruppo: in primavera, prima di migrare verso le zone di nidificazione in alta montagna (sopra il limite degli alberi), si raduna con altri suoi simili, per far provviste di cibo prima di intraprendere il viaggio. È difficile distinguere maschio e femmina, entrambi dal piumaggio grigio-bruno e ventre bianco panna. Corpo sottile e slanciato, becco appuntito, lo Spioncello sembra altero sino a quando non si muove: eccolo allora dondolare il capo e muovere la coda in senso orizzontale, rivelando di sé un aspetto buffo e istrione…

 

 

Stiaccino

stiaccino

NOME SCIENTIFICO: Saxicola rubetra
Ordine: Passeiformes
Famiglia: Muscicapidae

Snello e aggraziato, lungo circa 13 centimetri, lo Stiaccino è presente in Italia come nidificante e migratore regolare, mentre per svernare sceglie le regioni tropicali. Molto simile al Saltimpalo per forma e dimensioni, se ne differenzia per un largo sopracciglio bianco. Le piume delle parti superiori, di colore bruno scuro, hanno un contorno arancio, che diviene più intenso e brillante sulla gola e nella parte superiore del petto, per poi sfumare verso il bianco panna sui fianchi e sull’addome. La coda è scura con base bianca ai lati. La femmina è simile al maschio, ma ha il colore della testa più opaco e un sopracciglio color crema.

Lo Stiaccino possiede una discreta apertura alare, che sfrutta abilmente durante il volo. Adotta come punto di osservazione rami secchi, pali e staccionate, che assume come posatoi privilegiati per individuare insetti volanti, passione che condivide con il Pigliamosche. Ma la sua dieta è ben più variegata: da ragni e piccole lumache a vermi e larve, sino a qualche mora di bosco, soprattutto nella stagione autunnale.

Lo Stiaccino si riproduce in Europa e nella zona più a ovest dell’Asia: dall’Irlanda al nord del Portogallo per poi passare, a est, sul limitare del confine siberiano con l’Europa; dall’estremo confine settentrionale della Norvegia sino a sud, in Spagna centrale, Italia centrale, nord della Grecia e monti del Caucaso. In Europa meridionale sceglie raramente di nidificare nelle zone mediterranee e steppiche, mentre predilige fascia boreale e temperata, pascoli con vegetazione fitta e articolata, prati acquitrinosi, margini di boschi di conifere e praterie di altitudine, tra i 700 e i 2.200 metri di quota. Durante lo svernamento in Africa, occupa aree aperte vegetate di vario tipo, tra le quali sceglie frequentemente quelle con erba fitta.

Prati, felci, aree coltivate, margini paludosi e altopiani erbosi sono i luoghi ideali per la costruzione del nido, che viene posto sul terreno tra cespugli bassi o cataste di legna. Per mettersi in mostra durante il corteggiamento e per avvertire gli altri individui della propria presenza, il maschio scuote elegantemente la coda e frulla le ali con energia. Una volta formata la coppia, la femmina depone tra le 5 e le 7 uova, di colore blu-azzurro. I pulcini lasciano il nido dopo circa 10-14 giorni dalla schiusa, nonostante siano ancora troppo giovani per essere in grado di volare, e restino di conseguenza ancora dipendenti dalle cure dei genitori.

Sulle Alpi italiane gli habitat tipici di questa specie si identificano con le praterie primarie d’altitudine solo parzialmente cespugliate, con prati e pascoli secondari non sfruttati, prevalentemente tra i 700-800 metri sino ai 2.100 metri, con una diffusione maggiore tra i 1.000 e i 2.000 metri. Nei territori in provincia di Varese, la specie nidifica nelle praterie aperte montane in cui esiste un assortimento di erbe e arbusti di media e piccola altezza, con brughiere e boschi di ginestre, inframmezzati da piccole aree rocciose, da cui ha ereditato il nome latino (Saxicola rubetra  significa infatti “uccellino che vive tra i sassi”). In Lombardia, in habitat di buona qualità e in annate favorevoli la densità della specie si aggira sulle 20-50 coppie per kmq.

Il buffo nome squillante deriva dal toscano “ stiacciare”  (schiacciare), per l’abitudine di questo uccello di acquattarsi nell’erba ai piedi dei cespugli, dove si rifugia quando non è impegnato in battute di caccia. Abile e attento, lo Stiaccino possiede una mira infallibile: caccia le sue prede tuffandosi in picchiata da posizioni elevate, spesso acchiappandole al volo. Piuttosto schivo, lo si può vedere anche appollaiato su covoni di fieno nelle vallate montane, sul finire dell’estate, dove ritempra le forze prima di proseguire il viaggio della migrazione…

 

 

Tordela (Turdus viscivorus)

tordela

Uccello della famiglia dei Turdidi

Da un punto di vista morfologico è quasi identica al tordo bottaccio, infatti tranne per il fatto che è di taglia molto più grande, e che il sottoala della tordela è bianco (color cannella nel tordo bottaccio), sono identici, coda e dorso di colore marrone chiaro, fianchi e petto di colore chiaro, quasi bianco, con i classici puntini neri dei tordi, su petto e ventre.

Distribuzione e habitat
In Italia nidifica in estate quasi ovunque, spostandosi nella stagione invernale in zone con clima più mite.

Alimentazione
Come tutti i tordi, ama trovare il cibo per terra, quindi lo si vede saltellare sui prati, cercando insetti, ma è anche ghiotto di frutta e gemme.

Riproduzione
Dopo che si è formata la coppia, nidifica come tutti i tordi da aprile a luglio, depone in media 5 uova di colore azzurrino, con macchie rossicce. Ama nidificare alla biforcazione dei rami.

 

 

Verzellino – Serinus serinus L.

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Classificazione sistematica e distribuzione
Classe: Uccelli
Ordine: Passeriformi
Famiglia: Fringillidi
Genere: Serinus
Specie: S. serinus

Nidifica nell’Europa centro meridionale, in Asia minore e nel Nordafrica. In Italia la maggior parte degli esemplari occupano stabilmente il territorio, altri invece compiono brevi spostamenti migratori.

Caratteri distintivi
Lunghezza: 11 cm
Apertura alare: 19 cm
Peso medio: 12 grammi

Maschio color giallo su capo, gola e  petto. Dorso verde macchiato. Ventre e groppone gialli. Fianchi striati. Femmina grigio-verde con molte macchie e giallo sul capo. Sopracciglio giallo in tutti e due i sessi. Coda forcuta. I giovani non sono gialli sul groppone e sono striati di bruno.

Biologia
Si tratta di una specie legata alle zone di bassa quota, che sopra i 1000 metri diventa sempre più infrequente. Il verzellino nidifica in ambienti semi-aperti di vario tipo, mostrando spesso un certo legame con l’uomo: boschetti di latifoglie, parchi cittadini, giardini, cimiteri, frutteti e soprattutto vigneti. Per via delle piccole dimensioni questo Fringillide si fa notare poco, ma la sua presenza è tradita dall’inconfondibile canto territoriale – una sorta di rapidissimo cinguettio paragonabile a un tintinnio metallico – che viene emesso da un posatoio elevato (spesso dai fili del telefono).

L’alimentazione è composta soprattutto da semi di piccole dimensioni e non troppo duri, che vengono abilmente staccati dalle piante con il piccolo becco; in primavera-estate la dieta viene integrata con insetti. Il nido viene psto su cespugli o bassi alberi ed è una piccola coppa ben rifinita, formata da un intreccio di fili d’erba, crini e piume. Vi vengono deposte 3-5 uova covate dalla femmina per due settimane; dopo la schiusa i piccoli restano nel nido altre due settimane.

Spesso il verzellino compie due covate all’anno, talvolta anche tre.

 

 

Zigolo muciatto (Emberiza cia)

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Uccello passeriforme della famiglia degli Emberizidi.

Descrizione
Il maschio ha testa e gola grigio cenere, striature nere sulla sommità del capo e attraverso gli occhi. Il ventre è rosso-castano, il dorso è castano. La femmina è più chiara e senza striature.

Distribuzione e habitat
Nidifica in zone montagnose dell’Italia escluso la Sardegna, da aprile ad agosto

 

Altri zigoli che possono essere presenti nell’area sono lo zigolo giallo, il golarossa, lo zigolo delle nevi,

zigolo giallo
zigolo giallo

 

zigolo golarossa   zigolo delle nevi
zigolo golarossa                                     zigolo delle nevi

 

 

INSETTI

 

L’ape

Si trova in fraisarea solo perchè portata da apicoltori durante la stagione estiva per riposizionarla al piano ai primi freddi settembrini.

 ape

 L’ape

L’ape è un insetto, appartenente alla famiglia degli imenotteri, al genere Apis, specie mellifera produttiva.

Un grosso difetto dovuto non tanto alla razza quanto alla selezione operatasi nel tempo è la tendenza alla sciamatura, spesso infatti da un’arnia razionale a dieci telai da nido si dipartono uno sciame primario ed almeno due sciami secondari.

L’ape è un’insetto, ha una complessa organizzazione sociale, basata su due caste, la casta sterile (operaie) e quella riproduttiva, organizzate nel seguente modo: le operaie che svolgono tutte le funzioni necessarie alla “vita” della famiglia con esclusione di quella riproduttiva, la regina che svolge la funzione riproduttiva e di coesione della famiglia mediante l’emissione dei ferormoni, il fuco che svolge l’azione riproduttiva e di riscaldamento dell’alveare.
Il ciclo di sviluppo delle api parte dall’uovo deposto dalla regina dal quale dopo tre giorni di sviluppo embrionale fuoriesce la larva, di colore bianco perlaceo che si dispone sul fondo della cella e viene nutrita dalle api, quando le larve sono pronte alla metamorfosi le operaie chiudono le celle con un opercolo di cera.
Da un uovo fecondato nascono individui di sesso femminile che, a seconda della alimentazione fornita nei primi giorni di vita larvale, si sviluppano nella direzione di femmine sterili (Operaie) oppure di femmine feconde (regine).
Come tutti gli insetti l’ape è fornita di sei zampe, possiede quattro ali, e un pungiglione localizzato nella parte posteriore del corpo con il quale difende se stessa e la famiglia; l’apparato boccale è di tipo lambente – succhiante e con esso succhia il nettare dai fiori.

L’OPERAIA
La maggior parte della popolazione dell’alveare è costituita da femmine sterili, le operaie, che compiono tutti quei lavori di cui necessita “l’organismo alveare” per potere sopravvivere. Esse infatti procurano il cibo (nettare e polline) per tutta la colonia e per l’apicoltore; puliscono l’arnia eliminando i rifiuti e la sporcizia, causa di infezioni e malattie; accudiscono la regina, la covata ed i fuchi; allontanano oppure uccidono i nemici; producono la cera che forma i favi; generano il calore che d’inverno permette all’alveare di sopravvivere.

Lo sviluppo preimmaginale delle operaie dalla schiusa dell’uovo allo sfarfallamento dura circa 21 giorni, le larve da cui origineranno le operaie vengono nutrite per i primi tre giorni con la pappa reale e per i successivi quattro giorni con il cosiddetto pan d’ape, un miscuglio di miele e polline lavorato dalle operaie; la celletta viene perciò opercolata all’inizio dell’ottavo giorno dalla schiusa dell’uovo, perciò 10 giorni dopo la deposizione.

La metamorfosi perciò dura dal decimo al ventunesimo giorno dopo la deposizione dell’uovo. Appena nata l’ape è leggermente più piccola delle sue dimensioni finali, inizia immediatamente a svolgere i propri compiti, per circa 3 giorni l’operaia svolge funzione di pulitrice, dal quarto giorno si è completato lo sviluppo delle ghiandole che secernono la pappa reale e inizia le sue funzioni di nutrice.

Dal decimo al 16° giorno entrano in funzione le ghiandole produttrici di cera e l’operaia si trasforma in muratore ed architetto, intorno al ventesimo giorno poi inizia il servizio come guardiano, difendendo l’alveare dai nemici.
Dal ventunesimo – ventiduesimo giorno di vita fino alla morte l’ape operaia svolge funzione di bottinatrice, cioè diventa produttiva per l’apicoltore, questo ci rivela perciò l’importanza della lunghezza della vita delle api, un ceppo di api longevo le cui operaie vivono per 60 giorni hanno 15 giorni di lavoro (perciò produttivi) in più per esempio delle operaie di una famiglia di un ceppo di api le cui operaie muoiono intorno al 45° giorno di vita

Le api operaie hanno una vita che nel periodo primaverile – estivo difficilmente dura più di quaranta – quarantacinque giorni, nel periodo autunnale invernale possono vivere anche per di più quattro – cinque mesi. La loro vita si può schematicamente dividere in due periodi : il primo di 17-25 giorni in cui compiono tutte le funzioni interne all’alveare, il secondo dal 20 al 45 giorno ed oltre in cui si dedicano ad attività esterne (esplorazione, bottinamento ecc.).
La loro popolazione varia dalle 10 / 12.000 del periodo invernale alle oltre 70.000 – 80.000 del periodo primaverile, coincidente con la massima disponibilità di nettare e con il periodo della sciamatura.

Sono dotate di pungiglione e di una ghiandola che secerne veleno. Se punge un tessuto adiposo come quello di una persona il pungiglione di forma seghettata rimane incastrato e l’ape cercando di estrarlo strappa anche una parte di suo addome morendo.

IL FUCO
Il fuco è il maschio dell’ape, generalmente è di colore molto scuro e di dimensioni molto più grandi di quelle dell’operaia.
Nasce da un uovo non fecondato deposto dalla regina in celle più grandi di quelle da operaia, da queste uova si svilupperanno esclusivamente maschi (partenogenesi arrenotoca) con numero di cromosomi dimezzato, il suo sviluppo dura circa 24 giorni. Fino a qualche tempo fa si riteneva che fosse destinato soltanto ad accoppiarsi con la regina ed a “sbafare” il miele a tradimento, oggi alcuni studi hanno evidenziato che il fuco, oltre alla funzione riproduttiva, esplica anche una certa funzione nel mantenimento della temperatura dell’alveare nelle giornate fredde e nella ventilazione in quelle più calde.
Recentissimi studi effettuati da ricercatori giapponesi smentiscono ulteriormente la convinzione che sia inetto alla propria nutrizione in quanto i fuchi sono stati sorpresi in attività su alcune fioriture.
Il fuco nel periodo degli accoppiamenti, può muoversi indisturbato da un alveare all’altro ben tollerato dalle api guardiane e questo è molto pericoloso per la diffusione di malattie infettive da un’arnia all’altra.
La vita media di un fuco si aggira sui due mesi, questa può essere però bruscamente interrotta dalle operaie quando il raccolto di nettare cala o quando non ci sono più regine vergini da fecondare; l’eliminazione dei fuchi può avvenire in modo cruento, cioè possono essere uccisi direttamente dalle operaie, o incruento, cioè lasciati semplicemente morire di fame o scacciati dall’alveare dalle operaie.

Il volo nuziale vede la partecipazione di centinaia di maschi e si conclude con l’accoppiamento della regina con il maschio più forte e resistente, alla fine il distacco tra i due insetti provoca al “fortunato” fuco delle lesioni tali che muore quasi istantaneamente.
Durante il volo di fecondazione la regina può accoppiarsi in successione anche con sei – otto maschi, raccogliendo il loro sperma nella sacca presente in prossimità degli ovidotti che prende il nome di spermoteca.
I fuchi non sono dotati di pungiglione, il loro numero all’interno dell’alveare varia tra il migliaio circa della tarda primavera (periodo degli accoppiamenti) e la assenza pressoché totale degli altri periodi dell’anno.

LA REGINA
La regina, non del tutto a torto, viene ritenuta la parte più importante dell’ “organismo alveare”, è l’unica femmina feconda dell’alveare, è molto più lunga e snella del fuco, completa il suo sviluppo in 16 giorni di cui tre da uovo, 5,5 come larva con la cella reale aperta e 7,5 come larva opercolata.
E’ sempre circondata da un piccolo gruppo di operaie che le fa da “corte” e che provvede a nutrirla, pulirla ed aiutarla negli spostamenti.

Nasce da un uovo fecondato e si sviluppa all’interno delle celle reali, delle costruzioni particolari che in genere si trovano al bordo dei telai da nido, viene nutrita per tutto il suo stadio di sviluppo con pappa reale, dopo lo sfarfallamento (circa 16 giorni dalla deposizione dell’uovo) e dopo essersi liberata delle sorelle che stanno completando lo sviluppo, compie il volo nuziale. In qualche caso alla giovane regina è impedito di uccidere le sorelle, allora essa abbandona l’alveare con un buon numero di operaie dando origine ad uno sciame secondario.

Accoppiandosi con circa trenta fuchi nelle prime due settimane di vita accumula nella spermoteca circa quattro – cinque milioni di spermatozoi che le serviranno per la fecondazione delle uova che deporrà nei suoi tre, quattro anni di vita e dalle quali prenderanno origine le operaie e le nuove regine che serviranno per prolungare la vita dell’alveare ed a creare delle nuove famiglie.

Dopo cinque – sette giorni dalla avvenuta fecondazione la regina inizia le deposizione delle uova, che vengono posate sul fondo delle celle, da quelle fecondate nasceranno larve che daranno origine a operaie o regine a seconda dell’alimentazione, da quelle non fecondate che daranno origine a maschi.

Può deporre fino a 2.000 uova al giorno, si nutre esclusivamente di pappa reale, all’interno dell’alveare può esistere solo una regina tranne che in alcuni limitatissimi periodi in cui la regina “vecchia” non è ancora sciamata e la regina giovane è già uscita dalla cella reale.

Dopo alcuni anni di deposizione, al massimo tre o quattro, in una stessa arnia o in diverse in caso di sciamatura, la regina comincia il decadimento fisico e viene sostituita da una regina più giovane allevata dalle operaie.

Lasciata a se una famiglia sostituisce la propria regina circa ogni tre anni, l’apicoltore pero anticipa questo processo fisiologico, mantenendo la regina al massimo per due anni, sostituendola artificialmente.

 

 

Vespa (Vespula vulgaris)

 

wasp

Il termine comune Vespa indica anche molte specie appartenenti a famiglie con comportamento solitario.

Le vespe sono insetti sociali: le loro società comprendono femmine sterili, operaie, ed una o piú femmine fertili dette regine.
I maschi appaiono solo nel periodo riproduttivo.

Nell’ordine degli Imenotteri si riscontrano molti altri esempi di socialità piú o meno evoluta: il livello di socialità delle vespe, anche se spesso complessa ed affascinante, è meno “evoluta” di quella delle api e di molte specie di formiche che rappresentano gli esempi evolutivi piú alti della socialità fra gli insetti.

La Vespa comune, ha quattro punti gialli sulla parte posteriore del torace e un segno sul muso. Le strisce toraciche sono parallele ai fianchi.

D’autunno il vespaio raggiunge il massimo della popolazione.

Le femmine sono dotate di un aculeo velenoso che utilizzano esclusivamente per difesa.

La puntura è dolorosa, in alcuni casi pericolosa perché potenziale scatenante di forme allergiche.

In tal senso la Vespa piú pericolosa è spesso considerata il Calabrone (Vespa crabo), grosso anche tre cm e il suo pungiglione raggiunge i tre mm di lunghezza.

Le punture di vespa sono dolorose e possono essere mortali per chi è allergico; tuttavia, la vespa punge solo per difesa.

Lo stiletto (parte dell’aculeo) delle vespe è liscio, per cui entra ed esce con facilità dalla ferita.

Come le api anche le vespe vivono in società e formano stati complessi composti di centinaia e migliaia di individui; ma le vespe, contrariamente alle api, ogni anno riformano la comunità.

Il fatto che il popolo, ad eccezione di alcune giovani regine, muoia d’autunno, esonera questa specie (contrariamente all’Ape) di fare scorte per l’inverno, vivono per cosí dire “alla giornata

A capo della società delle vespe c’è una femmina, una regina, proprio come nelle api; insieme ad altre femmine fecondate, essa ha fondato in primavera l’alveare. La femmina dominante elimina tutte le uova deposte dalle sue compagne, che divengono così ausiliarie: solo lei da qui in avanti deporrà le uova e tutte le future vespe che nasceranno saranno figlie sue. La prima generazione di vespe comprende solo femmine, vere e proprie operaie con organi riproduttivi atrofizzati, mentre la seconda, in tarda estate, comprende femmine fertili e i maschi. Alla fine della bella stagione avvengono i voli nuziali e gli accoppiamenti con i masci che muoino dopo la copulazione. A questo punto le femmine fecondate si trovano un luogo dove ripararsi e trascorrere l’inverno, mentre le operaie, che nel frattempo hanno abbandonato l’alveare, ed i maschi andranno incontro a morte certa, non appena iniziano i primi freddi.

Nella primavera successiva il ciclo si ripeterà con la fondazione dei nuovi alveari da parte delle sopravvissute.
Ai primi tepori la regina si risveglia ed inizia una febbrile attività; dapprima costruisce alcune celle, quindi vi depone le uova, nutre le larve e solo quando nasceranno le prime vespe operaie potrà dedicarsi al suo vero compito: deporre uova in continuità.

Le vespe adulte si nutrono prevalentemente di succhi di frutta.
Gli adulti delle vespe si cibano anche di nettare dei fiori, ma predano piccoli insetti per integrare la dieta delle larve che allevano nel nido.

Le vespe producono anche piccole quantità di miele che usano sia per nutrire le larve sia per rapporti sociali attraverso trofallassi.

Il loro nido è formato da pasta di legno vecchio rosicchiato e masticato, mescolato con saliva, che diventa una sostanza molto simile alla carta.
Il materiale impiegato nella fabbricazione del nido ha sicuramente insegnato all’uomo la tecnica della produzione della carta

Se molestate, le vespe si difendono aggredendo in sciami.
Paralizzano le loro vittime (bruchi, ragni ecc.) col veleno del pungiglione e le trascinano nel nido, dove depongono le loro uova.
Le larve si sviluppano nutrendosi della vittima paralizzata, ma viva. Le vespe sono quindi carnivore, ma ciò non impedisce loro di essere ghiotte di sostanze zuccherine; a tal fine la natura le ha fornite di mandibole forti e taglienti, capaci di incidere la buccia dei frutti.

 

 

 

Calabrone – Vespa crabro L.

calabrone 

Classificazione
Classe: Insetti
Ordine: Imenotteri
Sottordine: Apocriti
Famiglia: Vespidi
Genere: Vespa
Specie: V. crabro L.

Identificazione e danno
Il calabrone è la più grande vespa sociale presente in Europa, ha corpo massiccio di colore giallo, nero e ruggine, quasi glabro, zampe robuste, dimensioni variabili da 2,5 a 3,5 cm, pungiglione liscio, è moderatamente aggressivo (meno delle Vespe) e presenta un attitudine al volo notturno.

Il calabrone è un predatore e si nutre di altri insetti anche delle stesse sue dimensioni.

La conseguenza più comune della puntura di questi imenotteri è l’arrossamento, il rigonfiamento (edema) (la chiazza arrossata di solito presenta una parte centrale bianca) e il dolore acuto, seguito da prurito. Ben più grave è la reazione allergica che può colpire soggetti ipersensibili; in questi casi anche una sola puntura può scatenare una reazione anafilattica mortale.

Ciclo biologico
Il nido viene in genere costruito in alberi cavi, ma si può trovare anche in cavità sotterranee e in solai di vecchi edifici. E’ caratterizzato dall’avere una serie di piani paralleli con le cellette esagonali con l’apertura rivolta verso il basso, il tutto avvolto da un rivestimento ottenuto bagnando con la saliva alcune schegge di legno morto, fino ad ottenere una pasta modellabile, che, una volta indurita, sarà solida e dall’aspetto cartaceo.

I nidi raggiungono dimensioni impressionanti: 80-100 cm d’altezza e 40-50 cm di diametro con favi disposti su 8-10 piani.
Inizialmente il nido si presenta come una semisfera concava nell’interno della quale si affacciano alcune cellette con le larve all’interno.
In questa fase è la regina che le nutre ed espande il nido.
“Il nido, se costruito all’esterno, può assumere forma ovale o sferica delle dimensioni di un pallone da calcio, al cui interno ci sono piú piani orizzontali di cellette esagonali contenenti la covata.
Se costruito all’interno di cavità o sottotetti può assumere ragguardevoli dimensioni, anche prossime al metro di altezza.

Le colonie sono costituite da circa 300-500 esemplari.
Un nido di calabroni di medie dimensioni può contenere anche 5000 cellette. Nelle colonie si distinguono: la regina (l’unica che si riproduce), le operaie, i maschi e le femmine fecondabili.

Le crabro si comportano come la vespa comune:
Il ciclo vitale inizia in primavera, quando la regina avvia, dopo lo svernamento, la costruzione del nido, iniziando a costruire le prime cellette ed avviando la costruzione dell’involucro protettivo. Inizia poi a deporre le uova, mentre le operaie collaborano, dopo qualche settimana, nella costruzione del nido, allestendo altre cellette e, in seguito, nutrendo le larve e mantenendo pulito il vespaio.

Nate dalle uova le prime vespe operaie, la regina si occupa della sola deposizione delle uova.
La regina, nutrita dalle operaie, andando di cella in cella, depone uova e controlla che le larve siano tutte sue figlie.
Le operaie svolgono tutti i lavori: nutrici, toelettatrici, cercatrici di cibo, guardiane eccetera.

In fine estate – inizio autunno, la regina cessa provvisoriamente di deporre le uova per lasciare alla sua prossima covata lo spazio necessario per crescere. L’ultima covata del nido è però composta da larve di vespe aploidi maschi, nate da uova non fecondate.
Appena l’ultima covata è dischiusa comincia il declino del nido.

La regina, ormai vecchia, non secerne piú l’ormone che rende sterili le sue operaie, e cominciano cosí a nascere le nuove regine.
Le vespe regine ed i maschi si mescoleranno con quelli di altri nidi ed avverrà l’accoppiamento di ogni nuova regina.
Le nuove regine, dopo l’accoppiamento, andranno a svernare in ibernazione nei tronchi marci o sotto terra.

Nel frattempo la vecchia regina, ormai troppo anziana per deporre altre uova nel nido, muore di vecchiaia, seguita nei giorni successivi da tutte le sue operaie dalla piú vecchia alla piú giovane.
I maschi e l’ultima nidiata di operaie possono sopravvivere sino all’arrivo dell’inverno, periodo che in ogni caso non riescono a superare.

Le nuove regine svernanti, invece, inizieranno un nuovo ciclo la primavera successiva, continuando la specie come ha fatto la loro progenitrice.

Del nido, non resta che l’involucro cartaceo e le cellette abbandonate, spesso saccheggiate da formiche o utilizzato come rifugio invernale da altri insetti come rincoti, coccinelle o qualunque altro insetto che in fase di adulto svernante cerchi rifugio.

La specie è diffusa in tutto l’emisfero settentrionale e in Italia, nelle regioni meridionali, è presente anche la congenere orientalis L. Queste due specie sono facilmente distinguibili, perchè V. orientalis ha le mandibole rosse (e non gialle come crabro), la colorazione del torace e dell’addome è più chiara di crabro e le ali presentano sfumature violacee.

 

Bombo – Bombus Latr.

 Bombo

 

Classificazione
Classe: Insetti
Ordine: Imenotteri
Sottordine: Apocriti
Famiglia: Apidi
Tribu’: Bombini
Genere: Bombus

Identificazione della specie
I bombi (a volte chiamati erroneamente calabroni), come le api, raccolgono il nettare ed il polline per nutrire la prole. Sono tra gli insetti impollinatori più importanti ed utili per l’uomo. Il genere Bombus comprende circa 250 specie; molte sono presenti in Europa (una trentina quelle presenti in Italia). I bombi sono molto diffusi nelle zone temperate o ad alte altitudini nelle zone più calde. Vi sono comunque alcune specie tropicali. Alcune rare specie (Bombus polaris e Bombus arcticus) sono in grado di resistere a temperature molto basse e si possono trovare in zone dal clima molto freddo. Sono insetti sociali che vivono in colonie costituite da una regina, operaie nutrici per la prole e bottinatrici per la raccolta del nettare e del polline. I bombi sono caratterizzati da una livrea gialla e nera a bande, anche se ne esistono delle specie tutte nere o con delle bande arancioni, sono generalmente più grossi e pelosi delle comuni api. Di carattere mite pungono solo se costretti.

Biologia
I bombi sono insetti sociali che vivono in piccole colonie, formate da pochi esemplari, che non sopravvivono generalmente all’inverno. Gli unici esemplari che sopravvivono all’inverno sono le femmine fecondate che dopo la morte della colonia, cercheranno un luogo riparato dove trascorrere i rigori della stagione invernale. In primavera la femmina fecondata si sveglierà dal letargo e cercherà subito dei fiori per rifocillarsi e cominciare a creare la nuova colonia. In genere si tratta di piccole cavità nel terreno o negli alberi come tane abbandonate, tronchi di alberi cavi, fessure tra muri di pietra. La femmina provvederà a costruire una piccola cella di cera dalla caratteristica forma ad anfora nella quale depositerà alcune uova e che riempirà di cibo. Queste prime uova danno origine a femmine sterili che si occuperanno, come operaie, della raccolta di cibo per la colonia e di aiutare la madre nella costruzione di nuove celle. A partire dalla metà dell’estate compaiono le prime femmine in grado di riprodursi, queste deporranno uova non fecondate che danno origine ai maschi. I maschi feconderanno le nuove femmine nate alla fine dell’estate e che andranno a sviluppare la nuova colonia l’anno successivo.

Tra i bombi esistono anche casi di parassitismo sociale, in cui la specie parassita depone le proprie uova tra quelle dell’ospite, affidando l’onere delle cure parentali alle operaie della specie ospite. (B. barbutellus, B. insularis, B. vestalis).

Formano colonie più o meno come le api anche se, al contrario di quest’ultime, il numero di individui che compongono la comunità è sensibilmente inferiore, sia perché i bombi non creano colonie che durano più di una stagione e sia perché la femmina fecondata si limita a costruire un piccolo nido per l’inizio della comunità, che normalmente va dai 50 fino ad un massimo di 300 del Bombus terrestris. Anche se nella maggior parte dei casi i bombi non conservano il loro nido per più di una stagione, alcune specie tropicali vivono nei loro nidi per alcuni anni (in questo caso le comunità possono diventare sensibilmente più grandi).

Al termine dell’estate l’ultima generazione di bombi di un determinato nido contiene delle regine che passeranno l’inverno in un posto sicuro e temperato pronte per dar vita ad una nuova colonia l’anno successivo. Le regine vivono normalmente un anno, è possibile che specie tropicali siano anche più longeve. A fine estate, la regina della colonia perde il ferormone con cui assegna alle altre la propria superiorità, nascono così individui fertili che depongono uova non fecondate che daranno poi origine ai maschi riproduttori che le feconderanno. La regina intanto viene uccisa dalle operaie, che però moriranno con l’arrivo dei primi freddi.

 

Il veleno degli Imenotteri

 Il veleno presente nel pungiglione degli Imenotteri contiene:·
sostanze con attività tossica e irritante che provocano a tutti una reazione locale nella sede della puntura con dolore, arrossamento, gonfiore.

Reazioni generalizzate di tipo tossico si possono osservare in caso di punture multiple contemporanee.
Le reazioni di tipo tossico compaiono piú tardivamente e si sviluppano piú lentamente rispetto alle reazioni allergiche ·sostanze allergizzanti capaci di sensibilizzare soggetti predisposti geneticamente, che in seguito ad una successiva puntura possono presentare reazioni allergiche anche gravi, che insorgono entro pochi minuti o comunque entro un’ora dalla puntura, aumentando rapidamente di intensità.

Gli esperti avvertono che la puntura di un’Ape, di una Vespa, di un Bombo o di un Calabrone può essere mortale per chi è allergico, se non è curata immediatamente.
Coloro che hanno una grave reazione in seguito a tale puntura devono prontamente chiedere assistenza. Le reazioni includono dolore continuo, calore in tutto il corpo, giunture doloranti e la comparsa di orticaria.

Le reazioni allergiche
Le reazioni allergiche al veleno degli insetti iniziano in genere dopo pochissimi minuti dalla puntura e raramente oltre i 30 minuti (ma in alcuni casi le reazioni possono iniziare anche dopo un’ora dalla puntura).
Ogni anno muoiono in Italia per reazioni allergiche al veleno degli insetti da 5 a 20 persone (adulti e bambini), in genere a causa di un edema della glottide e dello shock anafilattico.

Quasi due persone su 100 vanno incontro a reazioni allergiche locali quando sono punte da un insetto.Fortunatamente tra i bambini è molto piú bassa che negli adulti.

 In caso di puntura di insetto:
rimuovere immediatamente (entro 20 secondi) il pungiglione, se è visibile, con un movimento secco e rapido (usando le unghie o pinzette); trascorsi i primi 20 secondi l’operazione è meno utile perché tutto il veleno è stato ormai liberato;

-applicare il freddo (ghiaccio o impacchi freddi);
-identificare se possibile l’insetto responsabile;
-rivolgersi tempestivamente al medico oppure al pronto soccorso;
-pianificare poi una visita specialistica dall’allergologo.

 

 

 

 

FARFALLE

Le farfalle o lepidotteri sono presenti con circa quattromilatrecento specie in Italia.
Il nome significa “ali squamate”, infatti esse si presentano tappezzate di squame (peli trasformati) disposte come tegole di un tetto.

Le farfalle (LEPIDOTTERI) sono probabilmente gli insetti più belli grazie all’infinita varietà di disegni e colori che caratterizzano le ali, la parte più appariscente del loro corpo.

Il volo è il loro modo “abituale” di spostarsi: alcune hanno un volo veloce e scattante, altre sono lente e pesanti (come la Zigena e l’Apollo rappresentati qui sotto).

Le zampe vengono poco usate per la locomozione e servono essenzialmente per aggrapparsi al substrato quando si posano per riposare o per nutrirsi.

L’apparato boccale è costituito da una sorta di proboscide (spirotromba) con cui succhiano le sostanze liquide che costituiscono il loro cibo.

Quando non viene usata, la proboscide è arrotolata a spirale sotto il capo; in molte specie raggiunge un notevole sviluppo, tale da consentire l’esplorazione delle corolle più profonde.

Posandosi sui fiori, le farfalle svolgono (come gli IMENOTTERI) un ruolo molto importante nell’impollinazione.

I LEPIDOTTERI popolano quasi tutti gli ambienti; preferiscono posarsi sui fiori o tra i vegetali di cui si nutrono i bruchi, ma possono essere osservati anche sui tronchi e sui rami degli alberi, tra le pietre, nelle aie e nei cortili delle case.
Numerose specie sono attive nelle ore centrali della giornata, altre hanno abitudini crepuscolari, alcune si muovono solo al mattino, altre preferiscono l’oscurità totale.
Per questo si parla comunemente di farfalle diurne e di farfalle notturne; dal punto di vista scientifico, però, questa divisione è poco precisa; infatti ci sono specie “notturne” che volano anche di giorno (come le Zigene) e specie “diurne” che si muovono anche di notte.

Una differenza tra specie “diurne” e specie “notturne” è data dal modo in cui tengono le ali quando riposano: le farfalle “diurne” le ripiegano l’una contro l’altra perpendicolarmente al corpo, le “notturne” le dispongono a tetto lungo l’addome.

I LEPIDOTTERI depongono uova da cui nascono le larve, comunemente dette bruchi.
Questi sono dotati di potenti mandibole con le quali si nutrono dei vegetali su cui vivono.
Alcuni rosicchiano tutta la foglia, altri vi fanno dei buchi.
Alcuni bruchi vivono nel legno, dove scavano lunghe gallerie.
Dopo un certo periodo di tempo (variabile da specie a specie), i bruchi si trasformano in crisalide e poi (sempre dopo un tempo che varia da specie a specie) in farfalla vera e propria.

 L’orizzonte montano è quello più popolato di specie grazie ai diversi tipi di ambienti che offre: foreste di faggi e larici, oltre che di pini e abeti; coltivazioni di erba medica; prati e radure; boschi di salici e pioppi lungo i torrenti che permettono alle farfalle di pianura di risalire fino alla collina e alla montagna. Gli habitat e le nicchie ecologiche a disposizione delle farfalle sono quindi molteplici e ne spiegano l’abbondanza. Salendo in quota, inoltre, si trovano numerosi altri ambienti, come i prati umidi, le torbiere e i pascoli alpini, in cui volano specie caratteristiche e speso rare come la Colias paleano. Infine vi sono le cime, dove volano le farfalle rupicole come la Satirina Oeneis glacialis, rara e difficile da osservare proprio perché vive in luoghi di difficile accesso.

 

 Parnassius apollo

 parnassius apollo
 esemplare di Parnassius apollo

Si tratta di una tipica farfalla di montagna di discrete dimensioni (60/75 mm di apertura alare); vive nelle praterie degli ambienti montuosi fino anche a 3000 metri di quota e si posa volentieri sui cardi.

Si rinviene tra giugno e agosto. E’ caratterizzata da un volo lento e pesante.

Appartiene alla famiglia delle Papilionidae (Papilionidi), di cui fanno parte anche altre due bellissime farfalle: il Papilio macaon (Macaone), che vive anche in montagna, e l’Iphiclides podalirius (Podalirio), che predilige gli ambienti collinari con suolo calcareo.

Il Parnassius apollo presenta numerose forme e sottospecie: l’esemplare nella foto a destra presenta gli ocelli rossi, quello nella foto a sinistra gli ocelli arancione (forma meno diffusa).

 

Vanessa delle ortiche

 farfalla vanessa

Aglais urticae (Vanessa delle ortiche)

farfalla di medie dimensioni (40/50 mm di apertura alare) che vive nelle radure, al limite dei boschi, nelle praterie, nei campi ed anche nei giardini, sia in pianura che in montagna, dove si spinge fino a 3000 metri di quota.
Il suo nome deriva dal fatto che i bruchi crescono sulle ortiche (vedi la foto a destra).
Appartiene alla famiglia delle Nymphalidae (Ninfalidi), cui appartengono anche altre farfalle piuttosto comuni nei nostri prati come la Vanessa atalanta (Vanessa atalanta), la Vanessa io (Inachis io) e l’Antiopa (Nimphalis antiope).

 

Fabriciana adippe

farfalla fabriciana
Fabriciana adippe

Un’altra farfalla molto comune sulle nostre montagne (ma potrebbe essere anche una Fabriciana niobe, che le somiglia moltissimo).
Si tratta di una farfalla di medie dimensioni (42/55 mm di apertura alare) che è facile rinvenire lungo i sentieri dei boschi e delle radure, posata sovente in compagnia di specie affini sui fiori dei cardi.

Appartiene anche lei alla famiglia delle Nymphalidae (Ninfalidi).

 

Zigenidi

Farfalla zigenidi
Zigenidi

Tre esemplari appartenenti alla famiglia delle Zygaenidae (Zigenidi); quella più in basso è una Zygaena filipendulae. Si tratta di una farfalla di piccole dimensioni (28/36 mm di apertura alare) comune sui fiori dei versanti soleggiati, delle radure e dei prati. Vive sia in pianura che in montagna e presenta numerose varietà e sottospecie.


Erebie

farfalla erebia farfalla erebia-styx_udl03-04

Erebia ligea                                     Erebia styx

Erebia ligea  (ma potrebbe anche essere un’Erebia euryale, che è molto simile) ed erebia styx . Si tratta una farfalla di medie dimensioni (40/47 mm di apertura alare) che vola da fine giugno ad agosto in ambienti collinari e montani fino a 1500 m (se è una ligea) o fino a 1800 m (se è un’euryale) di altezza. Appartiene alla famiglia delle Satyridae (Satiridi).

 

Colias paleano

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Colias paleano

la Coliade del mirtillo vola sulle Alpi. predilige zone umide come torbiere di altura e paludi ma frequenta anche brughiere e pascoli alpini dove le piante di mirtillo rappresentano un fattore importante per la sua presenza. Si può spingere fino al limite delle nevi perenni

 

Oeneis glacialis

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                     Oeneis glacialis                         

 La Oeneis glacialis vive sui ghiaioni, massi e praterie rocciosi o pietrosi o pascoli d’alta montagna di tutto 1700m di almeno 2700m sopra il livello del mare.
Ha un ciclo di vita di due anni. Le larve si nutrono di erbe, spesso sulle specie Festuca nella zona di roccia e ghiaia.

Glacialis Oeneis è distribuito solo nella regione alpina.

  

Polyommatus coridon

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Polyommatus coridon.

 La Polyommatus (Lysandra) coridon (nome Volgare: Argo bronzeo) è una specie diffusa e localmente comune nell’Italia continentale e Sardegna da 200 fino a 3000 metri di quota. Frequenta gli ambienti erbosi e fioriti delle praterie magre, o comunque di aree con suoli calcarei e argillosi dove cresce la pianta ospite della larva. l’Hippocrepis comosa o altre piccole leguminose. Le larve vivono in simbiosi con le formiche.

Dimensioni: apertura alare 35-40 mm.

 

 

 

Falene

Le FALENE o FARFALLE NOTTURNE appartengono all’ordine dei lepidotteri e a differenza delle farfalle diurne presentano generalmente colori spenti e freddi.

 

Falene in zone di montagna

Ambienti naturali e primordiali, come brughiere, terreni rocciosi e detritici, caratterizzano i paesaggi di montagna meno condizionati dall’inquinamento luminoso urbano. In queste aree la varietà di specie di falene è molto grande ed enorme il numero di individui. Con l’aumentare dell’altitudine però diminuisce velocemente il numero di specie. Nonostante ciò sulle Alpi molte specie di farfalle vivono oltre i 3000 m sopra il livello del mare. A causa delle fredde temperature notturne, spesso sono attive durante il giorno e fra le femmine è molto diffusa la perdita della capacità di volare come adattamento al clima ventoso di alta montagna.

Sfinge del convolvolo (Agrius convolvuli)          

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Sfinge del convolvolo (Agrius convolvuli)

La sfinge del convolvolo, presente nell’Eurasia meridionale, ha ali anteriori allungate che coprono completamente quelle posteriori; entrambe sono di colore bruno-grigiastro, mentre l’addome presenta bande nere e rosa alternate. Molto comune in Italia, la si può osservare anche nelle città. Grazie ai potenti muscoli toracici la sfinge del convolvolo può muovere le ali molto rapidamente, con una frequenza di 85 battiti al secondo, e questo le permette di nutrirsi rimanendo in volo. Anche la deposizione delle uova avviene in volo, senza che la femmina si posi sulla pianta di cui le larve si nutrono. Gli adulti sono presenti da giugno a settembre e sviluppano 2 generazioni all’anno. Il bruco si nutre da luglio a settembre e, con la stagione fredda, scava nel terreno una galleria dove si trasforma in crisalide per superare l’inverno.

 

Charissa glaucinaria

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Charissa glaucinaria

 La Charissa glaucinaria è una falena della famiglia geometridi. Si trova nelle montagne del centro e del sud Europa. Nelle Alpi si trova su altitudini di oltre 2.000 metri.
L’apertura alare è 30-36 mm. Ci sono fino a tre generazioni all’anno con gli adulti su ala da maggio a giugno, luglio a settembre e fino a novembre.

Le larve si nutrono di varie piante, tra cui album Sedum, Silene e Campanula specie

 

Agrotis fatidica                                                

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Agrotis fatidica

la Agrotis fatidica è una falena della famiglia di cutworms (Noctuidae).

L’apertura alare di falene maschio è da 38 a 46 millimetri, quello delle femmine da 24 a 35 millimetri.

La maggior parte di esse si trova solo in zone di montagna fra i 1800-3000 metri.

 

Lasiocampa quercus

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Lasiocampa quercus

Il bombice della quercia (Lasiocampa quercus) è un lepidottero appartenente alla famiglia Lasiocampidae, diffuso in Eurasia.

È molto caratteristico il fatto che il maschio sia diurno mentre la femmina è strettamente notturna.

 


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