Rocciamelone partendo a piedi da Foresto

22 Maggio 2014 gianfranco camminate eseguite

FORESTO (458 m slm) – ROCCIAMELONE (3538 m slm)

Dislivello 3080 m.

Questa sotto descritta è la relazione molto ampia ricavata da sito podoandando.com con poche nostre modifiche.

A Foresto dopo avere parcheggiato l’auto prendere la stretta stradina asfaltata che porta in Gran Borgata da dove proseguendo si arriva a prendere l’imbocco della mulattiera ai piedi della ripida parete in calcare bianco dove nei tempi antichi vi erano i rifugi degli appestati.
La mulattiera ricavata nel calcare s’inerpica subito con pendenze rilevanti sulla parete destra dell’orrido di Foresto fino ad un pilone, da dove il fondo diventa da roccioso a pietroso con un tratto a pendenza più dolce. Da questo punto si entra nella Riserva naturale speciale dell’Orrido di Foresto, che racchiude una fascia di versante tra i 600 ed i 950 m s.l.m. circa, tra il Rio Comba Ravera ad est ed il Rio che scende alla Fraz. Chiodo (nel Comune di Susa) ad Ovest.

Giungiamo rapidamente ad un primo bivio dove teniamo la destra (indicazione “Le Cote – M. Molaras”) sulla ripida mulattiera, ignorando la deviazione pianeggiante  a sinistra (recante l’indicazione “Sentiero dei Ginepri”).

Poco più in su troviamo un’altra biforcazione senza indicazioni, teniamo la sinistra seguendo il segno bianco-rosso ben visibile su una roccia solitaria. Proseguendo, in alcuni tratti inizia scorgersi la maestosa piramide del Rocciamelone, ed al bivio successivo (con segnaletica su un roccione depositato in mezzo alla mulattiera) teniamo ancora la sinistra seguendo il sentiero n.560.

La pendenza è molto variabile, a rampe più ripide si alternano brevi tratti più dolci, ed in rapida sequenza si diramano a sinistra (per Ambruna-S.Giuliano) e a destra (per L’Armità-Cà Teissard e per Case Bastia) sentieri pianeggianti che ignoriamo mantenendo sempre quello principale che s’inerpica lungo le pendici del M. Molaras. A quota 950 m s.l.m. usciamo dalla Riserva naturale, e continuando a salire sull’unico sentiero segnato con tacche bianco-rosse più o meno sbiadite, (ignorando una deviazione per una traccia in sinistra a quota 1050 m s.l.m. indicata con un ometto) si aggira il Monte Molaras dal lato dell’orrido.

Giunti in un tratto del sentiero in leggerissima salita, con fondo terroso tra rigogliosi ciuffi d’erba, in prossimità di una lieve curva a sinistra abbandoniamo la traccia principale svoltando a destra in una traccia nell’erba meno visibile, che ci porta direttamente alla fontana (accanto ad un cippo in pietra) lungo la strada Chiamberlando-Fago, senza doverla così percorrere; (nel caso si saltasse questa deviazione, seguendo il sentieroprincipale ci si immette nella strada sterrata, da seguire prendendo a destra fino a raggiungere la fontana). Siamo a quota 1320 m s.l.m., i primi 815m d+ e 2,8 km circa sono stati percorsi.

Molaras (1320m s.l.m.) – Pian Naturale (2045m s.l.m.)  Sentiero 559.

Dalla fontana attraversiamo la strada che porta alle borgate Sollietto e Fago, e costeggiandola passando nel prato a destra della vasca arancione per l’anticendio boschivo, agganciamo il sentiero che sale ripido su ciottoli smossi. In questo prato di fatto intersechiamo perpendicolarmente il tracciato del Memorial Partigiani Stellina, che salendo da Susa e passando per Chiamberlando, attraversa il prato e prosegue per la strada sterrata in pianura fino al Fago, per poi svoltare a sinistra su un sentiero che si ricollega a quello da noi percorso a quota 1470 m s.l.m.

Da questo punto fino alla Borgata Tour, che raggiungiamo salendo prima tra i faggi, poi tra conifere, quindi tra torrioni rocciosi ed infine tra i pascoli, il sentiero ci è indicato dalle frecce bianche dello Stellina. Sotto al Tour attraversiamo la strada sterrata che scende alle case della borgata inferiore, e per il sentiero che taglia trasversalmente il pendio erboso, arriviamo alle case della borgata superiore.

Attraversiamo la borgata (con tanto di fontana) seguendo le tracce dello Stellina ed alcune tacche bianco-rosse sbiadite, fino alla casettina più in alto dalla quale in poche decine di metri entriamo nella strada sterrata, che seguiamo in lieve salita fino alla biforcazione per La Riposa (a sinistra) o per gli alpeggi Costa Rossa e Arcella (a destra).

A metà di questo tratto su strada sterrata, ignoriamo le frecce dello Stellina che indicano una traccia sulla destra accanto ad un alpeggio sopra alla strada, e raggiunta la biforcazione, abbandoniamo la strada salendo dritti per la traccia nei prati puntando alla vasca in pietra e cemento di raccolta dell’acqua poche decine di metri sopra la strada.

Attraversiamo il ruscello e seguendo una traccia poco visibile tra zolle ed alcune roccette calcaree sparse (su alcune delle quali si possono ancora intravedere vecchi segni bianco-rossi sbiaditissimi), puntiamo al muraglione in pietra che sorregge l’ultimo tornante della strada sterrata che sale a Pian Naturale. Raggiunta la strada, la seguiamo per un centinaio di metri, fino allo spiazzo che funge da parcheggio e dal quale parte la teleferica per il trasporto del materiale al Rifugio Cà d’Asti. Siamo a quota 2045 m s.l.m., 1540m d+ e 6,8 km circa sono stati percorsi.

 Pian Naturale (2045m s.l.m.) – Ca D’Asti (2854m s.l.m.) Sentiero 558.

 Da qui inizia la classica salita al Rocciamelone percorsa da centinaia di persone ogni anno. A bordo strada un’accoppiata di cartelli tipo stradale con l’indicazione “Rocciamelone” e “Ca d’Asti” ci indicano la partenza del sentiero, (che passa a pochi metri da un abbeveratoio in cemento), impossibile da perdere fino alla vetta data la fittissima segnaletica bianco-rossa. Dopo poche centinaia di metri troviamo un bivio:
proseguendo a sinistra facciamo la via più breve e veloce, andando verso destra si può passare al Rifugio La Riposa, allungando il tracciato di un centinaio di metri. Le varianti si ricongiungono nei pressi di un altro abbeveratoio in cemento, si prosegue quindi per il sentiero fino ad un nuovo bivio indicato con due cartelli riportanti le diciture “Lungo” e “Corto” a quota 2450 m s.l.m.
La via più diretta (e consigliata) è ovviamente quella che s’inerpica a sinistra sul corto, ma se si ha necessità di rifornirsi d’acqua (con l’accortezza di bere a piccoli sorsi poiché è molto fredda), seguendo il percorso lungo (che allunga di circa 400m salendo molto più dolcemente), ed entrando nell’impluvio in corrispondenza del tornante a sinistra, si arriva in pochi passi alla Fontana Taverna. Dal ricongiungimento dei due sentieri, la via su terra e pietre tra pendii erbosi, prosegue ancora più ampia, con la possibilità di salire più dolcemente seguendo tutti i tornanti o più ripidamente per tracce più dirette, raggiungendo così il Rifugio Cà d’Asti. Siamo a quota 2854 m s.l.m., 2349m d+ e 9,7 km circa sono stati percorsi.

Ca D’Asti (2854m s.l.m.) – Vetta Rocciamelone (3538 m s.l.m.) Sentiero 558.
Da questo punto il pendio passa da erboso a roccioso, il sentiero sempre ampio e ben visibile riparte dal piazzale del rifugio con una ripida rampa su terra, per poi piegare più dolcemente verso destra attraversando il versante tra gli sfasciumi. Tornante a sinistra e altro traverso (intervallato da due tornanti ravvicinati), fino a portarsi in prossimità della cresta instabile che dà sulla Val Cenischia. Si piega quindi nuovamente verso destra e con una ripida serpentina tra gli sfasciumi si arriva al pilone della Crocetta (anche detta Croce di Ferro).Siamo a 3310 m s.l.m. e sotto sforzo, se non si è abituati, a queste quote potrebbe iniziare a farsi sentire un po’ d’affanno per la rarefazione dell’aria, ma ormai la vetta dista poco più di 600 metri e 228 m d+.

Dalla Crocetta il sentiero parte con una pendenza dolce, diventando man mano più ripido, percorrendo un lungo traverso in un ampio intaglio tra la roccia pochi metri sotto la cresta che ci separa dalla Val Cenischia. A fine traverso, tornante a sinistra, quindi tornante a destra che immette in un breve tratto attrezzato con corde fisse (che possono dare un aiuto psicologico, ma il sentiero è comunque largo almeno un metro), tornante a sinistra e quindi tornante a destra, protetto da una “staccionata” in corda che guarda sullo strapiombante versante della Val Cenischia e più lontano verso il lago del Moncenisio.

Altro tratto ripido attrezzato con corde fisse, alzando gli occhi si vede il muraglione in pietra che sorregge il piazzale del bivacco-cappella in vetta, quindi il sentiero curva a sinistra aggirando il pendio, breve zig zag quasi pianeggiante e si arriva piazzale, all’inizio del quale salendo ancora per pochi metri, sotto allo sguardo del mezzobusto di Vittorio Emanuele II, si raggiungono i piedi della statua della Madonna del Rocciamelone.

Percorsi circa 12 km, 3033 m d+, più in alto non si può andare, lo sguardo spazia a 360°, una rosa dei venti a pochi passi dalla statua dà un nome alla miriade di vette che scorgiamo più o meno lontane. Monviso, Rosa, Bianco, Gran Paradiso solo per citarne alcune tra le più conosciute, in giornate terse sono in bella mostra da questa vetta.

Rocciamelone (3538 m s.l.m.) – Foresto (505 m s.l.m.)
La discesa, seguendo lo stesso percorso della salita, avendo le gambe allenate in grado di reggerla, può esser veloce e corribile.

Occorre prestare un minimo di attenzione nel primo tratto fino alla Crocetta, dove uno scivolone fuori dal sentiero può avere conseguenze disastrose. Nel tratto tra la Crocetta e il rifugio Cà d’Asti, occorre invece fare molta attenzione a non far partire pietre da bordo sentiero, poiché rotolando lungo il pendio, seguono traiettorie che possono intersecare in più punti il sentiero sottostante, con il rischio di colpire qualcuno dei numerosi frequentatori di questa montagna. Da Cà d’Asti in giù non ci sono praticamente più pericoli, prestando attenzione ad eventuali cani da pastore in prossimità delle mandrie al pascolo e degli alpeggi in zona Tour. In caso di qualche problema fisico, giunti nei pressi del Rifugio La Riposa o a Pian Naturale, è facile trovare (in particolare nei weekend estivi) un passaggio fino a Foresto da qualche escursionista salito in auto fin qui

 

 

 

 


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