La battaglia dell’Assietta

29 Aprile 2015 gianfranco STORIA

Battaglia dell’Assietta

 La battaglia dell’Assietta, combattuta il 19 luglio 1747, fu un significativo episodio della Guerra di successione austriaca, conflitto scoppiato nel 1740 in occasione della salita al trono della imperatrice Maria Teresa e che vede Francia, Spagna e Prussia contrapposte ad Austria e Inghilterra. Il Piemonte entra in guerra nel 1743 a fianco degli austriaci e viene quasi subito invaso dalle truppe franco-spagnole dalle parti delle Alpi di Cuneo incontrando però una forte resistenza da parte delle truppe piemontesi e della popolaziono locali.

Nel 1747 viene scatenata un’ultima offensiva per abbattere la difesa piemontese: l’armata franco-spagnola tenta di penetrare attraverso due vie diverse.

Mentre il grosso dell’ esercito al comando del generale spagnolo Las Minas entra dalla parte del mare e occupa Nizza e Sanremo, dove viene bloccato dalle truppe del leggendario generale von Leutrum, un corpo di cinquanta battaglioni agli ordini del cavaliere di Bellisle tenta di penetrare in Piemonte dalle alpi attraverso il Monginevro con l’obiettivo di scendere in pianura ed assediare Torino.

Il piano del Bellisle è di evitare le due vallate della Dora e del Chisone, difese rispettivamente dai forti di Exilles e Susa (Brunetta) e da quello di Fenestrelle, salendo invece in cresta sull’Assietta, brullo altipiano posto a 2500 metri circa sullo spartiacque fra la Valsusa e la Val Chisone il cui controllo consentiva ai piemontesi di poter intervenire rapidamente in una valle o nell’altra permettendo collegamenti strategici fra le fortezze poste a difesa delle vie di transito , e di qui, dopo avere spazzato le scarse difese piemontesi, marciare lungo il crinale dello spartiacque, approfittando delle cime spianate, per ridiscendere a valle alle spalle delle fortezze.

Il re del Piemonte Carlo Emanuele III intuendo il pericolo eben conscio della assoluta necessità di mantenerne il controllo ordinò di trincerarlo e di presidiarlo affidandone il comando al Tenente generale conte di Bricherasio.

Questi provvide in tutta fretta (una ventina di giorni) a far rinforzare dal Corpo Ingegneri e 3000 operai la posizione con la costruzione di muri a secco, terrapieni, trinceramenti e di due ridotte una alla Testa dell’Assietta e una al Gran Serin in modo da permettere una difesa a 360 gradi.

Sul posto furono fatti affluire battaglioni di fanteria composti da truppe sabaude, austriache appoggiati dalla popolazione locale soprattutto da gruppi organizzati di combattenti valdesi abituati già a compiere con successo atti di guerriglia nelle valli che conoscevano molto bene e posti di sentinella nei punti strategici avanzati. Le ultime forze arrivarono sul posto a marce forzate all’ultimo momento alcuni a battaglia in corso.

 Le forze in campo
Piemonte
: 13 battaglioni di fanteria e 30 squadroni ai quali in fretta e furia furono aggiunti 4 battaglioni austriaci al comando del generale Colloredo. Queste forze, in tutto 7400 uomini non disponevano di cannoni e avevano pochi mezzi e scarse munizioni. Potevano contare inoltre dell’aiuto delle già citate milizie popolari della provincia di Pinerolo e della Val Chisone messi a guardia delle posizioni circostanti.

La difesa del punto più avanzato e più pericoloso, la Testa dell’Assietta, è affidata ai granatieri del battaglione delle Guardie sotto il comando del maggiore Paolo Navarina conte di San Sebastiano.

 

Francia; 35 battaglioni, 16 compagnie di granatieri, 5 squadroni di cavalleria e 9 pezzi di artiglieria per circa 25.000 uomini. Una retroguardia di 15 battaglioni e un notevole supporto logistico completavano le forze francesi.

Le forze francesi divise in tre colonne si portarono in zona partendo da diverse posizioni occupate nei giorni precedenti la battaglia:

La colonna del Belisle da La vachette dove era accampato passò a Cesana e poi a Sauze d’Oulx per salire poi a Costapiana ai piedi dell’Assietta.

La colonna del d’Arnault da Cesana dove si era stanziata passò a Oulx e da qui salì a Costapiana.

La colonna del Villemur giunse a Costapiana passando per il Sestriere e Pragelato.

 

Posizionamenti
Le posizioni piemontesi si estendevano quasi a semicerchio su di una cresta ristretta appoggiandosi ai due capisaldi Testa dell’Assietta e Testa del Gran Serin distanti in liena d’aria 1500 metri circa e dominanti le fortificazioni e il campo di battaglia.

Alle spalle della ridotta della Testa dell’Assietta si estende il Piano dell’Assietta oltre al quale il terreno discende verso il colle omonimo formando il Piano detto di Grammi risalendo poi sempre su cresta, piegata a sudest, alla testa del Gran Serin dove il vallone sottostante, che si apre verso il Gran Pelà confluente a ovest nel più grande vallone dell’Assietta discendente sulla val Chisone, venne chiamato Vallone dei morti.

 

Le truppe francesi fra il 18 e 19 Luglio 1747 passando per i colli Blegier e Lauson marciando quindi da ovest si portarono nei pressi delle fortificazioni piemontesi per posizionarsi poi al centro, a destra e a sinistra delle fortificazioni nell’intento di muoversi poi a tenaglia.

 

La Battaglia

Le forze francesi in marcia dalle 4 del mattino del 19 Luglio furono avvistate dalle vedette piemontesi che diedero prontamente l’allarme.
Si disposero all’attacco muovendosi da ovest verso est su tre direttrici con una forza di 9 battaglioni al comando del De Mailly che avanzava sulla sinistra dal versante che dà sulla Valsusa (nord-ovest) da sopra le Ruine del Riobacon con l’intento di investire il Pianoro; le forze al comando di d’Arnauld e d’Andelot con 6 battaglioni e 14 compagnie di granatieri avanzarono dirette sul centro per investire frontalmente la Testa dell’Assietta; il tenente generale Villemur con 14 battaglioni si mosse dal versante della val Chisone (sud) avanzando sulla destra a est verso il Gran Serin con l’intento di prendere alle spalle tutto il campo trincerato.

Coperti dal fuoco di una batteria di cannoni da montagna i francesi tentano numerosi assalti. Molti sono travolti dal crollo dei terrapieni, altri riescono a passare e ingaggiano una lotta corpo a corpo con i difensori della Testa e del Piano dell’Assietta, che resistono disperatamente allo strapotere del numero.

Le forze del Mailly sono costrette ad attaccare su ripida ascesa restando allo scoperto e vengono facilmente colpite dai fucilieri che dall’alto anche se in inferiorità numerica hanno buon gioco colpendo i pochi nemici che riescono ad avvicinarsi anche con le baionette e con i sassi.

Le truppe del d’Arnault approfittando del terreno molto meno ripido poterono arrivare ad investire le fortificazioni più avanzate cercando di scardinare i muri di pietra a difesa con pronta reazione dei piemontesi che con ogni mezzo pietre comprese s’opposero ai francesi saltando addirittura sui muri facendo dall’alto strage dei nemici.

Fu qui alla Testa dell’Assietta che il Bellisle viste le difficoltà delle sue truppe si scagliò con una bandiera in avanti per trascinare i suoi a superare il trinceramento ma fu prima ferito da un colpo di baionetta e poi ucciso da due colpi di fucile.

 

La colonna di Villemur nel frattempo attaccava la zona del Gran Serin dove, grazie alla sommità più ampia della montagna, fu in grado di far aprire i propri battaglioni per sviluppare il proprio fuoco riuscendo a minacciare di sfondare per cui il Conte di Bricherasio ordina allora ai combattenti della Testa dell’Assietta di ripiegare, temendo l’accerchiamento. Il generale Alciati con parte delle truppe va a dargli manforte e il Conte di San Sebastiano rimane solo a difendere la posizione con pochi soldati che ormai, esaurite le munizioni, combattono con le baionette e con i sassi.

All’ ordine di ripiegare, per tre volte rifiuta, rispondendo con la frase divenuta celebre:

”Noi i bogioma nen”.

 La frase con cui espresse il suo rifiuto è all’origine del soprannome bogia nen attribuito inizialmente ai soldati piemontesi e poi all’intera popolazione della regione.

 

Ben tre tentativi d’assalto vengono respinti al Gran Serin tanto che il Villemur fu costretto alla ritirata che avvenne in zona esposta ai colpi dei piemontesi cosa che causò ulteriori perdite; anche gli attaccanti della Assietta e le truppe del Mailly a quel punto si ritirarono senza essere inseguiti dai piemontesi anche a causa del buio incombente.

Dopo cinque ore di battaglia la strenua resistenza delle truppe piemontesi specie alla Testa dell’Assietta e alla testa del Gran Serin aveva permesso di respingere tutti gli attacchi francesi e agli attaccanti non restò che ritirarsi sconfitti lasciando sul terreno numerosi morti e feriti affidati all’umanità del vincitore.

 

Il Villemur assunto il comando delle truppe con il Mailly alla retroguardia portò le truppe al piano prima a Salbertrand per poi accamprsi a Oulx.

 

 

Perdite
Le perdite per i francesi furono enormi :
nelle circa 5 ore di combattimento cadono 5.300 soldati, 439 ufficiali, fra i quali i due generali Bellisle e l’Arnault, cinque brigadieri e nove colonnelli.

 

I Piemontesi ebbero solo 7 ufficiali e 185 soldati morti: le perdite austriache furono appena di 2 ufficiali e 25 soldati.

 

Il Villemur assunto il comando delle truppe con il Mailly alla retroguardia portò le truppe al piano a Salbertrand accampandosi poi a Oulx.

 

 

Considerazioni
La tattica impiegata dai francesi si dimostrò del tutto fallimentare.
Non avevano tenuto ben conto delle dificoltà del terreno che se dalla parte da cui arrivavano (ovest) si presentava accessibile quasi pianeggiante e quindi favorevole all’attacco delle fortificazioni la cui punta più avanzata era costituita dalla Testa dell’Assietta, molto meno favorevoli erano gli altri terreni attorno alle fortificazioni; a nord e nord ovest il terreno era molto ripido e obbligava a salire allo scoperto alla mercè dei difensori mentre da sud era in gran parte quasi inacessibile diventando più favorevole solo verso sud est ed est.

 

Le colonne d’assalto, impossibilitate a sviluppare tutta la loro potenza di fuoco, furono decimate dal tiro dei difensori. La ridotta della testa dell’Assietta, una tenaglia collegata con le retrostanti posizioni, era continuamente rifornita alla gola e si dimostrò subito un ostacolo troppo difficile per poter essere superato. A peggiorare la situazione gli ufficiali francesi, posti alla testa della colonna per guidare l’assalto, furono decimati dal fuoco dei difensori compresi il Bellisle comandante in capo

Lo stesso avvenne per la colonna del de Mailly, che venne falcidiata dal tiro dei difensori e non ebbe la possibilità di sviluppare un fuoco di ritorsione efficace per aprirsi un varco nelle difese.

Anche al Gran Serin il Villemur nonostante sembrasse in grado, potendo disporre meglio le sue truppe, di sfondare fu infine respinto con gravi perdite subite anche nella ritirata in campo aperto e sottostante ai difensori. Egli si trovò a combattere contro alcune delle migliori truppe sabaude disponibili sul campo di battaglia protette da fortificazioni campali e con i battaglioni della riserva che il Bricherasio richiese prontamente in rinforzo ai battaglioni svizzeri impegnati in battaglia.

 

Da un punto di vista militare l’Assietta sancì il fallimento delle tattiche di combattimento francesi, basate su assalti in colonna alla baionetta senza sufficiente supporto di fuoco di copertura.

Per i sabaudi fu la prima vittoria campale dalla primavera del 1744, quando l’esercito del Contì era stato fermato alla rada di Villefranche. Fu comunque una conferma importante per le nuove tattiche di combattimento difensivo messe a punto nel corso del biennio 1745-1746.

 

Conseguenze
La vittoria, insperata, conduce in breve tempo al ritiro delle armate franco-spagnole da tutto il Piemonte.
La manovra francese per creare una breccia nel bastione alpino era fallita. Per entrambi i contendenti, in particolare per l’esercito francese e per quello sabaudo, la campagna del 1747 prosciugò definitivamente le riserve materiali e umane, costringendo Luigi XV e Carlo Emanuele III a riconsiderare le trattative di pace, conclusasi poi l’anno seguente con la Pace di Aquisgrana che decretò la fine dell’intera guerra di successione austriaca.

 

La battaglia dell’Assietta è ormai entrata nella leggenda insieme con le parole del Conte di San Sebastiano, emblematiche di tutto il popolo piemontese.

 

Ogni anno, verso la metà di luglio, si celebra presso il Colle dell’Assietta, la rievocazione storica della Battaglia dell’Assietta che prevede l’alzabandiera, la S. Messa, la rievocazione di alcuni momenti della battaglia con figuranti in costume d’epoca a cura del Gruppo Storico “Pietro Micca”di Torino.

 

 

 


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