Le Racchette da neve o CIASPOLE

19 Maggio 2014 gianfranco ciaspole generalità

Le Racchette da neve o CIASPOLE

notizie storiche

Le racchette da neve sono originarie delle zone fredde dell’Asia, Canada ed America settentrionale.

Furono utilizzate, sin da tempi lontani, dalle popolazioni residenti in quelle zone per condurre le proprie attività, per spostarsi da un paese all’altro e per rispondere alle esigenze primarie di sostentamento nei periodi di innevamento.

Capirono che per muoversi senza sprofondare sulla neve occorreva distribuire il peso del corpo su di una più ampia superficie che permettesse di galleggiare in qualche modo sulla neve che ogni inverno ricopriva le loro terre.

Questi attrezzi costituirono per lungo tempo (oltre agli sci) l’unico mezzo idoneo per spostarsi su superfici innevate e consentirono a contadini, cacciatori, boscaioli, militari, viaggiatori, esploratori di potersi muovere sulla coltre nevosa.

Senza di esse si sprofondava nella neve limitando o impedendo il movimento a seconda dello spessore del manto nevoso.

Le racchette furono sviluppate in base al tipo di neve presente sul terreno : gli Indiani d’America costruirono racchette da neve piccole, sufficienti a sopportare il loro peso sulla neve pesante presente nei fitti boschi in cui si muovevano e quindi facili da utilizzare mentre nelle zone più a nord e dell’Alaska la neve farinosa, leggera e profonda, impose la costruzione ed utilizzo di racchette di maggiore portanza, le famose canadesi, molto lunghe ed ampie perciò più ingombranti e scomode.

Le prime racchette da neve in assoluto furono costruite copiando l’impronta della zampa di un orso, erano quindi di forma circolare e venivano costruite con legno ancora verde e con materiali naturali: cuoio, corteccia o vite intrecciata per la parte d’appoggio del piede, stringhe di pelle o di fibre vegetali per l’allacciatura.

Con il trascorrere degli anni si passò gradualmente ad attrezzi dalla forma più allungata, ovoidale con una punta e una coda: in questo modo il passo veniva facilitato perché il piede poteva strisciare, anziché essere sollevato, come in passato

 A partire dai nostri anni settanta fino ad oggi vi è stata una costante evoluzione delle racchette da neve.

Sono cambiati radicalmente i materiali: si è passati dai

-“fagioli”, anelli di legno schiacciati nel mezzo (forma a fagiolo) per facilitare il movimento legati con dei cordoncini intrecciati e fissati ai piedi con cinture di cuoio e dalle

-“canadesi” larghe a forma ovale e lunghe fino ad un metro con la coda idonee per grandi spazi innevati con coltri di altezza elevata e poco indicate per percorsi ripidi,

alle

-attuali definite “moderne” con l’uso della plastica e qualche volta dell’alluminio che ha permesso la costruzione di racchette più tecniche, resistenti, leggere ed affidabili, con una manutenzione minima e con una forma intermedia fra le prime due per mantenere la maneggevolezza delle fagiolo e la portanza delle canadesi.

Oggi ci sono racchette per tutte le esigenze: dalle passeggiate tranquille fino a salite estreme in alta montagna

In Europa le racchette da neve giunsero solo nel 1700 portate dalle armate britanniche e francesi di ritorno dalla guerra d’indipenza americana.

L’uso delle racchette da neve finì per entrare quasi in disuso sia per l’utilizzo di altri mezzi sia per la diminuita necessità di spostamenti a piedi sulla neve a fini di lavoro o militari.

 Negli ultimi anni si è però assistito ad una controtendenza: le escursioni sulla neve per fini unicamente ludici le ha fatte ritornare di moda: dalla sua originaria funzione di mezzo necessario alle attività produttive o di spostamento è oggi diventato mezzo di svago utilizzato nel tempo libero ed è sotto questa spinta che sono avvenuti i grandi miglioramenti costruttivi che hanno portate alle racchette da neve moderne.

Ed è diventato di uso comune il termine CIASPOLE antico nome utilizzato in Trentino per definire le racchette da neve grazie alle prime manifestazioni sportive (ciaspolate) di massa.

  

COME SONO FATTE LE CIASPOLE MODERNE:

Le ciaspole moderne sono formate da un corpo (quasi sempre di plastica adatta alle temperature fredde) che permette il galleggiamento sulla neve fresca. Maggiore le dimensioni di questo corpo maggiore la capacità di galleggiamento ma anche il peso della ciaspola per cui la dimensione va tarata in base al peso dell’individuo in modo da rendere ottimale il rapporto peso/galleggiabilità.

Sulla parte anteriore del corpo è montato (incernierato) uno snodo basculabile (un telaio mobile) sul quale va legato lo scarpone. La basculabilità che lascia libertà di movimento al corpo ciaspola è indispensabile per minimizzare la fatica e rendere la camminata più fluida.

Il sistema di bloccaggio dello snodo si trova sulla parte posteriore dove un gancio fissato sul corpo racchetta viene posizionato a bloccare il corpo snodabile solidale con lo scarpone (il telaio portascarpone) che permette di tenere la racchetta completamentechiusa edancorata alla suola dello scarpone.

Nei tratti tecnicamente più impegnativi (discese ripide, traversi), dove è bene avere un ottimo controllo della ciaspola, è bene bloccare la basculabilità. In questo modo lo scarpone è maggiormente solidale con la ciaspola.

Lo stesso vale in pianura quando si affonda molto nella neve in modo da facilitare l’estrazione della racchetta dalla coltre nevosa in cui si è totalmente immersa.

In corrispondenza dello snodo basculabile si trova l’alloggiamento per la punta dello scarpone. In molti modelli è costituito da una nicchia in materiale plastico e da due laccetti per regolarne l’altezza per un bloccaggio ottimale della punta scarpone.

Nella parte posteriore dell’alloggiamento basculabile per lo scarpone (telaio mobile) è presente una seconda nicchia per il tacco con cinghia regolabile di bloccaggio che passa sopra alla caviglia assicurando la tenuta piede ciaspola.

Per non creare intralcio nella camminata fare attenzione nel calzare le ciaspole che i punti di allaccio di queste cinghie posteriori vengano lasciati verso l’esterno determinando così una ciaspola destra e una sinistra.

L’alloggiamento scarpone (telaio mobile) è a scorrimento per poterne regolare la lunghezza a seconda delle dimensioni dello scarpone stesso con delle tacche di bloccaggio per mantenere la posizione.

Esistono anche attacchi automatici o semiautomatici tipo quelli degli sci che richiedono l’uso di uno scarpone adatto.

Sulla parte posteriore della racchetta si trova un sistema detto “alzatacco” che è uno spessore che si può posizionare sotto al tallone in modo da sollevare di qualche centimetro il telaio mobile portascarpone dal corpo racchetta per facilitare la progressione in salita permettendo un minore affaticamento dei polpacci nelle salite ripide.

L’alzatacco deve essere tolto nei tratti pianeggianti e durante le discese perché oltre che fastidioso può essere pericoloso.

Sotto la ciaspola inseriti nel corpo sono presenti dei puntali metallici, che permettono una buona aderenza anche su nevi dure.

Sotto il puntale che alloggia lo scarpone sono presenti dei ramponcini metallici, che garantiscono la presa su salite ripide e su neve dura.

I rampanti, lame longitudinali che corrono lungo la parte inferiore della ciaspola, sono utilissimi nei traversi migliorando e di molto la tenuta su terreni scivolosi lateralmente.

 

PER CIASPOLARE

Abbigliamento:

le temperature invernali viaggiano spesso sotto zero per cui occorre un abbigliamento che ripari dal freddo ma che nello stesso tempo tenga conto che ci si riscalda col movimento. Occorre portarsi dietro abbigliamento di scorta per eventuale ricambio ma soprattutto per coprirsi in caso di fermata specie se prolungata e nella discesa.

Equipaggiamento normale:

Calze: di lana o cotone non troppo spesse tipo trekking

Calzature: le calzature più adatte sono gli scarponi che abbiano una buona tenuta impermeabile. Poco adatti o non adatti doposci o scarponcini leggeri.

Ghette: su percorsi non battuti in neve fresca possono essere utili le ghette che isolano la parte bassa della gamba e una parte del piede impedendo alla neve di entrare negli scarponi. Stesso uso fanno i pantaloni con già inserita nella parte inferiore una specie di ghetta incorporata.

Pantaloni: in movimento le gambe non patiscono il freddo per cui vanno bene i pantaloni da trekking o da sci alpinismo o anche una tuta. Solo in caso di freddo veramente intenso indossare eventualmente una leggera calzamaglia.

Parte superiore: indossare una maglietta intima, un dolce vita apribile al collo e/o camicia di lana. Sopra indossare un pile o un maglione da togliere lungo il percorso. Nello zaino portare anche una giaccavento e/o un kway da indossare in caso di fermata o al ritorno in discesa. Ricordare che la cosa migliore è vestirsi a più strati tipo cipolla.

Guanti: preferibili quelli di lana tipo moffole meglio se con apertura per le dita.

Occhiali scuri: indispensabili per ripararsi dal riflesso del sole o della luce sulla neve

Zaino: nello zaino portare

eventuali viveri

bevande calde tipo tè (dentro un buon thermos),

maglietta di ricambio,

una giaccavento e/o un kway da indossare in caso di fermata o al ritorno in discesa, berretto di lana,

passamontagna,

guanti di ricambio

kit di pronto soccorso (utili anche i cerotti non medicati in caso di vesciche)

qualche cordino per eventuali riparazioni

coltello

binocolo per godersi il panorama o la fauna selvatica

cartina topografica

Attrezzatura:

ciaspole moderne con ramponcini, alzatacchi,

bastoncini (da sci o meglio da trekking regolabili) con rondella alla base grande per non affondare nella neve

 

UTILIZZO CIASPOLE

Un percorso invernale su ciaspole attuato su analogo percorso estivo richiede uno sforzo supplementare rispetto a quest’ultimo di circa il 50% .

La maggior fatica è dovuta:

-al maggior dispendio di energie per il fatto che pur calzando ciaspole si sprofonda sempre un po’ nella neve (chi batte la pista molto di più rispetto a chi segue per cui è buona norma darsi il cambio in testa) e questo vale ancor più per la discesa dove l’energia del movimento si scarica premendo fortemente sul manto nevoso richiedendo impegno per disimpegnarsi e per non cadere. (utili in questo senso i bastoncini con funzione ammortizzante e di equilibrio)

-al peso anche se contenuto delle ciaspole e al loro ingombro che infastidisce la camminata

-al freddo che obbliga il corpo a bruciare più calorie per mantenere la temperatura corporea

Il fissaggio dello scarpone sulla racchetta da neve deve essere ben saldo impedendo qualsiasi movimento dello scarpone. Questo serve ad evitare che durante il cammino, soprattutto in passaggi più tecnici, si possa perdere la racchetta o addirittura scivolare.

Le Ciaspole offrono diversi vantaggi: non richiedono una preparazione particolare, sono utilizzabili quasi da chiunque e rappresentano un mezzo divertente per muoversi a piedi tra i paesaggi montani anche d’inverno: una sorta di prosecuzione dell’escursionismo estivo.

Camminare con le ciaspole a prima vista può non sembrare molto agevole dovendo camminare a gambe leggermente divaricate, certo almeno inizialmente ci si sente più impacciati che non senza.

Camminate semplici

Camminare con le racchette da neve in zone pianeggianti è sicuramente l’esercizio più facile ed ideale per introdurre i principianti alla disciplina. I passi sono identici a quelli che si compiono normalmente durante una normale passeggiata. Nulla cambia, nemmeno la lunghezza del passo e l’ampiezza. Le racchette non devono essere sollevate completamente da terra e vanno riposate al suolo senza sfiorarsi.

Il movimento è uguale alla normale camminata tenendo conto dell’ingombro a terra della racchetta stessa. Quindi è necessario procedere con le gambe leggermente divaricate per consentire un movimento più ampio, il passo deve essere deciso sia in fase di sollevamento, in quanto spesso la neve fresca tende a trattenere la racchetta al suolo, sia in fase di appoggio del piede.

Nello stesso tempo il movimento deve essere fluido, il busto eretto senza eccessivi spostamenti in avanti o indietro in modo da concentrare il peso e lo sforzo sulle gambe e non sulla schiena. E’ consigliabile utilizzare i bastoncini da sci o meglio i classici bastoncini telescopici da escursionismo regolabili in altezza e muniti di rondella larga sulla punta per non affondare. Essi sono utili per stabilizzare l’andatura e assumono pure una funzione di appoggio per scaricare una parte del peso dalle gambe alle braccia.

Per rendere la camminata più fluida e sicura si procede portando avanti prima il bastoncino e poi la gamba opposta; in pratica avanzando con la gamba destra si punta in avanti prima il bastoncino sinistro, il movimento non è sempre molto naturale ma con l’esperienza lo diventa. Questo tipo di progressione è adatta su percorsi pianeggianti o con moderata pendenza in salita, lasciando preferibilmente libero lo snodo della racchetta per rendere più agevole la progressione a meno che si affondi molto nella neve; in tal caso conviene tenere bloccato lo snodo in modo da facilitare l’estrazione dalla coltre nevosa della racchetta.

Nel caso la pendenza si accentui è consigliabile utilizzare l’alzatacco per ridurre il lavoro a carico dei polpacci.

Pendii ripidi

Su pendii ripidi (alzatacco inserito) si deve cercare di far lavorare il più possibile il ramponcino anteriore. Pertanto, la salita va affrontata in maniera diretta puntando e “gradinando” con il ramponcino anteriore, per assicurare il passo e cercando di non fare passi troppo lunghi per evitare scivolate e inutili affaticamenti.

Ovviamente è sempre meglio portare prima avanti il bastoncino per un miglior equilibrio e sicurezza.

Quando il piede è ben puntato ci si alza fino a distensione completa della gamba e successivamente si porta avanti la gamba opposta.

Per facilitare il sollevamento nei pendii ripidi è opportuno puntare avanti tutte e due i bastoncini e usarli come appoggio in modo da scaricare parte del peso sulle braccia.

Per avere una maggiore tenuta in alcuni casi si può utilizzare il passo detto dell’oca (duck step) che consiste nel posare le racchette sul terreno con un angolo fra 30 e 60 gradi.

Traversi

Nei traversi conviene tenere bloccato lo snodo per non avere movimenti laterali del telaio su cui è bloccato lo scarpone che andrebbe a forzare trasversalmente sul punto di snodo dove esso è incernierato al corpo racchetta vero e proprio creando incertezze nella camminata e il rischio di rotture

Quando si deve affrontare un passaggio in traverso fiancheggiando la montagna, innanzitutto bisogna valutare il tipo di pendio e la possibilità di creare una traccia sufficientemente larga per le due racchette parallele.

In molti casi la pendenza non consente di avere i piedi sullo stesso piano di appoggio pertanto bisogna considerare che il movimento risulterà più difficile e in questo caso il piede a valle, che rimane più facilmente sdrucciolevole, deve cercare di essere posizionato con i ramponcini il più possibile verso monte.

Il movimento non risulterà naturale, ma consente di fare maggiore presa, in quanto la parte laterale della maggior parte delle ciaspole non è in grado di fare tenuta.

Durante un passaggio di questo tipo, il bastoncino a monte risulta utile come appiglio in caso di scivolata, mentre quello a valle non è indispensabile se non per mantenere l’equilibrio.

Per quanto riguarda il traverso di un breve tratto molto ripido, invece è opportuno posizionare tutte e due i piedi a monte facendo presa con i ramponcini e spostarsi lateralmente. In questo caso bisogna sempre muovere un arto alla volta, in modo da avere sempre tre punti su quattro di appoggio.

Quindi si portano avanti prima i bastoncini, uno alla volta, poi si muovono i piedi come descritto sopra, sempre uno alla volta. La progressione risulterà più lunga e faticosa, ma molto più sicura.

Con le ciaspole comunque non è consigliabile affrontare pendii troppo ripidi o con presenza di ghiaccio. In caso si debbano affrontare salite in quota, dove c’è probabilità di trovare superfici ripide e ghiacciate, è consigliabile essere adeguatamente attrezzati con ramponi ed eventualmente piccozza imbragatura e corda.

Discesa

Nella discesa bisogna innanzitutto ricordarsi di togliere l’alzatacco, in quanto in discesa come anche sul piano risulta oltre che pericoloso anche fastidioso.

Ricordarsi di bloccare lo snodo per avere il pieno controllo delle racchette ed evitare come già chiarito movimenti laterali e rischio rottura cerniera di snodo.

Il movimento su pendii moderati è simile a quello della salita e normalmente si segue la linea di massima pendenza, ma va sempre considerato che bisogna muoversi con piccoli passi (lenti o veloci) e baricentro spostato all’indietro in modo da caricare e quindi aderire prima la parte posteriore della racchetta e poi il ramponcino anteriore. Questo per prevenire la scivolata. Nel caso di pendio più ripido dove la racchetta tenda a scivolare in avanti, è necessario adottare una tecnica da discesa sciistica detta telemark.

In poche parole, quando la gamba che abbiamo avanti comincia a scivolare si abbassa il baricentro, senza riunire le gambe, ma facendo una decisa genuflessione. Quindi gamba e ginocchio avanti protesi a valle ad angolo quasi retto, e gamba posteriore anch’essa piegata portando il ginocchio quasi a toccare la racchetta. Questa posizione va mantenuta fino a quando ci si è praticamente fermati, in modo da portare avanti l’altra gamba e ripetere lo stesso movimento appena si ricomincia a scivolare. Le braccia in questo caso devono essere protese in avanti e con una buona apertura per mantenere il più possibile l’equilibrio ed essere pronti a puntare i bastoncini quando ci si deve fermare o si perde l’equilibrio.

 

NOTE

Le ciaspole ovviamente possono rivelarsi inutili se la neve è proprio scarsa, in genere vengono portate attaccate allo zaino per essere calzate quando occorre.

Attualmente sono molto in voga fra gli appassionati della montagna che le utilizzano per le escursioni invernali per evitare fermi di stagione ed in alternativa agli sci d’alpinismo sia perché più ingombranti negli spazi angusti del bosco e quando appesi allo zaino sia perché con le racchette non occorre sapere sciare fuoripista ed avere un allenamento specifico ma è sufficiente un buon abbigliamento.

Per itinerari impegnativi occorre anche avere una buona conoscenza del territorio e un allenamento adeguato ma con le ciaspole si può sempre tornare indietro in qualsiasi momento si voglia a differenza dello sci che richiede terreni adatti alla discesa.

Per itinerari impegnativi occorre anche avere una buona conoscenza del territorio e un allenamento adeguato ma con le ciaspole si può sempre tornare indietro in qualsiasi momento si voglia a differenza dello sci che richiede terreni adatti alla discesa.

Pericoli:

Le escursioni in ambienti innevati, sia che sono con gli sci che con le racchette da neve, possono comportare rischi se non si prendono le opportune precauzioni a iniziare dal tracciato.

Con le ciaspole è più facile trovare percorsi assolutamente sicuri in zone che per la loro conformazione e/o per la presenza di alberi non sono soggette a possibili slavine o valanghe.

Se si vogliono fare escursioni in zone aperte non alberate e con pendii occorre tenere presente innanzitutto il pericolo slavine e valanghe. Ricordare che quando la neve si trasforma (specie in primavera) forma dei lastroni di ghiaccio che per cause quasi sempre meccaniche (passaggio di persone o animali) si possono staccare precipitando con grande forza distruttiva.

Occorre fare una valutazione che tenga conto di molteplici fattori come la consistenza del manto nevoso, se ci sono state precipitazioni nevose recenti, se quella zona ha una storia conosciuta al riguardo e comunque prima di ogni escursione su territori del genere va consultato il bollettino valanghe e nel caso questo non sia completamente favorevole è opportuno RINUNCIARE all’escursione in quella zona e scegliere posti sicuri anche se meno ambiti e appaganti.

Il fattore pendenza e ghiaccio è un’altra cosa che non va sottovalutata considerando la propria esperienza personale e dei compagni. In escursioni impegnative, che nulla hanno a che vedere con le normali ciaspolate amichevoli, è consigliabile essere a conoscenza della progressione in conserva e conoscere l’uso della corda e delle rispettive manovre di sicurezza. Inoltre è buona regola conoscerne l’uso e avere con se ARVA, PALA e SONDA, indispensabili per il ritrovamento dopo una valanga.

Orientamento: la neve fresca copre ogni sentiero, per cui non si deve contare sul fatto di trovare bandierine di vernice o segnali che indichino la via corretta.

Il GPS può aiutare, ma bisogna saperlo usare.

Freddo: le temperature invernali viaggiano spesso sotto zero, inoltre le giornate sono mediamente più corte. Tutto questo aumenta il rischio, dato che è fondamentale pianificare un’uscita in modo che i tempi siano compatibili con le ore di luce a disposizione. Inoltre un adeguato abbigliamento può diventare critico

 

 

 

 


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