Ciaspolata ‘Il fagiolo di legno’ 2010

19 Maggio 2014 gianfranco ciaspolate eseguite

2a EDIZIONE del FAGIOLO di LEGNO

“Fagiolo di legno 2010” intitolato quest’anno : “Giro degli alpeggi”

Contrariamente a quanto scritto sulla locandina ritrovo spostato presso l’albergo Belvedere che si trova in via Arguel n.1 vicino alla chiesa e davanti al parco Musy.

Si vendono i buoni pasto per gli interessati e poi si raggiunge la partenza vera e propria del Fagiolo di legno 2010

 Si parte da via Clot Rosset in località Serre d’Arnaud 1515 m circa. Il nome Serre d’Arnaud pare essere stato dato alla località dopo la battaglia dell’Assietta, brullo pianoro a oltre 2500 metri di quota posto a spartiacque fra le valli Susa e Chisone, del 19 Luglio 1747 combattuta fra le forze piemontesi in difesa e le preponderanti forze francesi del re Luigi XV che volevano conquistare Torino e sconfiggere Carlo Emanuele III di Savoia. Il Maresciallo d’Arnaud era uno dei comandanti delle forze francesi e la leggenda narra che, ferito in battaglia, cercò riparo e cure a valle ma trovò la morte al Pian del Frais e fu seppellito sul rilievo soleggiato a Ovest che prese così il suo nome.

Si passa a fianco delle reti di salvaguardia della pista di fondo salendo per circa 20 metri verso il ruscello soprastante (una deviazione del rio Rumiano che scorre più avanti e del rio Comba scura).

Si segue il ruscello camminando sul suo bordo inferiore, fra abeti, larici e latifoglie, fino ad arrivare all’inizio del pianoro dell’Orsiera denominato Pratone 1545 m. poco dopo la località Chambeiron (20 minuti di cammino). Da qui voltando a sx si sale decisamente verso l’alpeggio comunale della Carbonella 1597 m. (10 min.) su pendio spoglio, lo si costeggia e si prosegue verso la presa d’acqua poco sopra e l’alpeggio privato Orsiera 1662 m. (della famiglia Varda) il quale viene lasciato sulla destra puntando direttamente verso la soprastante strada militare raggiungendola prima che questa attraversi il vallone Orsiera rimanendo così in zona sicura (20 min.) da eventuali cadute di slavine.

I due alpeggi, ora non più attivi, nel passato davano ricovero a mandrie numerose permettendo una attività casearia estiva tenuta da margari che salivano in transumanza da Giugno a Settembre.

Si svolta a sx seguendo la strada che nel suo tragitto verso il Frais si snoda dentro ad una folta abetaia raggiungendo in circa 10 min. il bivio per l’alpe Soubeirand. Qui sulla sx una piccola collinetta nasconde alla vista l’invaso in cui durante il disgelo si raccoglie l’acqua che forma un lago detto del Lauset che a pieno misura quasi 90 metri di lunghezza per circa la metà di larghezza a quota 1625 m.

Si sale per la larga strada all’alpeggio del Soubeirand 1700 m. circa (30 min.), alpeggio ancora utilizzato e di proprietà di un consorzio di Chiomontini, dove vengono portate le mucche nella transumanza estiva sotto la cura del margaro Secondino Falchero e della sorella Tiziana provenienti da Caselle Torinese. Da rilevare che il consorzio fu istituito, primo nella zona e capofila di altri, nel lontano 1924 con atto notarile dagli allevatori chiomontini (a quei tempi tutti avevano in paese una stalla con bestiame) che pensarono così di alleggerire il loro lavoro affidando d’estate, quando le mucche salgono agli alpeggi in transumanza e al piano occorre avere cura delle vigne e delle coltivazioni e occorre tagliare il fieno, la cura degli animali a margari di professione stipendiati che utilizzavano attrezzature acquistate dal consorzio suddividendo poi i prodotti fra i vari proprietari in base alla resa di ogni mucca. .

I prodotti attuali più importanti sono la Toma di montagna, la Fontina locale, il Burro, la Ricotta e il Primo sale.

Da qui si sale a fianco dell’alpeggio senza attraversarne il cortile per evitare di passare sotto ai tetti in lamiera carichi di neve, si piega poi a sx per pochi metri salendo poi di nuovo per alcune decine di metri per poi svoltare definitivamente a sx tagliando a mezza costa il promontorio soprastante. Qui all’inizio poco sopra alla traccia si intravede (coltre nevosa permettendo) un fungo di legno modellato da ignoto scultore sul tronco di un larice.

Il promontorio è detto dei Pini Silvestri per la presenza, rara in questa zona per quota e clima ma certamente favorita dall’aridità del terreno e dalla forte esposizione al sole, di una colonia di pini silvestri specie di conifera adatta ad ospitare il vischio pianta parassita sempreverde considerata per tradizione di buon augurio. Si aggira il promontorio nel suo punto più a Nord (1735 m circa) proseguendo in una zona poco esposta al sole con ambiente in forte contrasto con quello precedente.

Dopo la svolta la traccia inizia a scendere diventando leggermente tortuosa per poi, passato un valloncello, riprendere a mezza costa quasi in piano fra larici e molti abeti che per lunghi tratti paiono incanalare, sotto un tetto di rami sempreverdi, il sentiero creando di certo un paesaggio molto suggestivo.

Si esce improvvisamente da questo finto tunnel di piante vedendo di fronte a sé a poche decine di metri la baita diroccata della Sausea superiore (1700m. circa) (40 min.)

Da qui si scende alla Sausea vera e propria appena sotto a 1663 m.

Questo alpeggio di proprietà della famiglia Joannas da un po’ di anni non è più funzionante ma è nel cuore di tutti i Fraisani per il ricordo del margaro Gepu (al secolo Giuseppe Carnino classe 1915) e della sua consorte Rina (al secolo Caterina Vecco classe 1914) che ininterrottamente per 80 anni circa sono saliti tutte le estati con le loro mucche fornendo ai turisti i loro prodotti genuini oltre ad una accoglienza sempre cordiale.

Sono scomparsi da pochi anni a poca distanza uno dall’altro forse anche per il “magone” di non potere più salire alla Sausea che consideravano la loro vera casa.

Asciugata una piccola lacrima scendiamo fra i larici verso la militare del Gran Serin da cui, costeggiando le piste da sci, si arriva all’albergo Belvedere (35 min).

 

 

 

 

 


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