Il “Pertus” di Colombano Romean

9 Maggio 2015 gianfranco STORIA

IL “PERTUS” DI COLOMBANO ROMEAN

 

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Lato uscita acque versante Ramats dove il Romean iniziò lo scavo

Il Pertus o “Trou de Touillie” è un cunicolo scavato nella roccia che si trova nell’Alta Val di Susa (TO), nel territorio del comune di Exilles a circa 70 km da Torino, sul versante orografico sinistro della Dora Riparia, nei pressi della Cima Quattro Denti.

Questo traforo fu scavato nel XVI secolo dal minatore Colombano Romeàn su richiesta degli abitanti di Cels, frazione di Exilles, e di quelli delle Ramats, frazione di Chiomonte, per portare le acque del rio Touillie provenienti dai ghiacciai del versante opposto verso il versante exillese e chiomontino per renderne fertili i terreni.

Questo lavoro richiese otto anni di durissima fatica.

Ancora oggi l’opera idraulica viene indicata sulla cartografia con il toponimo di “Traforo Romean”.

Il fatto è storicamente documentato e il pertus è ancora tutt’oggi utilizzato e lo stato di conservazione è discreto, anche considerando che il tratto iniziale è stato rivestito negli anni Trenta, a causa di alcuni piccoli crolli. Fino alla prima metà del XX secolo il “trou” è rimasto un importante riferimento per l’approvvigionamento idrico della valle.

DATI TECNICI DEL “PERTUS”

Quota: 2019 m. s.l.m. (imbocco lato Chiomonte)

Lunghezza: 433,20 m.

Dislivello: 12,50 m.

Larghezza: 0,80 m.

Altezza: 2 m.

Periodo realizzazione: 1526-1533

Durata lavoro: quasi 8 anni

Roccia: calcare dolomitico di grana medio-grosso-lana, privo di stratificazioni ma con struttura vacuolare (dolomia cariata)

L’acqua che sgorga dal pertus è prelevata dal rio Tiraculo, che dai piedi del Monte Niblé scende verso il fondo della Val Clarea, quindi convogliata a quota 2200 m. s.l.m. attraverso un canale superficiale lungo circa 1100 m.( attualmente l’opera di captazione è costituita da moderni tubi corrugati plastici inseriti in tubi di cemento e collocati sul tracciato originale) fino all’imbocco del Tunnel lato Touillie, da qui attraverso il Pertus giunge sul versante dei quattro Denti ed è divisa in parti uguali tra le frazioni Cels e Ramats.


L’OPERA

Lo scavo inizia dalla parte del versante di Chiomonte a quota 2019 metri per uscire dopo 8 anni di duro lavoro e dopo ben 433 metri sul versante opposto a quota 2034 metri.

Il Romean lavora da solo o con l’aiuto di un operaio ed è munito di attrezzatura rudimentale ma sapendo bene come agire. Si suppone che ogni tanto gli abitanti del Cels e delle Ramats creavano delle corvee per dare una mano ma soprattutto per portare via i detriti di scavo.

Egli per tutto il tempo alloggia in una capanna vicino al luogo di lavoro quasi come un eremita ed in condizioni difficili e di estrema durezza.

I collegamenti tra il cantiere e le sottostanti Ramats erano spesso tenuti dal suo cane, che giornalmente faceva la spola per il rifornimento dei viveri e del necessario.

Il traforo è scavato dal Romean a colpi di circa 20 cm. al giorno con giusta direzione e pendenza e molti ancor oggi si chiedono come abbia potuto farlo non disponendo di attrezzature di misura.

In realtà il Romean, uomo ingegnoso ed esperto, utilizzò metodi semplici ma efficaci a sua disposizione:
verificò l’allineamento con delle candele sistemate in nicchie, ricavate nella roccia di una parete del cunicolo, messe in fila fra di loro. 

verificò la direzione misurando che l’angolo formato da tale allineamento rispetto a un punto di riferimento fosse uguale a quello previsto e rilevato precedentemente con misurazioni esterne sul terreno fra i punti di entrata ed uscita

verificò la pendenza misurando che ad ogni metro di scavo  il suolo salisse di tot centimetri. Conoscendo le quote di partenza ed arrivo e quindi il dislivello avrà quindi calcolato che per ogni metro doveva salire di circa 3 cm.

Per l’aerazione del traforo necessaria dopo le prime decine di metri provvide ingegnosamente con dei tubi di tela collegati con un mantice come per l’aerazione delle stive delle navi.

L’opera fu ultimata nel 1533, con un avanzamento giornaliero di circa 20 centimetri

L’ingresso delle acque a monte del Trou è situato nel bacino imbrifero del Gran Vallone, ai piedi dell’omonima cima (2435 m), ad una quota di circa 2034 m s.l.m., misurata all’esterno dell’attuale grata di sicurezza posta sulla volta del condotto; l’uscita sul versante chiomontino è a quota di 2019 m s.l.m. Il dislivello tra l’ingresso e l’uscita, misurato sul fondo del condotto, è di 12,56 metri.

Il condotto si sviluppa per 433.24 m, con due direzioni di scavo prevalenti, di 315° e 318°, ossia secondo una direzione sud-est/nord-ovest.

Lo scavo, come detto, è avvenuto dal versante chiomontino verso il Gran Vallone. La presa delle acque è situata sotto il ghiacciaio dell’Agnello; il canale esterno di convogliamento è lungo, dalla presa all’imbocco del Trou, circa 1100 m. Attualmente l’opera di captazione è costituita da moderni tubi corrugati plastici inseriti in tubi di cemento e collocati sul tracciato originale.

Il Trou si presenta come un cunicolo scavato direttamente nella roccia, a sezione subrettangolare con la parte superiore di dimensioni minori rispetto alla base. La larghezza dello speco si mantiene abbastanza costante, tranne ovviamente nei punti dove sono intervenuti cedimenti ed erosioni. L’altezza si presenta di dimensioni variabili, anche dovute all’abbassamento ineguale del fondo provocato dallo scorrere continuo dell’acqua, che ruscella impetuosa nelle fasi di disgelo.

Si vede chiaramente che l’abbattimento della roccia è stato reso uniforme e rifinito con particolare cura. Tutto è stato pensato attentamente e con perizia. Le tracce di scavo si leggono quasi ovunque con precisione. Sulla volta e sulle pareti sono ben visibili i solchi rappresentati prevalentemente da punteruoli a punta piramidale in fase di rifinitura. Ad una cadenza abbastanza regolare sono inoltre presenti nicchie d’appoggio per le lucerne, alcune accuratamente scavate e adornate con riquadrature. Una particolare caratteristica è la presenza diffusa di incisioni e piccole figure realizzate a risparmio, con una tecnica avvicinabile a quella del bassorilievo, rappresentanti teste umane viste di profilo e di fronte, nonché numerosi gigli di Francia.

Nel suo complesso l’opera lascia pensare che Romeàn l’abbia condotta non solo in modo esemplare, ma con una cura che rimarca la passione profusa e l’intendimento di lasciare una propria testimonianza.

I lavori di manutenzione straordinaria sono stati portati a termine nel 1931, data incisa sul cemento all’imbocco meridionale del tratto rifatto. Essi appaiono particolarmente interessanti per la tecnica utilizzata che è assai vicina a quella riscontrabile in realizzazioni più antiche e forse imposta dalle condizioni disagevoli del luogo. Consiste sostanzialmente in un getto di calcestruzzo assai povero di calce con volta a botte armata mediante centine lignee.

 

Geologia

Il condotto attraversa rocce calcaree dolomitiche, di colore grigio giallastro in patina e grigio in frattura fresca. Hanno una grana medio-grossolana e si presentano massicce, prive di stratificazione, ma con struttura vacuolare, tanto da poter essere chiamate localmente “dolomie cariate”. Si tratta di rocce di origine chimica-organogena di ambiente marino lagunare. L’aspetto è in genere massiccio ed uniforme lungo tutto il corso dell’acquedotto; laddove prevale in modo netto la porzione carbonatica gli ammassi rocciosi danno luogo a concrezioni calcaree con la formazione di piccole stalattiti. Raramente, solo alla base del cunicolo, sono visibili metaconglomerati a grana grossolana, di colore variabile, contenenti anche miche, le quali localmente hanno un aspetto scistoso.

 

IL CONTRATTO

Dalla documentazione rinvenuta presso una famiglia delle Ramats, frazione di Chiomonte, si evince che Il Trou de Touilles è scavato negli anni compresi tra il 1526 e il 1533 ed è regolato da contratti notarili.

Felice Chiapusso, avvocato e socio fondatore del C.A.I. di Susa, la trascrive e la pubblica nel 1879.

Si tratta di quattro atti notarili della prima metà del Cinquecento e due atti della metà del Seicento. La documentazione scoperta da Chiapusso è più complessa in quanto alle copie notarili si accompagnano le traduzioni in lingua francese dei primi tre documenti, originariamente redatti in latino, nonché altri preziosi scritti.

Uno dei documenti, rogato dal notaio chiomontino Jehan Rostollan il 14 ottobre 1526, è il più significativo poiché vengono riportati i termini del contratto.
Definito “Conventio facture aqueducti de Tulliis inter habitantes de Celsis et Ramatis cum Columbano Romeani” è l’atto ufficiale nel quale si chiede al minatore di perforare o proseguire il già incominciato traforo sopra le Ramats e Albournet.

Gli si concedono due opzioni: scavare un nuovo acquedotto, oppure proseguire quello già iniziato.
Colombano Romeàn promette di: “terminare il già cominciato foro il più brevemente possibile” (traduzione di Felice Chiapusso).

In cambio del lavoro svolto, gli abitanti di Cels si impegnano a fornire: “un sestario di buono e comune vino (circa 42 litri) ed una emina ( circa 16 Kg.) di buona e comune segala per ciascun mese” (traduzione di Felice Chiapusso), mentre quelli delle Ramats devono fornire mensilmente un “sestario”  di vino ed uno di segala.

Qualora il minatore avesse avuto bisogno di un aiutante, le quantità stabilite sarebbero state raddoppiate; per un terzo aiutante vi avrebbe, invece, provveduto Romeàn.

I committenti dovevano inoltre fornire il materiale e gli attrezzi di scavo, costruire una baracca con madia, letto, e lanterne per la iluminazione della casa e della galleria, carbone per il riscaldamento e provvedere allo sgombero dei detriti di estrazione.

Per il compenso si stabilisce che sarebbero stati pagati a Romeàn, o ai suoi eredi, “cinque fiorini di moneta corrente, ciascuno dei quali valeva dodici soldi, per ogni tesa (1,786 metri) di detto acquedotto ossia traforo pagando sempre ad opera fatta la quarta parte, vale a dire quando si sarà fatta una tesa si sborseranno quindici soldi, così che il Colombano non possa obbligare i parerii se non al pagamento della quarta parte” (traduzione di Felice Chiapusso).

 

COLOMBANO ROMEAN

Colombano Romeàn, figlio di Giovanni Romeàn, nasce alle Ramats, frazione di Chiomonte, nella seconda metà del Quattrocento. Dopo aver lavorato nelle miniere della Provenza, nella zona di Saint Gilles e attuale dipartimento del Gard, e aver appreso le tecniche minerarie di scavo e di avanzamento nel sottosuolo, torna al paese natìo. La carenza d’acqua ha già indotto i Chiomontini a pensare a un acquedotto per portare le acque dalla conca di Touilles all’opposto arido versante segusino, passando al di sotto dello spartiacque. Ma proprio la perforazione della cresta rocciosa frusta i loro progetti e lo scavo è abbandonato. Romean, che ha già un’età compresa tra i 50 e i 55 anni, si propone per la realizzazione, stipula il contratto e dà inizio ai lavori che si concludono con lo scavo di un traforo lungo quasi mezzo chilometro.

Al Romean furono pagati circa 1.600 fiorini, pari a 320 scudi (si consideri che il bilancio di Chiomonte alla metà del 1500 si aggirava sui 500 scudi). Ecco perché, secondo la leggenda, Colombano Romean sarebbe stato avvelenato dai committenti per risparmiare il versamento di tale somma. Una seconda versione sostiene invece che Romean morì di idropisia a causa dell’umidità del sotterraneo, coadiuvata però dai generosi vini di Chiomonte cui si abbandonò dopo la riuscita dell’impresa. Ma al di là di tutto, ciò che per noi conta è che l’abile artigiano ci abbia lasciato, come esempio di ingegneria idraulica e ad una quota di 2000 metri, un traforo che si sviluppa per una lunghezza di quasi 500 metri, misura circa 1 metro di larghezza con un altezza di minimo 170-180 centimetri, sezione indispensabile per consentire ad un uomo di lavorare con mazza e scalpello.

Note aggiuntive

Esistono degli elementi che possono avere influito sull’idea di compiere un’opera così impegnativa.

Il primo di questi è il canale di Maria Bona. Viene realizzato a Giaglione negli anni compresi tra il 1458 e il 1460 ed ha uno sviluppo superiore ai due chilometri.
Raccoglie tuttora le acque del torrente Clarèa e le trasporta nel territorio del comune mediante un’opera realizzata anche nel fianco roccioso della montagna.

Altro esempio eclatante è il Buco di Viso e si tratta del primo traforo alpino; è realizzato a 2282 m di quota. Detto anche “Galleria del Sale”, il suo scavo comincia nell’estate del 1479, per concludersi diciotto mesi dopo. L’opera, intesa a migliorare il commercio del sale con la Provenza, mette in comunicazione il comune di Ristolas nel Queyras con il comune di Crissolo in Val Po, mediante la perforazione del Colle delle Traversette.
I rapporti commerciali tra il Queyras e l’Alta valle della Doria Riparia riconducibili al commercio dei formaggi e forse delle acciughe, fanno supporre una conoscenza di quest’opera.

Nei documenti in cui viene menzionato il Pertus, emerge la presenza di un condotto esterno realizzato precedentemente al Trou de Touillie, un acquedotto sospeso in legno che aggirava i Quattro denti ma che era di scarsa portata e richiedeva molta manutenzione essendo esposto agli elementi della natura (valanghe e frane soprattutto) e utilizzabile solo nei mesi estivi.

La sua tipologia è riconducibile ai waale, alle bisse e ai suonen dell’arco alpino.

Si tratta di opere idrauliche destinate al trasporto e alla distribuzione dell’acqua, generalmente a fini irrigui che possono essere realizzate in trincea, tagliate nella roccia, su costruzioni, con condutture e canalette generalmente in legno, che talvolta correvano letteralmente appese a pareti strapiombanti mediante ganci lignei o pilastrini in muratura.

La tradizione idraulica alpina è antica: recenti scavi archeologici condotti in Ötzal (Austria), superiormente ai 2000 m s.l.m., hanno restituito tracce di sistemi idraulici risalenti a circa 4000 anni fa.

L’acquedotto funziona ancora, pur con interventi manutentivi e restauri, dopo quattrocentosettant’anni. Il fatto dovrebbe essere bastante a fare comprendere l’importanza dell’opera e la necessità di tutelarla.
Non solo: essa si colloca in modo assolutamente discreto nel contesto naturale. Segno che i nostri predecessori avevano a cuore le bellezze naturalistiche e paesaggistiche più di noi e meglio di noi.

Nel 1879 la popolazione di Chiomonte ed Exilles posero a mezzo della sez. CAI di Susa una targa commemorativa che così recitava:
“Colombano Romean, operaio chiomontese, nella prima metà del secolo XVI ideava e compiva da solo in otto anni questo traforo acquedotto pel quale conducendo a Chiomonte e ad Exilles le acque di Touillie queste balze prima sterili e deserte in contrade fertili e popolose trasformava. A grato ricordo il popolo di Chiomonte e di Exilles, la Sezione del Club Alpino di Susa e Beniamino Caso socio della sezione, addì 20 luglio posero 1879.”

che andata semidistrutta, pare per un atto vandalico, venne sostituita con l’attuale qui sotto illustrata:

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COME RAGGIUNGERE IL “PERTUS”

Il Pertus si trova in prossimità della cima dei Quattro Denti di Chiomonte. E’ raggiungibile dalla Frazione Ramats, percorrendo la strada sterrata fino alle grange Rigaud (quota 1450 m.s.l.m.) e da lì seguendo il sentiero per la cima dei Quattro Denti.

E’ inoltre raggiungibile da Exilles attraverso la Frazione Cels, percorrendo la strada sterrata fino alle Grange Ambournet e quindi a piedi lungo il sentiero per la cima dei quattro Denti.

 Tempo di percorrenza: h. 2,30/3 circa a piedi dalla frazione Ramats o Cels

Altra variante è il sentiero-balcone che inizia alle Grange della Valle. Si passa vicino alla cappelleta e si attraversa il paese seguendo il sentiero a mezzacosta. Bisogna quindi imboccare il sentiero che si inoltra nella lariceta nei pressi di una casa addossata ad un grosso masso.

Da qui si prosegue lungo un lariceto per un sentiero ben segnato fino a raggiungere le Grange di Clot di Brun dove ci si può rifornire di acqua.

Dalle Grange si prosegue lungo il sentiero sempre ben segnalato continuando il traverso-belvedere che ci permette di ammirare il Forte di Exilles e la Valle di Susa. Sempre a mezzacosta, con salita lieve costante si taglia il vallone erboso sotto la Cima del Vallone.

Costeggiando i Denti di Chiomonte – torrioni di varia forma e dimensioni di roccia calcarea si arriva in breve all’imbocco superiore del Pertus.

Unica accortezza di questo itinerario è un po’ di attenzione per non scivolare lungo i traversi erbosi.

Tempo di percorrenza: h. 2 circa, dislivello 120m

Altra possibilità per arrivare al Pertus è dalla Val Clarea dalle Case Goranda (m. 1000 di dislivello – 3 ore circa) risalendo il Vallone del Tiraculo

 

Consigli

La visita del Pertus è consigliata nel periodo autunnale, quando la portata d’acqua è limitata e prima delle nevicate per non trovarsi in difficoltà sul terreno reso scivoloso ed eventuali slavine.

Per la visita occorre munirsi di stivali fino al ginocchio, una torcia (meglio una frontale) ed indossare un abbigliamento che non soffra né il fango, né lo strascinamento sulle rocce.

L’uscita dal pertus avviene salendo una scaletta che porta ad una grata di ferro che dà sul terreno lato Touillie.

L’attraversamento richiede un tempo di circa 30 minuti.

Per visite guidate si può contattare il CAI – Sez. di Chiomonte – Tel. 3381248917.

DESCRIZIONE PASSAGGIO NEL TUNNEL:
si inizia scendendo nell’acqua e ciotoli del fondo tunnel imboccando l’evidente ingresso. Poco dopo occorre piegarsi e camminare per breve tratto abbassati causa rialzo del fondo dovuto ai detriti accumulati e forse qualche cedimento.
Ci si trova su di uno slargo che immette su piccola cascatella: fare attenzione a non scivolare cosa normale dove scorre acqua sopra a delle rocce.
Si avanza in acqua bassa che diventa alta per un laghetto o pozza per poi avanzare bene su tratto buono con le pareti che sulla parte bassa presentano tratti di erosione.
Si arriva ad un laghetto ai piedi di una cascata di un paio di metri che va superata un po’ di slancio o tenendosi alle pareti. Dopo si viaggia di nuovo benino in leggera salita e fondo sconnesso. Il tunnel in alcuni punti sembra più alto ma non per lo scavo del Romean ma per l’erosione che lo ha scavato ulteriormente.
Si avanza bene fra ciottoli e pozze fino ad arrivare alla parte restaurata in cemento del 1931 che è poi l’inizio del tratto terminale.
Sulle pareti si incontrano ogni tanto nicchie per lumi scavate nella roccia, oppure delle croci scolpite e ancora dei gigli di Francia.
Poco dopo nel tratto finale vero e proprio si incomincia a vedere la luce che illumina il fondo del tunnel filtrando dalla grata di uscita che dà sul versante retrostante i 4 Denti.
Il tunnel prosegue ancora un po’ oltre la grata per andare a raccogliere le acque dalla condotta interrata in cui queste sono convogliate dalla condotta esterna di superficie.
Il vallone su cui si sbuca uscendo dalla grata è molto bello e dominato da alte montagne lungamente innevate ( i massicci del Niblè e Ferrand con i ghiacciai omonimi e dell’Agnello) quindi ricche di acque che prima del traforo scendevano tutte a valle nel vallone di Tiraculo che scende confluendo nella imponente val Ciaura o Clarea.
Poco sotto il punto di captazione si possono osservare le grange Touillie ormai abbandonate.

La leggenda:
L’impresa del Colombano Romean è notevole e dopo essere passata quasi inosservata per lungo tempo sta tornando ora alla ribalta per l’impegno degli abitanti della zona e delle istituzioni ma credo si possa dire che molto sia dovuto al modo in cui l’opera è stata realizzata; l’idea di un uomo solo che a colpi di piccone e martello e scalpello erode la montana centimetro per centimetro, l’ambiente di alta montagna impervio e severo, alloggiare in un ricovero che dire rustico è già un lusso, mangiare da solo, le notti solitarie e buie, i bisogni fisiologici all’aperto con qualsiasi tempo. Giorno dopo giorno con la necessità di effettuare un percorso diritto e angolato giusto per sbucare dopo oltre 400 metri proprio lì dove serve. L’aerazione del budello, la polvere, il freddo, la fatica immane, le ossa rotte insomma un mito per chi vuol provare ad identificarsi nel montanara di ferro. Il nome, anche il nome non è di secondaria importanza: Colombano Romean è un nome roboante che sa di avventura, di fantasia, entusiasma, è romantico da capitano di ventura insomma anche il nome è perfettamente adatto al personaggio che identifica un tipo di vita assolutamente avulsa dalla concezione attuale che si ha, un modello di vita che sa di eccezionalità.  Anche la sua fine, nella realtà avvenuta per malattia con deperimento e morte, è consona al personaggio tramandando la leggenda un inventato avvelenamento fatale ordito per non onorare i debito che gli abitanti di Chiomonte e Cels avevano contratto con lui.

Personalmente ho provato a mettermi nei suoi panni e pur essendo abituato a vivere anche in solitudine avrei grosse difficoltà a farlo in quelle condizioni ambientali e di supporto logistico, per non parlare del lavoro, di quel lavoro, impossibile per noi umani di oggi troppo ben abituati.
Una cosa è certa questo piccolo grande uomo mi accompagna spesso nei miei pensieri come prototipo del montanaro che supera ogni ostacolo con la forza della volontà, esempio positivo  delle qualità delle nostre genti e pertanto vanto perenne della popolazione di Chiomonte (Ramats) di cui è figlio e avo.

Foto

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ingresso                                                       tratto iniziale ci si piega causa detriti da cedimenti

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cascatella da superare in salita                                 e si prosegue

     
parte meglio conservata

 

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                                                   giglio di francia scolpito


grata di uscita nel vallone retrostante e punto di imbocco delle acque

 

   
i
 denti dal lato nord                                                           nei pressi della grata

    
la strada di ritorno scendendo dai denti sul lato sud

 

 

 

4 Responses to “Il “Pertus” di Colombano Romean”

  • Alessandro ha detto:

    Grazie per aver raccontato questa storia, la riporterò fedelmente ai miei studenti, se ne avremo la possibiltà faremo una uscita sul territorio.
    Ferrante ( di Ciriè)

    • gianfranco ha detto:

      Sono io a ringraziarla. Ogni anno in autunno il CAI di Chiomonte organizza una uscita con attraversamento del tunnel. Se vuole aiuto mi scriva sulla mail o contatti il CAI di Chiomonte. Sarò, saremo felici di indirizzarvi al meglio.

  • Andrea ha detto:

    Bellissimo racconto, grazie per la condivisione! Dopo aver conosciuto la storia, la visita al Pertus è ancora più viva ed emozionante!

    • gianfranco ha detto:

      Grazie a lei. Vedo solo ora il commento perché per problemi di natura medica non ho più potuto aggiornare il sito ma adesso cerco almeno di seguirlo un minimo. Lo scopo del sito era appunto quello di condividere le emozioni


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