Piante al Frais e d’intorni

19 Agosto 2015 gianfranco Flora, frutta, funghi

Piante forestali

Nella zona del Frais si trovano molte specie forestali; qui sotto ne descriviamo le principali tralasciando quindi le minori:

Nella fascia poco sopra il fondovalle predominano le latifoglie mentre tra i 1300 e i 1800 metri di quota regnano soprattutto gli abeti bianco e rosso con il larice che salendo di quota inizia a predominare affiancato oltre i 2000 metri dal pino cembro. Nei declivi spogli di alberi di alto fusto predomina l’ontano verde cespuglioso che contribuisce a consolidare il terreno e a bloccare la neve d’inverno e primavera.

Abete bianco – Abies alba

Classificazione, origine e diffusione
Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Gymnospermae
Classe: Coniferae
Famiglia: Pinaceae
Aree montuose dell’Europa occidentale, centrale e meridionale. In Italia, è frequente sulle Alpi, soprattutto orientali, ed è presente sugli Appennini in nuclei sparsi e disgiunti, sino alla Calabria (Sila, Serra S. Bruno, Aspromonte).
Nella nostra zona molto diffuso a formare fitte abetaie. Habitat favorevole ai funghi fra cui il porcino. Nome locale “sap”

Caratteristiche generali:
Dimensione e portamento
Albero con portamento colonnare e chioma a forma conico-piramidale. Caratteristica la sua punta a “nido di cicogna”. Raggiunge altezze di 40-50 m.
Tronco e corteccia
Tronco diritto colonnare presenta una scorza liscia, grigio argenta che solo nei vecchi esemplari diventa opaca e rugosa a partire dalla base.
Foglie
Gli aghi sono pettinati appiattiti e lunghi fino a 3 cm, presentano base ristretta e apice arrotondato; la pagina superiore è verde scuro lucido, quella inferiore bianco azzurrina.
Strutture riproduttive
I coni maschili laterali, fitti, cilindrici, giallo-verdastri con squame purpuree; quelli femminili eretti sono portati sui rami più alti che hanno un aspetto ricco per le lunghe brattee sporgenti orizzontalmente.
Usi
Essenza forestale molto importante.
Fornisce un legname di minore qualità rispetto all’abete rosso, ma molto impiegato in falegnameria e nell’industria cartaria.

 

Abete rosso o Peccio – Picea abies

Classificazione, origine e diffusione
Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Gymnospermae
Classe: Coniferae
Famiglia: Pinaceae
Sinonimo: Picea excelsa Lk. (Tedesco: Fichte; Francese: épicéa)
L’Abete rosso o Peccio è originario delle zone di clima boreale dell’Europa, dalle Alpi Marittime attraverso l’Europa centro-settentrionale fino agli Urali. In Italia si incontrano bellissime peccete lungo tutto l’arco alpino.
Nella nostra zona molto diffuso a formare fitte abetaie o peccete. Habitat favorevole ai funghi fra cui il porcino. Nome locale “sap”

Caratteristiche generali:
Dimensione e portamento
Pianta a portamento conico-piramidale, regolare. Raggiunge altezze di 40-50 m.
Tronco e corteccia
Il tronco è diritto, colonnare, largo alla base fino a 2 m, con scorza da brunastra a grigiastra.
Foglie e gemme
Le foglie aghiformi sono lunghe 1-3 cm inserite sul ramo secondo linee spirali. Gemme ovoidali-coniche, di circa 4 mm.
Strutture riproduttive
I coni si sviluppano in primavera; quelli maschili gialli si trovano all’ascella degli aghi laterali, i coni femminili in posizione terminale di un rosso-violaceo, inizialmente eretti; dopo l’impollinazione diventano penduli, si allungano fino a 15 cm e a maturità sono di colore bruno chiaro quasi lucente.
Usi
E’ un’essenza di grande impiego forestale e tecnico. Il suo legno di ottima qualità, bianco-giallastro, tenero, viene utilizzato soprattutto nel settore edilizio. Grazie alle sue eccezionali proprietà di risonanza, viene impiegato in liuteria per la costruzione di tavole e casse armoniche per strumenti musicali.
Dalla resina si ricava la trementina impiegata nell’industria di vernici e in cosmetica.

 

Acero di monte – Acer pseudoplatanus

Classificazione, origine e diffusione
Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Angiospermae
Classe: Dicotyledones
Famiglia: Aceraceae
E’ il più grane Acero europeo, presente dalle coste atlantiche al Mar Caspio. In Italia manca solo in Sardegna.
Nella nostra zona risulta discretamente presente. Nome locale “plaj”

Caratteristiche generali:
Dimensione, tronco e corteccia
Albero che può raggiungere altezze considerevoli (fino a 35 metri). Tronco diritto e rivestito da una corteccia di color grigio-brunastro più o meno scuro, solcata longitudinalmente.
Foglie
Caduche, con lamina palmato-lobata e margine seghettato; di color verde scuro sulla pagina superiore, verde grigiastro in quella inferiore.
Strutture riproduttive
Fiori riuniti in infiorescenze a grappolo pendulo (unisessuali sullo stesso individuo – monoica).
Frutti caratterizzati da due protuberanze a forma di ala per essere trasportati dal vento.
Usi
Albero utilizzato per i viali alberati e l’abbellimento di parchi e giardini. Risulta interessante anche per la forestazione e per l’utilizzo del legno compatto e omogeneo, utilizzato per mobili e rivestimenti.

 

Betulla bianca – Betula pendula

Classificazione, origine e diffusione
Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Angiospermae
Classe: Dicotyledones
Famiglia: Betulaceae
Pianta originaria dell’Europa e dell’Asia settentrionale. In Italia è più frequente sulle Alpi dove a volte forma boschi puri. Pianta molto resistente al gelo.
Nella nostra zona risulta presente sia in piccole aggregazioni che grandi. Habitat favorevole al porcinello bruno. Nome locale “biula”

Caratteristiche generali:
Dimensione e portamento
Alta fino a 30 metri, presenta una chioma rada e leggera, espansa in verticale, con i rami terminali ricadenti.
Tronco e corteccia
Tronco snello che, se non è troppo vecchio, presenta una scorza bianca e sottile.
Foglie
Foglie decidue, ovato triangolari, picciolate, verde chiaro sopra e sotto.
Strutture riproduttive
Pianta monoica con fiori maschili riuniti in amenti sessili, penduli; fiori femminili riuniti in spighe corte ed erette. Le infruttescenze risultano cilindriche e a maturità liberano delle piccole samare provviste di un’ala membranosa.
Usi
Il legno di colore bianco, elastico e resistente, trova impiego nella fabbricazione di oggetti di uso domestico (un tempo anche per gli sci). Viene utilizzato come combustibile di ottima qualità, nell’industria per la produzione di inchiostri e in medicina per le proprietà adsorbenti nelle affezioni intestinali. La corteccia è pregiata nell’industria conciaria e farmaceutica. La linfa, ricca di zuccheri, nei Paesi del Nord viene fatta fermentare per la produzione di aceto e bevande alcoliche.
E’ molto usata come pianta ornamentale per l’elegante portamento e il bel colore della corteccia e delle foglie. In selvicoltura viene talvolta impiegata come specie consolidatrice di versanti instabili, dove si diffonde rapidamente.

 

Castagno – Castanea sativa

Classificazione, origine e diffusione
Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Angiospermae
Classe: Dicotyledones
Famiglia: Fagaceae
Il Castagno è una pianta originaria dell’Europa meridionale, Nord Africa e Asia occidentale. I castagneti da frutto sono ormai notevolmente ridotti in Italia, anche se in questi ultimi anni si sta assistendo ad un tentativo di recupero non solo ai fini produttivi.
Nella nostra zona a quote inferiori risulta diffuso in piccole e grandi aggregazioni. Habitat favorevole a diverse specie di funghi: porcini, amanita cesarea, russule, cantarelli, ecc… Nome locale “castagnè”

Caratteristiche generali:
Dimensione e portamento
Pianta con chioma conico-piramidale nei giovani esemplari, con tendenza a diventare espansa, globosa ed irregolare negli esemplari adulti. Alto fino a 25 metri.
Tronco e corteccia
Fusto diritto, ramificato nella parte medio alta. La scorza è brunastra con sfumature grigiastre negli esemplari adulti, grigio-nocciola in quelli giovani.
Foglie
Pianta a foglie caduche, con margine seghettato e apice appuntito. Le foglie sono di colore verde intenso e lucide, più chiare nella parte inferiore.
Strutture riproduttive
Pianta monoica. Le infiorescenze maschili sono rappresentate da spighe lunghe 10-20 cm di color giallo-verdastro. Quelle femminili sono costituite da fiori singoli o riuniti a gruppi di 2-3 posti alla base delle infiorescenze maschili. La fioritura si ha in piena estate. Il frutto è rappresentato da una noce detta castagna, interamente rivestita da una cupola spinosa, detta riccio.
Usi
L’impiego più antico del castagno è quello alimentare. Le castagne sono ricche di amido e in molte zone montane d’Italia hanno rappresentato, fino agli anni ’50, la principale fonte alimentare (farina di castagne). Il legno semiduro trova impiego soprattutto nella fabbricazione di mobili e pali di sostegno.
Indicazioni selvicolturali
I castagneti si dividono in due principali categorie in base al prodotto ottenuto dal bosco:
– Palina di castagno, è un bosco ceduo con turno che può variare dai 20 a 30 anni, adatto alla produzione di assortimenti molto vari, dai rametti da intreccio ai pali per il sostegno dei cavi telefonici. La maggior parte dei boschi di questo tipo derivano da vecchi castagneti da frutto convertiti dopo l’abbandono delle zone montane. Più raro è trovare cedui di castagno derivanti da impianti appositi. I boschi con maggiore produzione si trovano in zone con terreni di derivazione vulcanica, ad esempio Monte Amiata e Sardegna che a fine turno possono raggiungere 13 – 20 m di altezza e 300 metri cubi di massa legnosa.
-Castagneto da frutto, Impianto specializzato che per secoli ha garantito alle popolazioni montane il sostentamento. Diffuso largamente in sostituzione di altre specie a partire dal medioevo fino agli inizi del ‘900, quando è iniziato il declino dovuto principalmente all’abbandono della montagna. La superficie occupata da castagneti da frutto è passata da 500 mila ettari a poco più di 80 mila.

L’impianto di un castagneto da frutto dovrebbe essere fatto con circa 200 – 300 piante per ettaro, che si ridurranno fino a 100 – 150 a fine turno. Tale riduzione è dovuta anche all’innesto (a spacco o a corona) che viene effettuato per propagare le cultivar da frutto.

Importanti sono anche i boschi da legno, si allevano cultivar innestate come quelle da frutto per la produzione di legname adatto alla produzione di mobili ed altri manufatti.

 

Faggio – Fagus sylvatica

Classificazione, origine e diffusione
Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Angiospermae
Classe: Dicotyledones
Famiglia: Fagaceae
Il faggio è una pianta tutta europea, presente dalla Svezia meridionale ai monti della Sicilia e della Gran Bretagna alla Russia sudorientale.
Nella nostra zona a quote inferiori risulta diffuso in piccole e grandi aggregazioni. Habitat favorevole a diverse specie di funghi fra cui il porcino. Nome locale “fo”

Caratteristiche generali:
Dimensione e portamento
Albero con chioma a portamento conico-globoso, con tendenza ad espandersi nelle piante adulte; vegetazione folta e densa. Raggiunge altezze di 20-30 metri.
Tronco e corteccia
Il tronco è diritto, cilindrico da giovane, largamente scanalato da vecchio; la scorza sottile si presenta caratteristicamente liscia e lucente, grigio chiaro.
Foglie
Le foglie alterne, ovato-ellittiche, sono lunghe 10-15 cm, leggermente ondulate e cigliate al margine, con nervi secondari diritti e paralleli; sono dotate di un breve picciolo e si presentano all’inizio arrossate, poi superiormente verde scuro, più chiare sotto.
Strutture riproduttive
Le infiorescenze sono unisessuali: quelle maschili in glomeruli pendenti dotati ciascuno di un lungo peduncolo, quelle femminili erette consistenti di 1-2 fiori circondati da 4 brattee superiori larghe e da numerose brattee inferiori lineari.
Usi
Il legno di faggio, piuttosto leggero, non è della migliore qualità, anche perché facilmente aggredibile dai tarli; tuttavia è largamente impiegato (specialmente in passato) in lavori di costruzione e di falegnameria. Molto impiegato, a scopo ornamentale, nei parchi e nei giardini. 
Tra le varietà di maggiore interesse ornamentale ricordiamo il Fagus sylvatica var. pendula (con lunghi rami ricadenti), il Fagus sylvatica var. purpurea (con foglie rosso-vinoso) e il Fagus sylvatica var. asplenifolia (dalle caratteristiche foglie profondamente incise).

 

Frassino maggiore – Fraxinus excelsior

Classificazione, origine e diffusione
Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Angiospermae
Classe: Dicotyledones
Famiglia: Oleaceae
Originario dell’Europa e della regione caucasica. In Italia è frequente nel centro-nord. Al Sud e sulle isole è sostituito dal Frassino meridionale.
Nella nostra zona è abbastanza frequente. Nome locale “frassô”

Caratteristiche generali:
Dimensione e portamento
Albero alto anche più di 30 metri.
Tronco e corteccia
Tronco diritto e slanciato, con corteccia grigiastra, opaca, inizialmente liscia poi fittamente solcata.
Foglie
Foglie decidue, imparipennate, formate da 7-13 segmenti ellittico-lanceolati.. Le gemme invernali sono di colore nero.

Strutture riproduttive
I fiori, in cime racemiformi, sbocciano a marzo aprile, prima delle foglie. Il frutto è una samara, con una testa allungata contenente il seme e un’ala stretta lanceolata.
Usi
Il legno di Frassino è duro, compatto, elastico, difficilmente deformabile e di facile lavorazione. Importante essenza forestale, largamente usato anche nei parchi e nelle alberature stradali.

 

Larice – Larix decidua

Classificazione, origine e diffusione
Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Gymnospermae
Classe: Coniferae
Famiglia: Pinaceae
Originario delle montagne dell’Europa centrale (Alpi, Carpazi, Tatra). In Italia è molto comune in tutte le Alpi, dove si spinge anche a quote molto elevate (oltre i 2.500 metri). Dove il bosco lascia il posto alle praterie alpine si incontrano individui isolati, deformati dal vento e dalla neve.
Nella nostra zona molto diffuso a formare fitti lariceti e presente in forma più rada a quote elevate. Il cambiamento climatico lo ha ormai portato a colonizzare le nostre montagne a quote superiori ai 2500 metri. Si nota la presenza di giovani larici oltre la strada militare dell’Assietta sul tratto Gran Pelà-Cima delle Vallette.
Habitat favorevole al boletus detto appunto laricino. Nome locale “malessô”

Caratteristiche generali:
Dimensione e portamento
Albero alto fino a 40 metri.
Tronco e corteccia
Tronco cilindrico e chioma aperta e rada. I rami di primo ordine orizzontali, mentre quelli di secondo ordine sono penduli.
Foglie
Foglie decidue (lunghe 2-4 centimetri), aghiformi, molli e non pungenti, distribuite a spirale tutt’attorno al ramo sui macroblasti riunite invece a fascetti di 20-30 sui brachiblasti. Colore verde chiaro che diventa giallo oro in autunno.
Strutture riproduttive
Fiori unisessuali, coni maschili gialli, femminili rossi, fioritura ad aprile maggio; dopo l’impollinazione diventano bruni, si allungano fino a 4 cm e persistono a lungo sul ramo, anche per anni.
Usi
Il legno di larice è conosciuto fin dall’antichità per la sua durata e robustezza. Per la facile lavorazione, il suo bel colore rosso intenso, è apprezzato nei lavori di falegnameria, specie per gli esterni. Immerso in acqua, diviene resistentissimo. Come altre conifere, dalla resina si estrae la trementina (trementina di Venezia). La corteccia è impiegata per l’estrazione dei tannino.

 

Maggiociondolo alpino – Laburnum alpinum

Classificazione, origine e diffusione
Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Angiospermae
Classe: Dicotyledones
Ordine: Fabales
Famiglia: Fabaceae
Il Maggiociondolo alpino è un alberello presente in Italia nella zona del Fagetum (sulle Alpi fino ai 1.500 metri di quota), a differenza del Maggiociondolo (Laburnum anagyroides Medik.) presente a quota più basse in tutte le regioni ad esclusione delle isole. Si distingue da quest’ultimo per i rametti glabri o poco peloso-sericei, le foglie più acute e per il legume con sutura dorsale espansa in un’ala di 1-2 millimetri.
Nella nostra zona è abbastanza frequente anche se in modo sparso ma ben visibile per il colore giallo intenso dei suoi fiori. Nome locale “amburn”

Caratteristiche generali:
Dimensione e portamento
Alberello di qualche metro di altezza, con chioma espansa e irregolare.
Tronco e corteccia
Tronco diritto, spesso policonico, con scorza liscia, verdastra, munita di lenticelle grigiastre.
Foglie
Decidue e alterne, composte da tre segmenti fogliari appuntiti all’estremità, con un lungo picciolo.
Strutture riproduttive
I fiori compaiono in maggio-giugno, sono di colore giallo brillante e riuniti in numerosi racemi pendenti. Il frutto è un legume glabro ed è munito di un’ala alta 1-2 mm lungo la sutura superiore.
Usi
Il legno è duro, di lunga durata e molto scuro. Viene impiegato in liuteria (come quello del maggiociondolo) per la realizzazione di strumenti a fiato. Il Maggiociondolo può essere utilizzato negli interventi di recupero ambientale nelle zone montane con suoli non troppo acidi. 
Come specie ornamentale è apprezzata per la sua fioritura. Anche se di ridotte dimensioni il legno è utilizzato come combustibile. Le parti verdi della pianta (specialmente i semi) sono tossiche per l’uomo in quanto contengono l’alcaloide citisina.

 

Noce – Juglans regia L.

Classificazione, origine e diffusione
Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Angiospermae
Classe: Dicotyledones
Famiglia: Juglandaceae
Originario dell’Asia centro-occidentale, il noce è stato introdotto in Europa in epoca antichissima per i suoi frutti eduli. In Italia si trova in tutta la penisola e nelle isole fino a 1000 metri di altitudine.
Nella nostra zona a quote inferiori risulta presente in misura discreta ma non più importante come nel passato. Infatti molti alberi sono stati abbattuti per farne legname prezioso da costruzione soprattutto per mobili. Nome locale “nôsera”

Caratteristiche generali:
Dimensione e portamento
Raggiunge i 30 metri di altezza. e presenta una chioma espansa e arrotondata.
Tronco e corteccia
Tronco massiccio e diritto, con corteccia grigio chiara, liscia da giovane poi rugosa e solcata soprattutto longitudinalmente.
Foglie
Foglie decidue, composte, imparipennate , costituita solitamente 7 foglioline ovoidali-ellittiche a margine liscio.
Strutture riproduttive
Specie monoica con fiori unisessuali, quelli maschili in amenti penduli, quelli femminili nell’ ascella delle foglie terminali sui nuovi rami. Il frutto è una drupa globosa; l’esocarpo (mallo) carnoso, verde, annerisce a maturità liberando l’endocarpo legnoso (la noce) costituito da due valve che racchiudono il gheriglio, rivestito da una sottile pellicola e costituito da due cotiledoni sinuosi.
Usi
I frutti eduli sono ricchi di olio e zuccheri vengono impiegati anche nell’industria della cosmesi e farmaceutica. Il legno è molto pregiato, duro, compatto, resistente e di facile lavorazione e viene usato per la costruzione di mobili e parquet.. Molto usato anche come pianta ornamentale in parchi e giardini.
Indicazioni selvicolturali
Coltivato principalmente per il frutto, produce anche legno apprezzatissimo. Si coltiva in arboreti con sesto d’impianto che può arrivare a 10 X 10. Durante il ciclo vitale si devono eseguire potature per indurre le piante ad avere un fusto netto e poche ramificazioni.
Sono stati impiantati di recente popolamenti con cultivar esclusivamente da legno, in genere si usano individui adatti sia per la produzione di frutto sia per quella del legno. Particolarmente apprezzati sono i tronchi di lunghezza superiore a 4 metri. In genere i noci si utilizzano ad una età che varia dai 50 ai 70 anni.

 

Nocciolo – Corylus avellana L.

Classificazione, origine e diffusione
Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Angiospermae
Classe: Dicotyledones
Famiglia: Corylaceae
Originario delle regioni asiatiche. In Italia è diffuso in tutte le regioni, dalla pianura fino 1300 m di altitudine. I noccioleti più famosi sono quelli presenti in Piemonte, in provincia di Avellino e sulle pendici dell’Etna.
Nella nostra zona è presente in forma sporadica. Si conosce un discreto raggruppamento ai Piani della Croce probabile conseguenza di impiantamento eseguito da contadini o pastori del passato. Nome locale “ninsulè”

Caratteristiche generali:
Dimensione e portamento
Generalmente non supera i 5-6 m; ha portamento arbustivo, con chioma fitta, ampia, irregolare con diametro massimo di 4 m. Si tratta di una pianta con elevata attitudine ad emettere polloni.
Tronco e corteccia
Il fusto è sottile e slanciato. I giovani rami recano peli corti, in parte ghiandolari. La corteccia è di colore marrone grigio, precocemente glabra, con solcature longitudinali e sparse lenticelle chiare.
Foglie e gemme
Le foglie sono caduche, alterne e con picciolo lungo provvisto di peli ghiandolari; la lamina, di forma da tonda ad obovata, è lunga 6-10 cm. La pagina superiore è verde poco pelosa; la pagina inferiore è più chiara. Nervature evidenti. Gemme di forma ovoidale.
Strutture riproduttive
Pianta monoica con fiori riuniti in infiorescenze unisessuali e si sviluppano molto prima delle foglie. Gli amenti maschili sono riuniti in gruppi di 2-4 all’estremità oppure all’ascella delle foglie dei rami dell’anno precedente, i fiori maschili sprovvisti dell’involucro, hanno quattro stami. Il frutto è un diclesio (nocciola e involucro), il cui pericarpio legnoso contiene un seme dolce e oleoso.
Usi
Viene generalmente coltivato per i frutti. Un particolare aspetto produttivo di questa pianta è la micorrizazione con tartufo: infatti il nocciolo, come altre piante, risulta una delle specie predilette dal tartufo bianco (Tuber magnatum) e dal tartufo neo (Tuber melanosporum).

 

Olmo montano – Ulmus glabra

Classificazione, origine e diffusione
Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Angiospermae
Classe: Dicotyledones
Famiglia: Ulmaceae
L’Olmo montano è una pianta di origine europea. Si trova in tutta l’Europa, dalla Spagna del Nord alla Scandinavia, ai Balcani fino ai monti Urali. In Italia è diffusa sulle Alpi e sugli Appennini, nei boschi misti di latifoglie, dalla collina alla montagna (fino a circa 1.300 metri di quota).
Nella nostra zona presenza scarsa.

 Caratteristiche generali:
Dimensione e portamento
Può raggiungere i 30 metri di altezza. Presenta una chioma densa e ampia.

Tronco e corteccia
Il tronco è diritto e presenta una scorza prima liscia e grigiastra, poi rugosa, grigio-bruna, screpolata e solcata verticalmente.
Foglie
Alterne, decidue, con un picciolo corto, obovate ellittiche, con margine doppiamente dentato; la pagina superiore è ruvida e verde scuro, quella inferiore chiara e pelosa.
Strutture riproduttive
I fiori bisessuali compaiono prima delle foglie, numerosi, di piccole dimensioni e con breve peduncolo; gli stimmi sono biforcuti, piumosi e gli stami terminano in appariscenti antere rosso-viola. I frutti sono samare di circa 3×2 centimetri, con seme posto al centro.
Usi
Il legname, non particolarmente pregiato, viene impiegato in lavori di costruzione. L’Olmo montano viene impiegato anche come albero ornamentale nel verde privato e pubblico (meno rispetto all’Olmo campestre).

 

Ontano verde o montano – Alnus viridis

L’ontano è un arbusto cespuglioso alto fino a 3 metri e vive normalmente in zone abbastanza umide al di sopra dei 1500 m. s.l.m.
 
Occupa generalmente i versanti esposti a nord, è molto utile per i rimboschimenti ed è spesso utilizzato per trattenere il manto nevoso in zone valanghive. Infestante si appropria a volte di spazi da pascolo.
Sotto il suo fogliame crescono spesso alcuni tipi di funghi, come le russole o il Boletus lividus.
Nella nostra zona è molto diffuso soprattutto nei terreni subito sopra i 1500 e fino oltre i 2000 formando fitte boschine lungo i declivi privi o quasi di alberi di alto fusto. Nome locale “drose”

nome comune: Ontano verde – Ontano montano
nome scientifico: Alnus viridis
famiglia: Betulaceae
corteccia grigio verde
altezza fino a 3 metri
frutti coni, in gruppi di 3 – 5
habitat da 1200 a 2000 m. s.l.m
colore foglie sopra verdi – sotto più pallide

 

Pino cembro o Cirmolo – Pinus cembra

Classificazione, origine e diffusione
Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Gymnospermae
Classe: Coniferae
Famiglia: Pinaceae
Il Pino cembro o Cirmolo è originario delle montagne dell’Europa centrale (Alpi, Carpazi, Tatra). In Italia si trovano boschi di Cirmolo in Trentino-Alto Adige e in alcune zone delle Alpi Occidentali. Tollera bene i climi freddi e ventosi delle alte quote.
Nella nostra zona presente a quote superiori ai 2000 metri singolarmente o in piccole aggregazioni. Va diffondendosi. Nome locale “elvô”

Caratteristiche generali:
Dimensione e portamento
Alto circa 20 metri, ha una chioma compatta di colore verde scuro un po’ glauco.
Tronco e corteccia
Tronco robusto, contorto negli alberi vecchi, con corteccia grigio-brunastra, screpolata.
Foglie
Foglie aghiformi inserite a gruppi di 5 sui brachiblasti, lunghe 7-9 cm, di sezione triangolare.
Strutture riproduttive
In estate, sui rami dell’anno nella parte superiore della chioma, compaiono i coni: i maschili gialli, i femminili rosso-violacei. Due anni dopo la fioritura maturano le pigne che cadono intere, ancora con i semi, nella primavera del terzo anno. Raggiunge i 500 anni di età.
Usi
Legno tenero e di facile lavorazione utilizzato per la costruzione di mobili e per i lavori di intarsio (Val Gardena). In passato i semi rappresentavano una importante risorsa alimentare per le popolazioni di montagna. L’umore dei coni risulta avere azione balsamica, impiegato nella cura delle affezioni respiratorie.

 

Pino mugo – Pinus mugo

Classificazione, origine e diffusione
Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Gymnospermae
Classe: Coniferae
Famiglia: Pinaceae
Il Pino mugo è una conifera a portamento prostrato e contorto, con rami arcuati ed elastici. In Italia si trova sulle Alpi dai 1500 ai 2700 metri di quota e su alcune cime dell’Appennino Ligure, Tosco-emiliano, Abruzzese e Campano. Predilige i terreni calcarei.
Nella nostra zona la sua presenza è limitata. Nome locale”pin cit”

 Caratteristiche generali:
Dimensione e portamento
E’ un arbusto a portamento strisciante, cespuglioso o eretto a seconda delle condizioni ambientali, alto fino a qualche metro.
Tronco e corteccia
I rami sono molto flessibili e si dipartono dalla base. La corteccia è bruno-grigiastra con placche romboidali.
Foglie
Gli aghi sono riuniti a due, lunghi circa 4 cm, di colore verde scuro.
Strutture riproduttive
I coni maschili sono gialli e numerosi, quelli femminili più piccoli e rosso-viola; compaiono in aprile maggio a seconda della quota sulla stessa pianta. I frutti hanno forma ovale-conica e sono lunghi 3-5 cm; contengono piccoli semi nerastri provvisti di ala.
Usi
In legno veniva impiegato come legna da ardere, per la produzione di carbone da legna e per l’estrazione della resina. Molto apprezzato anche per la preparazione del mugolio (olio essenziale ad azione balsamica, impiegato nella cura delle affezioni respiratorie), di sciroppi e di liquori utilizzando le giovani pigne e i germogli ricchi di resine.

 

Pino silvestre – Pinus sylvestris

Classificazione, origine e diffusione
Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Gymnospermae
Classe: Coniferae
Famiglia: Pinaceae
Specie eurasiatica, diffusa dalla Scozia alla Siberia orientale, con un areale che risulta il più vasto fra tutte le specie di Pinus. In Italia è diffusa in tutte le valli continentali, dalla Val di Susa al Tarvisio, e inoltre presenta popolamenti relitti sull’Appennino settentrionale.
Nella nostra zona la sua presenza è limitata in sporadiche unità singole e una piccola aggregazione sul versante ben esposto al sole che corre dall’alpe Soubeyrand fino al crinale che scende poi all’alpe Sausea. Nome locale “pin sarvaj”

 Caratteristiche generali:
Dimensione e portamento
Albero che raggiunge raramente i 30 m d’altezza, con chioma leggera, verde-grigio, dapprima conica quindi piramidale-espansa o quasi ombrelliforme.
Tronco e corteccia
Il tronco diritto presenta nella parte superiore, come i rami, una scorza liscia fulvo-cannella che si desquama in fogli sottili cartacei, mentre verso la base diventa spessa, rugosa, grigio-brunastra e solcata.
Foglie
Gli aghi, a coppie, sono lunghi fino a 5 cm e larghi fino a 2 mm, rigidi e pungenti, di colore verde glaucescente; sono avvolti da una guaina precocemente caduca.
Strutture riproduttive
I coni maschili gialli, piccoli, appaiono addensati alla base dei germogli, quelli femminili, generalmente isolati non hanno peduncolo. Prima globosi e verdastri, diventano in seguito strettamente conici, a volte un po’ ricurvi, bruno chiaro, lunghi non oltre i 4 cm.
Usi
Specie resinifera un tempo coltivata per la produzione della trementina naturale, ha oggi un’importanza quasi esclusivamente forestale.
Solo il pino silvestre dell’Europa settentrionale (pino di Svezia) fornisce un legno pregiato.
Aspetti selvicolturali
Diffuso attraverso rimboschimenti estensivi in Europa centrale e arco alpino, è utile per valorizzare terreni agricoli poco fertili. Viene gestito facendo tagli rasi di ridotte dimensioni che favoriscono la rinnovazione naturale. I tagli possono essere: a buche di 500 mq oppure a strisce di 3000mq.

 

Pioppo tremolo – Populus tremula

Classificazione, origine e diffusione
Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Angiospermae
Classe: Dicotyledones
Famiglia: Salicales
Originaria dell’Europa e della Siberia. E’ diffusa soprattutto in ambiente collinare e montano sino a 2.000 m di quota. Il suo nome è dovuto alla facilità con cui le foglie si muovono alla più debole brezza a causa del picciolo lungo e sottile.
Nella nostra zona è abbastanza diffuso in varie aggregazioni. Habitat favorevole al porcinello rosso. Nome locale “arbra”

 Caratteristiche generali:
Dimensione e portamento
Alto fino a 20 metri, pollonifero. Chioma di colore verde chiaro.
Tronco e corteccia
Tronco diritto o sinuoso, con corteccia sottile, liscia e verdognola, che con l’età si screpola e diventa grigiastra.
Foglie
Foglie decidue, semplici, rotonde o ovali, con margine dentato. La pagina inferiore è verde-grigiastra e pubescente. Il picciolo è molto lungo (6-7 cm) e appiattito.
Strutture riproduttive
Pianta dioica, con fiori unisessuali su piante diverse. I frutti sono capsule che maturano liberando piccoli semi piumosi.
Usi
Il legno chiaro e leggero trova impieghi simili a quelli degli altri pioppi. Utilizzato nella riforestazione naturale di pendii franosi per il suo comportamento pioniere. Utilizzato anche come specie ornamentale

 

Platano occidentale – Platanus occidentalis

Classificazione, origine e diffusione
Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Angiospermae
Classe: Magnoliopsida
Ordine: Hamamelidales
Sottoclasse: Hamamelididae
Famiglia: Platanaceae Dumortier
Il Platano occidentale é originario degli Stati Uniti orientali ed è arrivato in Europa nel 1636 senza però destare un particolare interesse. Si sviluppa bene in terreni fertili ed umidi.
Nella nostra zona è presente ma non molto diffuso. (Nome locale “plaia”)

Caratteristiche generali:
Dimensione e portamento
Il fusto è diritto e slanciato, raggiunge altezza di 30 – 40 m.
Tronco e corteccia
La corteccia è rapidamente caduca a macchie grigio verdastre
Foglie
Le foglie sono palmato-lobate (tre, a volte cinque lobi) con seni molto aperti e lobi più larghi che lunghi. La pagina superiore è di colore verde lucido, mentre quella inferiore è più pallida.
Strutture riproduttive
Il platano è una pianta monoica ed i suoi fiori sono molto piccoli. I maschili sono gialli, mentre i femminili sono rossastri.
Usi
Non ha molto utilizzo perché sia il platano orientale che quello ibrido hanno caratteristiche migliori sia a livello ornamentale che tecnologico.

 

Salice azzurro – Salix daphnoides Vill.

Classificazione, origine e diffusione
Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Angiospermae
Classe: Dicotyledones
Ordine: Salicales
Famiglia: Salicaceae
Il Salice azzurro è una specie montano-subalpina di origine europea. Si trova nelle zone umide lungo i fiumi e i torrenti dai 1000 ai 1800 metri di quota. Specie colonizzatrice dei greti fluviali e dei suoli umidi in prossimità di corsi d’acqua. Presente sulle Alpi e sugli appennini.
Nella nostra zona è diffuso lungo le rive dei torrenti dove crescono anche a cespuglio come alberi pionieri a consolidare le sponde o nelle zone molto umide. Nome locale “sales”

Caratteristiche generali:
Portamento, tronco e corteccia
Albero alto fino a 15 metri, con chioma espansa a forma di omblello; il tronco è sinuoso, con scorza prima liscia di colore grigio chiaro, poi segnata da radi solchi longitudinali.
Foglie
Foglie decidue, alterne, munite di picciolo, ovato-oblunghe, lanceolate o ellittico-lanceolate, lunghe fino a 10 cm, con apice acuto e margine finemente dentato. Glabre, lucide e verde scuro sopra, glauche sotto.
Strutture riproduttive
Fiori unisessuali in spighe cilindriche allungate, peloso-lanose. I frutti sono piccole capsule a forma di pera allungata che si aprono in due valve liberando piccoli semi lineari e pelosi
Usi
A volte viene usata per i vimini da intreccio (mediocre qualità). Viene usta per consolidare le sponde di torrenti montani.

 

Salicone Salix caprea L.

Classificazione, origine e diffusione
Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Angiospermae
Classe: Dicotyledones
Ordine: Salicales
Famiglia: Salicaceae
Il Salicone è diffuso in un vasto areale che va dall’Europa al Giappone. In Italia è presente in tutte le regioni, tranne in Sardegna, dal livello del mare alla fascia subalpina. Si adatta bene a diversi tipi di terreno, purché non asfittici e sopporta bene una certa aridità estiva.
Nella nostra zona è abbastanza diffuso soprattutto lungo le rive delle strade dove crescono anche a cespuglio come alberi pionieri a rimboscare e con funzione di contenimento.

 Caratteristiche generali:
Portamento, tronco e corteccia
Alberello alto fino a 15 metri, spesso policonico e a portamento cespuglioso, con chioma slanciata. Il tronco presenta una scorza grigio-opaco, più screpolata e brunastra con l’età.
Foglie
Le foglie sono decidue, alterne, munite di picciolo, 8×4 cm circa, da ovate a ellittiche.
Strutture riproduttive
E’ una pianta dioica con infiorescenze maschili in amenti ovoidali di 4 cm circa, ricoperti di peli argentei prima della fioritura e con stami gialli; le infiorescenze femminili sono simili ma più grandi; fiorisce in marzo-maggio. Il frutto è una piccola capsula conico-allungata sessile e liscia.
Usi
Il Salicone è impiegato come specie pionieritica negli interventi di rinaturazione ambientale. Come gli altri salici, la sua corteccia contiene anche salicina, usata nell’industria farmaceutica

 

Sorbo degli uccellatori – Sorbus aucuparia L.

Classificazione, origine e diffusione
Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Angiospermae
Classe: Dicotyledones
Famiglia: Rosaceae
Il Sorbo degli uccellatori è una pianta originaria dell’Europa centro-settentrionale e delle montagne del sud. E’ presente tra i 600 e i 2.100 metri di quota. In Italia è presente in tutte le regioni, dalle zone alpine alla Sicilia e Sardegna.
Nella nostra zona presente ma non molto diffuso anche se i suoi frutti a gruppi di pallini rosso vivo la rendono molto visibile. (Nome locale “timela”)

 Caratteristiche generali:
Dimensione e portamento
Presenta una chioma leggera, espanso-ombrelliforme; può raggiungere i 15 metri di altezza.
Tronco e corteccia
Il tronco presenta una scorza grigio argento, con lenticelle lineari che con l’età tendono a confluire, determinando una maggiore rugosità. Le gemme sono tomentose.
Foglie
Decidue, alterne, composte da 6 0 7 paia di segmenti laterali più uno apicale, lanceolati e lunghi circa 5 cm, coperti da rada pubescenza nella pagina inferiore; il margine si presenta seghettato.
Strutture riproduttive
A fine primavera compaiono i fiori in corimbi eretti, del diametro di 15 cm circa., con petali rotondi, bianchi e stami gialli. I frutti sono pomi tondeggianti, del diametro di circa un centimetro, rosso vivo, che permangono sulla pianta per tutto l’inverno.
Usi
Molto apprezzata come pianta per l’uccellagione, perché i suoi frutti sono molto apprezzati dagli uccelli frugivori. Diffusa anche nei parchi, nei giardini e nelle alberature stradali. Specie simile è il Sorbo domestico.

 

Tasso – Taxus baccata

Classificazione, origine e diffusione
Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Gymnospermae
Classe: Coniferae
Famiglia: Taxaceae
Il Tasso (chiamato anche Albero della morte) è originario dell’Eurasia e del Nor-Africa. Si trova in Europa a nord dalla Gran Bretagna e Scandinavia meridionale fino alla Penisola Iberica e al Mar Nero a sud ; nel Caucaso, Asia Minore e Nord Africa. In Italia è presente soprattutto nei parchi e giardini, mentre allo stato spontaneo è poco comune tanto da essere considerato specie protetta in alcune regioni.
Nella nostra zona poche presenze a quote più basse.

Caratteristiche generali
Dimensione e portamento
Può superare i 20 m di altezza; presenta una chiona di colore verde molto cupo e di forma piramidale; a volte è un cespuglio policormico. Il Tasso è una pianta molto longeva e può vivere anche 2000 anni.
Tronco e corteccia
Presenta tronco diritto, con rami fin quasi dalla base; la scorza è liscia, bruno-grigia, tendente a sfogliarsi in sottili e larghe placche.
Foglie
Aghiformi, persistenti, lunghe fino a 3 cm, appiattite, verde scuro e un po’ lucente sopra, verde più chiaro con sfumature giallastre sotto, con apice acuto ma non pungente; sono disposte su due file apparentemente regolari.
Strutture riproduttive
Il Tasso è una pianta dioica: le strutture riproduttive maschili sono piccoli coni globosi poste nella parte inferiore dei rametti, quelle femminili sono isolate e alla base delle foglioline. Il frutto è un arillocarpio, a forma di campana, rosso, mucillaginoso e zuccherino con il seme al centro; molto apprezzato dagli uccelli disseminatori.
Usi
Il legno, elastico e tenace, è durissimo e di grana molto fine: è molto usato nei lavori al tornio e in ebanisteria. L’impiego principale del tasso è quello ornamentale e da siepe (sopporta bene le potature). Numerose le varietà ornamentali, che si differenziano per il portamento e per il colore delle foglie e dei frutti.
La corteccia del tasso e le foglie sono velenose; l’unica parte non velenosa della pianta è il frutto (non i semi) di cui si nutrono molte specie di uccelli.
Altre specie di tasso sono il Tasso californiano (Taxus brevifolia Nutt.) e il Tasso giapponese (T. cuspidata Siebold & Zucc.) che si distingue per gli aghi incurvati e terminanti bruscamente in un mucrone nero.

 

 

 

 


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